Categoria: Performance di banche ed intermediari finanziari

Lo Studio offre attività di consulenza a banche ed intermediari finanziari in tema di analisi della performance.

Strategic steering

2018-02-08
ALBERTO BALESTRERI

780 miliardi di euro di sofferenze per le banche europee sono ancora troppi - ha davvero ragione M.me Danièle Nouy ad aver sottolineato nuovamente questo tema del discorso introduttivo alla conferenza stampa che si è tenuta ieri a Francoforte - ed averne ridotto il carico per soli 200 miliardi nel corso degli ultimi anni non è stato un grande risultato. I NPL distruggono valore sotto ogni profilo. È ovvio che in un Paese nel quale il debito pubblico supera il 130% del PIL, il tema dia fastidio ed il peso delle sofferenze sia considerato lieve: ma nel resto del mondo non funziona così, fare banca non significa regalare denari a chi non li può (o vuole) restituire, così come fare Stato non significa indebitarsi oltre misura. Come si vede, ogni Paese non solo ha i politici, ma anche i banchieri che si merita.

M.me Nouy ha fornito un altro messaggio forte: le banche hanno necessità di sviluppare una forte direzione strategica (“strategic steering”). Quanto tempo dedicano alle riflessioni strategiche i nostri banchieri? Non credo che esista una fonte affidabile di dati sul tema, ma certamente si può fare molto di più. Gli insight strategici sono oggi molti, abbiamo ottima ricerca che ci aiuta a prendere decisioni. Probabilmente mancano le competenze interne ai board, ed il risk management svolge ancora una funzione troppo limitata sul tema. M.me Nouy cita, a proposito, un’area di debolezza rilevante per molte banche: la strategia di pricing dei prestiti che, a seguito del processo di affidamento e dell'andamento del rapporto creditizio, non considera adeguatamente tutti i fattori di rischio connessi. Il messaggio è molto semplice: investite in ricerca strategica ed in risk management. Non è così difficile, ed è assai più interessante che investire in gestione dei NPL e nelle trattative di cessione per far arricchire solo i fondi di private equity statunitensi ...

Frau Sabine Lautenschläger, membro dell’Executive Board e Vice-Presidente del Supervisory Board della BCE, ha toccato, nel corso della medesima introduzione, tre temi principali: Basilea III, la revisione in atto dei modelli interni e Brexit. Sul primo tema abbiamo già sviluppato un breve post con alcune analisi desunte da un precedente intervento della sig.ra Lautenschläger. Sul tema dei modelli interni, è molto interessante rilevare che (grassetto nostro): “The deficiencies we have found are bank-specific, but some banks have shown weaknesses, with some common patterns. For instance, for internal models used to assess credit risk, we have found shortcomings with regard to data quality, the calculation of realised losses and the treatment of defaulted exposures.”. Per quanto concerne infine Brexit, il tema deve essere tenuto in osservazione dai nostri banchieri almeno per due motivi principali: il parterre delle banche europee si arricchirà in modo consistente (già 8 gruppi UK hanno richiesto la licenza e altri 4 pare lo stiano per fare, e non saranno scatole vuote) e lo scenario di una “hard Brexit” non è escludibile a priori. Inoltre le banche europee che desiderano continuare ad operare in UK dovranno richiedere regolare licenza alla Prudential Regulation Authority della Bank of England.L'intervento prosegue con la trascrizione delle domande e delle risposte emerse nel corso della conferenza stampa.

Due dozzine di banche ce l'hanno fatta ...

2018-01-25
ALBERTO BALESTRERI

Il 2018 sarà un anno spumeggiante per le banche europee, sia per quelle che festeggeranno con fiumi di champagne elevati livelli di profittabilità e di pulizia dei loro bilanci, sia per quelle che, invece, dovranno annaspare con difficoltà nei rissosi mari in tempesta mossi dagli stress test di EBA e di BCE e dall'imminente Addendum sui NPL.

M.me Danièle Nouy, Presidente del Supervisory Board della Banca Centrale Europea, ha pronunciato ieri a Francoforte un discorso che sintetizza bene le azioni che nel 2018 (ed oltre) la BCE si attende dai banchieri europei. I temi trattati non sono nuovi (profittabilità, NPL, assicurazione dei depositi, Brexit) ma l'invito a fare rivolto alle banche europee è deciso, molto chiaro e ben delineato. Un vero decalogo, che ogni banchiere dovrebbe leggersi e rileggersi la sera prima di abbandonarsi tra le braccia di Morfeo....

In primo luogo BCE non vuole banche che non siano profittevoli in misura sufficiente a remunerare almeno il costo del capitale, oggi compreso tra l'8% ed il 10%, e per far questo M.me Nouy evidenzia che le azioni sul margine di interesse, sugli altri ricavi e sui costi operativi richiedono una accurata coordinazione e debbono essere in linea con un'unica strategia innovativa e precisa, ben focalizzata, concretamente realizzabile. Non è vero che lo scenario tassi è penalizzante e molti mantra che abbiamo letto sulla stampa circa le difficili condizioni ambientali evaporano di fronte al fatto che: "There is a group of two dozen banks, of different types and sizes, which consistently outperform their peers. So, it is indeed possible for banks to make money these days. I find this encouraging.". Due dozzine non sono poche  ..... 

In tema di NPL si rileva che essi riducono ulteriormente i già contenuti profitti, assorbono risorse (non solo finanziarie) che potrebbero essere utilizzate per ben altri fini e, sopratutto, riducono la fiducia nelle banche contraddistinte da un elevato carico di NPL. L'urgenza di procedere ad una loro eliminazione in tempi rapidissimi nasce anche dal fatto che il ciclo economico può non durare, che gli stress test 2018 potranno determinare l'emersione di nuovo rischio di credito e che è difficile immaginare l'approvazione di un sistema europeo di assicurazione dei depositi se i rischi nei bilanci delle banche non saranno stati prima fortemente ridotti.

Fare banca in Europa non è più un mestiere per tutti, purtroppo, ed in particolare non lo è per coloro che credono che le relazioni con la politica e con i media siano più che sufficienti per continuare a galleggiare indisturbati.

Numerator Bankers

2018-01-21
ALBERTO BALESTRERI

I risultati conseguiti dalle banche italiane nel corso dei primi 9 mesi del 2017, così come presentati nell'ultimo Bollettino Economico pubblicato dalla Banca d'Italia, sono così riassumibili:

- margine di interesse: - 3,1%;

- altri ricavi (comprensivi di commissioni nette e ricavi da negoziazione): + 5,1%;

- margine di intermediazione: + 1,1%;

- costi operativi: -1,2% (grazie alla flessione dei costi del personale);

- cost/income: 65,9% (-2,4 p.p. rispetto all'analogo periodo del 2016);

- risultato di gestione: +5,9%;

- rettifiche di valore: - 11,6%;

- ROE annualizzato: 4,4% (che si eleva al 9,0% con le operazioni di consolidamento realizzate nel primo semestre stare 2017);

- CET1: 13,2% (grazie, in particolare, a MPS ed Unicredit).

Sulla base di questi elementi e dei dati e informazioni contenuti nel capitolo 2.7 del Bollettino, quali riflessioni strategiche generali possono essere abbozzate?

Sul fronte NPL e costi operativi vi è ancora molto da fare, ma le cessioni a sconto di sofferenze o i tagli indiscriminati di filiali e dipendenti non possono rappresentare la soluzione più efficiente nel medio periodo, nè tantomeno potranno rappresentare una solida base per la ripresa della reddività la riduzione delle rettifiche di valore o l'emersione di riprese di valore su crediti.

La Grande Crisi finanziaria e lo sviluppo della tecnologia hanno interamente ridisegnato il mercato al quale le banche si rivolgono: in futuro, le imprese non avranno probabilmente più bisogno di tutto il credito bancario del quale esse avevano avuto necessità prima della Grande Crisi e le famiglie potrebbero assurgere al ruolo di principali prenditori di credito (a novembre 2017 gli impieghi alle famiglie risultavano pari all'85,2% di quelli concessi alle imprese). Ciò significa che anche le forme del rischio di credito saranno radicalmente trasformate, che vi sarà necessità di filiali la cui missione sarà rivolta alle famiglie e che dovranno essere gestiti accuratamente ogni fattore di rischio e di profitto connessi al mondo dei privati.

Per quanto possa risultare prematuro, la raccolta attinta dall'Eurosistema (a novembre 2017 ben 252 miliardi, che scondono a 116 miliardi al netto delle attività verso Eurosistema) dovrà essere, prima o poi, sostituita da forme di funding da clientela a medio termine, un tema da iniziare a rispolverare finchè i tassi di interesse sono bassi ed in attesa di una ricomposizione per scadenza del passivo coerente con l'espansione del credito alle famiglie.

Per ultimo, imprese e clientela privata richiedono nuovi approcci, nuovi strumenti e nuovi supporti che le banche stentano ancora ad offrire poichè esse non riescono ancora a sviluppare una nuova visione della propria missione, strette come sono tra la gestione dei NPL e quella degli esuberi di filiali e personale. I banchieri che credono di poter guadagnare grazie a NPL e taglio dei costi operativi sono fuori strada e ricordano molto i "denominator manager" citati da Gary Hamel in "Competing for the future", cioè quei manager che per elevare un qualsiasi indice di redditità lavorano cinicamente solo sul denominatore. Come sostengono i veri imprenditori, non si guadagna tagliando i costi.

Le banche italiane (come del resto il Sistema Italia) hanno notevoli possibilità di fare ricavi e profitti se solo sapessero come aprire il loro modello di business alle nuove esigenze del mercato e/o se fossero capaci di mobilitare ed utilizzare le risorse umane, quelle immateriali e quelle materiali delle quali esse già dispongono ampiamente. Ma solo i "numerator bankers" hanno la consapevolezza di questo.

Il sistema bancario italiano è efficiente?

2018-01-18
ALBERTO BALESTRERI

L'EBA Risk Dashboard (RD) relativo al terzo trimestre del 2017 riporta, come di consueto, molti dati ed informazioni utili per comprendere le condizioni generali del sistema bancario europeo.

L'etichetta richiede che non si facciano mai nomi di banche e, più in appendice che nel corpo del documento, di singoli Paesi. Nonostante queste pruderie - che paiono confliggere con il Terzo Pilastro di Basilea 2, 3 e 4 e con la domanda degli investitori di poter disporre di dati ed informazioni di alta qualità circa i signoli intermediari - e nonostante le valutazioni non ottimistiche che i mercati finanziari hanno elaborato sul settore bancario europeo - frutto, probabilmente, di speculazioni da parte di fondi hedge dati gli innegabili miglioramenti apportati alla performance delle banche europee sia dalle politiche di vigilanza non latine, che dalle ricapitalizzazioni apportate dagli azionisti - vi sono almeno due temi che risultano centrali per comprendere se le Banche degli Italiani hanno bisogno di un'ulteriore spendig review, o meno: il posizionamento in termini di costi operativi e quello in termini di rischiosità dell'attivo.

Per quanto concerne il cost/income ratio (il tema dei NPL richiede qualche elaborazione in più, che faremo nei prossimi giorni), da quanto riportato a pag. 16 del RD si rileva che:

- a settembre 2017 le banche europee avevano nel complesso ridotto il valore dei costi operativi di circa il 3% rispetto alla fine del 2014. Non è certo un grande risultato, se si considera che il valore assoluto del net operating profit risultava (NOP) ridottosi di circa l'1% nel medesimo arco temporale (ciò che spiega il lieve miglioramento del cost/income osservato nel periodo);

- l'incidenza dei costi sul NOP permane costantemente superiore al 60%, in linea con quanto rilevato nel corso di ciascun trimestre (eccetto i due centrali del 2015) dell'ultimo triennio;

- sono le piccole banche europee ad aver mantenuto sotto costante pressione la barra dei costi operativi, facendo registrare di gran lunga il più contenuto cost/income relativo, mentre le banche grandi, in ossequio alle economie di scala e di scopo così tanto magnificate nelle operazioni di fusioni tra banche europee, da sempre hanno conseguito le performance più pesanti (oltre 6 p.p. in più rispetto al cost/income delle piccole);

- la media pronderata per la dimensione aziendale del cost/income relativa ai primi tre trimestri del 2016 è migliore di quella conseguita nei trimestri del 2016, ma decisamente meno brillante rispetto alle performance conseguite nel 2015;

- a settembre 2017 le banche italiane hanno conseguito un cost/income inferiore al dato medio europeo (che è il 61,8%) ed a quello delle banche appartenenti ai principali Paesi dell'Unione Europea, eccetto la Spagna.

La risposta alla domanda iniziale, pertanto, è che in un quadro europeo di miglioramento dei valori trimestrali del cost/income rispetto a qualli conseguiti nel 2016, ma di sostanziale stabilità se non di peggioramento rispetto a quanto conseguito nel corso del 2015, le banche italiane dimostrano un posizionamento in termini di cost/income inferiore alla media europea e ben al di sotto dei valori di tale indice composito conseguiti dalle banche tedesche e francesi. Ma le banche spagnole, che sotto il profilo del rischio hanno qualcosa che le accomuna alle nostre, fanno molto meglio ed hanno un cost/income ormai prossimo al 50%. Forse il nostro Paese avrebbe necessità di intermediari di minori dimensioni, generalmente più snelli ed efficienti .....

Alcune osservazioni in merito ai rapporti tra banche e politica

2018-01-13
ALBERTO BALESTRERI

Come il nostro Cetto La Qualunque insegna al mondo intero, le relazioni tra tessuto economico e sistema politico sono di fondamentale importanza. Nel mondo delle banche questo dilemma vale ancora di più dato che esse sono sottoposte ad una stringente normativa che interessa ogni aspetto del loro business, a controlli maggiormente pervasivi rispetto a quelli riservati alle imprese ordinarie e dispongono di una materia prima, il denaro appunto, che può essere utilizzato in molti modi diversi per ridurre il gap con il mondo politico.

La BCE ha appena pubblicato sul tema una breve ricerca intitolata "Sub-sovereign bonds in banks’ portfolios: A role for political connections?" la quale fornisce talune evidenze circa le motivazioni del peculiare comportamento assunto dalle casse di risparmio tedesche (ma che potrebbe valere, seppur in forme diverse, per tutti gli intermediari finanziari ed in tutte le economie più o meno avanzate) e così sintetizzate dall'autore (neretto nostro):

"German savings banks appear to increase their holdings of bonds issued by their respective Bundesland (federal state) government if as a result of an election, the local governments at Bundesland and at Kreis (county) level are no longer dominated by the same party. This behaviour is not consistent with other known reasons why banks hold government debt, such as compliance with regulation, the tendency to accumulate risky assets when close to bankruptcy, or political pressure.

Instead, we argue that in the wake of a post-election loss of political connections along party lines, local government-owned banks use purchases of sub-sovereign bonds to keep communication channels with state politicians open, a mechanism akin to lobbying." 

In buona sintesi, a fronte di un ribaltone politico seguente ad elezioni le Casse di Risparmio locali iniziano un processo di recupero delle relazioni politiche con la parte eletta anche avviando una massiccia campagna di acquisti di titoli emessi dal Land nel quale esse operano. E vi è di più. La ricerca evidenzia che sono proprio i politici perdenti, che già siedono nei Consigli di Sorveglianza delle banche pubbliche locali e che sono in attesa dello spoil system, a dare avvio a questa campagna di acquisti: "incumbent politicians on the supervisory boards of local government-owned banks prompt the banks in question to buy more bonds issued by their home state in reaction to losing political proximity to the state government."

Cetto La Qualunque sarebbe soddisfatto alquanto di questo peculiare canale di supporto alle finanze pubbliche locali (quindi, per definizione, le sue): se Cetto vince le elezioni può immediatamente accaparrarsi nuove risorse finanziarie da parte dei politici a lui avversi e perdenti - una sorta di loro omaggio e di esplicito riconoscimento della sua grandezza politica - mentre quando La Qualunque dovesse mai perdere le elezioni, egli provvederà magnanimamente a far acquistare grandi quantità di bond emessi dalla parte politica avvesra quale segno di superiorità rispetto alla sconfitta subita e di concreta ed immediata disponibilità a trattare su ogni fronte. Noblesse oblige .....

Alexander Popov, l'autore della ricerca e che ha prodotto per BCE un'ampia ed interessante serie di paper, va ancora oltre e conclude con tre intelligenti osservazioni:

"There are at least three macroeconomic implications of our finding that should worry policy-makers.

First, if banks hold more government debt this increases the vicious circle of interdependence between banks and government in times of sovereign stress, and this argument is just as valid for sub-sovereign debt as it is for sovereign debt.

Second, research has shown that increased investment in public debt can crowd out investment in the private sector.

Third, close political relationships that benefit private parties are often associated with substantial costs to society. 

For all these reasons, it may be advisable for supervisors to pay attention to politically-motivated actions by banks, even when these are not in breach of regulatory rules."

Quest'ultimo suggerimento probabilmente non sarà mininamente gradito a Cetto La Qualunque, ma potrebbe invece risultare di grande interesse - debitamente contestualizzato ed esteso ad altri asset e servizi bancari e finanziari - per la nostra Vigilanza.

Non esistono molte norme che regolano i rapporti tra politici e banche, e possiamo essere certi che esse non arriveranno mai.

Ma l'acutezza, la capacità di svolgere in profondità le analisi e la moral suasion della Vigilanza esistono eccome, e dovrebbero essere rapidamente estese anche ad ambiti complessi e delicati come questi, data la storia recente del sistema bancario italiano.