Corporate finance
29, Apr 2026

Il credito alle PMI nel Q4 2025

Al termine del quarto trimestre 2025 le 10 banche significative italiane (su 111 totali nell'SSM) gestiscono € 2.633 miliardi di asset totali, pari al 9,5% del sistema bancario europeo vigilato — il quarto mercato per dimensione dopo Francia (€ 9.583 mld), Germania (€ 5.228 mld) e Spagna (€ 3.995 mld).

Il portafoglio prestiti alle imprese non finanziarie vale € 636,7 miliardi, con un'incidenza sul totale attivo del 24,2%, in linea con la media SSM (21,4%) e superiore a quella francese (20,8%), a conferma della storica vocazione delle banche italiane al finanziamento dell'economia reale.

Il credito alle PMI italiane ammonta a € 256,1 miliardi che rappresenta:

  • il 10,9% del totale credito PMI concesso dalle banche vigilate direttamente dal SSM (€ 2.343 mld) — terzo posto dopo Francia (€ 919,5 mld) e Spagna (€ 299,8 mld)
  • il 40,2% del totale credito alle imprese erogato in Italia, quota tra le più alte in Europa, riflesso diretto della struttura produttiva italiana a forte presenza di PMI.

La componente garantita da immobili commerciali vale € 120 mld (47% del portafoglio PMI), seconda solo alla Francia, segnalando un modello di credito ancora fortemente ancorato alla garanzia reale.

Sotto il profilo del rischio di credito, la posizione delle banche italiane risulta essere la seguente:.

Il tasso di NPL dei crediti concessi alle PMI è pari al 4,96% è il quarto più alto in Europa (dopo Austria 6,0%, Spagna 5,59%, Francia 5,04%), confermando che le PMI italiane rimangono il segmento di rischio strutturalmente più elevato per il sistema bancario nazionale.

Gli NPL assoluti relativi alle PMI ammontano a € 12,71 miliardi, con un coverage ratio del 45,3%, — tra i più elevati del campione SSM, segnale che le banche italiane mantengono una dotazione di accantonamenti prudenziale.

Sul fronte forbearance (esposizioni ristrutturate/rinegoziati), l'Italia presenta:

  • Forborne performing: € 16,22 miliardi (coverage 6,24%)
  • Forborne non-performing: € 12,20 miliardi (coverage 48,54%)

Il coverage ratio sulle forborne non-performing al 48,54% è il più alto tra i grandi paesi — altro indicatore di gestione conservativa del rischio di credito.

I parametri dei modelli interni utilizzati dalle banche (IRB) per i debitori residenti in Italia disegnano il profilo di rischio più elevato d'Europa sul segmento PMI:

Parametro

Italia

Germania

Francia

Spagna

Media

PD PMI

4,72%

1,22%

1,96%

2,03%

~2,5%

LGD PMI

39,75%

28,95%

32,25%

37,41%

~32%

Risk weight PMI (IRB)

48,30%

28,81%

50,53%

57,80%

~44%

Exposure value PMI

€ 78,3 mld

€ 158,6 mld

€ 249,3 mld

€ 73,9 mld

La combinazione di PD al 4,72% e LGD al 39,75% è la più sfavorevole tra i principali paesi europei, e riflette:

  1. la fragilità strutturale delle PMI italiane (sottocapitalizzazione, dipendenza dal credito bancario, bassa diversificazione settoriale);
  2. le difficoltà di escussione delle garanzie in un sistema giudiziario con tempi di recupero crediti tra i più lunghi d'Europa.

Per concludere: 

1. La capacità di offerta creditizia permane elevata, ma molto selettiva. Con un RoE al 13,77% e il cost of risk sotto la media, le banche italiane hanno spazio patrimoniale e reddituale per sostenere il credito alle imprese — ma la selezione è sempre più basata sui rating interni e sulla qualità del merito creditizio (PD model).

2. Il profilo di rischio PMI pesa sul pricing. Con PD al 4,72% e LGD al 39,75%, il credito alle PMI italiane incorpora strutturalmente un costo del rischio più elevato che si traduce in spread maggiori rispetto alle controparti tedesche o francesi.

Sarebbe quindi auspicabile che le PMI elevino i propri rating interni attraverso la fornitura alle banche di una narrativa di impresa professionale, una maggiore trasparenza dei dati, una diversa configurazione delle garanzie e relazioni bancarie più evolute e continue, tutte leve competitive concrete e di immediato valore.

3. La garanzia reale resta centrale. Il 47% del portafoglio PMI è garantito da immobili commerciali: le imprese che dispongono di asset reali da offrire in garanzia mantengono comunque un accesso preferenziale al credito e condizioni migliori.

4. Il coverage ratio elevato (45,3%) protegge la stabilità, ma segnala legacy risk. Le banche italiane mantengono riserve importanti sui portafogli PMI: un segnale di prudenza che tuttavia può rallentare l'espansione del credito a nuovi prenditori non ancora consolidati nella relazione bancaria.

5. Il confronto con la Spagna è illuminante: volumi PMI simili (€ 256 vs € 300 mld), NPL ratio più basso (4,96% vs 5,59%), ma PD strutturalmente più alta. Ciò suggerisce margini di miglioramento nella gestione proattiva del credito deteriorato più che nell'origination.