Alberto Balestreri - Dottore Commercialista e Revisore Contabile
Cyberculture

Le criptovalute sopravviveranno?

2018-02-07
ALBERTO BALESTRERI

Paperon de’ Paperoni sarebbe totalmente d’accordo con Augustin Carstens, General Manager della Banca dei Regolamenti Internazionali che, in un recente discorso intitolato “Money in the digital age: what role for central banks?”, ha espresso con chiarezza e dovizia di particolari la propria opinione conservativa in tema di criptovalute. Come potrebbe, lo zio Paperone, fare ogni mattina un rigenerante bagno in un deposito di criptovalute? E come potrebbe contemplare la monte n. 1 se essa fosse virtuale? E perché Gastone dovrebbe poter riuscire ad arricchirsi, una volta di più, con le criptovalute mentre al povero Paperino non rimarrebbero che pochi dollari cartacei di fatto fuori corso?

La nascita e lo sviluppo di migliaia di criptovalute è un fenomeno molto interessante, che si innesta pienamente nella cultura digitale e che, potenzialmente, può incidere in modo molto significativo sulla finanza e sui modelli di produzione della ricchezza di famiglie, imprese e Stati. Vi sono moltissimi rischi, come correttamente evidenziato da Cartens, e la probabilità di sopravvivenza delle criptovalute in un mondo dominato da banche centrali, rese ipersensibili dalla Grande Crisi Finanziaria, appare oggi molto ridotta. Vi sono ovviamente concrete esigenze di protezione dei consumatori, di contrasto al finanziamento del terrorismo, di lotta al riciclaggio ed all’evasione fiscale, di salvaguardia della stabilità del sistema finanziario. Tutto vero, ma non sufficiente per bloccare uno sviluppo ordinato delle criptovalute.

Probabilmente l’approccio che governi e banche centrali stanno adottando nei confronti delle criptovalute (affine, per motivazioni, a quello adottato dalle agenzie governative sul Web) tende a soffocare lo sviluppo di un nuovo mondo che potrebbe risultare, al contrario, di grande utilità in tema di gestione, controllo e promozione delle politiche monetarie.

Le molte criticità evidenziate da Carstens nella propria prolusione sono reali, si fondano su ricerche accurate e tendono a salvaguardare un bene assai prezioso, la fiducia che i privati ed i mercati hanno nelle banche centrali. Ma il tema è più ampio e la fiducia dovrebbe essere estesa alla capacità delle banche centrali di integrare le criptovalute nel quadro esistente, e questo non solo grazie alla sola produzione di regole da imporre ai “produttori” di criptovalute. La cultura digitale - che è fatta da connessioni, dati, informazioni, suoni ed immagini - impone un mutamento di paradigma non solo sul fronte della regolamentazione (lo shadow banking in Basilea 1 rimane un insegnamento per tutti) ma anche sulla percezione della innegabile utilità che la tecnologia può rivestire nello svolgimento delle funzioni proprie che la storia e la cultura, più che le norme, hanno assegnato alle banche centrali.

Potete vedere il video della prolusione sul sito della Bundesbank cliccando qui.

PMI, Italia

Fiscal compact vs. fiscal competition

2018-02-06
ALBERTO BALESTRERI

Ridurre le imposte sul reddito delle imprese dal 35% al 21%, consentendo di dedurre gli investimenti dalla base imponibile per ben 5 esercizi, non rappresenta un evento secondario o banale. La rivoluzionaria riforma fiscale dell’Amministrazione Trump, che ha preso avvio lo scorso 1° gennaio 2018, è destinata ad incidere in modo profondo anche sull’economia europea sotto questi principali aspetti:

- probabile maggiore domanda per beni e servizi europei;

- maggiore attrattività fiscale degli USA, con un netto incremento della propensione delle imprese europee ad investire direttamente negli USA;

- ampia revisione delle strategie fiscali delle imprese multinazionali, in particolare di quelle che operano in Paesi europei ad alta intensità di tassazione;

- sviluppo e migrazione delle proprietà intellettuali in USA;

- possibile erosione della base imponibile per alcuni grandi Paesi europei.

La competizione fiscale si è fortemente rafforzata, e dovrebbe essere tenuta accuratamente sotto osservazione. Sarebbe ancor più deleterio, pertanto, rimandare un’ampia riforma della fiscalità come quella ipotizzata dall’introduzione di una Flat Tax, già commentata su questo blog.

Potete trovare una interessante sintesi dei contenuti della riforma fiscale USA nella nota predisposta per BCE da U. Baumann e A.G. Dizoli “The macroeconomic impact of the US tax reform” e nelle ampie analisi del Tax Policy Center disponibili direttamente a questo link.

La nuova architettura finanziaria

Level playing sea

2018-02-05
ALBERTO BALESTRERI

Se l’Europa desidera ospitare un settore bancario davvero competitivo a livello globale, deve saper premiare i modelli di business ritenuti più efficienti e non, invece, quelli ritenuti più rischiosi o quelli che vivono sorretti grazie alle garanzie fornite da terzi, Stato in primis. È questo fondamentale obiettivo che sta alla base della costruzione di un “level playing field” e cioè di parità di condizioni a partire dalle quali dovrebbero operare gli intermediari bancari e finanziari.

Augustin Cartens, General Manager della Banca dei Regolamenti Internazionali, è recentemente intervenuto sul tema con una breve prolusione denominata “A level playing field in banking”. Sul tema dello sviluppo di un “level playing field” a livello globale Cartens osserva che la Grande Crisi ha di fatto ridotto le tentazioni di risposte nazionali alle crisi globali, primo fattore di interferenza nella parità di condizioni, e che Basilea III, dopo otto anni di riflessioni e revisioni, contribuirà non poco ad assicurare una maggiore omogeneità di comportamenti da parte delle banche.

Ma quali rischi di interferenza nel level playing field debbono essere accuratamente valutati, in prospettiva, da investitori ed analisti?

Il primo ha a che fare con un mutamento di clima politico a livello internazionale che può ridurre l’appoggio ad ulteriori progressi nelle estensione del level playing field: temi quali il monitoraggio dello shadow banking, la definizione delle regole per la risoluzione delle controparti centrali e la cybersicurezza ne potranno risentire non poco.

Un secondo rischio concerne i tempi e la qualità dell’effettiva implementazione di Basilea III. Su tale processo (e sui potenziali ritardi connessi) avranno influenza non solo i politici e le vigilanze locali, ma anche le singole istituzioni finanziarie che saranno chiamate ad effettuare investimenti in IT e risorse che risultino sufficientemente ampi e tempestivi.

La terza area di rischi, forse la più rilevante sotto il profilo del business, ha a che fare con la definizione di un lavel playing field connesso allo sviluppo dell’innovazione finanziaria. Il principio di base, come rileva Carstens, è che quando una Fintech assume rischi analoghi a quelli di un intermediario, essa deve essere sottoposta alle medesime regole: stessi clienti, servizi simili e rischi simili devono essere gestiti a parità di condizioni. E realizzare questo obiettivo è molto più difficile quando i soggetti economici sono puramente tecnologici, senza fissa dimora, capaci di spostarsi nelle giurisdizioni meno severe.

Non si ha più a che fare con jurassici galeoni (quali le banche), ingombranti e lenti, che navigano a pochi nodi l’ora, che amano soprattutto starsene ancorati tranquilli nei porti nazionali ma che quando (raramente) si muovono in mare, si tengono vicino alla costa e si possono osservare da miglia di distanza. Le Fintech sono super motoscafi capaci di raggiungere velocità inaudite sul mare della finanza internazionale, costantemente alla ricerca di piccoli porti sicuri nei quali non esiste troppa supervisione, ma sempre pronti a fare incursioni riservate per affiancare i galeoni. Sarà interessante osservare come faranno le autorità che si occupano di regolamentazione e di supervisione a costruire, in aggiunta ad un level playing field per i galeoni, un level playing sea per le Fintech.

 

Libri consigliati

Nicola Rossi - Flat Tax

2018-02-04
ALBERTO BALESTRERI

"Flat Tax - Aliquota unica e minimo vitale per un fisco semplice ed equo" di Nicola Rossi (Marsilio editore, euro 12 con diritti di autore interamente devoluti all'Istituto Bruno Leoni) è un libro da leggere con attenzione  per due principali motivi:

- approfondire la logica posta a base del mutamento di paradigma connesso ad una (auspicabile) introduzione di una Flat Tax generalizzata, delle critiche, ampie e diversificate, che ad essa sono state rivolte e delle controcritiche pacatamente ed ironicamente sviluppate dall'Autore;

- riflettere sui tanti temi impliciti connessi alla genesi ed alla elaborazione della proposta.

Per quanto concerne la prima area di motivazioni non è possibile riportare qui, neanche in sintesi, l'ampio portafoglio di critiche e controdeduzioni in esso contenuto. L'unica osservazione che ci sentiamo di fare è che sostituire la denominazione "Flat Tax" con "Tassa progressiva sino ad un massimo del 25%" avrebbe  reso maggiore giustizia alla raffinatezza dello schema elaborato e ridotto l'altezza incommensurabile del muro che questa proposta deve superare in un Paese latinamente surreale come il nostro.

Ben più profondo, invece, è l'impatto che la lettura del teso può determinare sulla nostra coscienza politica, ossificata dall'intoccabilità dei paradigmi che governano la vita del nostro Stato ed il nostro rapporto con esso. Sotto questa angolatura il libro dovrebbe essere considerato non solo un manuale di diritto tributario, che riporta un'ampia strumentazione di motivazioni da impiegare utilmente in ogni contenzioso civile e fiscale con lo Stato, ma anche una fotografia, netta ed  essenziale, di quale logica dovrebbe informare il rapporto tra cittadino e Stato.

Il capitolo conclusivo tocca alcuni temi di governance ed, in particolare, quelli connessi alla formazione delle classi dirigenti del Paese. Certamente esiste una forte correlazione tra un sistema fiscale ampio, disarticolato, oneroso ed iniquo ed una classe dirigente modesta. Per il momento di Flat noi abbiamo solo quest'ultima.

Basilea III for bankers

2018-02-03
ALBERTO BALESTRERI

Non tutti coloro che hanno partecipato alla definizione delle nuove regole di Basilea III hanno seguito logiche di revisione ed approcci di vigilanza affini. In tale contesto la visione che EBA ha della complessiva riforma recentemente approvata è un tassello fondamentale per comprendere meglio i razionali posti a base delle scelte, ed i limiti di tali scelte, compiute in sede di chiusura di Basilea III.

Il dott. Andrea Enria, Presidente dell'EBA, ha recentemente espresso una sintesi della propria posizione in una prolusione che potete scaricare direttamente dal sito dell'EBA cliccando qui.

Risultano di particolare interesse, tra le altre, le osservazioni espresse sulle criticità incontrate nel corso della revisione dell'accordo sul capitale e sui passi che rimangono da fare per conseguire una efficace programmazione a lungo termine del capitale delle banche.