Strategie e performance di intermediari finanziari, Governance e controlli interni
26, Aug 2019

Il futuro del sistema monetario e finanziario

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I problemi e le prospettive di evoluzione del sistema monetario e finanziario internazionale richiederebbero un costante monitoraggio anche da parte degli intermediari finanziari più evoluti dato che una significativa porzione dei rischi diretti ed indiretti (e delle connesse opportunità), ai quali sono esposti banche ed intermediari finanziari, sono strettamente correlati ad essi.

Suggerisco di leggere con accuratezza il coraggioso e provocate intervento che Mark Carney - Governatore della Bank of England (orma prossimo alla scadenza del suo mandato) nonchè Presidente del Financial Stability Board - ha presentato, lo scorso 23 agosto, al Jackson Hole Symposium 2019 ed intitolato "The Growing Challenges for Monetary Policy in the current International Monetary and Financial System" (intervento che potete scaricare, direttamente dal sito della BoE, cliccando qui).

Un'accurata lettura della prolusione di Carney permette, tra l'altro, di sviluppare molte domande utili per impostare la strategia, ed i correlati processi di controllo interno, di un qualsiasi intermediario finanziario. Le prime riflessioni che vengono in mente, ma ne sono già pronte almeno un altro paio di dozzine, possono essere così riassunte:

1. possiamo considerare Brexit come un fatto prevalentemente giuridico o siamo chiamati a valutare meglio i rischi e le opportunità che l'incertezza connessa alle diverse opzioni di uscita del Regno Unito dall'Unione Europea potranno far emergere?

2. quale ruolo si appresterà a svolgere la piazza finanziaria di Londra, la più importante del mondo, nei confronti delle economie emergenti di mercato, e quali opportunità ne potranno derivare per gli intermediari finanziari della zona euro?

3. in un mondo dominato dal dollaro statunitense, e quindi anche dall'evoluzione dell'economia USA, ha davvero senso compiuto valutare rischi ed opportunità solamente in ottica euro? Non sarebbe opportuno, invece, valutare ogni rischio (sui propri libri, della clientela affidata e degli strumenti finanziari offerti alla clientela) come se il risk management fosse quello di una banca statunitense e, quindi, in dollari?

4. davvero crediamo sia possibile attendersi - in un contesto nel quale sono crescenti i rischi di una trappola della liquidità - che il tasso di interesse di equilibrio possa aumentare - sia a livello globale che nella zona euro - nel corso dei prossimi tre/cinque esercizi?

5. siamo davvero sicuri che le politiche monetarie (zona euro compresa) abbiano ancora la forza necessaria per offrire stimoli adeguati ad indurre un nuovo ciclo di sviluppo economico?

6. ci sentiamo ancora così confidenti circa la sufficienza di "mettere in ordine" in casa propria e di sviluppare politiche economiche nazionali "forti" in un mondo ormai globale, multipolare e dipendente dagli andamenti dell'economia statunitense?

7. crediamo davvero che sia possibile indurre una nuova fase di sviluppo economico dell'Italia adottanto i soliti materni e rassicuranti stimoli interni e non, invece, forzando senza tanti complimenti il Paese, le imprese e le banche a competere a livello globale?