Come i Board dovrebbero analizzare e gestire i rischi geopolitici
Un paper recentemente pubblicato dalla BIS — BIS Working Papers No 1348 "Geopolitical risk in the euro area: measurement and transmission" di Yevheniia Bondarenko, Nayeon Kang, Vivien Lewis, Matthias Rottner e Yves Schüler, scaricabile direttamente dal sito della BIS — offre una base empirica solida da cui partire per strutturare una risposta concreta e operativa su come i Board di banche e intermediari finanziari dovrebbero analizzare e gestire i rischi geopolitici.
La misurazione conta
Il paper dimostra che misurare il rischio geopolitico dalla prospettiva giusta — quella europea — cambia radicalmente le conclusioni. Un Board che utilizza indicatori anglofoni (Anglosphere) come la maggior parte dei risk framework adottati dalle banche europee, sottostima sistematicamente l'impatto degli shock geopolitici sull'area euro in termini di produzione industriale, inflazione e tassi di interesse. Il punto di partenza per un Board è quindi dotarsi di una metrica europea di analisi del rischio geopolitico, senza affidarsi a proxy US-centrici che riflettono sensibilità e prospettive inevitabilmente diverse.
Il paper offre anche un'ampia sintesi della già vasta letteratura sul tema, assai utile per disegnare risposte efficaci da parte dei Board. Come noto, gli shock di rischio geopolitico generano una combinazione di contrazione della produzione e aumento dei prezzi, configurandosi come shock dal lato dell'offerta. Tale dinamica è coerente con i meccanismi tipicamente associati al rischio geopolitico: le tensioni geopolitiche spesso innescano sanzioni economiche e possono determinare carenze o disruption negli approvvigionamenti, ad esempio attraverso la distruzione di infrastrutture, l'interruzione delle rotte commerciali o lo stockpiling precauzionale.
È quindi utile distinguere due canali principali attraverso cui il rischio geopolitico si trasmette all'economia reale: le sanzioni e le carenze di approvvigionamento (shortages). La conclusione del paper è asimmetrica e contro-intuitiva: le sanzioni hanno effetti limitati sui paesi mittenti, come l'area euro, mentre le carenze — relative ad esempio a energia, materie prime, componenti e lavoro — rappresentano il canale dominante di pressione inflazionistica persistente.
Tre domini di rischio per il Board bancario
Per un Board bancario, questa distinzione si traduce in tre domini di rischio distinti.
Il primo è il rischio di portafoglio settoriale. I settori esposti a catene di fornitura fragili — manifattura, automotive, agroalimentare, energia — sono quelli più sensibili agli shock geopolitici. Il Board dovrebbe mappare l'esposizione creditizia per settore di attività economica e valutarla attraverso scenari di shortage prolungato, non solo di recessione generica.
Il secondo è il rischio di tasso e di margine. Il paper mostra che gli shock geopolitici generano pressione inflazionistica persistente, alla quale la BCE risponde con rialzi dei tassi. La ricerca rileva inoltre che i tassi attivi bancari tendono a reagire prima della politica monetaria ufficiale. Il Board dovrebbe quindi integrare gli scenari geopolitici nella gestione del rischio di tasso — nell'ambito dell'IRRBB — senza trattarli come tail risk separati e residuali.
Il terzo è il rischio operativo e di liquidità geopolitica. La persistenza dell'indice calcolato dagli autori nel periodo successivo al 2022 — ancora strutturalmente elevato a marzo 2026 — suggerisce che non si tratta di shock transitori. Un Board deve ragionare su un orizzonte di rischio pluriennale, non trimestrale.
Come strutturare il processo di Board
Sul piano operativo, il Board dovrebbe ricevere almeno semestralmente un'analisi di scenario geopolitico articolata su tre traiettorie esplicite: de-escalation rapida, de-escalation graduale ed escalation, ciascuna con impatti quantificati su produzione, inflazione attesa e tasso di policy. Questi scenari dovrebbero alimentare i processi ICAAP/ILAAP e il RAF, non rimanere documenti autonomi di intelligence geopolitica.
Il monitoraggio degli indici di shortage settoriali — sia a livello europeo che con riferimento allo specifico portafoglio della banca — dovrebbe diventare un KRI strutturato, in parallelo con gli indici di rischio geopolitico.
Il canale delle sanzioni merita invece un trattamento separato nell'ambito del rischio di compliance e reputazionale, attraverso lo screening delle controparti e il monitoraggio delle esposizioni verso giurisdizioni target; esso tuttavia non rappresenta il driver primario del rischio per le banche europee mittenti.
Il paper ha infine un'implicazione diretta per il ciclo SREP: i supervisori della BCE stanno già incorporando stress test geopolitici nella propria attività di vigilanza. Un Board che arriva all'interlocuzione supervisiva con una mappatura propria degli scenari geopolitici — costruita con logica europea, non anglofona — si posiziona in modo significativamente più solido rispetto a chi ricorre a benchmark generici.
Una questione per il CRO
Il rischio geopolitico è già dentro il portafoglio, nei tassi e negli approvvigionamenti dei tuoi clienti. La domanda non è se gestirlo, ma con quale framework farlo — e se quel framework reggerà al confronto con il supervisore nel prossimo ciclo SREP.
Studio Balestreri affianca i Chief Risk Officer di banche e intermediari finanziari nella costruzione di scenari geopolitici integrati nei processi ICAAP, ILAAP e RAF, nel disegno dei KRI di shortage settoriale e nella preparazione dell'interlocuzione supervisiva con la BCE.
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