Feb 20 2011

Déséquilibres mondiaux et stabilité financière

Alberto Balestreri

La Banque de France ha recentemente pubblicato un volume della “Revue de la stabilité financière” interamente dedicato all’esame di un tema centrale per le nostre economie:  déséquilibres mondiaux et stabilité financière.

Oltre al tema monografico prescelto per questo numero della Revue, importante di per sè se si è interessati a comprendere alcuni elementi strutturali del mondo che viviamo, deve essere rimarcato che il volume si compone unicamente di contributi redatti dai Governatori delle principali banche centrali che operano sul globo.

Come evidenziato da Christian Noyer, Governatore della Banque de France,  nella sua breve prefazione” … nous avons eu le privilège de réunir les contributions de banquiers centraux éminents des principaux pays du monde, ce qui en fait un événement exceptionnel. Je souhaite exprimer mes remerciements à tous ceux qui ont accepté de présenter leur point de vue et de nous aider à mieux comprendre des sujets d’importance capitale pour l’avenir ».

Potete scaricare la Revue, direttamente da sito della Banque de France, cliccando qui.


Feb 2 2011

Regole e comportamenti nell’industria finanziaria

Alberto Balestreri

Il quadro giuridico di riferimento per coloro che operano nel settore finanziario è in rapida evoluzione: si pensi alla graduale introduzione del nuovo framework di Basilea 3,  ai nuovi requisiti patrimoniali per le cartolarizzazioni e per il portafoglio di negoziazione, ai nuovi limiti alla concentrazione del rischio, alla revisione del trattamento degli strumenti ibridi di capitale, alla nuova base legale ai collegi dei supervisori ed alle nuove regole armonizzate sui sistemi di remunerazione e incentivazione per banche e imprese di investimento.

Inoltre è stata intergramente rivista l’architettura della vigilanza europea, che si fonda su due assi portanti: un Consiglio Europeo per il Rischio Sistemico (European Systemic Risk Board, ESRB) e un Sistema Europeo di Vigilanza Finanziaria (European System for Financial Supervision, ESFS) composto dall’ESRB e da tre distinte autorità di vigilanza su banche (European Banking Authority, EBA), assicurazioni (European Insurance and Occupational Pensions Authority, EIOPA) e mercati mobiliari (European Securities and Markets Authority, ESMA) nelle quali saranno riuniti, per i rispettivi settori, i vertici delle vigilanze dei paesi dell’Unione.

Ma come evidenza giustamente la dott.ssa Tarantola, Vice Direttore Generale della Banca d’Italia, nel suo recente intervento “Verso una nuova regolamentazione finanziaria” (che potete scaricare direttamente dal sito della Banca d’Italia cliccando qui) “… la finanza non deve essere fine a se stessa, bensì uno strumento al servizio della crescita. Va usata in modo corretto. Le regole servono perché ciò si realizzi; comportamenti improntati alla correttezza e alla prudenza fanno il resto” .

L’evidenziazione in grassetto è nostra, ma è certamente questo resto che fa la differenza.


Jan 11 2011

L’analisi dei processi di creazione di valore (lezione n. 5)

Alberto Balestreri

1. Sotto quali profili il processo di creazione di valore assume importanza nelle banche?
2. Quali metodi di valutazione vengono correntemente utilizzati per valutare una banca?
3. Perché è bene andare oltre al ROE?
4. Come si valuta una banca utilizzando il P/E di banche comparabili?
5. Come si valuta una banca utilizzando il M/BV di banche comparabili?
6. Come si valuta una banca utilizzando i dividendi attesi?
7. Come si valuta la creazione di valore di una banca?

Clicca su Lezione 5 per trovare le risposte.


Dec 24 2010

A quali rischi sono effettivamente esposte le banche italiane?

Alberto Balestreri

La Banca d’Italia ha recentemente dato alle stampe una nuova pubblicazione, intitolata Rapporto sulla stabilità finanziaria, che in una settantina di pagine racchiude dati ed informazioni assai interessanti per coloro che operano nel settore finanziario. Ne consigliamo la lettura, che viene agevolata da uno stile espositivo asciutto e dal corredo di grafici ed approfondimenti ben mirati, i quali consentono di apprezzare, quasi in tempo reale, l’evoluzione dei principali segmenti di attività e delle classi di rischio che caratterizzano l’operatività bancaria. Una pubblicazione che non dovrebbe mancare sul tavolo di manager del settore, di consulenti che si occupano di banche e di coloro che producono analisi ed informazioni economiche. Potete scaricare il Rapporto dal sito della Banca d’Italia cliccando qui.


Dec 11 2010

Euro(pa) addio?

Alberto Balestreri

Probabilmente si, con questa generazione di politici. Stupisce non poco che anche Dani Rodrik, che non può certo essere qualificato come economista allineato con il Washington Consensus, abbia sottolineato in due articoli comparsi sul suo blog (che trovate tradotto in italiano sul sito del Sole 24 Ore cliccando qui) e su Project Syndacate i timori di uno sfaldamento dei confini dell’impero dell’euro (Grecia, Irlanda, Spagna e Portogallo). Se poi si valuta con pacatezza e profondità quanto riportato dal Vice Direttore Generale della Banca d’Italia, dott. Ignazio Visco, alle Commissioni riunite Bilancio e Programmazione economica lo scorso 1o dicembre (“La riforma della governance economica europea”) appare evidente che la crisi finanziaria ha mostrato al mondo l’incapacità di buona parte della classe politica europea di saper riconfigurare rapidamente Stati, politiche economiche e gli stessi contenuti della politica.

Quali soluzioni possibili? Il dott. Visco conclude il suo intervento sostenendo che “Le politiche pubbliche devono ora mirare a rafforzare il potenziale di crescita dell’economia, favorendo la competitività delle imprese e la produttività, migliorando la qualità dei servizi pubblici e della regolamentazione. Una crescita soddisfacente è condizione necessaria per il consolidamento strutturale dei conti pubblici e il conseguimento della stabilità finanziaria”, dopo aver più volte rimarcato che “gli effetti della crisi e le perduranti tensioni sui mercati finanziari hanno reso manifeste le carenze nel governo economico dell’Unione europea. L’interdipendenza creata dalla moneta unica richiede un maggiore coordinamento delle politiche economiche e di bilancio tra i paesi dell’area dell’euro.

Non pare che queste due direzioni di lavoro siano difficili da realizzare e, più in generale, non dovrebbero mancare in Europa intelligenze, anche assai acute, per immaginare come tradurle in realtà. La crisi finanziaria può rappresentare una grande opportunità per riaprire il Cantiere Europa. Ma provate a parlarne con qualche politico, ascoltate con attenzione le sue analisi e proposte di politica economica e sociale, fatevi candidamente pervadere dal suo inconcludente e schizofrenico populismo e pietismo sociale e capirete perché l’Europa, e l’euro, sono davvero a rischio.


Dec 9 2010

L’analisi dei rischi e del patrimonio di vigilanza: il Terzo Pilastro di Basilea 2 (lezione n. 4)

Alberto Balestreri
1. Cosa sono i Capital Ratios?
2. Cosa è il Patrimonio di vigilanza?
3. Cosa sono e come si misurano il rischio di credito ed il rischio di controparte?
4. Cosa sono e come si misurano i rischi di mercato?
5. Cosa è e come si misura il rischio operativo?
6. Come si determina il requisito patrimoniale complessivo?
7. Cosa è il Terzo pilastro di Basilea 2?
Clicca su Lezione 4 per trovare le risposte.

Dec 3 2010

Leadership in tempi di transizione e turbolenza

Alberto Balestreri

Il professor Kenneth Costa, che è presidente di Lazard International, ha recentemente tenuto una lecture presso il Gresham College sul tema “Leadership in time of transition and turbolence” alla quale potete accedere direttamente cliccando qui.

Possedere rilevanti doti di leadership in tempi di New Normal è un esercizio più complesso e difficile rispetto a quanto abbiamo recentemente osservato in economie caratterizzate da ottimismo strutturale e costante sottovalutazione dei rischi. Guidare le organizzazioni nel contesto attuale è quindi molto più difficile rispetto al recente passato. Se, come sosteneva Richard Normann, la leadership nasce dalla sofferenza che viene tradotta in valori e comportamenti capaci di guidare gli altri, la crisi che stiamo attraversando (ed il mondo mutato nel quale ci muoviamo ogni giorno verificando, con incredulità, quanto essa sia stata profonda e devastante) potrebbero far emergere una nuova classe (non generazione, per favore!) di figure di riferimento che pongano alla base dei loro comportamenti e motivazioni un set di valori ben più raffinato, evoluto e potente rispetto a quelli tradizionalmente praticati da politici e mercanti di potere.

In questa ottica la leadership assume il ruolo di servizio, finalizzato alla crescita delle persone e delle organizzazioni, alla promozione delle loro capacità, alla costruzione di reti di persone e imprese iperconnesse e trasparenti, nelle quali non vi è tempo per stilare giudizi ma per le quali il gossip, ogni tipo di gossip, è d’obbligo. Quella promossa dal prof. Costa non è più la comoda leadership sovietica, fatta di acciaio e slogano, e neanche quella machista ed autoreferenziale che abbiamo appreso dal turbocapitalismo o dalla crisi delle nostre democrazie. Ma è una leadership vera, che saprebbe creare valore anche nel vuoto assoluto.


Dec 2 2010

La valutazione della performance economica e finanziaria della banca (lezione n. 3)

Alberto Balestreri

1. Quali sono gli schemi di bilancio che consentono di apprezzare la performance economico-finanziaria di una banca?

2. Quali ricavi e quali costi formano il “margine di intermediazione” di una banca?

3. Quali componenti conducono dal “margine di intermediazione” al risultato di esercizio di una banca?

4. Come istituire relazioni tra stato patrimoniale e conto economico utili per l’analisi della performance?

5. Come si differenziano le performance economiche di un campione di banche?

Clicca su Lezione 3 per trovare le risposte.


Nov 26 2010

Il bilancio della banca e l’analisi della struttura patrimoniale (lezione n. 2)

Alberto Balestreri

1. Da cosa è costituito il bilancio di una banca?

2. Quale è la struttura delle attività rappresentata negli schemi di bilancio di una banca?

3. Quale è la struttura delle passività rappresentata negli schemi di bilancio di una banca?

4. Quale è la struttura del patrimonio netto rappresentata negli schemi di bilancio di una banca?

5. Quali analisi della struttura patrimoniale è possibile sviluppare a partire dai soli dati degli schemi di bilancio?

Clicca su Lezione 2 per trovare le risposte.


Nov 24 2010

TUB

Alberto Balestreri

Due righe solo per informare che la Banca d’Italia ha rilasciato la versione aggiornata del Testo Unico bancario.

Clicca qui per scaricare il TUB direttamente dal sito di Banca d’Italia.


Nov 21 2010

Quali novità normative in arrivo per le banche italiane?

Alberto Balestreri

Il Dott. Andrea Enria, Capo del Servizio Normativa e politiche di vigilanza della Banca d’Italia, ha recentemente presentato in sede di audizione presso la  VI Commissione Finanze della Camera dei Deputati un’interessante relazione dal titolo “Lo stato del sistema bancario italiano e le prospettive per l’attività normativa”. Consigliamo la lettura di questa relazione, che potete scaricare direttamente dal sito della Banca d’Italia cliccando qui, per  la pluralità degli angoli visuali che essa propone, per l’efficace sintesi dell’evoluzione in atto del complessivo quadro normativo cui saranno sottoposti banche ed intermediari finanziari e, infine,  per la qualificazione che essa offre delle principali novità che interessano le modalità di produzione delle norme finanziarie nel nostro Paese.

PS. La Banca d’Italia ha pubblicato lo scorso 30 novembre un documento di consultazione denominato “Programma dell’attività normativa dell’Area Vigilanza per l’anno 2011″ al quale potete accedere cliccando qui.


Nov 19 2010

L’analisi di sistema e del posizionamento (lezione n. 1)

Alberto Balestreri

1. Quali relazioni susssitono tra analisi della performance e knowledge management?

2. Quale è il ruolo della conoscenza nei processi di sviluppo strategico?

3. Cosa sono le Istituzioni Finanziarie Monetarie (IFM)?

4. Come sono strutturate le attività consolidate delle IFM europee?

5. Come sono strutturate le passività consolidate delle IFM europee?

6. Quali sono alcuni indici di bilanci utili per lo sviluppo dell’analisi di sistema? Quali sono i prerequisiti per le analisi di performance?

7. Quali sono i prerequisiti per le analisi di performance?

Clicca Lezione 1 per trovare alcune risposte.


Nov 18 2010

Quali prospettive di business per gli intermediari finanziari in tempi di “New normal”?

Alberto Balestreri

Che siano tempi definibili come “new normal” è ormai noto a tutti. Quali possano essere gli impatti sulle modalità di conduzione degli intermediari finanziari, banche in primis, invece lo è forse un po’ meno. In questo difficile percorso di immaginazione di quali potranno essere i futuri possibili delle banche, certamente è di ausilio un intervento, molto asciutto e tecnico, che Jurgen Stark, membro del Comtato Esecutico della Banca Centrale Europea, ha recentemente pronunciato, ed al quale potete accedere – direttamente dal sito della BCE – cliccando qui.

Quali direzioni di lavoro attendersi? In buona sintesi ” …. a number of elements will have changed due to experiences made during the crisis and the policy responses which followed. Specifically, I would expect

  1. unsustainable deficit paths to continue no longer;
  2. business models in financial markets to come under far closer scrutiny;
  3. the valuation of liquidity to increase permanently;
  4. new regulation to render financial intermediation more secure, but also more costly.

Ed ancora:

“The “new normal” will be different, but still difficult to characterise. The crisis will have changed the economic and financial environment a lot. Which of these changes will be temporary, which ones more permanent?

- Most likely we will see lower but more sustainable growth paths.

- I would expect risks to be priced more appropriately.

- As exemplified by the recent agreement on Basel III at the G20 level, regulation and supervision will be strengthened.

Probabilmente mai come adesso i bravi banchieri riusciranno a fare decisamente meglio degli altri.


Nov 7 2010

Quante PMI chiuderanno il 2010 in utile?

Alberto Balestreri

La Banca d’Italia conduce, con cadenza annuale, un Sondaggio congiunturale presso un vasto insieme di imprese italiane che impiegano almeno 20 addetti. I campioni sono, in buona sintesi, tre: il primo è costituito da circa tremila imprese appartenenti all’industria in senso stretto, il secondo si compone di quasi milleduecento imprese operanti nel comparto dei servizi privati non finanziari ed il terzo è costituito da circa cinquencento imprese del settore costruzioni.

L’indagine, che potete scaricare direttamente dal sito della Banca d’Italia cliccando qui, permette di valutare una molteplicità di elementi utili per comprendere l’esercizio in corso e le prospettive per il 2011. Le PMI italiane sono chiuse in un tunnel che non lascia possibilità di scampo?  La lettura attenta dei dati evidenzia un pluralità di segnali positivi, che testimoniano la vitalità del tessuto produttivo italiano e sui quali sarebbe assai utile sviluppare riflessioni controintuitive.

Volendoci concentrare sul tema centrale del bilancio di ogni PMI, e cioè sulla capacità che essa ha di produrre utili, abbiamo rielaborato i dati contenuti nel “Sondaggio congiunturale sulle imprese industriali e dei servizi” relativamente ad una sola variabile, e cioè la quota percentuale delle PMI che prevede di chiudere l’esercizio 2010 in utile:

Imprese che chiuderanno in utile l’esercizio 2010 Imprese industriali Imprese dei servizi non finanziari Imprese di costruzione
Totale imprese 59,3% 52,2% 53,9%
Classi di addetti
20-49 59,1% 49,2% 51,5%
50-199 59,0% 58,0% 63,4%
200-499 63,0% 60,3% 79,9%
500 e oltre 65,3% 68,0% 75,5%
Settore
Tessile 55,0%
Chimico 71,2%
Metalmeccanico 61,2%
Altre manifatture 53,6%
Energia, estrattive 72,8%
Commercio 63,4%
Alberghi e ristorazione 21,6%
Trasporti e comunicazione 54,7%
Altri servizi 49,8%
Area
Nord 60,4% 54,7% 46,3%
Centro 58,1% 51,2% 54,9%
Sud e Isole 55,6% 46,6% 66,3%

Tralasciamo ogni commento su alcune evidenze eclatanti, ma siamo proprio certi che in Italia vada tutto male?


Oct 24 2010

Finanziamento dell’innovazione nelle imprese e politiche monetarie delle banche centrali

Alberto Balestreri

La crisi finanziaria e la situazione di stasi nella quale si dibattono alcune economie europee, tra le quali la nostra, pongono importanti interrogativi sull’impatto che le politiche monetarie disegnate dalla BCE potranno avere sullo sviluppo economico del continente. Un recente articolo a firma di Riccardo Sorrentino, comparso sul Sole 24 Ore del 17 ottobre 2010 (“Terapie shock per il Giappone”), ci introduce ad un modo nuovo di condurre le politiche monetarie da parte di una grande banca centrale.

La Bank of Japan, infatti, ha recentemente introdotto un nuovo segmento della propria politica monetaria denominato “Fund-Provisioning Measure to Support Strengthening the Foundations for Economic Growth” ed allocando su di esso sino ad un massimo di 3 trillioni di yen (corrispondenti a circa 26 miliardi di euro) in otto trimestri a partire da agosto 2010. La logica sottostante è semplice e lineare: la banca centrale offre, in aggiunta agli strumenti correntemente utilizzati per la conduzione della politica monetaria, linee di credito privilegiate, con durata da uno a quattro anni,  a quelle banche che dimostrino di aver finanziato l’innovazione delle imprese loro clienti. L’innovazione viene quindi considerata lo strumento più efficace per vincere la deflazione ed aumentare la produttività del lavoro, ed il suo finanziamento (indiretto, ma certificato) assurge al ruolo di vero e proprio strumento di politica monetaria.

L’articolo comparso a settembre sulla Bank of Japan Review, che potete scaricare cliccando qui, illustra i modo compiuto, con semplicità e rigore, i principali assunti posti a base di questa scelta ed i 18 settori industriali verso i quali saranno diretti i finanziamenti (investitori di tutto il mondo, leggete!). Nel primo trimestre di apertura delle operazioni sono stati erogati dalla BoJ 478 miliardi di yen (circa 4,2 miliardi di euro), che hanno permesso di finanziare 1.342 progetti, con un importo medio dei prestiti erogati pari a 360 milioni di yen (3,2 milioni di euro) ed una durata media di essi, elemento assai importante, di ben 8,2 anni.

L’azione della Bank of Japan è tesa ad invertire la doppia trappola delle aspettative nelle quali si dibattono imprese e famiglie: “In Japan, growth expectations remain sluggish as business managers and the public at large seem to feel that “the economy is not likely to grow much in the future” due to the fact that the economic growth rate has been declining over a long period and to anxiety associated with the difficulty in finding an effective solution to emerge from this situation. This, as explained earlier, has been a major cause of deflation. If business managers expect that sales and profits will not grow much in the future, they will be hesitant to increase business fixed investment and raise wages. If individuals in the country expect that future income will not grow much or that fiscal burden will increase, they will reduce present consumption as much as possible and opt to save for the future. This causes stagnation in present demand, which in turn exerts downward pressure on prices through a widening of the output gap. Deflation in Japan could be regarded as a phenomenon in which the medium- to long-term challenges facing the economy, namely the trend of decline in the economic growth rate and associated sluggish growth
expectations, have manifested in a concentrated manner.”

Produttività, aspettative, innovazione, politica industriale, finanziamenti veri: ecco alcuni temi sui quali sarebbe utile svolgere accurati approfondimenti anche nel nostro Paese …


Oct 3 2010

Banche, infrastrutture e rischi sistemici: una sintesi

Alberto Balestreri

Gertrude Tumpel-Gugerell, membro del Comitato Esecutivo della Banca Centrale Europea, ha fornito in un breve speech pronunciato di recente una utile sintesi -  probabilmente utile più i banchieri commerciali nella gestione quotidiana delle loro attività che non per coloro che si occupano di teoria dell’intermediazione finanziaria – dello scenario nel quale si muoveranno, nel corso dei prossimi anni, intermediari finanziari, infrastrutture di mercato ed autorità di vigilanza.

Uno dei punti di partenza dell’analisi è che l’aver assicurato la solidità e la resilienza di ciascuna banca non ha significato, e non significa, assicurare necessariamente anche la stabilità dell’intero sistema (“However ensuring the soundness of each individual institution does not necessarily ensure the soundness of the financial system as a whole”). I focus che Tumpel-Gugerell offre in tema di evoluzione della regolamentazione bancaria (con particolare riguardo ai modelli di business, alla corporate governance ed alle pratiche di risk management), dello sviluppo delle infrastrutture di mercato ( in particolare dei livelli di trasparenza e della necessaria attenzione nei confronti dell’innovazione finanziaria) ed in tema di disciplina dei rischi sistemici (area tuttora in fase di avvio per la quale appare ancora imprudente impiegare il termine “evoluzione”) offrono rimarchevoli spunti di riflessione anche per ipotizzare la riconfigurazione del disegno organizzativo di banche ed intermediari finanziari.

Come noto, nel corso dell’ultimo triennio i mercati sono mutati in misura rilevante, la regolamentazione finanziaria ancora di più ed il futuro, già lo sappiamo, ci riserva molte innovazioni che dovranno essere attuate e recepite. Sarebbe miope (e falsamente consolatorio anche per i politici più giustizialisti della finanza) considerare tale evoluzione solo come un insieme di nuovi obblighi che graveranno su banche e mercati. Perchè non immaginare, invece, di tradurre le nuove regole in opportunità di business? Perchè non immaginare, ad esempio, una nuova generazione di banche (e, probabilmente, di banchieri) che sappia disegnare l’organizzazione e l’offerta di servizi in modo radicalmente differente?

Potete scaricare l’intervento di Gertrude Tumpel-Gugerell, in formato pdf ed in lingua inglese, direttamente dal sito della BIS cliccando qui.


Sep 25 2010

Verso una nuova cultura del lavoro?

Alberto Balestreri

Il dott. Ignazio Visco, Vice Direttore Generale della Banca d’Italia, ha presentato ieri in Confindustria alcune riflessioni davvero molto interessanti in tema di cultura del lavoro, tema particolarmente importante alla luce dei pesanti impatti indotti dalla recente crisi finanziaria.

Invecchiamento della popolazione, flussi migratori più spessi, globalizzazione e sviluppo dell’ICT hanno determinato, fra l’altro, la necessità di modificare rapidamente il nostro approccio alla formazione ed al lavoro. Senza voler in alcun modo anticiparvi le conclusioni di questo intervento, denso peraltro di dati e informazioni utilissimi e che potete scaricare direttamente dal sito della Banca d’Italia cliccando qui, pare opportuno riportare almeno queste due considerazioni: “La prima è che il ritmo di cambiamento è divenuto sempre più elevato. Ciò impone di accrescere la rapidità di aggiustamento della nostra economia. È un problema che riguarda l’intero paese, le sue istituzioni e il suo sistema produttivo, non solo il capitale umano e l’adattabilità della sua forza lavoro, sui quali tornerò più avanti. La seconda considerazione è che l’esperienza recente mostra come i paesi avanzati che stanno meglio cogliendo le opportunità offerte dal nuovo paradigma tecnologico e dall’integrazione dei mercati mondiali sono quelli che hanno puntato a sviluppare le fasi di ricerca e sviluppo di nuovi prodotti, del design, dei servizi di marketing, della logistica. Un esempio illuminante è quello dell’iPod: solo il 2 per cento del suo prezzo di vendita finale arriva al paese produttore del manufatto fisico. Il resto è distribuito tra i servizi di progettazione, distribuzione, marketing, design.”

Che sia finalmente giunto il momento, per ciascuno di noi e per il Paese nel suo insieme, di considerare del tutto inutile il piangersi addosso e/o di aspirare a ricercare sterili soluzioni da cortile di casa?


Sep 12 2010

Espropri immobiliari, impatti sociali e strumenti di gestione della crisi: l’analisi della FED

Alberto Balestreri

All’inizio di settembre si è tenuto a Washington un seminario, organizzato dalla Federal Reserve, denominato REO and Vacant Property Strategies for Neighborhood Stabilization, dedicato all’esame degli impatti che un elevato volume di immobili lasciati vuoti a causa di procedure di esproprio e/o mancanza di acquirenti ha determinato in molti quartieri di importanti aree metropolitane statunitensi.

Sul sito della Federal Reserve sono disponibili gli interventi degli esponenti delle FED locali maggiormente impegnate sul tema (clicca qui), l’intervento del goveratore Duke (clicca qui) e l’interessante volume pubblicato in occasione del seminario (clicca qui)  che contiene alcune esperienze utili per gestire, anche dal punto di vista sociale ed urbanistico, ampi portafoglio di immobili che una volta erano utilizzati da individui e famiglie ed oggi, purtroppo, non più.


Jun 4 2010

L’evoluzione del settore Health Care in USA

Alberto Balestreri

La Federal Reserve di Chicago ha recentemente pubblicato una sintesi della “2010 New Perspectives on Health and Health Care Policy Conference” nella propria Chicago Fed Letter che potete scaricare direttamente dal sito Fed cliccando qui.

Dopo aver esaminato l’impatto che l’introduzione, avvenuta nel 1965, di Medicare ha determinato sui livelli di salute della popolazione, con costi decisamente contenuti se si pensa che l’oner pro-capite è stato pari ad appena 200 dollari, la sintesi offre alcune interessanti considerazioni sul tema dei processi di concentrazione nel settore assicurativo e dei connessi impatti sull’offerta dei servizi di Health Care.

Particolarmente interessanti, tra le altre, le considerazioni emerse in tema di cambiamento di stili di vita dannosi, sotto il profilo del benessere, indotti con incentivi monetari o con specifici benefici contrattuali dai datori di lavoro al fine di ridurre gli oneri sostenuti per l’assicurazione dei propri dipendenti.

L’ampio spettro di riflessioni emerse lascia intuire che il settore Health Care possa rappresentare il principale driver di crescita delle economie occidentali nel corso dei prossimi venti anni.


May 9 2010

Bernanke e la felicità

Alberto Balestreri

E’ possibile che un grande Governatore come Ben Bernanke dedichi il suo tempo ad esaminare temi quali le relazioni tra economia e felicità nel bel mezzo di un week end che vede l’intero impianto dell’euro messo in discussione dalla speculazione e del cinismo di alcuni governanti europei? Si, incredibilmente è possibile ed è realmente avvenuto.

“Ultimately, life satisfaction requires more than just happiness. Sometimes, difficult choices can open the doors to future opportunities, and the short-run pain can be worth the long-run gain. Just as importantly, life satisfaction requires an ethical framework. Everyone needs such a framework. In the short run, it is possible that doing the ethical thing will make you feel, well, unhappy. In the long run, though, it is essential for a well-balanced and satisfying life.”

Bernanke conclude la sua prolusione, che potete trovare sul sito delle Fed cliccando qui, con un messaggio molto fattivo e di grande pregnanza. La soddisfazione nella vita richiede ben di più della felicità: chissà se in Europa qualcuno saprà ascoltare o penserà solo agli affari interni del proprio modesto condominio …..


Mar 14 2010

Basilea 3: una introduzione.

Alberto Balestreri

Nel corso dell’audizione recentemente tenuta presso la Comissione Finanze della Camera dei Deputati, il dott. Giovanni Carosio, Vice Direttore Generale della Banca d’Italia, ha illustrato i principali contenuti della riforma bancaria in via di elaborazione, già conosciuta come Basilea 3, e di talune problematiche ad essa connessa con riferimento alle banche italiane.

La riforma, che dovrebbe entrare in vigore alla fine del 2012, prevede le seguenti principali aree di intervento:

a) riduzione del rischio di liquità;

b) più stringente definizione del patrimonio utile ai fini di vigilanza;

c) migliore misurazione e copertura dei rischi di mercato, di credito e di controparte;

d) introduzione di un leverage ratio, e cioè di un rapporto massimo tra le attività di bilancio ed il capitale (solo in parete già implicito nella determinazione dei requisiti patrimoniali);

e) introduzione di un meccanismo di conservazione del capitale (buffer) al di sopra del minimo regolamentare, con finalità di limitazione della ciclicità, di un target ratio, finalizzato ad incentivare le politiche di autofinanziamento del singolo intermediario nelle fasi espansive dell’economia, e di un buffer macroprudenziale con funzione marcatamente anticiclica;

f) introduzione di nuove regole per gli operatori sistematicamente rilevanti.

Cosigliamo vivamente la lettura dell’intervento del dott. Carosio che potete scaricare direttamente dal sito della Banca d’Italia cliccando qui.