Strategie e performance di banche e intermediari finanziari - Strategies and performance of bank and financial intermediaries
01, Nov 2020

Bias cognitivi e NPL

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Quali opportunità possono essere conseguite dalle banche e fronte della crisi economica che la pandemia ha determinato, e determinerà, nel corso dei prossimi anni? In particolare, come è possibile evitare che il rilevante incremento dei NPL (circa 1.400 miliardi, secondo le stime della BCE) determini una netta erosione della dotazione di capitale delle banche?

Come ampiamente riportato dalla stampa il dott. Andrea Enria, presidente del SSM della BCE, ha sintetizzato il punto di vista della vigilanza europea in un articolo intitolato “Bank asset quality: this time we need to do better” che potete leggere, direttamente sul sito della BCE, cliccando qui.

Posto che il rischio di credito sarà solo uno dei problemi che dovranno essere (ri)affrontati dalle banche europee nel corso dei prossimi cinque anni (e non è detto che esso risulti, a posteriori, il più rilevante), la soluzione proposta dal dott. Enria, e cioè la creazione di uno o più veicoli europei che consentano di gestire i crediti malati delle banche riducendo al minimo le perdite attese per il sistema considerato su base consolidata, dovrebbe essere perseguita nel più breve tempo possibile.

Ma a tale soluzione - che i singoli sistemi bancari nazionali avrebbero dovuto perseguire, in autonomia, da tempo al fine di evitare il trasferimento dei propri crediti malati a fondi ed investitori specializzati per prezzi risibili - dovrebbero essere affiancate nuove modalità di analisi e gestione dei rischi di credito e, più in generale, un nuovo approccio alla gestione dei rischi aziendali. La questione è molto rilevante e dalla soluzione che sarà ad essa trovata oggi dipenderà la conformazione ed il ruolo che il sistema bancario europeo avrà fra cinque anni.

“While we hope for the best, we must be ready for the worst.” sostiene, e con tutta ragione, il dott. Enria. Ma come è possibile riuscire a conseguire brillantemente risultati se prima non si riducono i bias cognitivi che attanagliano le banche e che le inducono ad affrontare i problemi emergenti con approcci e mentalità ormai desuete? Come è possibile, ad esempio, fornire supporto ad una istituzione finanziaria affinché essa superi il convincimento che lo status quo raggiunto nel 2019 sia da difendere e non, invece, che questa crisi può determinare nuove e rilevanti opportunità di business? Come è possibile aiutare le direzioni crediti, le direzioni generali ed i CEO a superare i rispettivi confirmation bias quando essi sostengono che la rischiosità del credito è sotto controllo, affermazione logicamente incompatibile con lo shock, ancora ignoto nelle sue dimensioni, che sta emergendo nel tessuto economico e sociale dell’economia europea? Perché i singoli sistemi bancari rimangono ancora ancorati ad una visione aggregata di sistema e non emergono, invece, prime mover capaci di aprire nuove strade e nuove modalità di gestione dei rischi? Per quali motivi si tende a dare risalto a singole situazioni patologiche, del tutto specifiche, e non si valutano, invece, con la massima oggettività e tempestività possibile, tutti i dati e tutte le informazioni che pervengono, ormai in tempo reale, sul rischio di credito? In buona sostanza, perché si cerca di revisionare il modello di business di un intermediario in base a quanto avvenuto nel recente passato e non si tenta di immaginare un futuro fatto da una molteplicità di scelte, non mutuamente autoescludentisi, correlate a diversi scenari contraddistinti da differenti probabilità?

Thomas H. Davenport ha scritto una brillante sintesi dei bias cognitivi connessi alla pandemia di coronavirus (“How to Make Better Decisions About Coronavirus”, che è comparso questa primavera sulla MIT Sloan Management Review ed al quale potete accedere cliccando qui). Sotto questo profilo, il principale pregio del contributo offerto dal dott. Enria risiede proprio in questo richiamo a sganciarsi dalle vecchie, ed oggi desuete, logiche di gestione della banca al fine di ricercare nuove soluzioni per far evolvere il sistema bancario europeo, richiamo che è difficile cogliere nella sua profondità ed ampiezza se prima non si riducono i bias cognitivi che, ad ogni livello, hanno sinora impedito di trovare soluzioni innovative alla gestione dei rischi delle banche.

Nel corso dei prossimi cinque anni è molto probabile che il più duro lavoro che la Vigilanza dovrà svolgere sarà proprio quello teso a rimuovere questi bias cognitivi: il vero problema non sono i NPL, per quanto reali ed importanti, ma i bias cognitivi che li hanno preceduti e che ne impediscono una percezione ed una gestione innovativa ed efficiente.