Categoria: La nuova architettura finanziaria

Come sarà il nuovo mondo dopo gli interventi che le principali agenzie mondiali stanno attuando?

Too little, too late.

2018-02-09
ALBERTO BALESTRERI

La sessione di domande e risposte che ha animato la seconda parte dell’incontro con la stampa, già oggetto del post di ieri, espone con chiarezza e senza veli formali quale è il pensiero e lo stile delle responsabili della Vigilanza europea.

Nel corso della sessione, alla quale potete accedere cliccando qui, M.me Nouy ha svolto alcune osservazioni di particolare importanza, così sintetizzabili:

  • la risoluzione del problema dei NPL deve avvenire in tempi molto brevi, perché adesso l’andamento favorevole dell’economia permette di superare agevolmente la questione;
  • i problemi non si risolvono solo con iniezioni di capitale, come insegna l’esperienza del Banco Popular: i rischi veri derivano dal fare troppo poco e con troppo ritardo (“too little, too late”);
  • l’Addendum relativo ai NPL sarà rilasciato quanto prima, ma alcune misure specifiche saranno assunte anche sullo stock in essere di NPL;
  • le richieste di riduzione dei NPL non significano richieste di cessione a terzi dei NPL.

Sabine Lautenschläger ha evidenziato con chiarezza che (grassetto nostro): “We are not pressing banks to sell NPLs. There are all kinds of different tools to reduce the legacy issue you have. It's not only about loading them off to a third party. This is sometimes a little forgotten because everybody only talks about the sale. It is very important to have a good workout in a bank. You can earn quite a lot of money by having good strategies there, competent people, highly-qualified people, I can tell you. Very essential is also that the governments, that the countries, ensure that they have a legal and judicial environment where you can have a quick workout. The quicker the workout, the higher the value of the NPL, the better banks can draw upon collateral and have recovery rates which are relevant for their capital, for their provisioning level.”  

M.me Nouy ha poi rinforzato il messaggio: “But as Sabine has said, and very rightfully so in my view, is that sale is only one of the elements. She quoted a number of other possible solutions. I would even add one more, which is restructuring the loans early enough in the life of the loan to make them performing. At this moment, maybe the bank has to give up something, some interest for example. But it's really little compared to what happens when you are not addressing the issue at the beginning.”;

per quanto concerne I processi di consolidamento nel settore bancario europeo, M.me Nouy ha ricordato che (grassetto nostro) “…a number of European banks are not earning the cost of their capital, so obviously something will have to happen. One of the solutions for that is consolidation of the banking sector. I hope that this will happen sooner than later. Will it be immediately cross border? It remains to be seen. Sometimes there are also national synergy models that are making a lot of sense and we have seen a few of them already like Popolare Milano and Popolare”. Se a livello europeo l'operazione citata è stata l'unica conclusa (escludendo quelle legate ai salvataggi bancari), il “few of them” è riferibile a cosa, esattamente?

Level playing sea

2018-02-05
ALBERTO BALESTRERI

Se l’Europa desidera ospitare un settore bancario davvero competitivo a livello globale, deve saper premiare i modelli di business ritenuti più efficienti e non, invece, quelli ritenuti più rischiosi o quelli che vivono sorretti grazie alle garanzie fornite da terzi, Stato in primis. È questo fondamentale obiettivo che sta alla base della costruzione di un “level playing field” e cioè di parità di condizioni a partire dalle quali dovrebbero operare gli intermediari bancari e finanziari.

Augustin Cartens, General Manager della Banca dei Regolamenti Internazionali, è recentemente intervenuto sul tema con una breve prolusione denominata “A level playing field in banking”. Sul tema dello sviluppo di un “level playing field” a livello globale Cartens osserva che la Grande Crisi ha di fatto ridotto le tentazioni di risposte nazionali alle crisi globali, primo fattore di interferenza nella parità di condizioni, e che Basilea III, dopo otto anni di riflessioni e revisioni, contribuirà non poco ad assicurare una maggiore omogeneità di comportamenti da parte delle banche.

Ma quali rischi di interferenza nel level playing field debbono essere accuratamente valutati, in prospettiva, da investitori ed analisti?

Il primo ha a che fare con un mutamento di clima politico a livello internazionale che può ridurre l’appoggio ad ulteriori progressi nelle estensione del level playing field: temi quali il monitoraggio dello shadow banking, la definizione delle regole per la risoluzione delle controparti centrali e la cybersicurezza ne potranno risentire non poco.

Un secondo rischio concerne i tempi e la qualità dell’effettiva implementazione di Basilea III. Su tale processo (e sui potenziali ritardi connessi) avranno influenza non solo i politici e le vigilanze locali, ma anche le singole istituzioni finanziarie che saranno chiamate ad effettuare investimenti in IT e risorse che risultino sufficientemente ampi e tempestivi.

La terza area di rischi, forse la più rilevante sotto il profilo del business, ha a che fare con la definizione di un lavel playing field connesso allo sviluppo dell’innovazione finanziaria. Il principio di base, come rileva Carstens, è che quando una Fintech assume rischi analoghi a quelli di un intermediario, essa deve essere sottoposta alle medesime regole: stessi clienti, servizi simili e rischi simili devono essere gestiti a parità di condizioni. E realizzare questo obiettivo è molto più difficile quando i soggetti economici sono puramente tecnologici, senza fissa dimora, capaci di spostarsi nelle giurisdizioni meno severe.

Non si ha più a che fare con jurassici galeoni (quali le banche), ingombranti e lenti, che navigano a pochi nodi l’ora, che amano soprattutto starsene ancorati tranquilli nei porti nazionali ma che quando (raramente) si muovono in mare, si tengono vicino alla costa e si possono osservare da miglia di distanza. Le Fintech sono super motoscafi capaci di raggiungere velocità inaudite sul mare della finanza internazionale, costantemente alla ricerca di piccoli porti sicuri nei quali non esiste troppa supervisione, ma sempre pronti a fare incursioni riservate per affiancare i galeoni. Sarà interessante osservare come faranno le autorità che si occupano di regolamentazione e di supervisione a costruire, in aggiunta ad un level playing field per i galeoni, un level playing sea per le Fintech.

 

Quanto è costata (sinora) la crisi finanziaria in Europa?

2018-01-15
ALBERTO BALESTRERI

Nel corso dello scambio di opinioni dinanzi al Parlamento Italiano del dott. Ignazio Angeloni (cfr. il post "Non Performing Land") si legge:

"Nella crisi finanziaria, l’assistenza fornita dai governi al settore bancario è stata molto elevata. La Commissione europea stima che l’importo complessivo degli aiuti di stato accordati per la ricapitalizzazione delle banche dell’area euro nel periodo 2008-2015 sia stato superiore a 650 miliardi di euro, o circa il 6% del PIL, di cui circa metà effettivamente utilizzato (includendo anche le garanzie, gli ammontari sono molto superiori). In alcuni paesi, come la Spagna, l’Irlanda e la Germania, esso è stato più elevato della media."

I dati riportati nella apposita sezione del sito della Commissione Europea evidenziano che le sole ricapitalizzazioni varate sono ammontate a 821 miliardi di euro, dei quali 466 già utilizzati. Come rilevato nelle note metodologiche alla tavola "...data do not represent the cost for public finances, resulting from State aid granted to financial institutions. For example, data on recapitalisations do not reflect the fact that some of the capital provided to financial institutions during the crisis has already been repaid. "

Ma oltre alle ricapitalizzazioni sopra citate sono stati deliberati 604 miliardi di acquisti di asset di incerta valutazione, dei quali 189 miliardi effettivamente utilizzati ("the transfer value of assets minus their market value. Unwinding of impaired asset measures is not taken into account."), ben 3.311 miliardi di euro di emissione di garanzie su passività, dei quali 1.188 miliardi effettivamente utilizzati ("the outstanding stocks of guarantees on liabilities reflect risks rather than fiscal costs, as those risks only result in costs if guarantees are called") e 230 miliardi di euro di nuovi apporti di liquidità, dei quali 105 miliardi effettivamente utilizzati.

Ribadito che non tutte le misure assunte si sono tradotte, o si tradurranno, in perdite a carico dei contribuenti europei, nell'arco del periodo 2008-2015 i 28 Paesi dell'Unione Europea hanno effettivamente investito nel settore finanziario 1.947,3 miliardi di euro (13,3% del PIL dell'UE), valore non lontano dalla entità del debito pubblico dell'Italia.

Cosa sarebbe interessante leggere nei bilanci 2017 delle banche italiane?

2018-01-10
ALBERTO BALESTRERI

La Vigilanza bancaria della BCE ha recentemente pubblicato le priorità di vigilanza del Meccanismo Unico di Vigilanza per il 2018. E' un documento molto breve, tradotto anche in italiano e che può essere scaricato direttamente dal sito della BCE cliccando qui.

Per coloro che si occupano professionalmente di banche il documento consente l'avvio di alcune riflessioni interessanti.

In primo luogo, esso riporta l'elenco dei fattori di rischio fondamentali cui saranno esposte le banche nel corso del 2018. Essi sono:

  1. protrarsi di una situazione di bassi tassi di interesse;
  2. cospicue consistenze di crediti deteriorati (non-performing loans, NPL);
  3. incertezze geopolitiche;
  4. criticità strutturali dell’economia dell’area dell’euro (inclusi i timori per gli
    squilibri di bilancio e la sostenibilità del debito);
  5. prospettive di crescita delle economie emergenti;
  6. reazione delle banche alle nuove iniziative sul piano della regolamentazione;
  7. andamenti dei mercati degli immobili residenziali e non residenziali;
  8. rivalutazione del rischio nei mercati finanziari;
  9. cibercriminalità e indisponibilità dei sistemi informatici;
  10. casi di condotta irregolare;
  11. concorrenza del settore non bancario;
  12. potenziali casi di inadempienza di una controparte centrale;
  13. rigidità del contesto in cui operano le imprese.

In secondo luogo, a fronte di tali criticità la Vigilanza bancaria ha identificato quattro aree prioritarie cui improntare la propria azione di vigilanza:

A. modelli di business e determinanti della redditività;
B. rischio di credito;
C. gestione dei rischi;
D. azione caratterizzata da dimensioni multiple di rischio.

Il documento tocca, per ciascuna di tali aree, i principali temi che saranno oggetto di analisi e conclude evidenziando che l'azione di pianificazione delle priorità della Vigilanza consente di "...realizzare parità di condizioni e una maggiore incisività della Vigilanza."

Dato che l'attenzione di soci, investitori ed analisti potrà risultare focalizzata su molti dei temi citati dal Meccanismo Unico di Vigilanza - ed, anzi, questo documento BCE potrebbe rappresentare una eccellente base di avvio dei dialoghi con gli esponenti aziendali delle banche quotate - perchè non rendere maggioremente trasparenti i bilanci al 31 dicembre 2017 su ciascuno dei temi toccati nel documento?

Più in generale, perchè non provare a dedicare un capitolo della Relazione sulla Gestione posta a corredo del bilancio 2017 al fine di evidenziare come ciascun intermediario ha affrontato le priorità dell'MVU per il 2017 ed intende affrontare (e tradurre in valore per gli azionisti) quelle attese per il 2018?

Alcune riflessioni politicamente non corrette sul sistema bancario italiano

2012-10-29
ALBERTO BALESTRERI
Il sistema bancario italiano ha conseguito, nel quadriennio 2008 - 2011, utili netti cumulati pari a 1,5 miliardi di euro. Nello stesso periodo si è contrapposta ad essi una riduzione cumulata del patrimonio netto contabile (comprensivo, pertanto, anche degli utili netti già citati) per complessivi 5,2 miliardi di euro.

L'analisi di alcuni sistemi bancari europei, riportati nel grafico, lasciano intravvedere alcune differenze: a) i sistemi bancari tedesco e belga hanno conseguito, nello stesso periodo di tempo, un aumento cospicuo delle dotazioni patrimoniali pur in presenza di risultati economici cumulati ampiamente negativi; b) i gruppi bancari operanti in Austria e nel Regno Unito hanno conseguito risultati economici positivi che sono stati interamente utilizzati per aumentare le dotazioni di equity (autofinanziamento in senso stretto), dotazioni patrimoniali che sono aumentate comunque in misura (anche molto) superiore rispetto al flusso di utili cumulati generati in questi quattro esercizi; c) i sistemi bancari francese e spagnolo hanno prodotto più utili cumulati di quanti ne abbiano accantonati a riserva (e ciò vale soprattutto per i gruppi bancari spagnoli), denotando probabilmente una propensione ai pay-out del tutto inopportuna. L'impressione che deriva da questi dati di sintesi è che il sistema bancario italiano non abbia patito gravi danni economici dalla grande crisi finanziaria dato che, negli ultimi 4 esercizi, è comunque riuscito a produrre un flusso di utili netti cumulati avente segno positivo. Tale risultato appare di particolare valore se si considera che i conti economici dei gruppi bancari italiani hanno assorbito in questo lasso di tempo sia gli impatti della difficile congiuntura che i pesanti risultati degli impairment test contabilizzati nel 2011. In termini di patrimonio netto, però, il nostro sistema bancario è l'unico, tra quelli considerati, che nonostante gli aumenti di capitale e gli utili accantonati nel periodo ha dovuto comunque iscrivere sui propri libri una riduzione dell'equity. Come noto, il patrimonio di vigilanza è aggregato ben distinto dal patrimonio netto contabile, e questo spiega perchè, nonostante le riduzioni di equity, i ratios patrimoniali del sistema bancario italiano si siano rafforzati. Ma dato che il settore finanziario è l'unico nel quale ogni transazione è, per definizione, a somma zero, e pertanto è l'unico settore nel quale i miracoli non sono tecnicamente possibili, e dato che l'Italia è l'unico Paese in Europa che non ha mai immesso un euro di denaro pubblico nel capitale delle banche (eccetto i Tremonti bond che, come noto, sono solo debiti da restituire e si sono rivelati uno strumento assai oneroso) è utile chiedersi se, in prospettiva, gli assetti competitivi del nostro sistema bancario non dovranno risentire in misura eccessiva della trascuratezza che il sistema Paese ha loro riservato. I risultati conseguiti nel corso degli ultimi quattro esercizi rappresentano, sia per le autorità di Vigilanza che per il sistema bancario, un eccellente risultato. Ma non possiamo essere soddisfatti dei risultati raggiunti. In assenza di"grandi crimini finanziari" compiuti dalle banche italiane, è opportuno chiedersi se il sistema Paese ha valutato cosa possa significare, nel prossimo decennio, disporre di un sistema bancario che ha eroicamente resistito alla crisi ma che, esaurite tutte le proprie forze, non ha potuto riconfigurare il modello di business come altri sistemi bancari hanno fatto e stanno facendo. Loro hanno trovato, seppur intrisi di moralismo populista e di altisonanti raccomandazioni, supporti e facilitazioni veri da parte dei pubblici poteri. Le nostre banche solo parole di condanna.