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Alcune indicazioni per il futuro delle banche italiane

2016-01-28
ALBERTO BALESTRERI
Il Vice Direttore Generale della Banca d'Italia, dott. Fabio Panetta, ha rilasciato ieri un interessante intervento, intitolato "Finanza, rischi e crescita economica", che induce a riflettere su tre temi di lavoro assai concreti per le banche italiane: 1. come noto, il nuovo quadro regolamentare è tendenzialmente destinato a ridurre, e non ad aumentare, la profittabilità delle banche.  Lo sviluppo dei budget, dei piani industriali (e, perchè no?) dei piani di fusione fondati sulla crescita degli impieghi e dei correlati flussi di commissioni sono destinati, molto verosimilmente, a fallire; 2. è necessario che le banche si aprano a modelli di business più articolati e vicini al mercato, a dove si concretizzano effettive opportunità di business. Come ben sostiene il dott. Panetta, si deve " ... ampliare l'articolazione del sistema, accrescendo l'attenzione ai conflitti di interesse e ai rapporti con clientela", due temi, questi ultimi, forse ancora così lontani per alcuni banchieri; 3. è necessario che anche le imprese si aprano a modelli di gestione delle proprie attività caratterizzati da maggiori livelli di trasparenza e di condivisione con il mercato. In un mondo dominato dal Web le imprese dovrebbero naturalmente tendere a vivere su un piano dove è  logico ed immediato condividere i propri rischi e i propri successi con soci, clienti ed investitori. Anche nel mondo delle imprese c'è però molta lontananza da questo approccio. Ma quest'area può essere molto profittevole per le banche più accurate e decise. Potete scaricare l'intervento del dott. Panetta direttamente dal sito della Banca d'Italia cliccando qui.

Tre domande sulle banche italiane

2015-12-21
ALBERTO BALESTRERI
Le reazioni alle quali abbiamo assistito nel corso degli ultimi giorni circa le ingenti perdite subite dai sottoscrittori di obbligazioni subordinate emesse da Banca Etruria sono comprensibili, ma probabilmente non tengono in debito conto il quadro complessivo nel quale hanno operato le banche italiane nel corso degli ultimi anni. Ferme rimanendo le responsabilità individuali dei collocatori (e dei sottoscrittori!) di tali titoli, è necessario ricordare, come evidenziato a pag. 76 del Bollettino Economico BCE n. 6/2015, che nel  corso dei 7 anni intercorsi fra il 2008 ed il 2014 l'Italia è stato l'unico Paese (assieme alla Francia) a non aver subito alcun costo fiscale diretto ed alcun incremento del debito delle amministrazioni pubbliche a seguito di interventi a favore del settore finanziario. Come recentemente evidenziato nel corso di una audizione presso la Camera dei Deputati anche dal dott. Barbagallo, Capo del Dipartimento Vigilanza Bancaria e Finanziaria Banca d’Italia, " Alla fine del 2014, gli aiuti di Stato concessi alle banche ammontavano a 238 miliardi di euro in Germania (8,2 per cento del PIL), 52 miliardi in Spagna (5,0 per cento), 42 miliardi in Irlanda (22,6 per cento), 40 miliardi in Grecia (22,2 per cento), 36 miliardi nei Paesi Bassi (5,5 per cento), 28 miliardi in Austria (8,4 per cento), 19 miliardi sia in Portogallo (11,0 per cento) sia in Belgio (4,6 per cento). A quella stessa data era di circa 1 miliardo il sostegno pubblico in Italia, oggi integralmente restituito. A fronte del pur ridotto sostegno, lo Stato italiano ha conseguito guadagni netti, a differenza degli altri paesi, che hanno subito forti perdite." Nella medesima auduzione il dott. Barbagallo ha evidenziato che "A fine giugno (2015, ndr) i prestiti deteriorati ammontavano a 360 miliardi di euro, pari al 18 per cento del totale (dei crediti, ndr); all’interno di questo aggregato, le “sofferenze” ammontavano a 210 miliardi (10,3 per cento degli impieghi). Nel 2008, prima della doppia recessione, l’incidenza dei crediti deteriorati era del 6 per cento, quella delle sofferenze del 3,8." Le tre domande che è utile porsi oggi sono queste: 1. come è stato possibile che un sistema bancario con 360 miliardi di crediti deteriorati (360!) che presta denari ad una economia nella quale la produzione industriale è scesa del 25% dall'inizio della crisi (-25%!) ed il PIL di un decimo (-10%!) stia ancora in piedi senza aver mai ricevuto alcun aiuto di Stato (costi per la collettività pari a 0!)? 2. come è stato possibile che in Italia nessun depositante ordinario abbia sinora perso un centesimo dei propri risparmi? 3. siamo in presenza del solito miracolo all'italiana, pilotato sapientemente dallo Stellone che penosamente ci assiste ormai indefessamente da sessanta anni, oppure vi sono stati alcuni bravi banchieri centrali e talune autorità di vigilanza che, seppur tutti imperfetti, sono stati molto accorti nella loro azione sia sotto il profilo strategico che tattico? Potete scaricare il Bollettino Economico della BCE da qui e l'intervento presso la Camera dei Deputati da qui.

The Innovation Imperative

2015-12-10
ALBERTO BALESTRERI
"“You can see it everywhere but in the productivity statistics.” Robert Solow’s 1987 quip on the effects of the computer age might apply just as well to innovation: however central it may be to advanced and emerging economies and societies, its impact is not so easy to quantify. Nevertheless, innovation is a key driver of productivity, growth and well-being, and plays an important role in helping address core public policy challenges like health, the environment, food security, education and public sector efficiency. Innovation-led productivity growth will become even more important in the future to address key challenges like ageing populations and climate change." Estratto da: OECD (2015), The Innovation Imperative: Contributing to Productivity, Growth and Well-Being, OECD Publishing, Paris. DOI: http://dx.doi.org/10.1787/9789264239814-en

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Scenario macro

2015-12-08
ALBERTO BALESTRERI
L'11 dicembre 2015 alle ore 14,30 si terrà presso la Sala Falck della Fondazione Ambrosianeum, in Via delle Ore 3 a Milano, il convegno organizzato dalla Commissione Banche, Intermediari Finanziari e Assicurazioni dell'Ordine dei Dottori Commercialisti di Milano dedicato all'esame della congiuntura economica. Cliccare qui per scaricare la presentazione dell'evento e qui per accedere al pannello di iscrizione (obbligatoria).

Transparency Excercise 2014-2015 – Seconda Parte: analisi della performance delle banche italiane

2015-12-07
ALBERTO BALESTRERI
Sotto il profilo della performance reddituale a giugno 2015 le banche italiane:
  1. conseguono un rendimento del capitale decisamente inferiore a quello medio delle banche europee: il Return on Regulatory Capital (RoRC) annualizzato è pari al 5,15% rispetto al 9,10% medio delle banche europee. Nonostante la più elevata redditività netta degli asset delle banche italiane (2,76% rispetto al 2,24% medio europeo), il loro minor grado di leva (5,58 vs. 4,91, cfr. la prima parte riportata sotto) e, soprattutto, la loro più contenuta redditività lorda (l'incidenza del risultato ante imposte sul Net Operating Profit risulta pari al 15,28%, quasi la metà rispetto al 27,11% medio europeo, cfr. il successivo punto 3) associata ad un tax rate medio più elevato (31,87% contro il 26,44% europeo) determinano una redditività media del capitale certamente inferiore al suo costo;
  2. risultano caratterizzate da una struttura del Net Operating Profit (NOP) contraddistinta, rispetto al dato medio europeo, da una minore incidenza del margine di interesse (46,25% rispetto al 54,41%), dei dividendi (1,91% rispetto al 2,20%) e dei proventi derivanti dalle attività di trading (9,71% rispetto al 14,06%) cui si contrappongono una più marcata presenza delle commissioni nette da servizi (36,52% rispetto al 26,68%, ben 10 p.p. in più) e degli altri ricavi netti (5,62% rispetto al 2,64%);
  3. conseguono una più contenuta reddività lorda (come evidenziato al precdente punto 1, l'incidenza del risultato ante imposte sul NOP risulta pari a quasi la metà del dato medio europeo) perchè a fronte di un cost/income superiore a quello medio europeo (60,38% rispetto al 59,20%) e ad una minore incidenza sul NOP degli accantonamenti (2,92% rispetto al 3,84% medio europeo), hanno iscritto in conto economico impairment (rettifiche di valore) pari al doppio del dato medio europeo (24,07% rispetto al 12,49%) con un'incidenza degli altri ricavi netti in linea con quella media europea (2,65%).
Tutti i problemi delle banche italiane sono quindi imputabili alle rettifiche di valore su crediti? Ovviamente no. Ci sono molte (altre) aree di intervento sulle quali le banche italiane dovrebbero rapidamente intervenire per ridurre l'impatto dei (troppi) impairment su crediti, quali ad esempio:
  1. espandere il volume degli asset fruttiferi (magari con titoli sovrani di Paesi non appartenenti alla zona euro) e, conseguentemente, aumentare la leva nel rispetto dei limiti regolamentari;
  2. ridurre ulteriormente il costo del funding, che permane in media al di sopra del dato medio europeo, rinforzando il margine di interesse anche tramite una ricalibrazione dei tassi attivi sugli impieghi alle famiglie;
  3. ispessire il contributo fornito dalle attività di trading, ancora lontano dalla media europea, tenendo presente che lo sviluppo delle commissioni attive, già elevato, non potrà proseguire a lungo;
  4. elevare il contributo dei dividendi delle società partecipate e non consolidate (o, in alternativa, disinvestire da esse liberando capitale);
  5. ridurre l'incidenza dei costi operativi (almeno 2 p.p. di cost/income per allinearsi al dato medio europeo ed almeno altri 4 p.p. per attutire l'impatto del rischio di credito. Valore obiettivo: massimo il 55% della definizione EBA);
  6. ottimizzare al meglio il carico fiscale (ovviamente nei limiti consentiti dalle attuali norme fiscali);
  7. iniziare ad attrarre nuovo CET1 per finanziare operazioni straordinarie di riorganizzazione ed acquisizione avendo ben definito l'obiettivo di erogare dividendi agli azionisti.
Potete accede all'Interactive Tool del Transparency Excercise EBA cliccando qui.