Le criptovalute sopravviveranno?
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Le criptovalute sopravviveranno?

Paperon de’ Paperoni sarebbe totalmente d’accordo con Augustin Carstens, General Manager della Banca dei Regolamenti Internazionali che, in un recente discorso intitolato “Money in the digital age: what role for central banks?”, ha espresso con chiarezza e dovizia di particolari la propria opinione conservativa in tema di criptovalute. Come potrebbe, lo zio Paperone, fare ogni mattina un rigenerante bagno in un deposito di criptovalute? E come potrebbe contemplare la monte n. 1 se essa fosse virtuale? E perché Gastone dovrebbe poter riuscire ad arricchirsi, una volta di più, con le criptovalute mentre al povero Paperino non rimarrebbero che pochi dollari cartacei di fatto fuori corso?

La nascita e lo sviluppo di migliaia di criptovalute è un fenomeno molto interessante, che si innesta pienamente nella cultura digitale e che, potenzialmente, può incidere in modo molto significativo sulla finanza e sui modelli di produzione della ricchezza di famiglie, imprese e Stati. Vi sono moltissimi rischi, come correttamente evidenziato da Cartens, e la probabilità di sopravvivenza delle criptovalute in un mondo dominato da banche centrali, rese ipersensibili dalla Grande Crisi Finanziaria, appare oggi molto ridotta. Vi sono ovviamente concrete esigenze di protezione dei consumatori, di contrasto al finanziamento del terrorismo, di lotta al riciclaggio ed all’evasione fiscale, di salvaguardia della stabilità del sistema finanziario. Tutto vero, ma non sufficiente per bloccare uno sviluppo ordinato delle criptovalute.

Probabilmente l’approccio che governi e banche centrali stanno adottando nei confronti delle criptovalute (affine, per motivazioni, a quello adottato dalle agenzie governative sul Web) tende a soffocare lo sviluppo di un nuovo mondo che potrebbe risultare, al contrario, di grande utilità in tema di gestione, controllo e promozione delle politiche monetarie.

Le molte criticità evidenziate da Carstens nella propria prolusione sono reali, si fondano su ricerche accurate e tendono a salvaguardare un bene assai prezioso, la fiducia che i privati ed i mercati hanno nelle banche centrali. Ma il tema è più ampio e la fiducia dovrebbe essere estesa alla capacità delle banche centrali di integrare le criptovalute nel quadro esistente, e questo non solo grazie alla sola produzione di regole da imporre ai “produttori” di criptovalute. La cultura digitale - che è fatta da connessioni, dati, informazioni, suoni ed immagini - impone un mutamento di paradigma non solo sul fronte della regolamentazione (lo shadow banking in Basilea 1 rimane un insegnamento per tutti) ma anche sulla percezione della innegabile utilità che la tecnologia può rivestire nello svolgimento delle funzioni proprie che la storia e la cultura, più che le norme, hanno assegnato alle banche centrali.

Potete vedere il video della prolusione sul sito della Bundesbank cliccando qui.