Governance e controlli interni
22, Sep 2019

C'è chi dice no (whatever it takes ...)

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Non sono tempi facili per i risk manager perchè, come noto, molti rischi impliciti in alcune tipologie di asset rimarranno opachi ed indeterminabili sino a quando saranno operanti politiche monetarie ultraespansive. E non sono tempi facili anche per alcuni banchieri centrali, che si oppongono ad un ulteriore accomodamento delle politiche monetarie e spiegano, dati alla mano, taluni rischi impliciti in tali politiche monetarie. Le loro parole possono risultare di grande utilità anche per coloro che si occupano di gestione dei rischi.

Eric. S. Rosengren, Presidente e AD della Federal Reserve di Boston, ha votato contro la riduzione di 0,25 p.p. del tasso sui Federal Funds dedliberata dalla Federal Reserve lo scorso 20 settembre ed ha spiegato le sue motivazioni sia in un breve comunicato stampa, sia con un articolato discorso pronunciato, lo stesso giorno della decisione assunta dalla Federal Reserve, presso la Stern School of Business, ed in particolare al Salomon Center for the Study of Financial Institutions, della New York University, discorso che potete scaricare, direttamente dal sito della Boston Fed, cliccando qui (e qui per acquisire anche le preziose tavole annesse al discorso).

Quali sono le preoccupazioni concernenti la stabilità finanziaria che Rosengren cita?

1. il rapporto tra debito (prestiti e bond) ed EBITDA delle imprese - che hanno siglato contratti di finanziamentro con costi del debito superiori al Libor + 225 p.b. - ha superato, in media, il 500% già nel 2018, valore che non era stato raggiunto neanche prima della Grande Crisi Finanziaria e che continua ad aumentare semestre dopo semestre, dilatando quindi i tempi di rimborso del debito assunto;

2. il rendimento degli immobili - dato dal rapporto tra il risultato operativo netto ed il valore dell'immobile concesso in locazione, calcolato al momento dell'ultima transazione registrata - continua a calare da anni ed ha raggiunto valori (ormai prossimi, in media, al 6% per gli immobili commerciali ed al 5% per quelli civili) che non erano stati mai raggiunti prima della Grande Crisi Finanziaria. Tale caduta evidenzia che il prezzo degli immobili, e quindi il denominatore, ha nuovamente raggiunto valori preoccupanti, grazie al contenuto costo del credito;

3. la diffusione del Co-Working nel leasing degli immobili strumentali. Questo modello di business, ben descritto nella slide 11 allegata al discorso di Rosengren, evidenzia che sempre più spesso il settore finanziario concede in leasing immobili ad una parent company la quale, a sua volta, procede a fornire, in re-leasing, porzioni di tali immobili ad una molteplicità di soggetti con merito creditizio spesso assai inferiore a quello della parent company. In aggiunta a ciò, spesso la società finanziata tramite leasing non è la parent company, ma uno SPV da essa controllata, con conseguenti problemi nel caso in cui si determini una crisi di rimborso del leasing.

"These are just two examples of the potential costs of very low interest rates in a relatively stable economic environment. The incentive to take on more leverage and to reach for yield can be costly – but the costs are apparent only when a downturn occurs."

Nel mare di liquidità che ci attornia è difficile valutare i costi effettivi che si potranno produrre nel caso in cui dovesse manifestarsi un altro periodo di crisi. Ma questo è il compito che attende non solo i risk manager, ma anche e sopratutto i cd. consiglieri indipendenti ed i membri dell'organo con funzione di controllo quando rilevano operazioni che possono mettere a repentaglio la stabilità di un intermediario finanziario. E' un compito semplice, basta semplicemente dire di no. Costi quel che costi.