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		<title>Quali cause della crisi finanziaria?</title>
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		<pubDate>Sun, 13 May 2012 08:46:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
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		<category><![CDATA[La nuova architettura finanziaria]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel corso degli ultimi anni non sono certo mancate le Commissioni di indagine sulle motivazioni della crisi finanziaria, i libri dedicati all&#8217;analisi delle cause prime della stessa ed alcune migliaia di paper di ricerca dedicati ad una o più temi ad essa connessi. La Boston Federal Reserve ha recentemente pubblicato uno studio (&#8220;WHY DID SO [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel corso degli ultimi anni non sono certo mancate le Commissioni di indagine sulle motivazioni della crisi finanziaria, i libri dedicati all&#8217;analisi delle cause prime della stessa ed alcune migliaia di paper di ricerca dedicati ad una o più temi ad essa connessi.</p>
<p>La Boston Federal Reserve ha recentemente pubblicato uno studio (&#8220;WHY DID SO MANY PEOPLE MAKE SO MANY EX POST BAD DECISIONS? THE CAUSES OF THE FORECLOSURE CRISIS&#8221; di Christopher L. Foote, Kristopher S. Gerardi, and Paul S. Willen) che ben sintetizza le principali posizioni assunte sul tema dal mondo accademico e politico e che offre una visione, forse più sostanziale, delle cause prime della crisi che ha investito i mutui subprime USA e, conseguentemente, tutta l&#8217;industria finanziaria.</p>
<p>Il paper naviga controcorrente e riconduce la crisi non tanto ai comportamenti poco virtuosi di tutti i soggetti coinvolti &#8211; banchieri, autorità di vigilanza, cartolarizzazioni e prodotti innovativi, i quali hanno giocato comunque un ruolo specifico &#8211; ma all&#8217;incredibile illusione collettiva circa la dinamica attesa dei prezzi degli immobili USA che si è diffusa nella prima parte del nuovo millennio, così come evidenziato dal seguente grafico:</p>
<p><a href="http://www.studiobalestreri.it/wp-content/uploads/2012/05/Copia-di-download.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-1022" title="Copia di download" src="http://www.studiobalestreri.it/wp-content/uploads/2012/05/Copia-di-download-1024x724.jpg" alt="" width="1024" height="724" /></a></p>
<p>Può darsi che le tesi riportate nel paper che abbiamo segnalato non siano condivise dai moralisti che ogni giorno si incontrano per strada i quali, seppur formatisi in scuole anche molto diverse, sono uniti da un comune sentimento di condanna dei comportamenti umani. E&#8217; però necessario ammettere che la teoria economica non conosce le motivazioni prime poste a base della formazione delle bolle speculative e che è ormai necessario investire cospicue risorse in nuove direzioni di ricerca se si desidera impedire gli effetti delle crisi che, con certezza e inevitabilmente, si manifesteranno ancora nel prossimo futuro.</p>
<p>Potete scaricare il paper direttamente dal sito della Boston Fed cliccando <a href="&lt;http://www.bostonfed.org/economic/ppdp/2012/ppdp1202.htm&gt;">qui</a>.</p>
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		<title>Come fare ricerca seria</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Mar 2012 16:59:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Weizmann Institute of Science di Rehovot (Israele) conta 2200 scienziati ed è diretto da Daniel Zajfman, il quale ha rilasciato una interessante intervista che trovate a pag. 12 della versione italiana de Le Scienze (marzo 2012) e che viene anche riportata, in versione integrale, sul sito della rivista (www.lescienze.it, previa registrazione il link all&#8217;intervista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Weizmann Institute of Science di Rehovot (Israele) conta 2200 scienziati ed è diretto da Daniel Zajfman, il quale ha rilasciato una interessante intervista che trovate a pag. 12 della versione italiana de Le Scienze (marzo 2012) e che viene anche riportata, in versione integrale, sul sito della rivista (www.lescienze.it, previa registrazione il link all&#8217;intervista si ottiene cliccando <a href="http://www.lescienze.it/news/2012/03/01/news/la_formula_del_weizmann-876774/">qui</a>).</p>
<p>Riportiamo alcuni brani dell&#8217;intervista che, secondo noi, sono utili per coloro che si occupano di ricerca:</p>
<p><em>Non si può inventare la scienza mettendo dentro dei soldi. C&#8217;è bisogno di cultura scientifica.</em></p>
<p><em>Non so quali saranno le prossime scoperte, ma so chi le farà.</em></p>
<p><em>Bisogna sempre ricordarsi che la tecnologia è sviluppata da persone. Se non si potessero istruire le persone, ricercatori e ingegneri, al massimo livello possibile, l&#8217;industria ad alta tecnologia collasserebbe.</em></p>
<p><em>È più economico investire nelle persone, inoltre la conoscenza è un capitale più facile da accumulare: negli anni abbiamo visto che non diminuisce mai, si accumula sempre. È un mercato che cresce continuamente.</em></p>
<p><em>Penso che il fatto di vivere in un posto così pericoloso del mondo spinga le persone a prendersi rischi negli affari e se si vogliono sviluppare nuove tecnologie, non servono solo soldi, investimenti in percentuale del prodotto interno lordo, ma servono anche cultura, persone, provare nuove idee e fallire.</em></p>
<p><em>Sfruttare i fallimenti per arrivare alla prossima idea.</em></p>
<p><em>Ritengo sbagliato che gli autori di una scoperta si occupino anche dell&#8217;eventuale entrata sul mercato. Gli scienziati non hanno idea di come commercializzare quello che trovano, è un lavoro da professionisti che deve essere gestito da altre persone.</em></p>
<p><em>Io dico sempre che se si vuole valutare un ricercatore non solo si devono saper leggere i numeri, ma anche le lettere. Inoltre ritengo che la qualità della ricerca possa essere valutata solo da ricercatori, non a livello politico.</em></p>
<p><em>Il punto è se investire denaro in un campo importante oppure in uno in cui si hanno idee veramente interessanti.</em></p>
<p><em>Non ci si può aspettare un&#8217;innovazione fondamentale da persone straordinarie se poi queste persone vengono controllate.</em></p>
<p><em>La storia della scienza mostra che la differenza la fanno individui eccezionali che sono stati sostenuti. La nostra filosofia quindi è scegliere lo scienziato, non il campo di ricerca.</em></p>
<p><em>Se facciamo qualche passo in avanti e arriviamo alla scienza vediamo che l&#8217;unico modo per ottenere il progresso è la discussione.</em></p>
<p>Non sembrano idee così difficili da mettere in pratica. Perchè non provare?</p>
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		<title>Perchè criticare Standard &amp; Poors?</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 18:03:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
				<category><![CDATA[All]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[La nuova architettura finanziaria]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo scorso 13 gennaio S&#38;P ha ridotto di 2 punti (notches) i rating a lungo termine di Cipro, Italia, Portogallo e Spagna, di 1 punto quelli di Austria, Francia, Malta e Slovacchia e Slovenia ed ha mantenuto inalterati i rating a lungo termine di Belgio, Estonia, Finlandia, Germania, Irlanda, Lussemburgo ed Olanda. Inoltre gli outlook [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scorso 13 gennaio S&amp;P ha ridotto di 2 punti (notches) i rating a lungo termine di Cipro, Italia, Portogallo e Spagna, di 1 punto quelli di Austria, Francia, Malta e Slovacchia e Slovenia ed ha mantenuto inalterati i rating a lungo termine di Belgio, Estonia, Finlandia, Germania, Irlanda, Lussemburgo ed Olanda.</p>
<p>Inoltre gli outlook per i rating a lungo termine di tutti questi paesi, eccetto la Germania, sono diventati negativi, evidenziando che vi è (come minimo) una probabilità su tre che nel corso del prossimo biennio essi siano ulteriormente rivisti al ribasso.</p>
<p>Le motivazioni sono state così sintetizzate da S&amp;P (grassetto nostro, ma cliccate <a href="http://www.standardandpoors.com/ratings/articles/en/us/?articleType=HTML&amp;assetID=1245327294763">qui</a> per l&#8217;elenco completo delle loro osservazioni): <em></em></p>
<p><em>&#8220;Today&#8217;s rating actions are primarily driven by our assessment that <strong>the policy initiatives that have been taken by European policymakers</strong> in recent weeks may be insufficient to fully address ongoing systemic stresses in the eurozone. In our view, these stresses include:</em></p>
<p><em> (1) tightening credit conditions; </em></p>
<p><em>(2) an increase in risk premiums for a widening group of eurozone issuers; </em></p>
<p><em>(3) a simultaneous attempt to delever by governments and households; </em></p>
<p><em>(4) weakening economic growth prospects, and </em></p>
<p><em>(5) an <strong>open and prolonged dispute among European policymakers over the proper approach to address challenges.&#8221;</strong></em></p>
<p>Tutto verissimo. Perchè anzichè lamentarsi, non cogliere con coraggio la sfida?</p>
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		<title>Internal audit e banche</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Dec 2011 07:35:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
				<category><![CDATA[All]]></category>
		<category><![CDATA[Compliance]]></category>
		<category><![CDATA[La nuova architettura finanziaria]]></category>
		<category><![CDATA[Normativa bancaria e finanziaria]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Comitato di Basilea ha (finalmente) pubblicato &#8220;The internal audit function in banks&#8221;, documento in consultazione sino alla fine di marz0 2012, che rivede in modo sostanziale il precedente &#8220;Internal audit in banks and the supervisor&#8217;s relationship with auditors&#8221; emanato nell&#8217;ormai lontanissimo agosto 2001. Potete scaricare il primo documento, direttamente dal sito della BIS, cliccando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Comitato di Basilea ha (finalmente) pubblicato <em>&#8220;The internal audit function in banks&#8221;</em>, documento in consultazione sino alla fine di marz0 2012, che rivede in modo sostanziale il precedente <em>&#8220;Internal audit in banks and the supervisor&#8217;s relationship with auditors&#8221;</em> emanato nell&#8217;ormai lontanissimo agosto 2001. Potete scaricare il primo documento, direttamente dal sito della BIS, cliccando <a href="http://www.bis.org/publ/bcbs210.pdf">qui</a>.</p>
<p><em>&#8220;The internal audit function in banks&#8221;</em> si innesta direttamente nei principi di governance bancaria rivisti dal medesimo Comitato lo scorso anno (si vedano i <em>&#8220;Principles for enhancing corporate governance&#8221;</em> dell&#8217;ottobre 2010, ai quali potete accedere cliccando <a href="http://www.bis.org/publ/bcbs176.pdf">qui</a>), nei quali veniva, tra l&#8217;altro, richiesto alle banche di avere &#8221; &#8230;. an internal audit function with sufficient authority, stature, independence, resources and access to the board of directors. Independent, competent and qualified internal auditors are vital to sound corporate governance.&#8221;</p>
<p>La lettura del documento certamente aiuterà amministratori e sindaci di banche ed intermediari finanziari a comprendere meglio quali saranno gli orientamenti della Vigilanza sul tema. Sarà inoltre interessante verificare, ma lo potremo fare solamente nel corso della prossima primavera, quali osservazioni e critiche la comunità finanziaria proporrà al Comitato di Basilea, semprechè la pubblicazione di tali osservazioni venga autorizzata, al fine di comprendere in quali parti <em>&#8220;The internal audit function in banks&#8221;</em> risulti compilato in modo non sufficientemente chiaro o, <em>au contraire</em>, in modo troppo estensivo e pervasivo.</p>
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		<title>80 miliardi di euro disponibili per la ricerca in Europa</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 18:26:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nonostante la crisi finanziaria ci sono buone notizie per le start-up e per le imprese che desiderano investire in ricerca. &#8220;La Commissione europea ha presentato oggi (30 novembre 2011, ndr) un pacchetto di misure volte a rilanciare crescita, innovazione e competitività in Europa. La commissaria Máire Geoghegan-Quinn ha annunciato Orizzonte 2020, un programma di 80 miliardi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nonostante la crisi finanziaria ci sono buone notizie per le start-up e per le imprese che desiderano investire in ricerca.<em> </em></p>
<p><em>&#8220;La Commissione europea ha presentato oggi (30 novembre 2011, ndr) un pacchetto di misure volte a rilanciare crescita, innovazione e competitività in Europa. La commissaria Máire Geoghegan-Quinn ha annunciato Orizzonte 2020, un programma di 80 miliardi di eurodestinati ad investimenti per la ricerca e l’innovazione. La commissaria Androulla Vassiliou ha presentato l’agenda strategica per l’innovazione dell’Istituto europeo di innovazione e tecnologia (IET) che riceverà fondi per 2,8 miliardi di euro nell’ambito del programma Orizzonte 2020. Parallelamente, il vicepresidente Antonio Tajani ha annunciato un nuovo programma complementare volto a potenziare competitività e innovazione nelle PMI dotato di un bilancio aggiuntivo pari a 2,5 miliardi di euro. I programmi di finanziamento corrono dal 2014 al 2020.</em></p>
<p><em>Nel presentare Orizzonte 2020, la commissaria europea per la Ricerca, l’innovazione e la scienza Máire Geoghegan-Quinn ha dichiarato: “Serve una nuova visione della ricerca e dell’innovazione europee in un contesto economico radicalmente mutato. Orizzonte 2020 stimola direttamente l’economia e ci garantisce la base scientifica e tecnologica e la competitività industriale per il futuro, con la promessa di una società più intelligente, sostenibile e inclusiva”.</em></p>
<p><em>Per la prima volta Orizzonte 2020 raggruppa l’insieme degli investimenti dell’UE per la ricerca e l’innovazione in un programma unico. Mette maggiormente in rilievo le possibilità di tradurre il progresso scientifico in prodotti e servizi innovativi che offrano opportunità imprenditoriali e cambino in meglio la vita dei cittadini. Nel contempo riduce drasticamente le formalità burocratiche semplificando norme e procedure per attirare più ricercatori di punta e una gamma più ampia di imprese innovative.</em></p>
<p><em>Orizzonte 2020 concentrerà i fondi su tre obiettivi chiave. </em></p>
<p><em>Sosterrà la posizione dell’UE in testa alla classifica mondiale nella scienza, con un bilancio assegnato di 24,6 miliardi di euro, compreso un aumento pari al 77% dei finanziamenti al Consiglio europeo della ricerca (CER) la cui missione è riuscita pienamente. </em></p>
<p><em>Contribuirà ad affermare il primato industriale nell’innovazione con un bilancio pari a 17,9 miliardi di euro, che comprende un investimento sostanzioso &#8211; pari a 13,7 miliardi di euro &#8211; nelle tecnologie di punta, nonché più ampio accesso al capitale e sostegno alle PMI. </em></p>
<p><em>Infine, 31,7 miliardi di euro saranno dedicati ad affrontare i principali problemi comuni a tutti gli europei, ripartiti su sei temi di base: sanità, evoluzione demografica e benessere; sicurezza alimentare, agricoltura sostenibile, ricerca marina e marittima e bioeconomia; energia sicura, pulita ed efficiente; trasporti intelligenti, verdi e integrati; interventi per il clima, efficienza delle risorse e materie prime; società inclusive, innovative e sicure.&#8221;</em></p>
<p>Potete trovare tutte le informazioni collegandovi a questo <a href="http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=IP/11/1475&amp;format=HTML&amp;aged=0&amp;language=en&amp;guiLanguage=en">link</a>.</p>
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		<title>Debito pubblico o deficit di conoscenza?</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/953</link>
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		<pubDate>Sun, 27 Nov 2011 19:34:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Human Capital]]></category>

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		<description><![CDATA[Senza alcuna piaggeria i post di questo blog testimoniano che spesso essi hanno potuto beneficiare delle lucide analisi svolte dal neo Governatore della Banca d&#8217;Italia, dott. Ignazio Visco, il quale ha recentemente espresso, nel suo intervento &#8220;Investire in conoscenza: giovani e cittadini, formazione e lavoro&#8221;, alcune fondamentali considerazioni circa il ruolo che la conoscenza ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Senza alcuna piaggeria i post di questo blog testimoniano che spesso essi hanno potuto beneficiare delle lucide analisi svolte dal neo Governatore della Banca d&#8217;Italia, dott. Ignazio Visco, il quale ha recentemente espresso, nel suo intervento <strong>&#8220;Investire in conoscenza: giovani e cittadini, formazione e lavoro&#8221;</strong>, alcune fondamentali considerazioni circa il ruolo che la conoscenza ed il capitale umano svolgono nelle società contemporanee.</p>
<p>In tempi di crisi finanziaria &#8211; che, come tutti ricordano, Marx aveva preconizzato quale principale causa del crollo delle società capitalistiche &#8211; può sembrare sterile, o quanto meno eccessivamente intellettuale, dedicare tempo prezioso ad esaminare il ruolo che la conoscenza svolge a favore dello sviluppo economico. I quotidiani riportano analisi terrificanti sulle cause della crisi le quali, però, hanno poco a che fare con l&#8217;esame accurato dei fattori strutturali posti a base di essa. Il rischio attuale è che la civilizzazione europea, costituita da persone mediamente sempre più anziane, collassi sotto i continui downgrading dei rating di stati e banche senza poter far piena leva sulla principale risorsa di cui essa dispone, la conoscenza.</p>
<p>Per quanto concerne l&#8217;Italia, se anzichè il debito sovrano fosse proprio il nostro deficit di conoscenza il problema numero uno? E se anzichè accontentarci di assumere l&#8217;Italia quale Paese di ignoranti (il che, in parte, è vero ma non ha impedito la creazione di un&#8217;economia vitale ed importante) elevassimo la visione su ciò che può essere fatto, anche in breve tempo, per riconfigurare ed estendere le competenze ed i saperi che si annidano nella difficile morfologia della nostra terra?</p>
<p>Più che il debito pubblico, il problema dell&#8217;Italia è il suo deficit di conoscenza, e ciò per almeno tre motivi. Primo, la crisi finanziaria è piombata come una meteora su una società che è oggi molto più interconnessa, soprattutto grazie al web, rispetto a quanto lo fosse nelle precedenti crisi. Secondo, sono oggi disponibili molti più strumenti di sviluppo della conoscenza di quanto non sia mai avvenuto nel corso della storia. Terzo, come sosteneva Richard Normann la proprietà dei mezzi di produzione è oggi nelle mani dei lavoratori (giusto per chiudere ogni spiraglio rivoluzionario alla precedente citazione di Marx) dato che in un mondo intriso di tecnologie la conoscenza E&#8217; il principale fattore di produzione.</p>
<p>Ciò premesso, le accurate Considerazioni Iniziali del Governatore sono da meditare con grande attenzione. Il Paese ha bisogno di autostrade tecnologiche, di maggiori gradi di libertà di azione (concreta, e non filosofica, nel senso in cui la intende un grande conoscitore di essa come il premio Nobel Gao Xingjian) e di responsabili &#8220;teaching teachers&#8221; capaci di aiutare i giovani, le imprese ed i mercati a dare avvio ad una nuova dimensione dello sviluppo economico.</p>
<p>Perchè invece di attendere con inarrestabile lentezza la propria rovina, il Paese non lavora velocemente per creare le opportunità di un nuovo sviluppo economico?</p>
<p>Potete accedere all&#8217;intervento del dott. Visco, direttamente dal sito della Banca d&#8217;Italia, cliccando <a href="http://www.bancaditalia.it/interventi/integov/2011/visco-catania/visco_25112011.pdf">qui</a>.</p>
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		<title>Denaro e Bellezza</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Nov 2011 07:40:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
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		<category><![CDATA[La nuova architettura finanziaria]]></category>

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		<description><![CDATA[Denaro e Bellezza. I banchieri, Botticelli e il rogo delle vanità è una mostra molto interessante che si tiene nel meraviglioso Palazzo Strozzi di Firenze e che racconta la storia dell’invenzione del sistema bancario moderno e del progresso economico cui ha dato origine, ricostruendo la vita l’economia europea dal Medioevo al Rinascimento. Come recita il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Denaro e Bellezza. I banchieri, Botticelli e il rogo delle vanità</em> è una mostra molto interessante che si tiene nel meraviglioso Palazzo Strozzi di Firenze e che racconta la storia dell’invenzione del sistema bancario moderno e del progresso economico cui ha dato origine, ricostruendo la vita l’economia europea dal Medioevo al Rinascimento.</p>
<p>Come recita il sito di presentazione della mostra<em> &#8220;I visitatori possono entrare nella vita delle famiglie che ebbero il controllo del sistema bancario, cogliendo anche il persistente conflitto tra valori spirituali ed economici. Il mito del mecenate è strettamente legato a quello dei banchieri che finanziarono le imprese delle case regnanti, ed è proprio quella convergenza che favorì l’operare di alcuni dei più importanti artisti di tutti i tempi. Un viaggio alla radice del potere fiorentino in Europa, ma anche un’analisi di quei meccanismi economici che – mezzo millennio prima degli attuali mezzi di comunicazione – permisero ai fiorentini di dominare il mondo degli scambi commerciali e, di conseguenza, di finanziare il Rinascimento. La mostra analizza i sistemi con cui i banchieri crearono immensi patrimoni, illustra la gestione dei rapporti internazionali e chiarisce anche la nascita del mecenatismo moderno che ha origine spesso come gesto penitenziale per trasformarsi poi in strumento di potere.&#8221;</em></p>
<p>Per coloro che sono interessati ai profili tecnici la mostra evidenza, a nostro parere, molto di più<em></em> alla luce della crisi finanziaria nella quale siamo immersi. A mero titolo di esempio allora in Italia, come oggi nella finanza islamica, il computo degli interessi era proibito. L&#8217;arte ed il lusso rappresentavano uno strumento importante per affermare lo status symbol, ma anche per tentare di espiare il peccato di usura. E l&#8217;umanesimo certamente servì a riscoprire un glorioso passato, ma anche a sfuggire le ristrettezza culturali imposte dalla Chiesa di allora ed a recuperare una dimensione della vita ampia e densa di protagonismo.</p>
<p>E se anzichè introdurre una Tobin Tax sulle transazioni finanziarie proponessimo una ben più consistente Art Tax da dedicare alla conservazione ed allo sviluppo del patrimonio artistico del mondo (e, probabilmente, ad un primo tentativo di espiazione delle stronzate che banchieri e ministri delle finanze hanno compiuto nel corso degli ultimi anni)?</p>
<p>Consigliamo una visita alla mostra, almeno virtuale, cliccando <a href="http://www.palazzostrozzi.org/SezioneDenaro.jsp?idSezione=1148">qui</a>.</p>
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		<title>Cultura, politica ed economia</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Nov 2011 05:17:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
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		<category><![CDATA[La nuova architettura finanziaria]]></category>

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		<description><![CDATA[La religione è davvero l’oppio dei popoli, come sosteneva Karl Marx, oppure è un fattore capace di fornire un autonomo impulso allo sviluppo dell’economia e della politica, come sosteneva Max Weber? Una domanda posta in questi termini certamente semplifica ciò che la storia e l’antropologia hanno da insegnarci, ma è interessante rilevare che due economisti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La religione è davvero l’oppio dei popoli, come sosteneva Karl Marx, oppure è un fattore capace di fornire un autonomo impulso allo sviluppo dell’economia e della politica, come sosteneva Max Weber?</p>
<p>Una domanda posta in questi termini certamente semplifica ciò che la storia e l’antropologia hanno da insegnarci, ma è interessante rilevare che due economisti della Banca Centrale Europea – Christoph Basten e Frank Betz – hanno recentemente pubblicato un paper – denominato <em>“Marx vs. Weber – Does Religion Affect Politics and the Economy”</em> – che offre interessanti spunti di riflessione.</p>
<p>Immaginiamo la Svizzera del XVI° secolo, ripensiamo a Zwingli ed a Calvino, e quindi al protestantesimo riformato e non al luteranesimo, concentriamoci sui cantoni Vaud e Friburgo e cerchiamo di comprendere come la cultura ha influenzato, nel corso dei secoli, la conformazione che in questi cantoni hanno assunto l’etica del lavoro, la frugalità, le preferenze politiche e il livello del reddito.</p>
<p><em> </em><em>“Our empirical results suggest that ceteris paribus in a Reformed Protestant electorate support for increasing leisure time will be about 13 percentage points lower than in a Catholic electorate, and that support for government intervention will be about 11 percentage points lower. These results are robust to varying our methodology along all relevant dimensions. Support for redistribution is also lower in Protestant municipalities, but the significance of the results depends on the specification. We do not find an equally robust effect on average income, but we do find the Protestant municipalities to exhibit clearly higher income inequality.”</em></p>
<p>Potete scaricare il paper direttamente dal sito della BCE cliccando <a href="http://www.ecb.int/pub/pdf/scpwps/ecbwp1393.pdf">qui</a>.</p>
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		<title>Supercompliance &amp; superperformance</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Oct 2011 04:24:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Compliance]]></category>
		<category><![CDATA[Performance di banche ed intermediari finanziari]]></category>

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		<description><![CDATA[Post crisi Lehman la creazione di valore nel settore finanziario avviene principalmente tramite il conseguimento di risparmi di costi e/o lo sviluppo di ricavi contraddistinti da dimensioni molto contenute, da una elevatissima frequenza e da una diffusione in ogni area di attività. La differenza rispetto al recente passato, infatti, risiede nel fatto che oltre al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Post crisi Lehman la creazione di valore nel settore finanziario avviene principalmente tramite il conseguimento di risparmi di costi e/o lo sviluppo di ricavi contraddistinti da dimensioni molto contenute, da una elevatissima frequenza e da una diffusione in ogni area di attività.</p>
<p>La differenza rispetto al recente passato, infatti, risiede nel fatto che oltre al non favorevole scenario macro, il costante sviluppo delle tecnologie mobili e la crescente complessità dei modelli di business delle banche, indotte anche da una profonda rivisitazione delle norme regolamentari, rendono possibile implementare le più tradizionali fonti di creazione di valore – risparmio dei costi e sviluppo dei ricavi marginali, grazie ad economie di scopo e di scala – in ogni angolo della banca, con frequenza elevata e con probabile ripetibilità nel tempo. In sintesi, perfomance di eccellenza vengono conseguite tramite la somma di una miriade di atti di gestione e non più come frutto di grandi deal.</p>
<p>La Compliance è vissuta da molte banche unicamente quale fonte di investimenti e di costi. È certamente vero che l’aderenza ad un sempre più stringente quadro normativo determina una continua revisione delle norme, delle procedure e della formazione del capitale umano che opera in azienda. Ma possiamo limitarci ad una visione del business che tenta unicamente di “contenere i danni” della Compliance? Perchè non andare &#8220;oltre la compliance&#8221;?</p>
<p>La banca, la sua clientela, i mercati sui quali essa opera e le autorità di vigilanza rappresentano un complesso e fragile ecosistema nel quale le operazioni svolte da ciascun attore determinano effetti molteplici. Identificare e gestire gli impatti che le operazioni commerciali e finanziarie intraprese da una banca determinano sull’ambiente circostante dovrebbe rappresentare un’area importante dei sistemi di controllo di un intermediario, e ciò indipendentemente dal fatto che esse si svolgano in ambiti più o meno regolamentati.</p>
<p>Sotto questo aspetto, la Compliance, la cui implementazione certamente determina oneri a carico degli intermediari, è un investimento che deve essere finalizzato a ridurre sia i costi sociali che quelli aziendali delle banche.</p>
<p>Riguardo ai primi, e cioè ai costi sociali, l’adozione di stringenti criteri di Compliance consente di ridurre i costi per gli azionisti, e questo assume rilievo se si considera la necessità di patrimonializzare le banche tramite il rafforzamento del capitale e con ricorso ad adeguate politiche di autofinanziamento. È inoltre molto probabile che banche ben gestite non abbiano necessità di supporti pubblici per mantenere la propria indipendenza.</p>
<p>Per quanto concerne l’impatto sul conto economico degli intermediari, l’offerta di prodotti e servizi aderenti alle più stringenti normative consente di:</p>
<p>-          elevare la reputazione della banca;</p>
<p>-          ridurre talune classi di rischio operativi, in particolare quelli legati alle frodi ed alle contestazioni della clientela;</p>
<p>-          ridurre il rischio di credito grazie al perfezionamento delle pratiche di fido ed all’acquisizione di tutto il corredo di informazioni e documentazione utili anche nella fase di precontenzioso e di contenzioso;</p>
<p>-          ridurre le interruzioni di servizio, il cui impatto sulla produzione di ricavi può risultare anche molto significativo;</p>
<p>-          acquisire un set completo di informazioni di elevata qualità sul cliente;</p>
<p>-          determinare un continuo sviluppo del modello di business e dell’organizzazione;</p>
<p>-          sviluppare prodotti sempre più complessi, la cui imitazione da parte di altre banche appare difficile senza adeguati presidi giuridici, organizzativi ed informativi;</p>
<p>-          sviluppare la cultura aziendale;</p>
<p>-          consentire comparazioni con i prodotti ed i servizi dei concorrenti più marcate e precise;</p>
<p>-          dimostrare rispetto per il cliente e per le associazioni di consumatori che lo rappresentano, riducendo ex ante il rischio di contenzioso e di class actions;</p>
<p>-          elevare la qualità del capitale umano che opera in seno alla banca grazie alla presenza di strumenti di valutazione etica e di disciplina del suo operato.</p>
<p>Per concludere, la Compliance può contribuire al conseguimento di risparmi di costi e/o allo sviluppo di ricavi contraddistinti da dimensioni molto contenute, da una elevatissima frequenza e da una diffusione in ogni area di attività.</p>
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		<title>ABI Costi &amp; Business 2011</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 04:43:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Compliance]]></category>
		<category><![CDATA[Performance di banche ed intermediari finanziari]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo Studio Balestreri ha il privilegio, tra gli altri, di redigere &#8211; insieme e per conto dell&#8217;Associazione Bancaria Italiana &#8211; i due rapporti annuali dedicati, rispettivamente, all&#8217;analisi dei costi operativi delle banche e dei gruppi bancari italiani denominati &#8220;Costing benchmark&#8221;. La presentazione dei Rapporti sarà effettuata nel corso di un seminario ad hoc che si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo Studio Balestreri ha il privilegio, tra gli altri, di redigere &#8211; insieme e per conto dell&#8217;Associazione Bancaria Italiana &#8211; i due rapporti annuali dedicati, rispettivamente, all&#8217;analisi dei costi operativi delle banche e dei gruppi bancari italiani denominati &#8220;Costing benchmark&#8221;.</p>
<p>La presentazione dei Rapporti sarà effettuata nel corso di un seminario ad hoc che si terrà presso la sede dell&#8217;ABI i prossimi 24 e 25 ottobre.</p>
<p>Potete scaricare il programma dell&#8217;evento, che quest&#8217;anno è stata intitolato &#8220;Super-compliance e super-performance: quali strategie?&#8221;, cliccando <a href="http://www.abieventi.it/public/files/eventi/costi-business-2011/programma/Costi-Business-2011_Programma.pdf">qui</a>.</p>
<p>Se desiderate iscrivervi all&#8217;evento potete scaricare il modulo di adesione cliccando <a href="http://www.abieventi.it/public/files/eventi/schede-di-iscrizione/Costi-e-Business-2011_scheda-iscrizione_Newsletter.pdf">qui</a>.</p>
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		<title>Route 66</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Oct 2011 17:19:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’ultimo semestre ha mutato, e non di poco, l’umore ed il sentimento di molti di noi. La grave crisi che ha investito le valutazioni del debito pubblico e dei titoli emessi dalle banche italiani, le pesanti manovre adottate dal Governo in più riprese &#8211; che avranno, nei prossimi 40 mesi, un impatto complessivo di oltre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’ultimo semestre ha mutato, e non di poco, l’umore ed il sentimento di molti di noi.</p>
<p>La grave crisi che ha investito le valutazioni del debito pubblico e dei titoli emessi dalle banche italiani, le pesanti manovre adottate dal Governo in più riprese &#8211; che avranno, nei prossimi 40 mesi, un impatto complessivo di oltre 155 miliardi di euro &#8211; e le prospettive difficili che si presentano alle nostre imprese, esposte più di quelle di altri Paesi agli andamenti del commercio internazionale, rendono la vita ancora più facile ai <em>contrarian</em> ed ai pessimisti di professione.</p>
<p>I cambiamenti in atto sono importanti e le cause della crisi non possiedono necessariamente pesi relativi proporzionali a ciò che leggiamo sui giornali.</p>
<p>A titolo di esempio, la crescita dell’economia italiana nel secondo trimestre è stata debole (+0,3% rispetto al primo trimestre 2011) ma nonostante la tenuta delle esportazioni (+1,1%) e la debole dinamica della spesa delle famiglie (+0,2%) è stata la drammatica riduzione delle scorte che “ … ha sottratto <span style="text-decoration: underline;">0,8 punti percentuali</span> alla dinamica del prodotto”, come viene rilevato a pag. 22 del Bollettino Economico pubblicato dalla Banca d’Italia lo scorso 14 ottobre. Neanche all’inizio della crisi finanziaria si era registrata una flessione così marcata di questa componente del PIL.</p>
<p>Per recuperare razionalità e disporre di alcuni seri elementi oggettivi di valutazione dello stato dell’economia italiana, e non solo, consigliamo come non mai una lettura accurata dell’ultimo Bollettino Economico &#8211; che potete scaricare direttamente dal sito della Banca d’Italia cliccando <a href="http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/bollec/2011/bolleco66/bollec66/boleco_66.pdf">qui</a> – il quale reca il numero 66 che, alla faccia dei più pessimisti, nella smorfia napoletana è abbinato al successo <img src='http://www.studiobalestreri.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> .</p>
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		<title>Aspettative</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Oct 2011 13:31:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Quest&#8217;anno il premio Nobel per l&#8217;economia è stato attribuito a Thomas Sargent, della New York University, ed a Christopher Sims, della Princeton University. Tralasciamo le motivazioni del premio ed i profili accademici dei due studiosi per rilevare, invece, un componente fondamentale delle teorie da loro sviluppate che crediamo assuma rilevante utilità in un momento difficile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quest&#8217;anno il premio Nobel per l&#8217;economia è stato attribuito a Thomas Sargent, della New York University, ed a Christopher Sims, della Princeton University.</p>
<p>Tralasciamo le motivazioni del premio ed i profili accademici dei due studiosi per rilevare, invece, un componente fondamentale delle teorie da loro sviluppate che crediamo assuma rilevante utilità in un momento difficile quale quello che stiamo attraversando. A tale proposito, il Financial Times di oggi pubblica (pag. 5)  un articolo intitolato  &#8220;Macroeconomic researchers win Nobel Prize&#8221; nel quale viene tra l&#8217;altro riportata la seguente importante osservazione che il prof. Sargent ha offerto sul tema del controllo dell&#8217;inflazione: <em> &#8220;He argued that these changes reflected the way individuals in the economy updated their expectations about <strong>what economic policymakers were trying to do, rather than by shifts in the policy itselfs.</strong>&#8220;</em> Se si desidera orientare il mercato, non conta quindi solo quello che effettivamente si fa, ma soprattutto ciò che si desidera e si intende fare.</p>
<p>L&#8217;articolo prosegue rilevando che &#8220;<em>As Prof Sargent himself observed, today&#8217;s economic developments such as the eurozone crisis are driven strongly by expectations</em>&#8220;. Se questo è vero non è, quindi, solo ciò che in Europa si è fatto ad aver determinato la spaventosa crisi di credibilità dell&#8217;eurozona, ma è soprattutto ciò che si sarebbe dovuto cercare di fare e che, invece, non è stato in alcun modo tentato.</p>
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		<title>Seconda direzione di lavoro per il sistema Italia: rafforzamento delle PMI</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/909</link>
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		<pubDate>Sun, 11 Sep 2011 05:15:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[PMI]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella testimonianza del dott. Visco (vedi i due post precedenti) si legge: “La ridotta dimensione delle aziende italiane, unita a una struttura manageriale spesso selezionata esclusivamente all’interno della famiglia proprietaria e a un basso utilizzo di capitale umano, costituisce oggi un fattore di freno allo sviluppo.” (cfr. pag. 17) Che la dimensione aziendale sia un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella testimonianza del dott. Visco (vedi i due post precedenti) si legge:</p>
<p><em>“La ridotta dimensione delle aziende italiane, unita a una struttura manageriale spesso selezionata esclusivamente all’interno della famiglia proprietaria e a un basso utilizzo di capitale umano, costituisce oggi un fattore di freno allo sviluppo.” (cfr. pag. 17) </em></p>
<p>Che la dimensione aziendale sia un fattore chiave del successo di una impresa in un mondo globalizzato &#8211;  anche grazie alle economie di scala e di scopo che possono essere perseguite mediante dotazioni di risorse, di qualsiasi natura, più cospicue &#8211; è un fattore che dovrebbe essere attentamente considerato da molte PMI italiane.</p>
<p>Per quanto concerne gli aspetti legati strettamente alla governance non è facile, o anche solo opportuno, reperire all’interno della cerchia famigliare (che in taluni casi può estendersi per alcuni gradi) le risorse umane capaci a condurre l’azienda. La governance non è tema connesso al solo passaggio generazionale ed al trasferimento della titolarità del capitale, ma si collega, ben prima del passaggio generazionale, ad una vasta rete di problematiche e valutazioni di opportunità che spaziano dall’effettiva possibilità di formare le giovani leve nell’azienda di famiglia (difficile creare valore se prima non si sono battute da soli le strade del mondo) all’inquinamento dei rapporti di lavoro dovuti a problematiche famigliari che nulla hanno a che vedere con l’azienda ed il suo successo, dalla curvatura che spesso viene acquisita, in senso troppo positivo o troppo negativo, dai comportamenti di alcune figure chiave dell’azienda verso i giovani che entrano alla necessità di comprimere troppo gli equilibri e le relazioni famigliari al fine di assicurare comunque il successo dell’azienda.</p>
<p>In questo quadro l’ingresso di nuovi manager in una PMI appare ancora più difficile e può rendere il tutto drammatico e pericoloso se prima non sono state ben definite le deleghe da affidare ai manager e se la cultura famigliare stenta ad accettare un rapporto con loro che dovrebbe qualificarsi molto  anglosassone, fondato cioè sui risultati aziendali e non su eccessiva famigliarità e speranze, da un lato, o su sufficienza ed emarginazione, dall’altro.</p>
<p><em>“Una <strong>tassazione del reddito d’impresa volta a promuovere la capitalizzazione</strong> e un <strong>maggior rigore nel perseguire i fenomeni evasivi</strong> possono ridurre gli incentivi a mantenere strutture aziendali piccole, poco trasparenti e basate su rapporti informali. Un maggior ricorso al capitale di rischio rafforzerebbe la solidità patrimoniale delle imprese e permetterebbe di affrontare progetti di investimento più innovativi e potenzialmente più produttivi e remunerativi.” (cfr. pag. 17, grassetto nostro).</em></p>
<p>Il tema sollevato dal dott. Visco dovrebbe essere approfondito, prendendo in considerazione se effettivamente è la sola piccola impresa che, a fronte di una rigorosa applicazione della normativa fiscale, si troverebbe indotta a crescere oppure se sono le imprese già in “fuga dimensionale”, e cioè le medie in crescita, quelle che soffrono maggiormente la elevata pressione della leva fiscale. In ogni caso è necessario definire regole che, superando ad esempio il concetto di neutralità della fusione fra imprese, incentivino fortemente i processi di aggregazione ed alleanza fra imprese, creando altresì formule incentivanti, ad esempio sulle partecipazioni detenute post merge, per agevolare l’exit di quegli imprenditori che desiderano in breve tempo uscire lasciare la propria attività.</p>
<p>Con l’avvento di Basilea III è necessario procedere ad un rafforzamento delle dotazioni di capitale delle PMI italiane. I profili finanziari e patrimoniali, per quanto solidi, non rappresentano altro che la condizione necessaria, ma non sufficiente, per dare avvio a progetti di investimento “innovativi e potenzialmente più produttivi e remunerativi”. La dimensione di azienda aiuta anche a fare meglio ricerca, a sviluppare rapporti solidi con centri di conoscenza i quali possono apportare idee, brevetti e risorse. Ma per fare innovazione, che poco ha a che vedere con la creatività iniziale di un imprenditore, servono prima metodo e capitale umano e, solo dopo, soldi.</p>
<p><em>“Imprese più innovative e organizzativamente complesse devono poter contare su elevati livelli di capitale umano. <strong>È necessario accrescere i livelli di istruzione della forza lavoro</strong>, che sono ancora oggi nettamente inferiori alle media europea, anche tra i più giovani.” (cfr. pag. 17, grassetto nostro).</em></p>
<p>La qualità del capitale umano è uno dei problemi della nostra economia. L’avvento di Internet può attenuare il problema, dato che è possibile acquisire sulla rete dati ed informazioni da fonti qualificate su qualsiasi area di conoscenza. Nonostante ciò, sono poche le PMI italiane che strutturano in modo organico lo sviluppo del capitale umano  che opera in azienda. La formazione in ambito tecnico, amministrativo e fiscale certamente non manca, ma verosimilmente le due qualità citate dal dott. Visco, e cioè la capacità di innovare ed il saper organizzare, quelle che sono meno gettonate. Temi quali la <em>leadership</em>, lo sviluppo di modelli di remunerazione del capitale umano connessi all’innovazione, l’adozione di programmi di <em>corporate venturing</em>, i modelli di gestione dei <em>knowledge workers</em> e lo sviluppo della capacità di organizzare la creazione di valore sono raramente oggetto di riflessione in azienda. Per farsi un’idea di ciò su cui sarebbe necessario investire basta sfogliare quanto ha pubblicato, nel corso degli ultimi tre anni di crisi economica, la Harvard Business Review. È questo insieme di strumenti che manca alle PMI ed alle banche italiane.</p>
<p>È ovvio che il tema della valorizzazione del capitale umano ha radici lontane. Come rilevato dal dott. Visco: <em>“La scuola e l’università devono trovare adeguato finanziamento, ma sono da potenziare gli strumenti di valutazione e i meccanismi incentivanti lungo linee in parte già delineate. È necessario prevedere interventi mirati sulle scuole e aree in ritardo e la revisione del sistema di selezione, allocazione e valorizzazione degli insegnanti. L’università e il sistema della ricerca sono chiamati a colmare con urgenza il ritardo accumulato nel confronto internazionale. La piena e rigorosa attuazione dei meccanismi di incentivazione basati sulla valutazione previsti dalla recente riforma dell’università costituisce un passo importante in questa direzione.”</em> <em>(cfr. pag. 17, grassetto nostro).</em></p>
<p>Il tema non compete alle imprese, ovvio, ma preme sottolineare due fattori desunti dall’esperienza professionale. Il primo concerne la qualità della ricerca svolta nelle nostre Università, che dovrebbe essere indirizzata <span style="text-decoration: underline;">concretamente</span> a soddisfare alcune esigenze specifiche delle imprese. Forse questo avviene già, ma raramente il rapporto tra Università ed imprese è davvero produttivo. Per non parlare, poi, delle ridotte capacità imprenditoriali di molte start-up che nascono grazie ad iniziative accademiche ….</p>
<p>Il secondo aspetto concerne il ruolo che le aziende dovrebbero avere nella scuola e nelle Università, le grandi imprese finanziando la ricerca, le medie e le piccole presentando specifiche esigenze connesse al proprio sviluppo. Le imprese debbono impegnarsi nel sostegno del mondo dell’istruzione, come del resto già avviene in altri paesi, Germania in primis. Scuola, università ed impresa hanno logiche diverse, e tali devono permanere, ma è necessario che questi due mondi colloquino su basi nuove e con minori vincoli di ingresso, formali e sostanziali, nei rispettivi ambiti di operatività.</p>
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		<title>Prima direzione di lavoro per il sistema Italia: un nuovo mercato del lavoro</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Sep 2011 08:01:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Human Capital]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Quali interventi strutturali dovrebbero essere perseguiti per agevolare la crescita delle imprese italiane? Un importante insieme di interventi concerne il mercato del lavoro ed in particolare, secondo quanto espresso dal dott. Visco al Senato (cfr. post precedente), il corretto inquadramento della contrattazione aziendale e territoriale, l’aumento della fluidità del processo di riallocazione del capitale umano, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quali interventi strutturali dovrebbero essere perseguiti per agevolare la crescita delle imprese italiane? Un importante insieme di interventi concerne il mercato del lavoro ed in particolare, secondo quanto espresso dal dott. Visco al Senato (cfr. post precedente), il corretto inquadramento della contrattazione aziendale e territoriale, l’aumento della fluidità del processo di riallocazione del capitale umano, il superamento delle attuale dualità del mercato del lavoro, la riforma del sistema di sicurezza sociale e un più marcato sostegno ai segmenti che hanno maggiore difficoltà di inserimento o di permanenza.</p>
<p>La riconfigurazione del mercato del lavoro richiede il conseguimento di un duplice obiettivo. Il primo riguarda l’aumento delle condizioni di economicità nelle quali possono operare le imprese italiane, elemento non banale in un mercato globale nel quale alcune centinaia di milioni di cinesi lavorano ad un quinto (almeno) del costo medio del personale di una PMI italiana. Il secondo concerne lo sviluppo di nuove forme di protezione sociale data la rigidità assunta, nel corso degli anni, dal nostro sistema pensionistico, e ciò anche al fine di non assistere alla formazione di uno cospicuo gruppo di homeless cinquantenni, in buona misura diplomati e laureati, che vagheranno in attesa di maturare il diritto alla pensione.</p>
<p>Ma esaminiamo le proposte presentate dal dott. Visco in Senato:</p>
<p>1. Rafforzamento della contrattazione aziendale e territoriale e fluidità del processo di riallocazione:</p>
<p><em>“La valorizzazione della contrattazione aziendale con il consenso delle parti sociali e l’eliminazione di tutte le incertezze applicative sono obiettivi da perseguire. La contrattazione decentrata è in atto in paesi con tradizioni di relazioni sindacali non troppo dissimili dalla nostra. <strong>La contrattazione non può tuttavia sostituirsi a un’adeguata disciplina normativa</strong>. Le tutele dei rapporti di lavoro e il sostegno alle persone senza un impiego devono essere coerenti tra loro e volti a facilitare i processi di riallocazione dei lavoratori tra imprese e settori, superando l’attuale segmentazione del mercato del lavoro. La <strong>fluidità del processo di riallocazione</strong> è condizione essenziale per assecondare la trasformazione dell’economia italiana e sospingerne la crescita.” (pag. 17 e 18 della Testimonianza, grassetto nostro). </em>La riallocazione del capitale umano è probabilmente uno dei temi più difficile da disegnare, dati i forti vincoli storici e sociali alla mobilità in Italia;</p>
<p>2. Superamento del dualismo del mercato del lavoro:</p>
<p><em>“Le riforme realizzate negli ultimi 15 anni hanno facilitato l’accesso al mercato del lavoro in molteplici situazioni particolari, ma ne hanno accresciuto il dualismo. È tempo di procedere a un riesame complessivo dei meccanismi di regolamentazione dei rapporti di lavoro e della coerenza di questi ultimi con il sistema di sicurezza sociale. Sotto il primo profilo, è <strong>prioritario riequilibrare la convenienza relativa nell’utilizzo di contratti a termine e contratti a tempo indeterminato, <span style="text-decoration: underline;">superando i rischi e le incertezze che scoraggiano le imprese a ricorrere a questi ultimi.</span>” </strong></em>(pag. 18, grassetto e sottolineato nostro). Riuscire ad incentivare l’assunzione a tempo indeterminato rappresenterebbe un grande passo in avanti per le giovani generazioni e per le stesse imprese, data la maggiore efficienza economica ed operativa assicurata da questa soluzione rispetto ad alcune forme contrattuali oggi vigenti;</p>
<p>3. Riforma del sistema di sicurezza sociale:</p>
<p>Sotto questo profilo il dott. Visco prosegue proponendo due linee di riforma: <em>“Vi si dovrebbe accompagnare una riforma sistematica degli ammortizzatori sociali, volta ad affermare l’universalità della copertura. Un <span style="text-decoration: underline;">istituto assicurativo contro la disoccupazione</span>, simile all’attuale indennità ordinaria, e <span style="text-decoration: underline;">uno strumento di sostegno all’occupazione nelle fasi sfavorevoli del ciclo,</span> come l’attuale CIG ordinaria, possono costituire gli elementi della nuova struttura di ammortizzatori. <strong>L’accesso a entrambi andrebbe esteso a una platea più ampia, eliminando così segmentazioni inefficienti e inique</strong>; il finanziamento dovrebbe riflettere l’intensità dell’utilizzo, limitando gli usi impropri dei singoli strumenti.” </em>(pag. 18, grassetto e sottolineato nostro). Il tema, che abbiamo già toccato nella parte iniziale del nostro post, è fondamentale se non si vuole assistere alla disgregazione del tessuto sociale, esponendo anche il mondo dell’impresa a nuovi e maggiori rischi.</p>
<p>4. Aiuto ai segmenti che hanno maggiore difficoltà di inserimento:</p>
<p><em>“Per stimolare la partecipazione al mercato del lavoro delle componenti che hanno una maggiore difficoltà di inserimento o di permanenza in condizione di occupazione, soprattutto quella femminile, sono rilevanti anche politiche di contesto, come la fornitura di servizi di cura, e il disegno del sistema fiscale. <strong>La riforma dell’imposizione e dell’assistenza dovrà disegnare un sistema che renda quanto più favorevole la partecipazione al mercato del lavoro di tutti, ma in particolare delle donne. </strong></em></p>
<p><em>Il sostegno al reddito delle famiglie numerose e maggiormente bisognose e l’incentivo al lavoro possono essere coniugati con <strong>schemi di bonus fiscale, di importo decrescente al crescere del reddito familiare equivalente, condizionati alla presenza di un reddito da lavoro regolare in capo a ciascun coniuge,</strong> sull’esempio di analoghi schemi adottati negli Stati Uniti (Earned Income Tax Credit, EITC) e nel Regno Unito (Working Tax Credit, WTC). </em></p>
<p><em>Parte delle risorse che si dovessero rendere disponibili da un innalzamento dell’età pensionabile delle donne potrebbe essere utilizzata per favorire l’occupazione femminile.” (pag. 18, grassetto nostro).</em></p>
<p>Come si può osservare sono tutti temi di intervento molto attuali e concreti, che richiedono riflessioni e valutazioni accurate prima di essere implementati ma che, al contempo, possono consentire al nostro sistema produttivo di colmare parte degli svantaggi competitivi che si sono stratificati nel corso degli anni. Il problema, però, non è solo di natura giuridica o fiscale ma, prima di tutto, culturale: gli italiani hanno seriamente desiderio di riprendere a lavorare bene e molto, oppure no? La risposta non è poi così scontata …</p>
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		<title>Cinque direzioni di lavoro per il sistema Italia</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Sep 2011 06:21:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
				<category><![CDATA[All]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Le manovre varate dal Governo italiano tra luglio ed agosto, indotte dall’acuirsi delle pressioni dei mercati sui titoli del debito pubblico italiano, rappresentano uno spunto sufficientemente ampio sul quale valutare ciò di cui ha bisogno il nostro Paese nei prossimi 10-15 anni. A noi pare che le considerazioni svolte dal dott. Ignazio Visco, Vice Direttore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le manovre varate dal Governo italiano tra luglio ed agosto, indotte dall’acuirsi delle pressioni dei mercati sui titoli del debito pubblico italiano, rappresentano uno spunto sufficientemente ampio sul quale valutare ciò di cui ha bisogno il nostro Paese nei prossimi 10-15 anni. A noi pare che le considerazioni svolte dal dott. Ignazio Visco, Vice Direttore della Banca d’Italia, nel corso della testimonianza da egli tenuta presso il Senato della Repubblica lo scorso 30 agosto (che potete prelevare direttamente dal sito della Banca d’Italia cliccando <a href="http://www.bancaditalia.it/interventi/intaltri_mdir/Visco-300811.pdf">qui</a>), rappresentino un’ottima sintesi delle direzioni di lavoro sulle quali, ad oggi, è necessario investire &#8211; in termini di ricerca, innovazione strategica e politiche economiche – per permettere all’Italia di recuperare il terreno perso in questi ultimi cinque anni.</p>
<p>Al di là dei puntuali commenti ai contenuti tecnici del decreto legge 13 agosto 2011, n. 138 – destinato, come noto, ad una profonda rivisitazione nel corso del dibattimento parlamentare – è possibile riassumere queste “direzioni di lavoro” nelle seguenti cinque macro aree, per ciascuna delle quali ci è parso utile riallocare parti del testo della testimonianza del dott. Visco:</p>
<p><strong>a) aumentare le risorse disponibili per gli investimenti pubblici;</strong></p>
<p><em>“Dal lato della spesa, un significativo impulso alla crescita deriverebbe dalla <strong>rimozione degli ostacoli alla realizzazione degli investimenti delle società concessionarie</strong>. Per la più importante di queste, le opere già concordate da realizzare valgono circa 15 miliardi.”</em></p>
<p><em>Nell’ambito della spesa in conto capitale delle Amministrazioni pubbliche, <strong>occorre dare priorità ai progetti che beneficiano di un contributo europeo. </strong>I fondi strutturali comunitari attualmente a nostra disposizione sono stati spesi solo per il 15 per cento: quelli non spesi ammontano a 23 miliardi, a cui va associato il relativo co-finanziamento nazionale.” (cfr. pag. 14 della testimonianza, grassetto nostro);</em></p>
<p><strong>b) ridurre gli apparati istituzionali:</strong></p>
<p><em>“Un più deciso intervento sugli apparati istituzionali darebbe risparmi significativi nel medio termine, oltre a sottolineare l’urgenza del riequilibrio dei conti pubblici. <strong>La razionalizzazione dei diversi livelli di Governo dovrebbe mirare a semplificare i processi decisionali e a evitare duplicazioni di funzioni e sovrapposizioni di competenze</strong>. Una parte delle funzioni delle Province potrebbe essere riallocata ai Comuni, che già hanno responsabilità in materia di istruzione, cultura e beni culturali e politiche sociali. Funzioni riferibili ad ambiti territoriali più ampi (trasporti, gestione del territorio, tutela dell’ambiente, sviluppo economico) potrebbero invece passare alle Regioni. Ciò favorirebbe una razionalizzazione degli interventi in tali ambiti. Una sostanziale riduzione delle competenze delle Province consentirebbe un significativo snellimento dei relativi apparati burocratici e degli organi rappresentativi e non trascurabili risparmi.” </em>(pag. 11, grassetto nostro);</p>
<p><em>Con riferimento al contenimento dei costi delle strutture amministrative, sono necessari <strong>processi sistematici di revisione della spesa (spending review),</strong> che consentano di valutare attraverso analisi dettagliate l’adeguatezza dell’entità di ciascuna voce di spesa indipendentemente dal suo livello storico. Ciò consentirebbe di evitare che i tagli abbiano ripercussioni negative sull’efficacia dei servizi pubblici, divenendo insostenibili nel medio termine. A fronte del significativo aumento della pressione fiscale non deve verificarsi un deterioramento della qualità dei servizi offerti.</em></p>
<p><em>La revisione della spesa dovrebbe considerare <strong>l’accorpamento di enti con finalità similari</strong>, la concentrazione della presenza territoriale delle amministrazioni allo scopo di conseguire economie di scala, la riduzione delle aree di sovrapposizione, l’accrescimento delle forme di integrazione nella gestione dei servizi amministrativi interni.</em></p>
<p><em>Per ottimizzare l’allocazione delle risorse è necessario <strong>rafforzare l’utilizzo degli indicatori di efficienza delle diverse strutture pubbliche (uffici, scuole, ospedali, tribunali) e ampliare la diffusione dell’informazione circa la qualità dei servizi. </strong>Altre valide indicazioni operative su possibili interventi sono state in passato offerte da esercizi parziali e non continuativi di revisione della spesa. Ad esempio, il rapporto della Commissione Tecnica per la Finanza pubblica del 2007 osservava, con riferimento alle attività del Ministero della Giustizia, che recuperi di efficienza possono derivare dalla riorganizzazione geografica degli uffici giudiziari e dal riassetto dei tribunali minori. Nel settore delle infrastrutture la Commissione individuava debolezze nei meccanismi di selezione degli investimenti, nell’attività di programmazione e in quelle di monitoraggio e controllo dei lavori.</em></p>
<p><em>L’ulteriore riduzione dei trasferimenti agli enti decentrati andrebbe realizzata coerentemente con <strong>l’attuazione del federalismo fiscale</strong>, accelerando l’applicazione del nuovo meccanismo di finanziamento degli enti basato su costi e fabbisogni standard. L’imposizione di stringenti vincoli di bilancio e l’assegnazione di un’adeguata autonomia impositiva consentirebbero di responsabilizzare gli enti nella gestione dei comparti di loro competenza. L’anticipo dell’utilizzo dei parametri di virtuosità e il ripristino della possibilità di modificare le aliquote delle addizionali regionali e comunali, previsti dalla manovra, muovono in questa direzione.” </em>(cfr. pag 12, grassetti nostri)</p>
<p><strong>c) completare la riforma del sistema pensionistico:</strong></p>
<p><em>“Negli scorsi anni la normativa previdenziale è stata oggetto di ripetuti interventi. Va tuttavia considerata la possibilità di completare il processo di riforma del sistema pensionistico, <strong>correggendo le disparità di trattamento ancora esistenti tra diverse categorie di lavoratori.</strong> Si potrebbe prevedere un ulteriore graduale aumento delle “quote” per l’accesso alla pensione di anzianità (date dalla somma degli anni di contribuzione e di età). Si potrebbe altresì anticipare l’incremento dell’età di pensionamento per vecchiaia delle lavoratrici del settore privato da 60 a 65 anni (l’avvio del processo potrebbe essere già a gennaio del 2012, quando alle lavoratrici del pubblico impiego si applicherà il requisito dei 65 anni); l’intervento assicurerebbe risparmi non trascurabili dal 2013 e crescenti negli anni successivi.” (cfr. pag. 11, grassetto nostro);</em></p>
<p><strong>d) ridurre l’evasione fiscale e rimodulare la struttura dell’imposizione fiscale: </strong></p>
<p><em>“L’evasione fiscale continua a essere un fenomeno rilevante: il valore aggiunto sommerso è quantificato nelle statistiche ufficiali in quasi un quinto del prodotto. Le misure incluse nel decreto di agosto sulla riduzione del limite per l’utilizzo del contante e, in misura contenuta, sull’attività di accertamento e su talune sanzioni, vanno nella giusta direzione. Interventi più incisivi consentirebbero di ridurre il peso dell’aggiustamento sui contribuenti che rispettano le norme. Nell’immediato, si potrebbe ulteriormente abbassare la soglia per l’uso del contante. Per il medio termine,<strong> vanno seguite le indicazioni contenute nel Rapporto finale del Gruppo di lavoro sull’“Economia non osservata e flussi finanziari”:</strong> favorire un maggior uso della moneta elettronica per le spese delle famiglie; accelerare la condivisione delle informazioni tra le diverse amministrazioni; potenziare gli attuali strumenti di misurazione induttiva del reddito (“redditometro” e “spesometro”) e gli studi di settore (prevedendo aggiornamenti annuali e sostituendo il riferimento ai ricavi o ai compensi con quello al valore aggiunto).” …  </em></p>
<p><em>“Anche in vista dell’entrata in vigore dell’imposta municipale che assorbirà l’attuale ICI e l’Irpef sui redditi fondiari da immobili non locati comprese le relative addizionali, <strong>va riesaminato il peso del prelievo sulla ricchezza immobiliare. </strong>Tra i principali paesi europei, l’Italia è caratterizzata da una imposizione sulla proprietà immobiliare relativamente bassa. Sulla base dei dati dell’OCSE, in Italia il prelievo è stato in media pari a circa l’1,5 per cento del PIL l’anno tra il 2000 e il 2008; in Francia gli incassi si sono attestati sul 2 per cento del PIL l’anno, mentre nel Regno Unito e in Spagna hanno rispettivamente superato e quasi raggiunto il 3 per cento del prodotto. L’Italia è l’unico paese ad aver abolito l’imposta sul possesso dell’abitazione principale.” </em>(cfr. pag. 13)</p>
<p><em>“La composizione del prelievo fiscale può essere modificata in modo da renderla più favorevole alla crescita. Vi è spazio, ad esempio, per <strong>alleggerire il cuneo fiscale riducendo le aliquote contributive non pensionistiche.</strong> Attualmente la somma delle aliquote riferite alla Cassa Unica Assegni Familiari e all’indennità di maternità è pari a circa l’uno per cento, con introiti per il bilancio dello Stato dell’ordine di 7 miliardi. La fiscalizzazione di questi contributi per tutti i lavoratori potrebbe essere compensata da un aumento del prelievo sugli immobili oppure dell’IVA. Tale ricomposizione del bilancio pubblico determinerebbe un incremento del prodotto, nell’arco di un triennio, stimabile in 0,3-0,4 punti percentuali, principalmente grazie alla dinamica più sostenuta delle vendite all’estero indotta dal miglioramento della competitività del sistema produttivo.” (cfr. pag. 14)</em></p>
<p><strong>e) disegnare politiche economiche che aiutino le imprese:</strong></p>
<p><em>“Perché siano efficaci, occorre inserirle in un <strong>ambizioso disegno organico</strong> che miri a ridurre gli oneri amministrativi, migliorare l’efficacia della regolamentazione e stimolare la concorrenza; accrescere la qualità dei servizi pubblici e ottenere migliori condizioni per la realizzazione di infrastrutture; rimuovere gli ostacoli alla crescita delle dimensioni delle imprese, accrescere il capitale umano e agevolare l’innovazione; migliorare il funzionamento del mercato del lavoro. È importante, altresì, definire un quadro complessivo di obiettivi quantitativi e qualitativi e una valutazione dei tempi e delle modalità previsti per conseguirli, con la specificazione degli strumenti che si intenderebbe adottare. <strong>Si tratta di una sfida non ordinaria, inderogabile, di portata assai ampia: </strong>un innalzamento significativo del tasso di crescita della nostra economia è condizione essenziale non solo del riequilibrio finanziario, ma anche del progresso civile e sociale.” (cfr. pag. 14 e segg.).</em></p>
<p>La testimonianza del dott. Visco offre, su questo ultimo tema, quattro pagine dense di proposte utili per dare impulso alla crescita economica (cfr. pag. 15 e segg,). Tali proposte saranno oggetto del prossimo post, ma ne consigliamo da subito un’accurata lettura.<em><br />
</em></p>
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		<title>Late Arrivers</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Aug 2011 19:59:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Human Capital]]></category>

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		<description><![CDATA[“I believe in things that are developed through hard work. I always like people who have developed long and hard, especially trough introspection and a lot of dedication. I think what they arrive at is usually a  much deeper and more beautiful thing than the person who seems to have that ability and fluidity from [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>“I believe in things that are developed through hard work. </em></p>
<p><em>I always like people who have developed long and hard, especially trough introspection and a lot of dedication. I think what they arrive at is usually a  much deeper and more beautiful thing than the person who seems to have that ability and fluidity from the beginning. </em></p>
<p><em>I say this because it’s a good message to give to young talents who feel as I used to. You hear musicians playing with great fluidity and complete conception early on, and you don’t have that ability. I didn’t. <strong>I had to know what I was doing.</strong> And yes, ultimately it turned out that these people weren’t able to carry their thing very far. </em></p>
<p><em>I found myself being more attracted to artist who have developed through the years and become better and deeper musicians.</em></p>
<p><em>Miles Davis is an example of somebody that I think was a late arriver, even though he was recorded when he first came on the scene. You can hear how consciously he was soloing and how his knowledge was a very aware thing. <strong>He just constantly kept working and contributing to his own craft of writing and playing.</strong> </em></p>
<p><em>And then at one point it all came together and he emerged with maturity, and he became a total artist and influence, <strong>making a kind of beauty that has never been heard before or since.”</strong></em></p>
<p>I grassetti sono nostri, ma le parole sono di Bill Evans, il quale le rilasciò a <em>Contemporary Keyboard</em> esattamente trenta anni fa. Oltre a risultare probabilmente ancora più vere in tempi di New Normal, esse tentano di esprimere in sintesi il nucleo della leadership, indipendentemente dal settore nella quale essa emerge e si afferma.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Leadership di vetro</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Aug 2011 06:27:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Human Capital]]></category>

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		<description><![CDATA[“A questo punto erano le sette. Ancora una volta si chiese se doveva chiamare Virginia Stillman. Mentre rifletteva, si rese conto di non avere più opinioni. Vedeva le ragioni per fare la telefonata e nel contempo quelle per non farla. Alla fine fu l’etichetta a decidere. Non sarebbe stato educato sparire senza prima averglielo detto. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>“A questo punto erano le sette. Ancora una volta si chiese se doveva chiamare Virginia Stillman. Mentre rifletteva, si rese conto di non avere più opinioni. Vedeva le ragioni per fare la telefonata e nel contempo quelle per non farla. Alla fine fu l’etichetta a decidere. Non sarebbe stato educato sparire senza prima averglielo detto. Dopo, invece, sarebbe diventato pienamente accettabile. Finché spieghi alla gente quello che intendi fare, ragionò, va sempre bene. Poi sei libero di agire come vuoi”.</em></p>
<p>Leggendo il breve paper di Werner Erhard e Michael C. Jensen intitolato <strong>“The Three Foundations of A Great Life, Great Leadership and A Great Organization”</strong> ci è sembrato utile premettere la scelta compiuta da Daniel Quinn nel romanzo “Città di vetro” di Paul Aster, scelta che a noi è parsa pienamente autentica, fondata non su specifici valori o su una particolare morale o convenienza professionale ma, proprio per l&#8217;assenza di motivazioni specifiche, fondata su un&#8217;unica proposizione positiva, comportamentale. Nessun merito, ma anche nessun senso di colpa, nessun intralcio alla vita altrui.</p>
<p>Erhard e Jensen propongono tre “pilastri” per lo sviluppo della leadership e di organizzazioni di successo, tutti e tre <em>“value free”</em>, cioè non legati a specifici sistemi di valori o ad una particolare morale: un nuovo modello di integrità, l’adozione di comportamenti autentici e la dedizione ad uno scopo più ampio rispetto a quello richiesto dal proprio ego.</p>
<p>Consigliamo vivamente la lettura del paper, che potete scaricare cliccando <a href="http://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=1850544">qui</a>, perché rappresenta un concreto strumento di autoanalisi per coloro che desiderano sviluppare la propria leadership (che, come sosteneva anche Richard Normann, “… nasce dalla sofferenza”), offrire grandi contributi professionali e partecipare alla costruzione di organizzazioni capaci di generare valore, qualunque sia la loro natura.</p>
<p>Probabilmente lo schema proposto da Erhard e Jensen consentirà, tra l’altro, di valutare meglio gli <em>intangibles</em> di cui un&#8217;organizzazione dispone e di disegnare in modo diverso il valore implicito di una prestazione professionale. In ogni esso rappresenta un&#8217;arma potente per sgonfiare i mille alibi che i politicanti adottano, in ogni organizzazione, per giustificare comportamenti che sono finalizzati solo a manipolare gli altri e &#8211; con la partecipazione passiva, inautentica o debole di questi ultimi &#8211; a distruggere il valore creato in e da quella organizzazione.</p>
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		<title>Invisibile</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jul 2011 04:31:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Ma negli avvenimenti reali le probabilità non contano, e l&#8217;improbabilità che una cosa succeda non vuol dire che non succederà&#8221;. Una saggia visione degli eventi della vita, che la storia recente ci ha confermato. Parole di Bernanke? Trichet? Rogoff? Roubini? Stiglitz? Shiller? No, è solo Paul Aster, a pag. 12 di Invisibile.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;Ma negli avvenimenti reali le probabilità non contano, e l&#8217;improbabilità che una cosa succeda non vuol dire che non succederà&#8221;. </em></p>
<p>Una saggia visione degli eventi della vita, che la storia recente ci ha confermato. Parole di Bernanke? Trichet? Rogoff? Roubini? Stiglitz? Shiller? No, è solo Paul Aster, a pag. 12 di Invisibile.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;andamento delle banche italiane nel 2011</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Jul 2011 14:15:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Performance di banche ed intermediari finanziari]]></category>

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		<description><![CDATA[Molti amici e colleghi chiedono indicazioni circa l’andamento del nostro sistema bancario. Ci pare che una risposta seria debba fondarsi su dati e commenti accurati e, a tale proposito, rileviamo che l’ultimo numero del Bollettino Economico della Banca d’Italia riporta alcune buone notizie (strano?) sullo stato delle banche italiane (cfr. pag. 31 e segg.), fatto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Molti amici e colleghi chiedono indicazioni circa l’andamento del nostro sistema bancario. Ci pare che una risposta seria debba fondarsi su dati e commenti accurati e, a tale proposito, rileviamo che l’ultimo numero del Bollettino Economico della Banca d’Italia riporta alcune buone notizie (strano?) sullo stato delle banche italiane (cfr. pag. 31 e segg.), fatto che alcuni investitori dovrebbero probabilmente considerare con maggiore accuratezza.</p>
<p>In sintesi, nel corso dei primi cinque mesi del 2011 lo sviluppo del credito bancario continua a crescere a ritmi sostenuti (+4,5%) &#8211; in particolare da parte delle banche di minori dimensioni ed a favore delle imprese a fronte della domanda per scorte e capitale circolante – con tassi di interesse in aumento di alcuni decimi di punto rispetto alla fine dello scorso esercizio.</p>
<p>La qualità del credito non risulta peggiorata. Al termine del primo trimestre viene registrata una riduzione dell’incidenza del flusso netto di sofferenze rettificate sul totale degli impieghi, e ad aprile, una riduzione dell’esposizione delle banche nei confronti dei debitori segnalati per la prima volta in sofferenza rispetto ad un anno prima.</p>
<p>La dinamica della raccolta è in significativa accelerazione (+ 1,8%), grazie ad obbligazioni (+4,6%) e depositi dei non residenti (+6,5%) e nonostante la forte contrazione dei conti correnti, con tassi di interesse aumentati di un solo decimo di punto.</p>
<p>La redditività dei primi 5 gruppi bancari è migliorata nel corso del primo trimestre per la riduzione degli accantonamenti e delle rettifiche di valore per il deterioramento della qualità del credito, la riduzione dei costi operativi e lo sviluppo dei ricavi da trading. Margine di interesse ancora in flessione (ma credito in aumento solo dell&#8217; 1,4% e raccolta in flessione dello 0,7%).</p>
<p>Sempre con riferimento ai primi 5 gruppi, al termine del primo trimestre del 2011 si rilevano significativi rafforzamenti patrimoniali:</p>
<table border="1" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td valign="top" width="163">
<p align="center"><strong> </strong></p>
</td>
<td valign="top" width="163">
<p align="center"><strong>Marzo 2011</strong></p>
</td>
<td valign="top" width="163">
<p align="center"><strong>Dicembre 2010</strong></p>
</td>
<td valign="top" width="163">
<p align="center"><strong>Var. p.p.</strong></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="163">
<p align="center"><strong>Core Tier 1</strong></p>
</td>
<td valign="top" width="163">
<p align="center">7,8%</p>
</td>
<td valign="top" width="163">
<p align="center">7,4%</p>
</td>
<td valign="top" width="163">
<p align="center">+ 0,4</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="163">
<p align="center"><strong>Tier 1</strong></p>
</td>
<td valign="top" width="163">
<p align="center">9,4%</p>
</td>
<td valign="top" width="163">
<p align="center">9,0%</p>
</td>
<td valign="top" width="163">
<p align="center">+ 0,4</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="163">
<p align="center"><strong>Total Capital Ratio</strong></p>
</td>
<td valign="top" width="163">
<p align="center">12,9%</p>
</td>
<td valign="top" width="163">
<p align="center">12,6%</p>
</td>
<td valign="top" width="163">
<p align="center">+ 0,3</p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Potete scaricare l’ultimo numero del Bollettino direttamente dal sito della Banca d’Italia cliccando <a href="http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/bollec/2011/bolleco65/bollec65/boleco_65.pdf">qui</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Economie informative, Confidi e PMI</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/870</link>
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		<pubDate>Fri, 15 Jul 2011 05:28:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
				<category><![CDATA[All]]></category>
		<category><![CDATA[PMI]]></category>

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		<description><![CDATA[“Nell’arco di due anni, tra il dicembre del 2008 e lo stesso mese del 2010, il numero delle imprese censite dalla Centrale dei rischi garantite da un confidi è salito da circa 25.000 unità, a poco più di 165.000.” Questo dato incontrovertibile &#8211; desunto dall’intervento tenuto lo scorso 12 luglio dal Dott. Giovanni Carosio, Vice [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>“Nell’arco di due anni, tra il dicembre del 2008 e lo stesso mese del 2010, il numero delle imprese censite dalla Centrale dei rischi garantite da un confidi è salito da circa 25.000 unità, a poco più di 165.000.”</em></p>
<p>Questo dato incontrovertibile &#8211; desunto dall’intervento tenuto lo scorso 12 luglio dal Dott. Giovanni Carosio, Vice Direttore della Banca d’Italia, in Federconfidi &#8211; testimonia la grande importanza assunta dai Confidi per le PMI italiane. La mediazione di un Confidi, infatti, migliora sia le condizioni di accesso al credito da parte delle PMI associate &#8211; e quindi minori tassi di interesse, migliore capacità di valutazione del merito di credito da parte delle banche, date le rilevanti economie informative di cui dispone il Confidi, il quale arriva anche a facilitare l’iter delle pratiche istruttorie e, quindi, a ridurre i tempi di concessione degli affidamenti &#8211; sia la qualità del credito bancario, che può beneficiare della minore rischiosità implicita degli impieghi concessi a PMI garantite da un Confidi.</p>
<p>La rilevante crescita registrata nel corso dell’ultimo biennio ha determinato impatti di rilievo sulle performance dei 742 Confidi esistenti in Italia, che debbono far fronte alle nuove esigenze di patrimonializzazione e organizzazione imposte dal mercato. I processi di concentrazione appaiono quindi necessari, anche alla luce del fatto che i Confidi, peculiarità prevalentemente italiana, hanno contribuito alla erogazione di volumi di prestiti garantiti che già superano i 20 miliardi di euro.</p>
<p>In tempi di crisi, l’intervento dei Confidi è stato determinante ai fini della concessione dei finanziamenti ed appare per ogni PMI una modalità vincente per rapportarsi al mondo bancario.</p>
<p>L’introduzione di Basilea III e la nuova disciplina dei Confidi introdotta dal d.lgs. 13 agosto 2010, n. 141, per la quale sono in via di emanazione i regolamenti attuativi, sono destinati a rafforzare ulteriormente il ruolo svolto dai Confidi nel sistema finanziario italiano.</p>
<p>Potete scaricare l’intervento del dott. Carosio direttamente dal sito della Banca d’Italia cliccando <a href="http://www.bancaditalia.it/interventi/intaltri_mdir/carosio_121107.pdf">qui</a>.</p>
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		<title>Quale sistema finanziario per il 21° secolo?</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jul 2011 03:13:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Basilea II & III]]></category>
		<category><![CDATA[La nuova architettura finanziaria]]></category>

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		<description><![CDATA[La crisi finanziaria ha evidenziato in modo molto chiaro quali fossero i limiti impliciti nei sistemi finanziari, ma sinora sono stati rari i tentativi di esaminare, senza senso di urgenza e con una piena apertura verso il futuro, quali debbano essere gli obiettivi di base di sistemi finanziari efficienti. Sir Andrew Duncan Crockett – che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La crisi finanziaria ha evidenziato in modo molto chiaro quali fossero i limiti impliciti nei sistemi finanziari, ma sinora sono stati rari i tentativi di esaminare, senza senso di urgenza e con una piena apertura verso il futuro, quali debbano essere gli obiettivi di base di sistemi finanziari efficienti.</p>
<p>Sir Andrew Duncan Crockett – che è stato direttore generale della Banca dei Regolamenti Internazionali ed è attualmente Special Advisor del Presidente di JP Morgan Chase &#8211; ha tenuto quest’anno la Per Jacobsson Lecture di Basilea intitolandola <em>“What financial system for the 21st century?”</em> nel corso della quale ha esaminato, secondo noi con grande efficacia e semplicità, quali sono i principali obiettivi che dovrebbero perseguire sistemi finanziari efficienti. Il passaggio di prospettiva che Sir Crockett propone è molto forte: dalla critica di ciò che non ha funzionato sinora alla definizione di ciò che un sistema finanziario dovrebbe saper far bene per poter concretamente aggiungere valore all’economia reale.</p>
<p>Potete scaricare la Lecture di Sir Crockett direttamente dal sito della BRI cliccando <a href="http://www.bis.org/events/agm2011/sp110626.pdf">qui</a>, ma in estrema sintesi, un intermediario finanziario, che rappresenta un componente del sistema nervoso centrale di una economia di mercato, dovrebbe essere gestito, in modo molto semplice, per conseguire i seguenti obiettivi:</p>
<p>-          proteggere e aumentare incessantemente la capacità di produrre dati ed informazioni di elevata qualità, fondamentali sia per il miglior funzionamento dei mercati che per assicurare, in generale, la migliore allocazione delle risorse disponibili;</p>
<p>-          tradurre la produzione di flussi addizionali di informazioni di elevata qualità in ricavi che eccedano i costi necessari per produrle, assicurando il mantenimento dell’equilibrio economico ed aumentando la propria reputazione sul mercato;</p>
<p>-          aumentare gli incentivi interni posti a difesa del proprio <em>franchise value </em>(brand) tramite un’eccellente gestione del processo di allocazione del credito, un intelligente utilizzo degli strumenti di mitigazione e riduzione dei rischi finanziari, il possesso di adeguati processi di risk management e di controllo interno ed una cospicua dotazione di capitale.</p>
<p>Tutto qui.</p>
<p>Per quanto concerne le riforme in atto, se si desidera che esse siano robuste è necessario che esse risolvano alla base i fallimenti di mercato ai quali abbiamo assistito, risolvendo i problemi connessi a incentivi perversi, asimmetrie informative e conflitti di interessi, i quali hanno di fatto distrutto intermediari e sistemi finanziari. Per conseguire tutto ciò è del tutto irrealistico immaginare che possano bastare il solo rafforzamento patrimoniale e una stretta vigilanza delle entità che costituiscono lo <em>shadow banking</em>.</p>
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		<title>Come riuscire a far sfuggire una PMI alle restrizioni del credito bancario.</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jun 2011 04:29:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
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		<category><![CDATA[PMI]]></category>

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		<description><![CDATA[L’accesso al credito bancario da parte delle PMI è un tema importante per l’Europa dato che in essa il 60% del valore aggiunto creato ed il 70% dell’occupazione di manodopera sono attribuibili alle PMI. La Banca Centrale Europea ha pubblicato, nell’ultimo numero della Financial Stability Review, un’interessante analisi dedicata all’esame di quali siano stati i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’accesso al credito bancario da parte delle PMI è un tema importante per l’Europa dato che in essa il 60% del valore aggiunto creato ed il 70% dell’occupazione di manodopera sono attribuibili alle PMI. La Banca Centrale Europea ha pubblicato, nell’ultimo numero della Financial Stability Review, un’interessante analisi dedicata all’esame di quali siano stati i maggiori ostacoli all’accesso alla finanza incontrati dalle PMI. Le principali osservazioni che emergono possono essere così sintetizzate:</p>
<p>-          dal punto di vista degli investitori la dimensione aziendale rappresenta un fattore importante perché essa influenza la qualità e la quantità di informazioni disponibili sull’impresa, sui suoi progetti di investimento e sulla qualità dei collaterali che essa può offrire;</p>
<p>-          le imprese di più contenute dimensioni sono, in genere, anche quelle più giovani, che non hanno ancora avuto il tempo di formarsi un esteso <em>track-record</em> ed una solida reputazione;</p>
<p>-          la non ammissione a quotazione dei titoli di una PMI su un mercato finanziario (quale, ad esempio, l’AIM) rappresenta un fattore di rischio in più per il sistema bancario, dato che non vengono sviluppati nuovi flussi informativi sull’impresa;</p>
<p>-          oltre al premio per il rischio, si deve tenere presente che le banche sostengono costi significativi per la selezione ed il monitoraggio delle posizioni affidate tanto più elevati quanto minore è la dimensione media della propria clientela e più giovane la sua età.</p>
<p>In termini molto concreti, quali sono le indicazioni che emergono e che possono risultare utili per le PMI italiane? In buona sintesi:</p>
<p>-          avviare progetti di impresa che siano fondati su una credibile pianificazione economico-finanziaria relativa al primo quinquennio di vita, il più rischioso sotto il profilo bancario;</p>
<p>-          indipendentemente dalla dimensione e dalla età dell’impresa, disporre delle competenze e della capacità di produrre dati e informazioni di qualità circa il proprio business che siano utili agli investitori, al fine di ridurre i loro tempi (e costi) di analisi e di valutazione del business della PMI;</p>
<p>-          valutare quanto prima la possibilità di una quotazione e questo non per sfuggire ai vincoli imposti dal sistema bancario ma, al contrario, per poter meglio dialogare meglio con esso;</p>
<p>-          cercare di crescere dimensionalmente il prima possibile, anche mediante fusioni ed acquisizioni (meglio tramite un reverse merge con un&#8217;impresa che vanta una lunga storia alle spalle).</p>
<p>Potete scaricare l’articolo <em>“Financing obstacles faced by Euro Area Small and Medium-Sized enterprises during the financial crisis”</em> direttamente dalla pagina riservata alla Financial Stability Review della BCE cliccando <a href="http://www.ecb.int/pub/fsr/shared/pdf/ivbfinancialstabilityreview201106en.pdf?538380398ba9076588297f96ced14122">qui</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Popolari Green</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 05:12:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
				<category><![CDATA[All]]></category>
		<category><![CDATA[La nuova architettura finanziaria]]></category>

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		<description><![CDATA[Come dovranno essere gestite le banche popolari nel prossimo decennio? L’audizione della dott.ssa Anna Maria Tarantola, Vice Direttore Generale della Banca d’Italia, tenutasi recentemente presso la Commissione Finanze e Tesoro del Senato, contiene alcune riflessioni utili per iniziare a sviluppare questo tema. In termini strettamente gestionali ci si attende che le banche popolari prestino molta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come dovranno essere gestite le banche popolari nel prossimo decennio? L’audizione della dott.ssa Anna Maria Tarantola, Vice Direttore Generale della Banca d’Italia, tenutasi recentemente presso la Commissione Finanze e Tesoro del Senato, contiene alcune riflessioni utili per iniziare a sviluppare questo tema.</p>
<p>In termini strettamente gestionali ci si attende che le banche popolari prestino molta attenzione al recupero di efficienza ed alla riduzione dei costi operativi, alla difesa del buon posizionamento che esse già possiedono in termini di rischio di credito e allo sviluppo di maggiori livelli di patrimonializzazione, dato l’imminente avvio di Basilea III.</p>
<p>L’audizione contiene numerosi apprezzamenti all’opera di supporto all’economia svolta dalle banche popolari nel corso della grande crisi finanziaria. Cionondimeno rimangono sostanzialmente irrisolti alcuni temi importanti sui quali, presumibilmente presto, si esprimerà anche il legislatore. In termini generali essi possono essere così sintetizzati:</p>
<p>a) le banche popolari, come tutte le banche, dovranno adeguarsi al nuovo contesto venutosi a creare dopo la crisi finanziaria del 2008, con tutto ciò che ciò comporta dal punto di vista della vigilanza;</p>
<p>b) le banche popolari quotate dovranno riuscire a tradurre la forma cooperativa in un vantaggio competitivo nel rapporto con i soci e con i mercati, anch’essi interessati da profonde modifiche comportamentali e normative.</p>
<p>Non entriamo nel merito delle proposte che la Banca d’Italia ha accuratamente proposto al Senato &#8211; e che potete valutare scaricando il testo dell’audizione della dott.ssa Tarantola direttamente dal sito della Banca d’Italia cliccando <a href="http://www.bancaditalia.it/interventi/intaltri_mdir/Audizione_22-06-2011_DEF_EST.pdf">qui</a> &#8211; ma proviamo a svolgere un primo elementare esercizio che simuli quali comportamenti dovrebbero assumere le banche popolari quotate se tali proposte venissero integralmente adottate nel nostro ordinamento:</p>
<p>1. incentivare con ogni mezzo la partecipazione dei soci alla vita della banca al fine di acquisire costante supporto all’azione della banca (finanziario e non) e di condividere la valutazione dell’operato del management. Come rilevato nel corso dell’audizione, uno dei vantaggi competitivi delle banche popolari non quotate e/o di contenute dimensioni risiede proprio nel fatto che le attività svolta sono <em>“… prevalenti verso i soci-clienti, fortemente radicate sul territorio, per le quali è significativo il controllo svolto dalla collettività”;</em></p>
<p>2. assicurare e gestire il ruolo degli investitori istituzionali in una ottica di medio-lungo periodo, e ciò al fine di assicurare una progressiva crescita delle quotazioni del titolo ed una costante attenzione alla remunerazione del capitale, sfuggendo a quelle logiche di gestione troppo famigliari che, anche ove condotte con onestà e trasparenza, tendono comunque a ridurre la pressione sulla correttezza dei comportamenti;</p>
<p>3. dimostrare al mercato livelli di <em>accountability</em> e trasparenza (nel senso introdotto da Basilea 2) più elevati rispetto a quelli delle altre categorie di banche, e ciò al fine di conseguire livelli di responsabilità del management più elevati data la mutualità (non prevalente) implicita nella forma sociale. In buona sintesi, le banche popolari dovrebbero poter dimostrare di avere un management più etico rispetto a quello di altre classi di intermediari finanziari.</p>
<p>L’impegno richiesto agli organi sociali ed i rischi impliciti in questa visione del futuro delle banche popolari sono certamente elevati, ma quale futuro alternativo possiamo immaginare per una popolare se non una noiosa trasformazione in una conservativa S.p.A.? In un mondo che sarà sempre più<em> green</em> possibile dover ancora ricorrere a tipici veicoli industriali quali sono le S.p.A.?</p>
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		<title>Giovani e creazione di valore</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jun 2011 03:49:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Human Capital]]></category>

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		<description><![CDATA[Il tema del lavoro per i giovani è particolarmente importante per il nostro Paese, che di giovani ne produce pochi, molti dei quali sono oggettivamente fin troppo bravi per il contesto nel quale si trovano a vivere le prime esperienze professionali. Le difficoltà possono rinforzare il carattere, ma la descrizione della situazione nella quale si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il tema del lavoro per i giovani è particolarmente importante per il nostro Paese, che di giovani ne produce pochi, molti dei quali sono oggettivamente fin troppo bravi per il contesto nel quale si trovano a vivere le prime esperienze professionali. Le difficoltà possono rinforzare il carattere, ma la descrizione della situazione nella quale si dibattono i giovani che emerge dalla relazione che il dott. Fabrizio Saccomanni, DG della Banca d&#8217;Italia, ha pronunciato al 41° convegno dei giovani imprenditori di Confindustria – relazione intitolata per l’appunto “La generazione esclusa: il contributo dei giovani alla crescita economica” &#8211; appare per molti aspetti davvero desolante.</p>
<p>Che fare? Ce lo chiediamo in molti in Università, è uno degli obiettivi che ha portato alla nascita dell’associazione Prospera (vedi il link nella homepage) e molto probabilmente ciascuno di noi è a conoscenza di clamorosi abusi in tema di utilizzo dei contratti di lavoro che penalizzano giovani risorse umane di valore e intenzionate ad imparare.</p>
<p>Le riforme che propone Saccomanni nelle conclusioni del suo intervento – che potete scaricare direttamente dal sito della Banca d’Italia cliccando <a href="http://www.bancaditalia.it/interventi/intaltri_mdir/Saccomanni_110611.pdf">qui</a> – sono ampie e profonde e mirano ad operare razionalmente sulla miopia, sulla voragine di diottrie che ha bloccato lo sviluppo dell’economia italiana nel corso degli ultimi 15 anni.</p>
<p>In particolare, è nostra opinione che sia proprio il mondo delle imprese che deve muoversi e che ha la responsabilità di aiutare a sviluppare la prossima generazione di talenti. Cosa ciò significhi, in termini molto concreti ed operativi, è stato ad esempio illustrato da Randall L. Stephenson, presidente e CEO di AT&amp;T, in un recente contributo (<em>“Competitive Crossroads – The Critical Relationship between Business and Education”) </em>pubblicato nel bilancio dell&#8217;esercizio 2010 di The Conference Board, costituito da sole 2 pagine di tabelle e da 34 pagine di interviste e sintesi delle iniziative portate avanti nel corso dell’anno dalla società. Stephenson, in buona sintesi, sostiene che il mondo delle imprese ha la responsabilità di aiutare gli studenti a comprendere come i successi a scuola possono aiutare a conseguire importanti sviluppi di carriera, ha il dovere di imporre la propria presenza in ogni discussione concernente lo sviluppo del sistema educativo nazionale (anatema nel nostro Paese!) e ha la responsabilità morale di assicurare che le giovani generazioni siano ben equipaggiate per competere ad alto livello nel mondo di domani. Inoltre, aggiungiamo noi, un Paese nel quale le PMI sono tante ha forse più possibilità di trasmettere ai giovani esperienze dirette e conoscenze utili su mercati e prodotti.</p>
<p>Utopie? Probabile, ma se si desidera non invecchiare, coltivare alcune utopie è probabilmente la migliore cura antiage.</p>
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		<title>Creating a new foundation for risk management</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jun 2011 06:17:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Federal Reserve di Chigago ha organizzato lo scorso aprile la 4^ Financial Institution Risk Management Conference nel corso della quale sono state esaminate tematiche di rilievo per il sistema finanziario statunitense. Potete trovare la sintesi dei principali temi che sono stati trattati nel corso della Conference  sull’ultimo numero della Chigaco Fed Letter, scaricabile direttamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Federal Reserve di Chigago ha organizzato lo scorso aprile la <em>4^ Financial Institution Risk Management Conference</em> nel corso della quale sono state esaminate tematiche di rilievo per il sistema finanziario statunitense. Potete trovare la sintesi dei principali temi che sono stati trattati nel corso della Conference  sull’ultimo numero della Chigaco Fed Letter, scaricabile direttamente dal sito della Federal Reserve cliccando <a href="http://www.chicagofed.org/digital_assets/publications/chicago_fed_letter/2011/cfljuly2011_288a.pdf">qui</a>.</p>
<p>Anche considerando quanto riportato nella sola Letter vi sono molti spunti di riflessione che possono risultare di grande interesse per gli intermediari finanziari europei. Con particolare riferimento alle pratiche di risk management crediamo sia interessante riportare quanto  emerso nel corso del dibattito finale: <em>“Cathy Lemieux, executive vice president, Federal Reserve Bank of Chicago, asked the panel members what their organiza­tions have done to make a cultural shift in terms of risk management; in response, the panelists mentioned it is important to bring in new people with a different perspective to challenge the status quo.”</em></p>
<p>Avete letto bene, i cambiamenti culturali nell’area del risk management richiedono <em>“… to bring in new people with a different perspective to challenge the status quo.”</em> Sulla prima parte del periodo nessuno ha dubbi, ma è il <em>“challenge the status quo”</em> che può disturbare i sonni di molti banchieri.</p>
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		<title>Numeri per decidere</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jun 2011 13:17:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
				<category><![CDATA[All]]></category>
		<category><![CDATA[PMI]]></category>

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		<description><![CDATA[Se viveste in un posto nel quale, nei prossimi 18 mesi, si prevede: - un livello dell&#8217;inflazione in diminuzione, con valori probabilmente inferiori al 2% annuo, grazie al contenimento della dinamica del costo delle materie prime; - un prezzo del petrolio sostanzialmente stabile nell’intorno dei 100 dollari al barile; - tassi a breve termine in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se viveste in un posto nel quale, nei prossimi 18 mesi, si prevede:</p>
<p>- un livello dell&#8217;inflazione in diminuzione, con valori probabilmente inferiori al 2% annuo, grazie al contenimento della dinamica del costo delle materie prime;</p>
<p>- un prezzo del petrolio sostanzialmente stabile nell’intorno dei 100 dollari al barile;</p>
<p>- tassi a breve termine in aumento (ma solo) sino al 2,3% annuo, a fronte di una modesta crescita di quelli a lungo termine, che permangono superiori a quelli a breve e pari al 4,8%;</p>
<p>- un cambio euro-dollaro stabile a 1,43;</p>
<p>- tassi di crescita dell’economia positivi superiori al 2% annuo, ma che potrebbero superare il 3% in qualche trimestre, con una dinamica positiva dei consumi privati, che saranno in leggera accelerazione, e con investimenti il cui saggio di sviluppo, comunque positivo,  potrebbe raggiungere (e superare) il 4% annuo;</p>
<p>- una dinamica degli stipendi reali finalmente in ripresa a partire dal prossimo anno e con margini di profitto per le imprese in crescita quest’anno ed in deciso sviluppo il prossimo &#8230;.</p>
<p>&#8230; non pensereste che è tornata una solida fase di sviluppo e che la crisi finanziaria è ormai un brutto ricordo?</p>
<p>Bene, questo posto esiste davvero e si chiama Eurolandia. Le previsioni citate sono quelle della autorevolissima Banca Centrale Europea, che potete scaricare direttamente dal loro sito cliccando <a href="http://www.ecb.int/pub/pdf/other/eurosystemstaffprojections201106en.pdf">qui</a> e che trovate sintetizzate nella seguente tavola.</p>
<p><img class="aligncenter" src="data:image/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAcYAAAEZCAIAAACCaBKEAAAgAElEQVR4nO2dwZWyPBSGp4k5XxEW8FOAa3Yu5xxrcG0RFuDKEly6sgi7sIj5F0C4SW5CwAjBeTzPYsaBEC7h5SZh8n798uHDhw+fTJ+vpSvAhw8fPp/zQVL58OHDJ9tHSOr9CwAApoCkAgBkA0kFAMgGkgoAkA0kFQAgG0gqAEA2kFSAxbhuD9XPv/9+/v33873fPsWfHsfu+2p3u7o7Po4/h9PGLzD0/frIFZlwOe8CSQVYiOrc3e3tPX+smj89jub+r87Vz3dVP9pdNrd9u7EtnaHvV0quyATLeSNIKsBCVGejCNftwQjEdXuoel1okrLzpdl+d7t+PU+77htTjvr9eskYGa2ct4KkAizDdXvu86nNbd/lX5daplqNTMjcMySdnyOpuSITKuetIKkABVCdq04LLrWlC7aO/P4FSc0dGbect4KkAizN5rYX0uAoxZ+W1DyRcct5K0gqwKJ4d7smHFIm/oyk5orMjHp6R1IBlqQ6V97d3kykdHPTz9POeVvob0hqrsho5bwVJBVgGS61fL9HvAC0ue3NS5eb29599ceflol/vz5yRSZYzjsrj6QCLIJ5ZV274fsXKuUkdSMZ/VuWXY4W+n6l5IpMtJy3gaQCAGQDSQUAyAaSCgCQDSQVACAbSCoAQDaQVACAbCCpAADZQFIBALKBpAIAZANJBQDIBpIKAJANJBUAIBuzSaq3TM7mtv+Ehcg+Z/kfAHidkKSqi7i8YoYllzJsCs+/Xo5Yy2smg9lPW6QSZiLBHbpdcknedKrfslmEyWrzl3plbTLFHTp8gxcUmViWeqnt2mxux2w69Thml9TedXamVbwARpPkDq0+p3W/5ev2UBmXULEC3gzuyjlJcYcO3uBlRWaMpObkDZJanU1VbXNagDJIc4f2/D9+72G/5UvtL8n8PNVrWy81xR06cIOXFpl0SXVq8zztpGa5HZlL/V3Vj3YV7jY6cptWUi99tm+7bwcW09WKVbjU4SfB5rbvj/u93z61HpaeTci+id0dQ74hnUEjT6X1hvyWlVxsdSnqeHdoeYOXFplBSVWWCu++b07DDFi0TaTTne9qd9i36nNztjHDqU1crOeSSN3bn3e3q16sL6lyCNiXuX7AZb99djVvyml/biNenSvzWOtaf3+FvswYiHvuAAnEJLXJuY61eXi3zTjst9yPGLYtdjt5wqMMYu7Qyg1eWmRGdPwv2z5h1J4MTpoZd9pyOv4yXZcjKf33gWJ1Wo1WtrQKlGchncLkRTLdik7THaVmegrGEmsz1k3XdpXMfRHxW+6obqfNr8weVpaxprmZyhu8tMhMHEtNkVR7x7ikGrNDO1t0XlEK9Ik0bC22vnfSbSmdMjP1Bsut0XHH9gdJhXQGJVURiCG/5YbHsX7cxTCi1bUqnxHu0E4SVlBkCpHUx7HryNtZqr1XTFKfp50MUF+gdyV0NfSy1MilbS6n7Fysp9XC8gx3/H2BGPJbbvY9d4mYnAFfyUD/QFWDN3hpkRknqeaVLil8XY84RVKdiTnR6TZRkL17ZxoqmqW2M1d9u1SbrC+pckTGGkt1LowcQRfl86o/jMVvM+J2cGd0u58H/JZ/71+Pk5lJ3nkvEpVN2B26j0zwBi8sMmFJdd8Us+dh+l7w9377kLM01rS4YorbtZv6bE8W9XVSJ9a1Yn8H93IiK98HPtXWSXUX1XlO9IcT35g4eOe1dNOEsgm4Qztz3OLmslqy7rfcYr/Bbpr6Kppl2B1aRCZ2g5cUmViWCgAzYPXSYOWRQVIBloX3mj8qMkgqAEA2kFQAgGwgqQAA2UBSAQCygaQCAGQDSQUAyAaSCgCQDSQVACAbSCoAQDaQVACAbCwsqZc6sDRq0UyuqvwHuxGFrDNKZUIA4b2EJNVfhjnz8i3G+ERfGvWtxJwYUnZR14eNF2jiGV5kNkOU3IWO+lXOEk95QmRG4P/LtuoV/FbKWN9Wrken/Mm6iGJppYKslReIzFd4ja6SIhPLUh2rwmZF0YxN3147djYmmLPGd0kscOLNnBwlp3zpt5hYwzfY1jboTsu6V/AfoDVe08/Xk1RhGlSQtfJCkdGiUVhkRkjqwANkPEhqzih563OLNbMXldSA03LIK3iuZrAY1+2hqs8B14lfY+mh7FWStfL8kXEWjTYrUpcWmTGS6qcSevbxPO2+j1u5RnVohWm7c+p0DF9whw7XQXaN5ZMt0v3Udumrml6gL6mxtctSo2RoD+r/KVR/pwM1ITK/gaJU3NMPeQUnlx9vZpG/Lrpk3Oa2/zlfgkY+vyFJLc1aeYHIWC38cdRtjZaPTLqkeqeqOTObtfG7O9AyRJFGBbbPs+Pe/JI79FAd7Fws4HHttnLFoSDgoxUsUGpK3K06MUr+XlaHUVws3zxRVsPqTI2MTKioUPUcSQ0p7ED58Usc/uvyJuGdAX1UUv1l/8uzVl4iMtJPpW9ppUUmRVJvQtGc03Odme/evWH92itgX35g4mW6O/RAHRST1IDHtdXKI/lmYoH+WGfg3h4RJQ/HxlU+DoPuMrqkpkUmVJRPPEsdtFB0y4/vHv510empNhHzTNWCV7C/iKVZKy8QGdeiqtDIpGWp7WWWvaeAM3P0DJ27YkhSp7pDj5DUqMd1T7qkRgpMldQxUQrT9pJM1u9IqpUKaZKaGJlQUT4pkhpyYAzlJiuT1C4RG5JUZ6gt6Fb/OabTKZGRdn5rNZ22Ov7dOGaoTYszT5XUmL/0a+7QU7PU0P02OUv1O/ujJTWthr/3ze3oDSaKnm9fQ3lZm5/lzOmoyISL8lGnpwa9goPlr09S3fTzX8JbieVaK88emedp58y+tppYWmRGTE+570gGxtfsW9Fu3PKdAVejfVfqie7QA3VQRwxVj2unZbuSOrZAZ69w3jciSs5eru/3UI++TUVVSU2JTLgoH6/mw17BsfKjlzjy1zJe9XfjKUd7Rd3ka8KFWSvPHhl/Zr9QO+6QpDp9ajmm2bds35lZDHY4cwVyOPVfMw4iNNpxb37JHXqwDv30RR9c6xsfscvNN5pOKNA5wSG36qQoqbvoG1g1FO9IHGvxQsWEyISLEgSclq06B7Q4UH78Eof/GkmCZsMxWP4+Vqu0Vp4/Mk5wrAiUFJlYlgoAM7BGa2UiEwJJBViWVVorE5kQSCoAQDaQVACAbCCpAADZQFIBALKBpAIAZANJBQDIBpIKAJANJBUAIBtIKgBANpBUAIBsIKkAANlAUgEAsoGkAgBkA0kFAMgGkgoAkA0kFQAgG0gqAEA2kFQAgGwgqQAA2UBSAQCygaQCAGQDSQUAyAaSCgCQDSQVACAbSCoAQDaQVACAbCCpAADZQFIBALKBpAIAZANJBQDIBpIKAJANJBUAIBtIKgBANsqX1Odpd770vz6Ou9t1SjmP48/htNH+tLntf+QhJtfz33/WIcJH/Pq9f/1e6thfAWCNhCS1EQiH72qinEWpzlVY0S7197Fqf75uD5WozH77TDuEORdfwh7HbOfVHKU5kcgRBXmkHFZN6Lk79vux26wR/7ya+9e7hTe3vfm+fsxcz1iWeqllnVr1SRay9DCFFU2o7XV7qH7Oly5LvdSjaiL1bkwFphM5oozwApcciqC/7W2ZGPt9SplrRz+vx9HIUXWujFJtbvsfk4eJbeYiJqnX7aHqK9RoRJ8zZiKiaM/Tzvzpedo1Ies6/tV5TE0KldTr9lB9WOuHFKpztbtd/UYy9vuUMtdO4Lzse6dJ+M6XPvdqN5s/a0mW1M1t72XRbXXln/TnyfO0+z5u+2zclulAR946otlyUP5EX6Cv7bCkXvpRBXvoNtCDUM7d6ph4R1QjU52r2Z+iUAyhZjn2+7HbrBH3vC61vJXETEZ1rvq77HHMnwUOMCip1liqN6z5Xe0Oe6M41blqt+nP/1I7UtiIlHy8BFRSJvNfUpIiwmrmspycOi6pvaA3TxGh40pp2rnfOsU3h7CPqEVGOUf4WyCp02N1qYMK22nOO3rVw6R3/LuZHHP/N3IgpE2epEzL7eeJ82uypDbIgedoutpUPk1SZVF9DyJcmnLu3iGsX0ORQVL/Nkjq9FhFVEVI6gIzVOmS6umI22n1XxJoNSinpPbTU6ExeNNVT89SZQXkAG6oNLXDHpHUYGSQ1L8Nkjo9VpqqNN1ieUPpGdJbGSGpbac4KKlBmZsoqfbo7aVu4tJPT/mvXsluuza3lpilWiVopY2V1PADgLHUPw2SOj1WXjf0u5vFsm4oZ7ZqBoZfonI6/rFMTekO9+WYHVMl1U4Yu7emGknV340QB2pHP21JjWS17Z+u24M4Yqi0iKRq4+XhyDDj/7cJNcv0752Zici+a8c7ryblau4p8eKU9yZAOR3/duJM4jwilDFN/3sxruGMdDi/KmcunjBO3zkw6ixm1Y91O4m03z7Evl5T29z29dlM61sqqZf21M79aR/i6R9Rjdilfs9/T0DpuO1Za0gJ329ue/39GffGXDPh8+o1ys9MtTt6FmJZagG4afwL/5BaHpvb/gOzCZgP2amCQihcUn/vX8/T7iN151PPC2bjU//xdN2UL6kAAKsBSQUAyAaSCgCQDSQVACAbSCoAQDaQVACAbCCpAADZQFIBALKBpAIAZANJBQDIBpL6CQgf2fhCRJ+6TBFAKQQlVawgZa822K/+wp25PMa1JbjYtrWw7Kcuplk04YWRAp7JPnIhu9i+vUWbvZDxiq54bOGCkZFcJhrRLLVVT/96f9ByUOvHNXGxeJP/KyTjLpKp+SEPmDt4HkWBffvFMKuzNOOZ339pCoOO2SMjuVQ0opK6uR3r8969nL9IalEgqUVTnc294/lEKJ7JfgnX7aGqz3Ip5dC+/fK7/ZLMz1O9hquf6Ko9JpJLRWNIUrdPk6uK5NmWVLEQrOdwp3pNa4xzq47sotlBe8+3ffuo6Hc3P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<td class="xl66" style="height: 17.25pt;" height="23">Euribor 3 mesi</td>
<td class="xl67">1,60%</td>
<td class="xl67">2,30%</td>
</tr>
<tr style="height: 17.25pt;" height="23">
<td class="xl66" style="height: 17.25pt;" height="23">Rendimento titoli di Stato a   10 anni</td>
<td class="xl67">4,50%</td>
<td class="xl67">4,80%</td>
</tr>
<tr style="height: 17.25pt;" height="23">
<td class="xl66" style="height: 17.25pt;" height="23"></td>
<td class="xl67"></td>
<td class="xl67"></td>
</tr>
<tr style="height: 17.25pt;" height="23">
<td class="xl66" style="height: 17.25pt;" height="23">Brent ($ al barile)</td>
<td class="xl65">111,1</td>
<td class="xl65">108</td>
</tr>
<tr style="height: 17.25pt;" height="23">
<td class="xl66" style="height: 17.25pt;" height="23">Non-energy commodities</td>
<td class="xl67">20,40%</td>
<td class="xl67">1,20%</td>
</tr>
<tr style="height: 17.25pt;" height="23">
<td class="xl66" style="height: 17.25pt;" height="23">EUR/USD</td>
<td class="xl65">1,42</td>
<td class="xl65">1,43</td>
</tr>
<tr style="height: 17.25pt;" height="23">
<td class="xl66" style="height: 17.25pt;" height="23">GDP non Euro area</td>
<td class="xl67">4,50%</td>
<td class="xl67">4,70%</td>
</tr>
<tr style="height: 17.25pt;" height="23">
<td class="xl66" style="height: 17.25pt;" height="23">Export Euro area</td>
<td class="xl67">8,30%</td>
<td class="xl67">7,90%</td>
</tr>
<tr style="height: 17.25pt;" height="23">
<td class="xl66" style="height: 17.25pt;" height="23"></td>
<td class="xl66"></td>
<td class="xl66"></td>
</tr>
<tr style="height: 17.25pt;" height="23">
<td class="xl66" style="height: 17.25pt;" height="23">Inflazione Euro area</td>
<td class="xl65"><span style="mso-spacerun: yes;"> </span>2,5% &#8211; 2,7%</td>
<td class="xl65"><span style="mso-spacerun: yes;"> </span>1,1% &#8211; 2,3%</td>
</tr>
<tr style="height: 17.25pt;" height="23">
<td class="xl66" style="height: 17.25pt;" height="23">GDP Euro area</td>
<td class="xl65"><span style="mso-spacerun: yes;"> </span>1,5% &#8211; 2,3%</td>
<td class="xl65"><span style="mso-spacerun: yes;"> </span>0,6% &#8211; 2,8%</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
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		<title>Commercialisti quali Advisor per la finanza d&#8217;impresa</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/803</link>
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		<pubDate>Sat, 11 Jun 2011 06:07:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
				<category><![CDATA[All]]></category>
		<category><![CDATA[PMI]]></category>

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		<description><![CDATA[Come già anticipato (cfr. post del 14 maggio 2011) Assolombarda e la Commissione Banche dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Milano hanno dato avvio ad un ciclo di incontri &#8211; denominato “Conversazioni tra Imprenditori, Commercialisti e Banche. Linee guida nel rapporto banca-impresa (l’arte del rilancio)” - dedicato ad esaminare le principali problematiche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come già anticipato (cfr. post del 14 maggio 2011) Assolombarda e la Commissione Banche dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Milano hanno dato avvio ad un ciclo di incontri &#8211; denominato “<strong>Conversazioni tra Imprenditori, Commercialisti e Banche. Linee guida nel rapporto banca-impresa (l’arte del rilancio)” </strong>- dedicato ad esaminare le principali problematiche e le tendenze in atto circa i rapporti tra le PMI e le banche.</p>
<p>Il 9 giugno si è tenuto il terzo ed ultimo incontro nel corso del quale, tra l&#8217;altro, sono state presentate alcune proposte e considerazioni conclusive da parte di tutti i partecipanti. Relativamente al ruolo professionale svolto ci è parso utile proporre il commercialista quale <em>Advisor</em> per lo sviluppo della finanza d&#8217;impresa, senza alcuna interferenza con le scelte dell’imprenditore ma pronto a fornire supporti e consigli su ogni aspetto rilevante della gestione finanziaria della PMI.</p>
<p>Tale ruolo dovrebbe essere assunto dal commercialista mantenendo indipendenza dalle parti ed assicurando il rispetto dei principi di comportamento già statuiti dal nostro Consiglio Nazionale (quali ad esempio quelli di chiarezza, completezza, affidabilità, attendibilità, neutralità,trasparenza e prudenza sanciti per la redazione dei business plan).</p>
<p>Il <strong>primo ambito di lavoro sul quale possono lavorare insieme imprenditore e commercialista, e nel quale si possono valutare compiutamente i fabbisogni finanziari della PMI, è infatti la pianificazione del business.</strong> Si consideri, ad esempio, che il Consiglio Nazionale ha recentemente emanato otto distinti documenti racchiusi nelle <em>&#8220;Linee guida alla redazione del business plan&#8221;</em>, la cui lettura evidenzia bene la vastità e l’utilità di un accurato lavoro di pianificazione aziendale. Tali attività sono utili non certo al professionista, ma alla PMI ed alla platea di investitori ai quali essa si rivolge, banche in primis. Senza pianificazione del business, infatti, non è possibile pervenire ad una corretta pianificazione finanziaria ed ad una riduzione del rischio di una PMI che un banchiere le attribuisce e/o percepisce.</p>
<p>Potete scaricare i materiali del ciclo di incontri connettendovi in questa <a href="http://odcec.mi.it/Home/Iscritti/Formazione/Materiale_Convegni.aspx">sezione</a> del sito dell’Ordine di Milano (ed i contenuti specifici del mio intervento cliccando <a href="http://odcec.mi.it/Libraries/Materiale_Convegni/Le_esigenze_delle_imprese_le_risposte_delle_banche__e__dei_professionisti_a_cura__di__Alberto__Balestrieri__giugno_2011.sflb.ashx">qui</a>). Potete inoltre scaricarele <em>Linee guida alla redazione del business plan</em> direttamente dal sito del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Comtabili facendo un clic <a href="http://www.cndcec.it/MediaContentResource.ashx?/PortalResources/Document/Attachment/98c7979a-5d06-4883-a1c1-afef737e5eea/Linee%20guida%20Business%20Plan.pdf">qui</a>.</p>
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		<title>Arbitro Bancario Finanziario e disegno dell&#8217;offerta di servizi bancari</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/792</link>
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		<pubDate>Fri, 10 Jun 2011 03:56:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
				<category><![CDATA[All]]></category>
		<category><![CDATA[Compliance]]></category>

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		<description><![CDATA[Sul sito della Banca d&#8217;Italia è stata appena pubblicata la prima Relazione sull&#8217;attività dell&#8217;Arbitro Bancario Finanziario, che copre il periodo intercorrente dalla costituzione di questo peculiare sistema stragiudiziale (15 ottobre 2009) a tutto il 2010. Potete scaricare la Relazione, direttamente dal sito della Banca d&#8217;Italia, cliccando qui. Una delle parti più interessanti ed utili di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sul sito della Banca d&#8217;Italia è stata appena pubblicata la prima Relazione sull&#8217;attività  dell&#8217;Arbitro Bancario Finanziario, che copre il periodo intercorrente dalla costituzione di questo peculiare sistema stragiudiziale (15 ottobre 2009) a tutto il 2010. Potete scaricare la Relazione, direttamente dal sito della Banca d&#8217;Italia, cliccando <a href="http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/rel_abf/relazione_2010.pdf">qui</a>.</p>
<p>Una delle parti più interessanti ed utili di tale Relazione concerne i contenuti delle principali decisioni assunte dai tre Collegi che compongono l&#8217;ABF. Fermo rimanendo che ciascun operatore economico può accedere direttamente ai contenuti delle decisioni assunte dall&#8217;ABF tramite il sito istituzionale (<a href="http://www.arbitrobancariofinanziario.it/">www.arbitrobancariofinanziario.it</a>), ciò che preme rilevare è che la lettura dei contenuti delle principali decisioni (cfr. pagg. 31-44 della Relazione) evidenzia in modo chiaro quali debbano essere i comportamenti che banche e clienti debbono, in concreto, assumere al fine di assicurare la corretta produzione ed utilizzi coerenti dei prodotti e dei servizi bancari.</p>
<p>I messaggi contenuti nelle decisioni dell&#8217;ABF sono molti.Perchè non assumerli già nella fase di progettazione dei prodotti e dei servizi bancari? Perchè non impegarli nelle attività di formazione del personale e nella definizione delle procedure aziendali? Meglio prevenire che conciliare &#8230;.</p>
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		<title>Quali impatti gestionali della normativa sulla trasparenza bancaria?</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/776</link>
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		<pubDate>Wed, 08 Jun 2011 15:36:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Compliance]]></category>

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		<description><![CDATA[La dott.ssa Anna Maria Tarantola, Vice Direttore Generale della Banca d&#8217;Italia, ha sintetizzato bene, in un suo recente intervento pubblico, alcune considerazioni forti circa il ruolo emergente assunto dalla disciplina concernente la trasparenza dei servizi bancari e finanziari. Senza voler entrare nel merito della normativa citata (potete accedere al testo dell&#8217;intervento, direttamente dal sito della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La dott.ssa Anna Maria Tarantola, Vice Direttore Generale della Banca d&#8217;Italia, ha sintetizzato bene, in un suo recente intervento pubblico, alcune considerazioni forti circa il ruolo emergente assunto dalla disciplina concernente la trasparenza dei servizi bancari e finanziari.</p>
<p>Senza voler entrare nel merito della normativa citata (potete accedere al testo dell&#8217;intervento, direttamente dal sito della Banca d&#8217;Italia, cliccando <a href="http://www.bancaditalia.it/interventi/intaltri_mdir/Tarantola_060611.pdf">qui</a>) è forse utile spendere qualche considerazione circa i rilievi gestionali che tale intervento sottolinea. A nostro modo di vedere essi sono:</p>
<p>- la trasparenza non è un adempimento burocratico, ma è un principio cui ispirare la gestione corrente delle banche. Sotto tale aspetto, le strategie di sviluppo delle banche che mirano ad assicurare elevati livelli di comunicazione e trasparenza con il mercato e con la propria clientela rappresentano un elemento centrale per assicurare la stabilità del sistema finanziario (e spiegano, altresì, il nuovo severo orientamento della Vigilanza in questo ambito);</p>
<p>- investire in trasparenza permette di aumentare la reputazione e la fiducia di cui gode la banca presso il mercato e la clientela, consentendole nel medio termine di acquisire una base clienti ben strutturata e diversificata;</p>
<p>- le banche debbono investire in organizzazione e controlli interni al fine di assicurare sia un controllo pervasivo di tutti i canali distributivi dei quali esse si avvalgono, sia meccanismi di remunerazione del personale (in primis, quello delle reti) che siano commisurati alla qualità delle relazioni sviluppate con la clientela;</p>
<p>- ciò che conta, per l&#8217;appunto, è la qualità della relazione, e non la dimensione della griglia degli adempimenti posti in essere.</p>
<p>Per concludere, l&#8217;ampio spazio che il quadro normativo lascia all&#8217;autodisciplina permette l&#8217;adozione di innovazioni di prodotto e di processo che possono far conseguire significativi vantaggi competitivi ad una banca, contribuendo altresì a ridurre i costi operativi nel caso in cui si sappia riservare al consumatore finale anche un ruolo attivo nella co-produzione del servizio offerto.</p>
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		<title>Tornare alla crescita</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jun 2011 16:14:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Commentare le parole che il Governatore Draghi ha pronunciato lo scorso 31 maggio ci pare un esercizio sterile. Riportiamo invece la parte conclusiva delle Considerazioni Finali (scaricabili direttamente dal sito della Banca d’Italia cliccando qui) che, secondo noi, rappresentano una eccellente sintesi delle due principali aree di attività delle quali gli italiani dovrebbero occuparsi nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Commentare le parole che il Governatore Draghi ha pronunciato lo scorso 31 maggio ci pare un esercizio sterile. Riportiamo invece la parte conclusiva delle Considerazioni Finali (scaricabili direttamente dal sito della Banca d’Italia cliccando <a href="http://www.bancaditalia.it/interventi/integov/2011/cf_10/cf10/cf10_considerazioni_finali.pdf">qui</a>) che, secondo noi, rappresentano una eccellente sintesi delle due principali aree di attività delle quali gli italiani dovrebbero occuparsi nel corso dei prossimi 10 anni. Ovviamente l&#8217;evidenziazione in grassetto è nostra.</p>
<p><em>“Oggi siamo per molti aspetti in una condizione migliore. Antiche contrapposizioni sono in gran parte venute meno. In Europa, i progressi verso forme sempre più avanzate di integrazione e, in Italia, una inedita condivisione della diagnosi dei problemi che affliggono l’economia rappresentano favorevoli punti di partenza. Va raggiunta una unità di intenti sulle linee di fondo delle azioni da intraprendere. Ciò che può unire è più forte di ciò che divide. Oggi bisogna in primo luogo <strong>ricondurre il bilancio pubblico a elemento di stabilità e di propulsione della crescita economica</strong>, portandolo senza indugi al pareggio, procedendo a una ricomposizione della spesa a vantaggio della crescita, riducendo l’onere fiscale che grava sui tanti lavoratori e imprenditori onesti.</em></p>
<p><em>La crescita di un’economia non scaturisce solo da fattori economici. Dipende dalle istituzioni, dalla fiducia dei cittadini verso di esse, dalla condivisione di valori e di speranze. Gli stessi fattori determinano il progresso di un paese. Scriveva ancora Cavour: “Il risorgimento politico di una nazione non va mai disgiunto dal suo risorgimento economico… Le virtù cittadine, le provvide leggi che tutelano del pari ogni diritto, i buoni ordinamenti politici, indispensabili al miglioramento delle condizioni morali di una nazione, sono pure le cause precipue dei suoi progressi economici”. Occorre <strong>sconfiggere gli intrecci di interessi corporativi che in più modi opprimono il Paese</strong>; è questa una condizione essenziale per unire solidarietà e merito, equità e concorrenza, per assicurare una prospettiva di crescita al Paese.”</em></p>
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		<title>PMI e Basilea 3</title>
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		<pubDate>Sat, 14 May 2011 05:41:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Basilea II & III]]></category>
		<category><![CDATA[PMI]]></category>

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		<description><![CDATA[La Commissione Banche dell&#8217;Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Milano ed Assolombarda hanno dato avvio ad un ciclo di incontri &#8211; denominato &#8220;Conversazioni tra Imprenditori, Commercialisti e Banche. Linee guida nel rapporto banca-impresa (l&#8217;arte del rilancio)&#8221; dedicato ad esaminare le principali problematiche e le tendenze in atto circa i rapporti tra le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Commissione Banche dell&#8217;Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Milano ed Assolombarda hanno dato avvio ad un ciclo di incontri &#8211; denominato &#8220;<strong>Conversazioni tra Imprenditori, Commercialisti e Banche. Linee guida nel rapporto banca-impresa (l&#8217;arte del rilancio)&#8221; </strong>dedicato ad esaminare le principali problematiche e le tendenze in atto circa i rapporti tra le PMI e le banche.</p>
<p>Potete scaricare i materiali preparati dai Colleghi e da me connettendovi in questa <a href="http://odcec.mi.it/Home/Iscritti/Formazione/Materiale_Convegni.aspx">sezione</a> del sito dell&#8217;Ordine di Milano. In seno a questa iniziativa ho curato l&#8217;elaborazione di alcune osservazioni concernenti l&#8217;evoluzione del rapporto banca-impresa nella prospettiva di Basilea III (clicca <a href="http://odcec.mi.it/Libraries/Materiale_Convegni/Evoluzione_rapporto_Balestreri_aprile_2011.sflb.ashx">qui</a> per scaricare le slide dal sito dell&#8217;Ordine) e alcune considerazioni relative alla struttura dell’indebitamento delle PMI ed al suo efficientamento (clicca <a href="http://odcec.mi.it/Libraries/Materiale_Convegni/Conversazioni_tra_imprenditori_Alberto_Balestrieri_12_maggio_2011.sflb.ashx">qui</a> per scaricare le note).</p>
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		<title>Basilea 3: opportunità n. 10</title>
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		<pubDate>Tue, 10 May 2011 05:28:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
				<category><![CDATA[All]]></category>
		<category><![CDATA[Basilea II & III]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo primo esame delle opportunità che Basilea III dischiude alle banche non può concludersi senza alcune considerazioni macro. La stabilità di una banca contribuisce alla stabilità sistemica e questa ultima rende un grande servizio sia alle economie, che possono proseguire nel sentiero di sviluppo intrapreso, che agli stati, il cui debito deve essere collocato senza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo primo esame delle opportunità che Basilea III dischiude alle banche non può concludersi senza alcune considerazioni macro.</p>
<p>La stabilità di una banca contribuisce alla stabilità sistemica e questa ultima rende un grande servizio sia alle economie, che possono proseguire nel sentiero di sviluppo intrapreso, che agli stati, il cui debito deve essere collocato senza troppe interferenze di mercato. La resilienza del sistema bancario, quindi, assume una valenza non solo per gli azionisti, ma anche per l&#8217;intero ecosistema sociale. Probabilmente l&#8217;ugenza di rafforzare resilienza e correttezza dei comportamenti dovrebbe interessare anche altri settori (ad esempio la sanità, o le infrastrutture &#8230;) ma questo è un altro tema. Rimane anche aperta la questione di quali incentivi, o quali compensazioni non di mercato, dovrebbero essere riconosciuti al settore finanziario a fronte dei vincoli cui esso soggiace, se non vogliamo che i mercati continuino a punire le banche, i clienti a pagare troppo o che in breve tempo nuovi intermediari, operanti da paesi lontani,  inizino a dettare legge.</p>
<p>Ciò premesso, Basilea III rappresenta comunque una ulteriore opportunità per una banca che desideri non indebolire i propri bilanci tramite un pricing non corretto del rischio, una eccessiva leva finanziaria, gli effetti di processi di valutazione del rischio di credito non accurati ed una eccessiva attrazione di titoli con rendimento drogato dalla abbondante liquidità del mercato.</p>
<p>Dal punto di vista organizzativo, e quindi su un piano più alto rispetto ai numeri di bilancio, Basilea III potrà contribuire a rafforzare buone pratiche di governance delle banche, ad elevare la trasparenza sui rischi assunti, a sensibilizzare gli attori di mercato circa l&#8217;importanza di una visione sistemica, e non solo aziendale, dei rischi, a ridurre la prociclicità sui mercati ed a comprimere i moral hazard delle istituzioni di maggiori dimensioni.</p>
<p>I costi di Basilea III saranno elevati ed i rischi di una eccessiva interferenza delle autorità di vigilanza e del potere politico nella gestione delle banche non sono banali, con impatti sulle economie che potrebbero essere più deleteri rispetto a quanto abbiamo vissuto in passato. Perchè non cercare, invece, di indirizzare questi costi come un investimento aggregato &#8211; da parte di azionisti, manager, autorità di vigilanza, imprese e singoli stati &#8211; finalizzato a disegnare   politiche economiche nuove e ad incentivare una mutua creazione di valore tra banche ed imprese? Questa si che sarebbe vera resilienza.</p>
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		<title>Basilea 3: opportunità n. 9</title>
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		<pubDate>Sun, 08 May 2011 06:49:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Basilea II & III]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo sviluppo del framework di Basilea III ha coinvolto per due anni ben 27 paesi, evento più unico che raro sia per la brevità del processo di elaborazione, sia per l&#8217;ampiezza dei soggetti coinvolti. Come per Basilea II, ciascun paese membro del Comitato potrà optare per l&#8217;adozione di standard più stringenti rispetto a quelli minimali, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo sviluppo del framework di Basilea III ha coinvolto per due anni ben 27 paesi, evento più unico che raro sia per la brevità del processo di elaborazione, sia per l&#8217;ampiezza dei soggetti coinvolti. Come per Basilea II, ciascun paese membro del Comitato potrà optare per l&#8217;adozione di standard più stringenti rispetto a quelli minimali, ma l&#8217;implementazione di Basilea III dovrà avvenire su scala globale. Dato che Basilea III si differenzia da Basilea II principalmente perchè copre una più ampia area di attività e prevede riforme sia micro che macro prudenziali, è logico attendersi la progressiva emersione di uno scenario competitivo globale meno difforme rispetto a quanto abbiamo conosciuto con Basilea II.</p>
<p>Dal punto di vista gestionale, con Basilea III vengono in primo luogo rafforzate notevolmente le coperture a fronte dei rischi che hanno contribuito in maniera più significativa alla propagazione della crisi finanziaria, e cioè quelli connessi alle esposizioni del trading book, alla valutazione delle controparti ed alle attività di securitization. La revisione del secondo e del terzo pilastro (già introdotti da Basilea  II) riguarderà in particolare queste aree e determinerà una decisa rifocalizzazione del modello di business della banca (finanza o credito? fare bene tutto sarà sempre più difficile &#8230;), un&#8217;importante riorganizzazione dei processi  interni ed un miglioramento &#8211; si spera anche qualitativo &#8211;  dell&#8217;informativa rilasciata al mercato.</p>
<p>In secondo luogo la stessa definizione di patrimonio di vigilanza risulta rinforzata, con le azioni emesse dalla banca che assumeranno in essa un ruolo necessariamente centrale. Gli strumenti ibridi di patrimonializzazione, pertanto, incideranno meno sulla formazione del costo del capitale, il ruolo degli azionisti è destinato ad incrementarsi in modo significativo ed i processi di autofinanziamento in senso stretto, e cioè l&#8217;accantonamento a riserva di utili netti, assumeranno (finalmente) un ruolo centrale. Basilea III, infatti, richiede anche l&#8217;alimentazione di <em>capital buffers</em>, capaci di fornire risorse patrimoniali da &#8220;investire&#8221; in tempi di crisi, sia l&#8217;adozione di regole di conservazione del capitale che impediscano una impropria distribuzione di risorse patrimoniali. Con patrimoni così blindati la remunerazione del capitale dovrà prevedere altre vie rispetto alla corresponsione dei dividendi o, al contrario, solo le banche ben patrimonializzate e gestite potranno assicurare ai loro soci un buon flusso di dividendi. Tramite la compressione degli azionisti &#8211; diretta, in termini di aumenti di capitale da sottoscrivere, ed indiretta, tramite la richiesta implicita di una accurata valutazione di come il management delle banche gestirà tali risorse &#8211; di fatto Basilea III segmenterà in modo impietoso i banchieri.</p>
<p>L&#8217;introduzione di un<em> leverage ratio</em> (cfr. il nostro post &#8220;Basilea III: opportunità n. 7&#8243;) fornirà un importante supporto sia nel mantenere un maggior equilibrio nel matching delle scadenze degli attivi e dei passivi, sia nell&#8217;impedire l&#8217;assunzione di volumi di rischi incompatibili con la base patrimoniale. Rimandiamo infine a quanto scritto nel post &#8220;Basilea III: opportunità n. 8&#8243; il commento all&#8217;introduzione del <em>liquidity framework</em>.</p>
<p>La piattaforma di Basilea III dovrà essere implementata a partire dal 1° gennaio 2013 e dovrà concludersi sei anni dopo. Probabilmente ogni banchiere dovrebbe chiedersi: conviene attendere il mercato? Perchè non anticipare il futuro e creare entro il 2013 una banca lean e ben focalizzata?</p>
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		<title>Basilea 3: opportunità n. 8</title>
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		<pubDate>Fri, 06 May 2011 03:42:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Basilea II & III]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;introduzione di un liquidity framework strutturato non rappresenta una novità eclatante ed è coerente sia come strumento per la copertura dei rischi da shock registrati nel passato, sia come modello per affrontare la nuova struttura dei mercati interbancari, oggi così diversa rispetto a quella ante crisi. In ogni caso la gestione finanziaria della banca è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;introduzione di un <em>liquidity framework</em> strutturato non rappresenta una novità eclatante ed è coerente sia come strumento per la copertura dei rischi da  shock registrati nel passato, sia come modello per affrontare la nuova struttura dei mercati interbancari, oggi così diversa rispetto a quella ante crisi. In ogni caso la gestione finanziaria della banca è sottoposta a nuovi requisiti e diviene elemento autonomono, e non residuale, di valutazione da parte delle autorità di vigilanza e del mercato: l&#8217;assunzione di un eccessivo rischio di liquidità determinerà rilevanti penalizzazioni.</p>
<p>Non pare possibile pervenire ad una gestione attiva della liquidità senza modificare il modello di business della banca. Sotto il profilo operativo il <em>liquidity framework </em>determinerà costi non banali a carico del conto economico delle banche, una sorta di riserva obbligatoria interna, ma consentirà al mercato ed ai risparmiatori di correre meno rischi. Il Comitato di Basilea si riserva di calibrare nel tempo i contenuti del <em>liquidity framework</em>, ed è facilmente immaginabile che condizioni di mercato più stabili possano contribuire ad agevolare tale calibrazione spostando l&#8217;asticella verso il basso. Dal punto di vista della singola banca, la ricerca in proprio della migliore calibrazione consentirà di ridurre gli oneri e di comprendere meglio il nuovo modello di gestione finanziaria che si impone.</p>
<p>L&#8217;introduzione del <em>liquidity framework</em> è destinato, intenzionalmente, a far cambiare la direzione finanziaria della banca, che sarà chiamata ad sviluppare modelli capaci di ridurre tutti i profili connessi al rischio di liquidità, un compito molto stimolante ma non facile.</p>
<p>Ad esempio, quali azioni dovranno essere intraprese per strutturare il passivo della banca in modo coerente con il nuovo<em> framework</em>? Sarà molto pericoloso adottare una politica della raccolta che non tenga conto dei rischi di liquidità.</p>
<p>Come incentivare la produzione di liquidità da parte della gestione corrente? Un tema relativamente nuovo per le banche, che solo in pochi casi sottopongono i loro piani di investimento (e le loro acquisizioni cash) a valutazioni tipiche del capital budgeting.</p>
<p>Come prezzare adeguatamente la liquidità all&#8217;interno di un gruppo bancario? E con quali impatti sul risk management?</p>
<p>Ma, soprattutto, come strutturare in modo efficiente gli attivi creditizi e finanziari della banca? E limitatamente alle riserve liquide, rivolgere la propria attenzione ai soliti titoli di Stato (si, ma quali?) oppure, nei limiti concessi e con gli strumenti di valutazione adeguati, anche a titoli corporate di elevata qualità ed a covered bond?</p>
<p>Infine, quali nuovi strumenti di mitigazione del rischio di liquidità potranno essere inseriti nel proprio portafoglio e nei contratti della banca?</p>
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		<title>Basilea 3: opportunità n. 7</title>
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		<pubDate>Wed, 04 May 2011 15:59:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Basilea II & III]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;introduzione di un leverage ratio limiterà, per definizione, la crescita della dimensione degli attivi delle banche. Avranno ancora un senso, nel prossimo futuro, le statistiche condotte sui total assets? O, al contrario, la presenza di asset più &#8220;densi&#8221;, e meglio comparabili quanto a logica di costruzione, consentirà una migliore percezione dell&#8217;effettiva dimensione di una banca [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;introduzione di un <em>leverage ratio</em> limiterà, per definizione, la crescita della dimensione degli attivi delle banche. Avranno ancora un senso, nel prossimo futuro, le statistiche condotte sui total assets? O, al contrario, la presenza di asset più &#8220;densi&#8221;, e meglio comparabili quanto a logica di costruzione, consentirà una migliore percezione dell&#8217;effettiva dimensione di una banca o di un gruppo bancario?</p>
<p>Dal punto di vista degli azionisti il <em>leverage ratio</em> dovrebbe essere letto come una barriera posta a protezione del proprio capitale. Da ora in poi il management non può, e non deve, essere chiamato a costruire attivi con rendimenti marginali netti prossimi allo zero e le cui dimensioni frantumano la base di capitale sulla quale essi poggiano, ma solo attivi di buona qualità e ben redditivi. La dimensione aziendale assume un altro sapore e, auspicabilmente, una migliore consistenza. Anche la remunerazione del management verrà probabilmente calibrata su elementi più raffinati rispetto alle tradizionali misure dimensionali.</p>
<p>Per converso, dal punto di vista del management il <em>leverage ratio</em> dovrebbe essere vissuto come protezione della crescita equilibrata della banca e non, invece, come un vincolo alla crescita. Il ciclo economico non potrà più essere cavalcato per espandere o ridurre le dimensioni, ma solo per aumentare o difendere la redditività. Le banche cresceranno dimensionalmente solo con più capitale o, in alternativa,  con più operazioni straordinarie. La gestione aziendale sarà chiamata ad ottimizzare ogni milione di euro sviluppato a partire dalla base di capitale disponibile, e pare logico attendersi che le varie aree di business dovranno collaborare di più, e non di meno, per assicurare una continua ed efficente riconfigurazione anche della dimensione degli attivi. Oltre all&#8217;allocazione del capitale tra le varie BU, potrebbero essere necessarie specifiche misure di allocazione della quota di attivo.</p>
<p>In buona sintesi, il <em>leverage ratio </em>determinerà una profonda revisione dei modelli di business delle banche che il Comitato di Basilea già si appresta a verificare.</p>
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		<title>Basilea 3: opportunità n. 6</title>
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		<pubDate>Tue, 03 May 2011 04:02:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; logico attendersi che la pressione che le autorità di vigilanza eserciteranno sulle banche nell&#8217;implementazione di Basilea III sarà molto più costante ed estesa rispetto a quella che ha caratterizzato l&#8217;implementazione di Basilea II. Per dirla in termini informatici, non si tratta di un banale upgrade: Basilea III corrisponde al rilascio di una versione integralmente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; logico attendersi che la pressione che le autorità di vigilanza eserciteranno sulle banche nell&#8217;implementazione di Basilea III sarà molto più costante ed estesa rispetto a quella che ha caratterizzato l&#8217;implementazione di Basilea II. Per dirla in termini informatici, non si tratta di un banale upgrade: Basilea III corrisponde al rilascio di una versione integralmente nuova del sistema operativo posto a base del funzionamento di una banca.</p>
<p>Molte ragioni spiegano questa tesi (dalla gravità della crisi finanziaria ai meccanismi di controllo sovranazionale che sono già stati messi a punto per assicurare controlli pervasivi sui processi di implementazione), ma è certo che i rapporti tra banche e Vigilanza è destinato a mutare in modo sostanziale: gli intermediari finanziari saranno esposti a controlli continui e pervavisi,  primi fra tutti quelli concernenti le ponderazioni applicate a fronte dei rischi assunti.</p>
<p>Ispezioni frequenti, stress test continui, regole più severe: tutta burocrazia, come potrebbe sosterrebbe qualche politicante improvvisatosi presidente di un intermediario finanziario? Il processo di implementazione di Basilea III, e degli altri <em>global standard</em> in via di emanazione, potrà in effetti essere vissuto come una difficile via attraverso la quale soddisfare gli obblighi di vigilanza.</p>
<p>Ma esiste anche una visione alternativa del problema, secondo noi molto più produttiva di valore. Il processo di implementazione di Basilea III può essere visto come un momento unico, ed irripetibile, sul quale costruire il successo di una banca, o di un gruppo bancario, nei prossimi venti anni. Al di là dei singoli standard, il potenziale di creazione di valore risiede proprio nel faticoso e duro processo di implementazione, che comporterà per le banche più aperte al futuro una riconfigurazione dell&#8217;azienda marcata. Uomini, tecnologie, alleanze strategiche, strategie e modelli distributivi sono destinati a mutare in modo significativo. E nonstante ciò, in futuro una banca <em>compliant </em>con Basilea III non sarà una buona banca se non avrà prima realizzato che, con Basilea III, sono mutati profondamente il senso e la direzione della competizione nel settore finanziario. Il futuro migliore apparterrà a quelle banche che sapranno impiegare Basilea III per ridurre fortemente i rischi ed aumentare la profittabilità. Supercompliance potrà quindi significare superperformance, se la banca saprà comprenderlo e farlo comprendere al proprio mercato.</p>
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		<title>Basilea 3: opportunità n. 5</title>
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		<pubDate>Mon, 02 May 2011 06:58:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La crisi delle grandi istituzioni finanziarie, spiegata anche dai limitati poteri di cui disponevano gli organismi di vigilanza per limitare o prevenire il loro fallimento, ha avuto impatti devastanti sui mercati finanziari e sulle economie occidentali. Il Comitato di Basilea, assieme al Financial Stability Board, sta lavorando da tempo per contenere le esternalità che il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La crisi delle grandi istituzioni finanziarie, spiegata anche dai limitati poteri di cui disponevano gli organismi di vigilanza per limitare o prevenire il loro fallimento, ha avuto impatti devastanti sui mercati finanziari e sulle economie occidentali. Il Comitato di Basilea, assieme al Financial Stability Board, sta lavorando da tempo per contenere le esternalità che il collasso di una o più Sistemically Important Bank (SIB) può determinare a carico dei mercati e delle economie.</p>
<p>Certamente saranno adottate nuove misure per prevenire la probabilità di crisi di una SIB &#8211; e questo avverrà principalmente tramite uno specifico rafforzamento del capitale primario e tramite l&#8217;assunzione di <em>contingent capital (e cioè una &#8220;&#8230;. subordinated security, such as a preferred share or subordinated debenture, that converts to common equity under certain conditions&#8221;)</em> -, naturalmente saranno ripensati i meccanismi di supporto pubblico alle SIB che dovessero entrare in crisi &#8211; ed anche questo profilo determinerà impatti di rilevo anche sulla loro patrimonializzazione, in particolare ove si consideri il ruolo che il cd. <em>bail-in debt (e cioè un &#8220;&#8230; contractual mechanism extended beyond the regulatory capital base to senior debt securities of the issuing bank&#8221;) </em>potrà assumere nel rafforzamento del Tier II -, ma due elementi nuovi debbono essere tenuti in particolare considerazione.</p>
<p>Il primo concerne il fatto che nel corso degli anni a venire i vantaggi competitivi che le SIB hanno sinora avuto sui mercati di approvvigionamento dei fondi sono destinati a ridursi in misura significativa: le non-SIB, quindi, potranno avvantaggiarsene, pur tenendo presente che le SIB tenderanno, anche grazie alla specifica normativa di vigilanza in via di emanazione, a qualificarsi comunque quali operatori di mercato più solidi (anche perchè più vigilati) rispetto ad  altri.</p>
<p>Il secondo concerne, invece, l&#8217;utilizzo strategico che le SIB potranno fare della metodologia che il Comitato ha sviluppato per indentificarle e che, come noto, si fonda sulla dimensione delle attività, sui livelli di interconnessione con il resto del sistema finanziario, sui livelli effettivi della possibile sostituibilità della singola SIB, sui livelli di attività globale da essa svolti e sul livello di complessività organizzativa. Su ciascuno di questi fattori  il management di una SIB può, e dovrà, lavorare al fine di riconfigurare al meglio il modello di business e tradurre l&#8217;impatto della normativa di vigilanza in nuovi vantaggi competitivi.</p>
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		<title>Basilea 3: opportunità n. 4</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Apr 2011 05:23:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo shadow banking è costituito da quell&#8217;insieme di veicoli (principalmente Special Purpose Vehicle ed altri tipi di società finanziarie, e non) e di strumenti finanziari (cartolarizzazioni, alcuni fondi del mercato monetario e linee di credito concesse a fronte di impegni iscritti fra i conti d&#8217;ordine) che Basilea III ha già &#8220;colpito&#8221; prevedendo, ad esempio, nuovi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo <em>shadow banking</em> è costituito da quell&#8217;insieme di veicoli (principalmente Special Purpose Vehicle ed altri tipi di società finanziarie, e non) e di strumenti finanziari (cartolarizzazioni, alcuni fondi del mercato monetario e linee di credito concesse a fronte di impegni iscritti fra i conti d&#8217;ordine) che Basilea III ha già &#8220;colpito&#8221; prevedendo, ad esempio, nuovi requisiti di capitale a fronte di linee di credito concesse a questo insieme di veicoli, affinando i rischi di controparte, includendo le esposizioni sotto la linea fra gli elementi costitutivi del <em>leverage ratio</em> ed associando  alcuni rischi contrattuali e reputazionali, specificamente connessi a questa area di business delle banche, con i nuovi requisiti sulla liquidità.</p>
<p>Pur non dimenticando che nell&#8217;area dello <em>shadow banking</em> sono state allocate alcune delle più innovative e profittevoli (almeno nelle aspettative) iniziative intraprese da alcuni gruppi bancari -  iniziative che, in non pochi casi, si sono poi rivelate in perdita sia perchè sostenute da una abbondante liquidità, svanita con la crisi del 2008, sia perchè affrontate con un approccio al rischio più adatto alle banche commerciali che a questa area di attività, nonostante le cospicue parcelle comunque corrisposte ad avvocati e consulenti per strutturate contrattualmente veicoli e operazioni &#8211; Basilea III cambia, e di molto, le regole del gioco per questa area di attività.</p>
<p>E&#8217; una brusca virata a favore della banca universale? Azzeriamo l&#8217;innovazione finanziaria? Torniamo alla banca che si occupa di mutui e di conti correnti? In assenza di certezze nessuna ipotesi può essere considerata debole, ma è forse possibile affrontare l&#8217;essicamento dello<em> shadow banking</em> con un approccio più in linea con i tempi e con lo spirito di Basilea III. Perchè, ad esempio, non immaginare di ristrutturare le attività di <em>shadow banking</em> di un gruppo bancario partendo non dalla coda &#8211; e cioè dai singoli veicoli, dalle singoli impegni assunti sotto la linea e dai singoli strumenti finanziari &#8211; ma dalla testa, sviluppando cioè sistemi di gestione e di controllo dell&#8217;intera attività di intermediazione svolta dal gruppo indipendentemente dalle forme concretamente assunte da essa (banca, veicoli, alleanze e/o strumenti finanziari)? Forse è questo l&#8217;unico modo per assicurare nel prossimo decennio il supporto all&#8217;innovazione finanziaria, l&#8217;emersione di nuove aree di sviluppo della redditività bancaria e l&#8217;ottimizzazione delle risorse della banca &#8211; siano esse risorse liquide o patrimoniali &#8211; richieste da Basilea III.</p>
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		<title>Basilea 3: opportunità n. 3</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Apr 2011 13:01:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Comitato di Basilea sta conducendo una approfondita revisione del trading book finalizzata, tra l&#8217;altro, a ridisegnare la linea di confine tra banking ed trading book ed a decidere tramite quali vie migliorare (finalmente!) l&#8217;approccio basato sul VAR attualmente impiegato per misurare i rischi di trading. Su questa area di lavoro il Comitato avvierà presto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Comitato di Basilea sta conducendo una approfondita revisione del <em>trading book</em> finalizzata, tra l&#8217;altro, a ridisegnare la linea di confine tra  <em>banking</em> ed <em>trading book</em> ed a decidere tramite quali vie migliorare (finalmente!) l&#8217;approccio basato sul VAR attualmente impiegato per misurare i rischi di trading.</p>
<p>Su questa area di lavoro il Comitato avvierà presto una procedura di consultazione pubblica, che sarà bene valutare con grande attenzione.</p>
<p>Ma appare fin da ora utile ripensare le complessive logiche che presidono alla gestione dell&#8217;intero portafoglio di attività finanziarie detenute dalla banca, perseguendo più accurati modelli di gestione dei rischi e, proprio grazie a ciò, un aumento significativo della redditività obiettivo da assegnare a questa area di business.</p>
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		<title>Basilea 3: opportunità n. 1 e 2</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Apr 2011 04:24:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Basilea III dovrà essere implementato nel corso dei prossimi anni. Gli impatti saranno considerevoli, non sarà una passeggiata. Una prima opportunità deriva dal fatto che il processo di implementazione, che sarà strettamente monitorato dal Comitato di Basilea (e non solo da esso &#8230;), sarà un processo globale, che coinvolgerà tutti i paesi e tutte le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Basilea III dovrà essere implementato nel corso dei prossimi anni. Gli impatti saranno considerevoli, non sarà una passeggiata.</p>
<p>Una prima opportunità deriva dal fatto che il processo di implementazione, che sarà strettamente monitorato dal Comitato di Basilea (e non solo da esso &#8230;), sarà un processo globale, che coinvolgerà tutti i paesi e tutte le banche. I vincoli posti allo sviluppo delle attività saranno molto meno differenziati rispetto a quelli attualmente in vigore, riducendo il vantaggio per alcune classi di intermediari: questo elemento può risultare premiante per quelle banche che desiderano intraprendere una rapida ed intelligente riconfigurazione delle proprie attività. Inoltre  le banche di medie e piccole dimensioni potranno acquisire solidi vantaggi competitivi.</p>
<p>Una seconda opportunità concerne la qualità e la estensione della gestione dei rischi che una banca, indipendentemente dal proprio portafoglio di business, potrà e saprà affrontare. In un mondo globale e con forti tensioni geo-politiche non è possibile prevedere con ragionevole certezza quale possa essere la fonte della prossima crisi finanziaria. Possiamo prevedere, però, che ci sarà, e probabilmente più di una, e possiamo anche immaginare che tali crisi saranno affrontate con dotazioni più solide di risorse e di conoscenze. Risiede probabilmente in questo approccio aperto alle crisi la maggiore opportunità di riconfigurare il business che Basilea III offre alle banche. L&#8217;obiettivo che il management di una banca dovrebbe porsi è sviluppare una forte capacità di assorbire un ampio spettro di rischi e di shock, siano essi endogeni o esogeni, e non quello di implementare Basilea III.</p>
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		<title>Basilea 3: quali opportunità per le banche?</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Apr 2011 03:51:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stefan Walter, Segretario Generale del Comitato di Basilea, ha ben sintetizzato, in un discorso tenuto lo scorso 6 aprile al Financial Stability Institute, i contenuti di Basilea III e quali sono i passi che rimangono ancora da compiere per assicurare maggiore resilienza al sistema bancario internazionale. Il link allo speech di Walter è attivabile cliccando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stefan Walter, Segretario Generale del Comitato di Basilea, ha ben sintetizzato, in un discorso tenuto lo scorso 6 aprile al Financial  Stability Institute, i contenuti di Basilea III e quali sono i passi che rimangono ancora da compiere per assicurare maggiore resilienza al sistema bancario internazionale. Il link allo speech di Walter è attivabile cliccando <a href="http://www.bis.org/speeches/sp110406.pdf">qui</a>.</p>
<p>In alcuni post successivi a questo saranno riportate brevi riflessioni che, prendendo avvio da questo speech istituzionale, mirano a delineare alcune potenziali opportunità di business contenute in Basilea III.</p>
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		<title>Risk, return and resilience</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Apr 2011 11:40:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[José Manuel González-Páramo,  membro dell&#8217;Executive Board della Banca Centrale Europea, ha ben sintetizzato &#8211; nel corso della terza Annual Risk and Return Russia Conference tenutasi a Mosca lo scoso 14 Aprile &#8211; quali nuovi approcci dovranno essere sviluppati ed implementati dalle banche per conseguire più elevati di resilienza a fronte di scenari contraddistinti da rischi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>José Manuel González-Páramo,  membro dell&#8217;Executive Board della Banca Centrale Europea, ha ben sintetizzato &#8211; nel corso della terza<em> Annual Risk and Return Russia Conference</em> tenutasi a Mosca lo scoso 14 Aprile &#8211; quali nuovi approcci dovranno essere sviluppati ed implementati dalle banche per conseguire più elevati di resilienza a fronte di scenari contraddistinti da rischi ed incertezze crescenti.</p>
<p>L&#8217;approccio a &#8220;due pilastri&#8221; col quale costruire un solido <strong>&#8220;risk analysis toolbox&#8221;</strong> &#8211; e cioè la disponibilità all&#8217;interno della banca di un intelligente  <strong>&#8220;statistical risk toolbox&#8221; </strong>e di un ampio e plausibile <strong>&#8220;stress-testing program&#8221; </strong>- induce a riposizionare il ruolo e le funzioni di risk management nel cuore dell&#8217;attività strategica della banca ed ai suoi più alti livelli organizzativi, con impatti rilevanti sulla governance e sui processi  decisionali da sviluppare per assicurare il conseguimento degli obiettivi di profittabilità nel medio-lungo termine che la banca si è posta.</p>
<p>La lettura di questo breve articolo può offrire un quadro assai utile &#8211; a consiglieri di amministrazione ed a sindaci di banche &#8211; per fare benchmark su quanto stà avvenendo nelle istituzioni nelle quali operano. La bibliografia riportata al termine nello speech, inoltre, consente approfondimenti di elevatissima qualità.</p>
<p>Potete leggere l&#8217;articolo di González-Páramo direttamente dal sito BCE cliccando <a href="http://www.ecb.int/press/key/date/2011/html/sp110414.en.html">qui</a>.</p>
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		<title>Déséquilibres mondiaux et stabilité financière</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/594</link>
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		<pubDate>Sun, 20 Feb 2011 06:49:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Basilea II & III]]></category>

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		<description><![CDATA[La Banque de France ha recentemente pubblicato un volume della &#8220;Revue de la stabilité financière&#8221; interamente dedicato all&#8217;esame di un tema centrale per le nostre economie:  déséquilibres mondiaux et stabilité financière. Oltre al tema monografico prescelto per questo numero della Revue, importante di per sè se si è interessati a comprendere alcuni elementi strutturali del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Banque de France ha recentemente pubblicato un volume della <em>&#8220;Revue de la stabilité financière&#8221;</em> interamente dedicato all&#8217;esame di un tema centrale per le nostre economie:  déséquilibres mondiaux et stabilité financière.</p>
<p>Oltre al tema monografico prescelto per questo numero della Revue, importante di per sè se si è interessati a comprendere alcuni elementi strutturali del mondo che viviamo, deve essere rimarcato che il volume si compone unicamente di contributi redatti dai Governatori delle principali banche centrali che operano sul globo.</p>
<p>Come evidenziato da Christian Noyer, Governatore della Banque de France,  nella sua breve prefazione<em>&#8221; &#8230; nous avons eu le privilège de réunir les contributions de banquiers centraux éminents des principaux pays du monde, ce qui en fait un événement exceptionnel. Je souhaite exprimer mes remerciements à tous ceux qui ont accepté de présenter leur point de vue et de nous aider à mieux comprendre des sujets d’importance capitale pour l’avenir ». </em></p>
<p>Potete scaricare la Revue, direttamente da sito della Banque de France, cliccando <a href="http://www.banque-france.fr/fr/publications/revues/revue-stabilite-financiere/telechar/2011/fevrier-2011/revue-stabilite-financiere-de-fevrier-2011-desequilibres-mondiaux-et-stabilite-financiere.pdf">qui</a>.</p>
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		<title>Regole e comportamenti nell&#8217;industria finanziaria</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Feb 2011 06:31:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
				<category><![CDATA[All]]></category>
		<category><![CDATA[Basilea II & III]]></category>
		<category><![CDATA[Compliance]]></category>
		<category><![CDATA[Normativa bancaria e finanziaria]]></category>

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		<description><![CDATA[Il quadro giuridico di riferimento per coloro che operano nel settore finanziario è in rapida evoluzione: si pensi alla graduale introduzione del nuovo framework di Basilea 3,  ai nuovi requisiti patrimoniali per le cartolarizzazioni e per il portafoglio di negoziazione, ai nuovi limiti alla concentrazione del rischio, alla revisione del trattamento degli strumenti ibridi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il quadro giuridico di riferimento per coloro che operano nel settore finanziario è in rapida evoluzione: si pensi alla graduale introduzione del nuovo framework di Basilea 3,  ai nuovi requisiti patrimoniali per le cartolarizzazioni e per il portafoglio di negoziazione, ai nuovi limiti alla concentrazione del rischio, alla revisione del trattamento degli strumenti ibridi di capitale, alla nuova base legale ai collegi dei supervisori ed alle nuove regole armonizzate sui sistemi di remunerazione e incentivazione per banche e imprese di investimento.</p>
<p>Inoltre è stata intergramente rivista l&#8217;architettura della vigilanza europea, che si fonda su due assi portanti: un Consiglio Europeo per il Rischio Sistemico (European Systemic Risk Board, ESRB) e un Sistema Europeo di Vigilanza Finanziaria (European System for Financial Supervision, ESFS) composto dall&#8217;ESRB e da tre distinte autorità di vigilanza su banche (European Banking Authority, EBA), assicurazioni (European Insurance and Occupational Pensions Authority, EIOPA) e mercati mobiliari (European Securities and Markets Authority, ESMA) nelle quali saranno riuniti, per i rispettivi settori, i vertici delle vigilanze dei paesi dell’Unione.</p>
<p>Ma come evidenza giustamente la dott.ssa Tarantola, Vice Direttore Generale della Banca d&#8217;Italia, nel suo recente intervento <em>&#8220;Verso una nuova regolamentazione finanziaria&#8221;</em> (che potete scaricare direttamente dal sito della Banca d&#8217;Italia cliccando <a href="http://www.bancaditalia.it/interventi/intaltri_mdir/tarantola_210111.pdf">qui</a>) &#8220;&#8230; <em>la finanza non deve essere fine a se stessa, bensì uno strumento al servizio della crescita. Va usata in modo corretto. <strong>Le regole servono perché ciò si realizzi; comportamenti improntati alla correttezza e alla prudenza fanno il resto&#8221;</strong></em> .</p>
<p>L&#8217;evidenziazione in grassetto è nostra, ma è certamente questo resto che fa la differenza.</p>
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		<title>L’analisi dei processi di creazione di valore (lezione n. 5)</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jan 2011 10:27:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Università di Bologna]]></category>

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		<description><![CDATA[1. Sotto quali profili il processo di creazione di valore assume importanza nelle banche? 2. Quali metodi di valutazione vengono correntemente utilizzati per valutare una banca? 3. Perché è bene andare oltre al ROE? 4. Come si valuta una banca utilizzando il P/E di banche comparabili? 5. Come si valuta una banca utilizzando il M/BV [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>1. Sotto quali profili il processo di creazione di valore assume importanza nelle banche?<br />
2. Quali metodi di valutazione vengono correntemente utilizzati per valutare una banca?<br />
3. Perché è bene andare oltre al ROE?<br />
4. Come si valuta una banca utilizzando il P/E di banche comparabili?<br />
5. Come si valuta una banca utilizzando il M/BV di banche comparabili?<br />
6. Come si valuta una banca utilizzando i dividendi attesi?<br />
7. Come si valuta la creazione di valore di una banca?</p>
<p>Clicca su <a href="http://www.studiobalestreri.it/wp-content/uploads/2011/01/Lezione-5.pdf">Lezione 5</a> per trovare le risposte.</p>
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		<title>A quali rischi sono effettivamente esposte le banche italiane?</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Dec 2010 05:56:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
				<category><![CDATA[All]]></category>
		<category><![CDATA[Performance di banche ed intermediari finanziari]]></category>
		<category><![CDATA[Rischi operativi]]></category>

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		<description><![CDATA[La Banca d&#8217;Italia ha recentemente dato alle stampe una nuova pubblicazione, intitolata Rapporto sulla stabilità finanziaria, che in una settantina di pagine racchiude dati ed informazioni assai interessanti per coloro che operano nel settore finanziario. Ne consigliamo la lettura, che viene agevolata da uno stile espositivo asciutto e dal corredo di grafici ed approfondimenti ben [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Banca d&#8217;Italia ha recentemente dato alle stampe una nuova pubblicazione, intitolata <em>Rapporto sulla stabilità finanziaria</em>, che in una settantina di pagine racchiude dati ed informazioni assai interessanti per coloro che operano nel settore finanziario. Ne consigliamo la lettura, che viene agevolata da uno stile espositivo asciutto e dal corredo di grafici ed approfondimenti ben mirati, i quali consentono di apprezzare, quasi in tempo reale, l&#8217;evoluzione dei principali segmenti di attività e delle classi di rischio che caratterizzano l&#8217;operatività bancaria. Una pubblicazione che non dovrebbe mancare sul tavolo di manager del settore, di consulenti che si occupano di banche e di coloro che producono analisi ed informazioni economiche. Potete scaricare il <em>Rapporto</em> dal sito della Banca d&#8217;Italia cliccando <a href="http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/stabilita-finanziaria/rapporto-stabilita-finanziaria/2010/rapstaeco-1/rapstaeco1/1-rapporto-stabilita-finanziaria.pdf">qui</a>.</p>
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		<title>Euro(pa) addio?</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Dec 2010 06:01:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
				<category><![CDATA[All]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Probabilmente si, con questa generazione di politici. Stupisce non poco che anche Dani Rodrik, che non può certo essere qualificato come economista allineato con il Washington Consensus, abbia sottolineato in due articoli comparsi sul suo blog (che trovate tradotto in italiano sul sito del Sole 24 Ore cliccando qui) e su Project Syndacate i timori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Probabilmente si, con questa generazione di politici. Stupisce non poco che anche Dani Rodrik, che non può certo essere qualificato come economista allineato con il Washington Consensus, abbia sottolineato in due articoli comparsi sul suo <a href="http://rodrik.typepad.com/dani_rodriks_weblog/2010/12/is-it-time-to-call-it-quits-on-the-euro.html">blog</a> (che trovate tradotto in italiano sul sito del Sole 24 Ore cliccando <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2010-12-10/europa-pensa-impensabile-132542.shtml?uuid=AYPrEXqC">qui</a>) e su <a href="http://www.project-syndicate.org/commentary/rodrik51/English">Project Syndacate</a> i timori di uno sfaldamento dei confini dell&#8217;impero dell&#8217;euro (Grecia, Irlanda, Spagna e Portogallo). Se poi si valuta con pacatezza e profondità quanto riportato dal Vice Direttore Generale della Banca d’Italia, dott. Ignazio Visco, alle Commissioni riunite Bilancio e Programmazione economica lo scorso 1o dicembre (“<a href="http://www.bancaditalia.it/interventi/intaltri_mdir/visco-101210/VISCO-10-12-2010.pdf">La riforma della governance economica europea</a>”) appare evidente che la crisi finanziaria ha mostrato al mondo l&#8217;incapacità di buona parte della classe politica europea di saper riconfigurare rapidamente Stati, politiche economiche e gli stessi contenuti della politica.</p>
<p>Quali soluzioni possibili? Il dott. Visco conclude il suo intervento sostenendo che <em>&#8220;Le politiche pubbliche devono ora mirare a rafforzare il potenziale di crescita dell’economia, <span style="text-decoration: underline;">favorendo la competitività delle imprese e la produttività, migliorando la qualità dei servizi pubblici e della regolamentazione.</span> Una crescita soddisfacente è condizione necessaria per il consolidamento strutturale dei conti pubblici e il conseguimento della stabilità finanziaria&#8221;</em>, dopo aver più volte rimarcato che <em>&#8220;gli effetti della crisi e le perduranti tensioni sui mercati finanziari hanno reso manifeste le carenze nel governo economico dell’Unione europea. L’interdipendenza creata dalla moneta unica richiede <span style="text-decoration: underline;">un maggiore coordinamento delle politiche economiche e di bilancio tra i paesi dell’area dell’euro</span>&#8220;</em>.</p>
<p>Non pare che queste due direzioni di lavoro siano difficili da realizzare e, più in generale, non dovrebbero mancare in Europa intelligenze, anche assai acute, per immaginare come tradurle in realtà. La crisi finanziaria può rappresentare una grande opportunità per riaprire il Cantiere Europa. Ma provate a parlarne con qualche politico, ascoltate con attenzione le sue analisi e proposte di politica economica e sociale, fatevi candidamente pervadere dal suo inconcludente e schizofrenico populismo e pietismo sociale e capirete perché l&#8217;Europa, e l&#8217;euro, sono davvero a rischio.</p>
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		<title>L’analisi dei rischi e del patrimonio di vigilanza: il Terzo Pilastro di Basilea 2 (lezione n. 4)</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Dec 2010 15:36:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Università di Bologna]]></category>

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		<description><![CDATA[1. Cosa sono i Capital Ratios? 2. Cosa è il Patrimonio di vigilanza? 3. Cosa sono e come si misurano il rischio di credito ed il rischio di controparte? 4. Cosa sono e come si misurano i rischi di mercato? 5. Cosa è e come si misura il rischio operativo? 6. Come si determina il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>1. Cosa sono i Capital Ratios?</div>
<div>2. Cosa è il Patrimonio di vigilanza?</div>
<div>3. Cosa sono e come si misurano il rischio di credito ed il rischio di controparte?</div>
<div>4. Cosa sono e come si misurano i rischi di mercato?</div>
<div>5. Cosa è e come si misura il rischio operativo?</div>
<div>6. Come si determina il requisito patrimoniale complessivo?</div>
<div>7. Cosa è il Terzo pilastro di Basilea 2?</div>
<div>Clicca su <a href="http://www.studiobalestreri.it/wp-content/uploads/2010/12/Lezione-4.pdf">Lezione 4</a> per trovare le risposte.</div>
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		<item>
		<title>Leadership in tempi di transizione e turbolenza</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/522</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Dec 2010 07:58:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
				<category><![CDATA[All]]></category>
		<category><![CDATA[Human Capital]]></category>

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		<description><![CDATA[Il professor Kenneth Costa, che è presidente di Lazard International, ha recentemente tenuto una lecture presso il Gresham College sul tema &#8220;Leadership in time of transition and turbolence&#8221; alla quale potete accedere direttamente cliccando qui. Possedere rilevanti doti di leadership in tempi di New Normal è un esercizio più complesso e difficile rispetto a quanto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il professor Kenneth Costa, che è presidente di Lazard International, ha recentemente tenuto una lecture presso il Gresham College sul tema<em> &#8220;Leadership in time of transition and turbolence&#8221; </em>alla quale potete accedere direttamente cliccando <a href="http://www.gresham.ac.uk/event.asp?PageId=4&amp;EventId=1061">qui</a>.</p>
<p>Possedere rilevanti doti di leadership in tempi di New Normal è un esercizio più complesso e difficile rispetto a quanto abbiamo recentemente osservato in economie caratterizzate da ottimismo strutturale e costante sottovalutazione dei rischi. Guidare le organizzazioni nel contesto attuale è quindi molto più difficile rispetto al recente passato. Se, come sosteneva Richard Normann, la leadership nasce dalla sofferenza che viene tradotta in valori e comportamenti capaci di guidare gli altri, la crisi che stiamo attraversando (ed il mondo mutato nel quale ci muoviamo ogni giorno verificando, con incredulità, quanto essa sia stata profonda e devastante) potrebbero far emergere una nuova classe (non generazione, per favore!) di figure di riferimento che pongano alla base dei loro comportamenti e motivazioni un set di valori ben più raffinato, evoluto e potente rispetto a quelli tradizionalmente praticati da politici e mercanti di potere.</p>
<p>In questa ottica la leadership assume il ruolo di servizio, finalizzato alla crescita delle persone e delle organizzazioni, alla promozione delle loro capacità, alla costruzione di reti di persone e imprese iperconnesse e trasparenti, nelle quali non vi è tempo per stilare giudizi ma per le quali il gossip, ogni tipo di gossip, è d&#8217;obbligo. Quella promossa dal prof. Costa non è più la comoda leadership sovietica, fatta di acciaio e slogano, e neanche quella machista ed autoreferenziale che abbiamo appreso dal turbocapitalismo o dalla crisi delle nostre democrazie. Ma è una leadership vera, che saprebbe creare valore anche nel vuoto assoluto.</p>
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		<title>La valutazione della performance economica e finanziaria della banca (lezione n. 3)</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/517</link>
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		<pubDate>Thu, 02 Dec 2010 07:29:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Università di Bologna]]></category>

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		<description><![CDATA[1. Quali sono gli schemi di bilancio che consentono di apprezzare la performance economico-finanziaria di una banca? 2. Quali ricavi e quali costi formano il “margine di intermediazione” di una banca? 3. Quali componenti conducono dal “margine di intermediazione” al risultato di esercizio di una banca? 4. Come istituire relazioni tra stato patrimoniale e conto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>1. Quali sono gli schemi di bilancio che consentono di apprezzare la performance economico-finanziaria di una banca?</p>
<p>2. Quali ricavi e quali costi formano il “margine di intermediazione” di una banca?</p>
<p>3. Quali componenti conducono dal “margine di intermediazione” al risultato di esercizio di una banca?</p>
<p>4. Come istituire relazioni tra stato patrimoniale e conto economico utili per l’analisi della performance?</p>
<p>5. Come si differenziano le performance economiche di un campione di banche?</p>
<p>Clicca su <a href="http://www.studiobalestreri.it/wp-content/uploads/2010/12/Lezione-3.pdf">Lezione 3</a> per trovare le risposte.</p>
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