Alberto Balestreri Studio Economia e Finanza

Alcune riflessioni sul sistema bancario italiano

2017-01-31
ALBERTO BALESTRERI

E' interessante scorrere con una certa accuratezza le slide che hanno accompagnato l'intervento tenuto ieri dal dott. Andrea Enria, Chairperson di EBA.

Dopo aver appreso che al 30 settembre 2016 il CET1 medio delle banche italiane risultava il penultimo in Europa (cfr. slide 3), le considerazioni sviluppate dal dott. Enria in tema di sostenibilità del modello di business (slide 5) risultano ancora più stringenti per le banche italiane, strette tra il peso di una rilevante mole di NPL ed una base costi ancora molto pesante e rigida.

Su quest'ultimo tema risulterebbe che a dicembre 2016 poco meno del 40% delle banche europee punta ad una riduzione diretta dei costi operativi al fine di elevare i livelli di redditività (un dato che risulta in calo rispetto a altre analoghe rilevazioni riportate nella slide 6). Le banche che operano per ridurre i costi operativi, però, si adoperano in oltre l'80% dei casi per un taglio netto dei costi operativi e del personale, con un limitato ricorso all'outsourcing (adottato, in media, da poco più del 20% delle banche europee). Molto importante, ed in costante crescita, appare il ricorso all'automazione ed alla digitalizzazione (strategia dichiarata da quasi il 90% delle banche europee). I costi della mancata compliance, invece, appaiono sempre più consistenti (dal 2007 essi hanno assorbito circa 220 miiardi di dollari, cfr. slide 5 ...): il 44% delle banche che hanno risposto al Risk Assessment di EBA hanno sostenuto, dal 2007 ad oggi, oneri individuali superiori a 500 milioni di euro, il 37% dei rispondenti oneri superiori ad 1 miliardo di euro (slide 7).

Al termine del terzo trimestre 2016 il ROE medio delle banche europee risultava pari al 5,4%, in riduzione rispetto al dato del trimestre precedente ed al dato di un anno prima: il sistema bancario italiano si classifica in terz'ultima posizione (slide 8).

L'incidenza dei NPL sugli impieghi si è ridotta, nella media europea, al 5,4%, proseseguendo un deciso trend di riduzione (cfr. slide 9). Il tasso di copertura medio degli NPL delle banche italiane si posiziona nell'intorno del dato medio europeo (44,3%).

La slide 10, però, non lascia scampo agli intermediari italiani che, con i loro 276 miliardi di euro di NPL (pari, in media, al 16,4% degli impieghi ed al 26% dei NPL generati a livello europeo), contano quasi quanto Francia e Spagna messe insieme. La slide 12 evidenzia tre segnali interessanti per le nostre banche: i) l'incidenza dei NPL PMI risulta pari a 1,8 volte quella media europea; ii) l'incidenza dei NPL Large Corporate appare ben 2,7 volte quella media europea;iii) l'incidenza dei NPL Famiglie si attesta a 2,6 volte quella media europea. Difficile attribuire ancora tutte le colpe alle PMI ......

Dalla slide 13 in avanti viene espressa, seppur in forma sintetica, la proposta di affidare la gestione dei NPL ad Asset Manager che, operando in seno ad un quadro di regole euopee, potrebbero rappresentare una difesa delle dotazioni di CET1 (ed una spinta a favore di una gestione molto più professionale ed accurata dei NPL).

Potete scaricare le slide dell'intervento direttamente dal sito dell'EBA cliccando qui.

AB is back home!

2017-01-12
ALBERTO BALESTRERI

Finalmente torno a scrivere!

Dopo quasi un anno dal mio ultimo post (e dopo la conclusione del mio incarico di membro del Consiglio di Sorveglianza e di Presidente del Comitato per il Controllo Interno della Banca Popolare di Milano) mi pare che vi siano alcuni temi molto interessanti sui quali svolgere qualche riflessione che, mi auguro, possa risultare di una qualche utilità ad amici e clienti.

Vorrei sviluppare riflessioni che siano: i) redatte con una ottica europea (non amo l'approccio di alcuni Italians ....); ii) esenti da piaggeria e finalità tattiche (ammetto che sono due ambìti nei quali non mi trovo a mio agio, come noto a molti fra voi ...); iii) stilate in modo un po' abrasivo (in un mondo nel quale mi pare prevalga quasi sempre la ricerca dell'accordo e del consenso...)

A presto ed auguri per un 2017 positivo.

All

Alcune indicazioni per il futuro delle banche italiane

2016-01-28
ALBERTO BALESTRERI
Il Vice Direttore Generale della Banca d'Italia, dott. Fabio Panetta, ha rilasciato ieri un interessante intervento, intitolato "Finanza, rischi e crescita economica", che induce a riflettere su tre temi di lavoro assai concreti per le banche italiane: 1. come noto, il nuovo quadro regolamentare è tendenzialmente destinato a ridurre, e non ad aumentare, la profittabilità delle banche.  Lo sviluppo dei budget, dei piani industriali (e, perchè no?) dei piani di fusione fondati sulla crescita degli impieghi e dei correlati flussi di commissioni sono destinati, molto verosimilmente, a fallire; 2. è necessario che le banche si aprano a modelli di business più articolati e vicini al mercato, a dove si concretizzano effettive opportunità di business. Come ben sostiene il dott. Panetta, si deve " ... ampliare l'articolazione del sistema, accrescendo l'attenzione ai conflitti di interesse e ai rapporti con clientela", due temi, questi ultimi, forse ancora così lontani per alcuni banchieri; 3. è necessario che anche le imprese si aprano a modelli di gestione delle proprie attività caratterizzati da maggiori livelli di trasparenza e di condivisione con il mercato. In un mondo dominato dal Web le imprese dovrebbero naturalmente tendere a vivere su un piano dove è  logico ed immediato condividere i propri rischi e i propri successi con soci, clienti ed investitori. Anche nel mondo delle imprese c'è però molta lontananza da questo approccio. Ma quest'area può essere molto profittevole per le banche più accurate e decise. Potete scaricare l'intervento del dott. Panetta direttamente dal sito della Banca d'Italia cliccando qui.
All

Tre domande sulle banche italiane

2015-12-21
ALBERTO BALESTRERI
Le reazioni alle quali abbiamo assistito nel corso degli ultimi giorni circa le ingenti perdite subite dai sottoscrittori di obbligazioni subordinate emesse da Banca Etruria sono comprensibili, ma probabilmente non tengono in debito conto il quadro complessivo nel quale hanno operato le banche italiane nel corso degli ultimi anni. Ferme rimanendo le responsabilità individuali dei collocatori (e dei sottoscrittori!) di tali titoli, è necessario ricordare, come evidenziato a pag. 76 del Bollettino Economico BCE n. 6/2015, che nel  corso dei 7 anni intercorsi fra il 2008 ed il 2014 l'Italia è stato l'unico Paese (assieme alla Francia) a non aver subito alcun costo fiscale diretto ed alcun incremento del debito delle amministrazioni pubbliche a seguito di interventi a favore del settore finanziario. Come recentemente evidenziato nel corso di una audizione presso la Camera dei Deputati anche dal dott. Barbagallo, Capo del Dipartimento Vigilanza Bancaria e Finanziaria Banca d’Italia, " Alla fine del 2014, gli aiuti di Stato concessi alle banche ammontavano a 238 miliardi di euro in Germania (8,2 per cento del PIL), 52 miliardi in Spagna (5,0 per cento), 42 miliardi in Irlanda (22,6 per cento), 40 miliardi in Grecia (22,2 per cento), 36 miliardi nei Paesi Bassi (5,5 per cento), 28 miliardi in Austria (8,4 per cento), 19 miliardi sia in Portogallo (11,0 per cento) sia in Belgio (4,6 per cento). A quella stessa data era di circa 1 miliardo il sostegno pubblico in Italia, oggi integralmente restituito. A fronte del pur ridotto sostegno, lo Stato italiano ha conseguito guadagni netti, a differenza degli altri paesi, che hanno subito forti perdite." Nella medesima auduzione il dott. Barbagallo ha evidenziato che "A fine giugno (2015, ndr) i prestiti deteriorati ammontavano a 360 miliardi di euro, pari al 18 per cento del totale (dei crediti, ndr); all’interno di questo aggregato, le “sofferenze” ammontavano a 210 miliardi (10,3 per cento degli impieghi). Nel 2008, prima della doppia recessione, l’incidenza dei crediti deteriorati era del 6 per cento, quella delle sofferenze del 3,8." Le tre domande che è utile porsi oggi sono queste: 1. come è stato possibile che un sistema bancario con 360 miliardi di crediti deteriorati (360!) che presta denari ad una economia nella quale la produzione industriale è scesa del 25% dall'inizio della crisi (-25%!) ed il PIL di un decimo (-10%!) stia ancora in piedi senza aver mai ricevuto alcun aiuto di Stato (costi per la collettività pari a 0!)? 2. come è stato possibile che in Italia nessun depositante ordinario abbia sinora perso un centesimo dei propri risparmi? 3. siamo in presenza del solito miracolo all'italiana, pilotato sapientemente dallo Stellone che penosamente ci assiste ormai indefessamente da sessanta anni, oppure vi sono stati alcuni bravi banchieri centrali e talune autorità di vigilanza che, seppur tutti imperfetti, sono stati molto accorti nella loro azione sia sotto il profilo strategico che tattico? Potete scaricare il Bollettino Economico della BCE da qui e l'intervento presso la Camera dei Deputati da qui.
All, PMI, Human Capital, Health Care

The Innovation Imperative

2015-12-10
ALBERTO BALESTRERI
"“You can see it everywhere but in the productivity statistics.” Robert Solow’s 1987 quip on the effects of the computer age might apply just as well to innovation: however central it may be to advanced and emerging economies and societies, its impact is not so easy to quantify. Nevertheless, innovation is a key driver of productivity, growth and well-being, and plays an important role in helping address core public policy challenges like health, the environment, food security, education and public sector efficiency. Innovation-led productivity growth will become even more important in the future to address key challenges like ageing populations and climate change." Estratto da: OECD (2015), The Innovation Imperative: Contributing to Productivity, Growth and Well-Being, OECD Publishing, Paris. DOI: http://dx.doi.org/10.1787/9789264239814-en

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