Categoria: Commissione Banche

Fit and Proper: alcuni problemi di implementazione

2018-02-19
ALBERTO BALESTRERI

La creazione di valore (nel medio termine) che un intermediario finanziario è capace di assicurare dipende, in misura prevalente, dalla esperienza, reputazione, indipendenza, disponibilità di tempo e piena integrazione all’interno dei rispettivi organi collegiali del top management e degli organi apicali che presiedono al funzionamento della banca (con funzioni di supervisione strategica, di gestione e di controllo). La qualità degli uomini e delle donne che guidano una banca è essenziale al fine di assicurare agli investitori la presenza di un’adeguata capacità di gestione dei rischi, una buona corporate governance ed un effettivo controllo sull’operato del management.

Come noto la Capital Requirements Directive IV (CRD IV) e le “Guidelines on the suitability of members of the management body and key function holder” pubblicate da ESMA ed EBA (alla cui consultazione ho partecipato assieme alla prof.ssa Venanzi mediante un parere circa la bozza in consultazione) forniscono indicazioni chiare circa le regole di valutazione del Fit and Proper da applicare in ambito europeo, indicazioni poi declinate da BCE in una specifica Guida (disponibile anche in italiano) ed in un apposito questionario FAP.

Un recente articolo comparso sulla Supervision Newsletter della BCE ed intitolato “Fit and Proper for better governance” sintetizza bene, invece, quali sono le principali difficoltà che la BCE ha incontrato al fine di mettere in pratica quanto richiesto dalla normativa europea in 19 giurisdizioni distinte, difformità che possono essere così sintetizzate:

  • tempi entro i quali deve essere concluso l’assessment FEP per ciascun candidato;
  • assunzione del ruolo nel board ex-ante o ex-post FEP;
  • tipi di informazioni che debbono essere fornite dalle banche;
  • possibilità di sospendere o interrompere l’assessment;
  • modalità di implementazione del principio di proporzionalità;
  • differenze nel trattamento (penale o amministrativo) di taluni reati che possono avere impatto sulla reputazione di un candidato.

Manca quindi ancora un bel pezzo di strada prima di poter considerare completato il percorso verso una omogenea valutazione del FAP in Europa. Come evidenzia la Supervisione della BCE: “Although the tools and measures used and adopted so far have enabled significant progress towards achieving a level playing field for fit and proper assessments throughout the SSM countries, ECB Banking Supervision would welcome a more harmonised implementation of CRD IV. The same rules should be implemented in the same way throughout Europe to ensure that management bodies are assessed equally and the complexity of fit and proper assessments is indeed reduced. This would enable supervisors to focus more closely on more material elements of fit and proper assessments and ultimately strengthen the governance of European banks.”

Dal punto di vista degli investitori, chiamati certamente a valutare con molta accuratezza la capacità dei board e del management delle banche nelle quali investono i denari dei loro clienti, rimane aperta una questione interessante: esiste una correlazione tra il grado di adesione delle giurisdizioni nazionali alle normative europee in tema di FAP ed il P/BV delle banche che operano in tali giurisdizioni?

Quanto è costata (sinora) la crisi finanziaria in Europa?

2018-01-15
ALBERTO BALESTRERI

Nel corso dello scambio di opinioni dinanzi al Parlamento Italiano del dott. Ignazio Angeloni (cfr. il post "Non Performing Land") si legge:

"Nella crisi finanziaria, l’assistenza fornita dai governi al settore bancario è stata molto elevata. La Commissione europea stima che l’importo complessivo degli aiuti di stato accordati per la ricapitalizzazione delle banche dell’area euro nel periodo 2008-2015 sia stato superiore a 650 miliardi di euro, o circa il 6% del PIL, di cui circa metà effettivamente utilizzato (includendo anche le garanzie, gli ammontari sono molto superiori). In alcuni paesi, come la Spagna, l’Irlanda e la Germania, esso è stato più elevato della media."

I dati riportati nella apposita sezione del sito della Commissione Europea evidenziano che le sole ricapitalizzazioni varate sono ammontate a 821 miliardi di euro, dei quali 466 già utilizzati. Come rilevato nelle note metodologiche alla tavola "...data do not represent the cost for public finances, resulting from State aid granted to financial institutions. For example, data on recapitalisations do not reflect the fact that some of the capital provided to financial institutions during the crisis has already been repaid. "

Ma oltre alle ricapitalizzazioni sopra citate sono stati deliberati 604 miliardi di acquisti di asset di incerta valutazione, dei quali 189 miliardi effettivamente utilizzati ("the transfer value of assets minus their market value. Unwinding of impaired asset measures is not taken into account."), ben 3.311 miliardi di euro di emissione di garanzie su passività, dei quali 1.188 miliardi effettivamente utilizzati ("the outstanding stocks of guarantees on liabilities reflect risks rather than fiscal costs, as those risks only result in costs if guarantees are called") e 230 miliardi di euro di nuovi apporti di liquidità, dei quali 105 miliardi effettivamente utilizzati.

Ribadito che non tutte le misure assunte si sono tradotte, o si tradurranno, in perdite a carico dei contribuenti europei, nell'arco del periodo 2008-2015 i 28 Paesi dell'Unione Europea hanno effettivamente investito nel settore finanziario 1.947,3 miliardi di euro (13,3% del PIL dell'UE), valore non lontano dalla entità del debito pubblico dell'Italia.