Categoria: Basilea III & IV

La nuova struttura della regolamentazione prudenziale si basa su “tre pilastri”. Il primo introduce un requisito patrimoniale per fronteggiare i rischi tipici dell’attività bancaria e finanziaria (di credito, di controparte, di mercato e operativi); a tal fine sono previste metodologie alternative di calcolo dei requisiti patrimoniali caratterizzate da diversi livelli di complessità nella misurazione dei rischi e nei requisiti organizzativi e di controllo. Il secondo richiede alle banche di dotarsi di una strategia e di un processo di controllo dell’adeguatezza patrimoniale, attuale e prospettica, rimettendo all’Autorità di vigilanza il compito di verificare l’affidabilità e la coerenza dei relativi risultati e di adottare, ove la situazione lo richieda, le opportune misure correttive. Il terzo introduce obblighi di informativa al pubblico riguardanti l’adeguatezza patrimoniale, l’esposizione ai rischi e le caratteristiche generali dei relativi sistemi di gestione e controllo.

Come ridurre i rischi operativi?

2012-10-27
ALBERTO BALESTRERI

Nell'ultima Relazione Annuale la Banca d'Italia rileva, tra l'altro, che «il mantenimento di adeguati livelli di redditività è condizione necessaria per alimentare l’autofinanziamento, canale primario di rafforzamento patrimoniale. Occorre intensificare gli sforzi per elevare i livelli di efficienza operativa, anche attraverso una semplificazione e razionalizzazione delle strutture societarie e delle reti distributive; ulteriori margini di recupero possono provenire dall’auspicato miglioramento delle capacità di gestione dei rischi, ad esempio in termini di riduzione delle perdite dovute a rischi operativi

Come noto, il rischio operativo è definibile come il rischio di perdite derivanti dalla inadeguatezza o dalla disfunzione di procedure, risorse umane, sistemi interni oppure da eventi esogeni. Tale definizione include il rischio legale, ma non quelli strategico e di reputazione.

Per rischio strategico, infatti, si intende il rischio attuale o prospettico di flessione degli utili o del capitale derivante da:

-cambiamenti del contesto operativo;

-scarsa reattività a variazioni del contesto competitivo;

-decisioni aziendali errate;

-attuazione inadeguata di decisioni aziendali.

Il rischio reputazionale, invece, è definibile come il rischio attuale o prospettico di flessione degli utili o del capitale derivante da una percezione negativa dell’immagine della banca da parte di:

-controparti;

-azionisti della banca;

-investitori;

-autorità di vigilanza.

Come ridurre l’incidenza delle perdite e dei requisiti derivanti dai rischi operativi?

Le principali aree di intervento possono essere così sintetizzate:

1. continuare ad affinare progressivamente le metodologie interne di valutazione e gestione dei rischi operativi;

2. calibrare la gestione dei rischi operativi in funzione della natura, della dimensione, della complessità e del profilo di rischio di ciascuna entità organizzativa sottoposta a controllo;
3. valutare con continuità i rischi operativi presenti in prodotti, attività, processi e sistemi di ciascuna business line e/o business unit;

- definizione di politiche di remunerazione del management e del personale che includano la valutazione dei rischi operativi;

- incentivare la formazione del personale e della rete di attori che collabora con l'intermediario sui contenuti e sulle modalità di riduzione dei rischi operativi;

- perseguire costantemente la riduzione della complessità di prodotti, servizi ed attività;

- adottare progressivamente un modello di business meno esposto ai rischi operativi;

- ridurre/mitigare gli impatti delle perdite connesse ai rischi operativi;

- valutare le metodologie più adeguate per contenere il fabbisogno di requisiti patrimoniali posti a fronte dei rischi operativi;

- ridurre i conflitti di interesse fra le funzioni interne di ciascuna unità, o fra unità appartenenti al medesimo gruppo;

- ridurre i rischi tecnologici;

- definire una politica di mitigazione e assicurazione dei rischi operativi.

- la difesa e la produzione di nuovi ricavi connessa all’innovazione di prodotto, di mercato, tecnologica e di processo conseguita ottimizzando e minimizzando l'emersione di nuovi rischi operativi;

- la trasformazione del Framework e dei processi di controllo dei rischi operativi in strumenti per elevare l’efficienza aziendale;

- il miglioramento della qualità della misurazione delle performance aziendali e dei connessi rischi operativi;

- la traduzione degli obblighi di Compliance in opportunità di produzione di nuovi ricavi o, quantomento, di nuove economie di scopo (prevalentemente informative su clienti e competitors);

- la traduzione degli obblighi di trasparenza delle politiche di gestione dei rischi operativi in aumento della reputazione e dell'immagine della propria banca o del proprio gruppo bancario.

Rapporto Liikanen

2012-10-05
ALBERTO BALESTRERI
Lo scorso 2 ottobre è stato presentato il cd. Rapporto Liikanen che contiene alcune importanti indicazioni circa l'evoluzione da imprimere al sistema finanziario europeo. Le proposte elaborate dal gruppo di esperti si fondano su un'accurata analisi dei fattori posti a base della crisi finanziaria e su una meditata valutazione delle proposte Volcker (in USA) e Vickers (in UK), collocandosi in posizione distinta rispetto ad esse. Potete scaricare il rapporto direttamente dal sito della Commissione Europea cliccando qui. Una sintesi delle proposte è contenuta nella introduzione del Governatore della Banca Centrale della Finlandia, Erkki Liikannen, che potete consultare cliccando qui.

Quale sistema finanziario per il 21° secolo?

2011-07-06
ALBERTO BALESTRERI
La crisi finanziaria ha evidenziato in modo molto chiaro quali fossero i limiti impliciti nei sistemi finanziari, ma sinora sono stati rari i tentativi di esaminare, senza senso di urgenza e con una piena apertura verso il futuro, quali debbano essere gli obiettivi di base di sistemi finanziari efficienti. Sir Andrew Duncan Crockett – che è stato direttore generale della Banca dei Regolamenti Internazionali ed è attualmente Special Advisor del Presidente di JP Morgan Chase - ha tenuto quest’anno la Per Jacobsson Lecture di Basilea intitolandola “What financial system for the 21st century?” nel corso della quale ha esaminato, secondo noi con grande efficacia e semplicità, quali sono i principali obiettivi che dovrebbero perseguire sistemi finanziari efficienti. Il passaggio di prospettiva che Sir Crockett propone è molto forte: dalla critica di ciò che non ha funzionato sinora alla definizione di ciò che un sistema finanziario dovrebbe saper far bene per poter concretamente aggiungere valore all’economia reale. Potete scaricare la Lecture di Sir Crockett direttamente dal sito della BRI cliccando qui, ma in estrema sintesi, un intermediario finanziario, che rappresenta un componente del sistema nervoso centrale di una economia di mercato, dovrebbe essere gestito, in modo molto semplice, per conseguire i seguenti obiettivi: -          proteggere e aumentare incessantemente la capacità di produrre dati ed informazioni di elevata qualità, fondamentali sia per il miglior funzionamento dei mercati che per assicurare, in generale, la migliore allocazione delle risorse disponibili; -          tradurre la produzione di flussi addizionali di informazioni di elevata qualità in ricavi che eccedano i costi necessari per produrle, assicurando il mantenimento dell’equilibrio economico ed aumentando la propria reputazione sul mercato; -          aumentare gli incentivi interni posti a difesa del proprio franchise value (brand) tramite un’eccellente gestione del processo di allocazione del credito, un intelligente utilizzo degli strumenti di mitigazione e riduzione dei rischi finanziari, il possesso di adeguati processi di risk management e di controllo interno ed una cospicua dotazione di capitale. Tutto qui. Per quanto concerne le riforme in atto, se si desidera che esse siano robuste è necessario che esse risolvano alla base i fallimenti di mercato ai quali abbiamo assistito, risolvendo i problemi connessi a incentivi perversi, asimmetrie informative e conflitti di interessi, i quali hanno di fatto distrutto intermediari e sistemi finanziari. Per conseguire tutto ciò è del tutto irrealistico immaginare che possano bastare il solo rafforzamento patrimoniale e una stretta vigilanza delle entità che costituiscono lo shadow banking.

PMI e Basilea 3

2011-05-14
ALBERTO BALESTRERI
La Commissione Banche dell'Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Milano ed Assolombarda hanno dato avvio ad un ciclo di incontri - denominato "Conversazioni tra Imprenditori, Commercialisti e Banche. Linee guida nel rapporto banca-impresa (l'arte del rilancio)" dedicato ad esaminare le principali problematiche e le tendenze in atto circa i rapporti tra le PMI e le banche. Potete scaricare i materiali preparati dai Colleghi e da me connettendovi in questa sezione del sito dell'Ordine di Milano. In seno a questa iniziativa ho curato l'elaborazione di alcune osservazioni concernenti l'evoluzione del rapporto banca-impresa nella prospettiva di Basilea III (clicca qui per scaricare le slide dal sito dell'Ordine) e alcune considerazioni relative alla struttura dell’indebitamento delle PMI ed al suo efficientamento (clicca qui per scaricare le note).

Basilea 3: opportunità n. 10

2011-05-10
ALBERTO BALESTRERI
Questo primo esame delle opportunità che Basilea III dischiude alle banche non può concludersi senza alcune considerazioni macro. La stabilità di una banca contribuisce alla stabilità sistemica e questa ultima rende un grande servizio sia alle economie, che possono proseguire nel sentiero di sviluppo intrapreso, che agli stati, il cui debito deve essere collocato senza troppe interferenze di mercato. La resilienza del sistema bancario, quindi, assume una valenza non solo per gli azionisti, ma anche per l'intero ecosistema sociale. Probabilmente l'ugenza di rafforzare resilienza e correttezza dei comportamenti dovrebbe interessare anche altri settori (ad esempio la sanità, o le infrastrutture ...) ma questo è un altro tema. Rimane anche aperta la questione di quali incentivi, o quali compensazioni non di mercato, dovrebbero essere riconosciuti al settore finanziario a fronte dei vincoli cui esso soggiace, se non vogliamo che i mercati continuino a punire le banche, i clienti a pagare troppo o che in breve tempo nuovi intermediari, operanti da paesi lontani,  inizino a dettare legge. Ciò premesso, Basilea III rappresenta comunque una ulteriore opportunità per una banca che desideri non indebolire i propri bilanci tramite un pricing non corretto del rischio, una eccessiva leva finanziaria, gli effetti di processi di valutazione del rischio di credito non accurati ed una eccessiva attrazione di titoli con rendimento drogato dalla abbondante liquidità del mercato. Dal punto di vista organizzativo, e quindi su un piano più alto rispetto ai numeri di bilancio, Basilea III potrà contribuire a rafforzare buone pratiche di governance delle banche, ad elevare la trasparenza sui rischi assunti, a sensibilizzare gli attori di mercato circa l'importanza di una visione sistemica, e non solo aziendale, dei rischi, a ridurre la prociclicità sui mercati ed a comprimere i moral hazard delle istituzioni di maggiori dimensioni. I costi di Basilea III saranno elevati ed i rischi di una eccessiva interferenza delle autorità di vigilanza e del potere politico nella gestione delle banche non sono banali, con impatti sulle economie che potrebbero essere più deleteri rispetto a quanto abbiamo vissuto in passato. Perchè non cercare, invece, di indirizzare questi costi come un investimento aggregato - da parte di azionisti, manager, autorità di vigilanza, imprese e singoli stati - finalizzato a disegnare politiche economiche nuove e ad incentivare una mutua creazione di valore tra banche ed imprese? Questa si che sarebbe vera resilienza.