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	<title>Comments for Studio Balestreri</title>
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		<title>Comment on E-business e Finanza n. 3 by Enrico Siboni</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/99/comment-page-1#comment-1358</link>
		<dc:creator>Enrico Siboni</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Jun 2008 07:39:06 +0000</pubDate>
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		<description>Decisamente sì.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Decisamente sì.</p>
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		<title>Comment on Basilea 2 ed il sistema bancario italiano by Enrico Siboni</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/114/comment-page-1#comment-1357</link>
		<dc:creator>Enrico Siboni</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Jun 2008 19:49:17 +0000</pubDate>
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		<description>Marketing allo sportello su prodotti della banca.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Marketing allo sportello su prodotti della banca.</p>
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		<title>Comment on Basilea 2 ed il sistema bancario italiano by Alberto Balestreri</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/114/comment-page-1#comment-1356</link>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 May 2008 03:37:36 +0000</pubDate>
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		<description>La domanda che io pongo, però, è diversa. In termini più espliciti: come è possibile ispessire il valore prodotto da una filiale fisica dotata di tutti i requisiti di sicurezza? Cosa possiamo fare di più per aumentare i ricavi, dato che le filiali ci sono e non possono essere smantellate? Prova ad immaginare. Un tempo l&#039;ipotesi di vendere biglietti delle partite di calcio in filiale sembrava un anatema ........</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La domanda che io pongo, però, è diversa. In termini più espliciti: come è possibile ispessire il valore prodotto da una filiale fisica dotata di tutti i requisiti di sicurezza? Cosa possiamo fare di più per aumentare i ricavi, dato che le filiali ci sono e non possono essere smantellate? Prova ad immaginare. Un tempo l&#8217;ipotesi di vendere biglietti delle partite di calcio in filiale sembrava un anatema &#8230;&#8230;..</p>
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		<title>Comment on Basilea 2 ed il sistema bancario italiano by Enrico Siboni</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/114/comment-page-1#comment-1355</link>
		<dc:creator>Enrico Siboni</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 May 2008 20:08:04 +0000</pubDate>
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		<description>Io cercherei di investire quel denaro eliminando le commissioni su bonifici o i giorni di valuta sulle varie operazioni di sportello (assegni, bollette su utenze, ecc). Ritengo inoltre che l&#039;assegno oggi sia uno strumento superato e poco flessibile sopratutto dopo l&#039;entrata in vigore delle norme anti-reciclaggio dello scorso 30 aprile che riduono a € 5000 il massimale di non trasferibilità (più un costo di bollo apposito).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Io cercherei di investire quel denaro eliminando le commissioni su bonifici o i giorni di valuta sulle varie operazioni di sportello (assegni, bollette su utenze, ecc). Ritengo inoltre che l&#8217;assegno oggi sia uno strumento superato e poco flessibile sopratutto dopo l&#8217;entrata in vigore delle norme anti-reciclaggio dello scorso 30 aprile che riduono a € 5000 il massimale di non trasferibilità (più un costo di bollo apposito).</p>
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	<item>
		<title>Comment on Probabilità e Risk Management by Alberto Balestreri</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/113/comment-page-1#comment-1354</link>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 May 2008 04:40:37 +0000</pubDate>
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		<description>I risk manager dovrebbero possedere un forte senso della storia, certamente. Inoltre risk management non significa solo conoscenza e mitigazione dei rischio. Chi fa business assume rischi. Gli obiettivi di controllo dei rischi che sono stati affidati alle funzioni di risk management sono solo una parte del tutto, e probabilmente quella meno stimolante. In una logica di massimizzazione dei profitti e dell&#039;efficienza aziendale, è necessario porsi domande diverse da quelle correntemente in uso nelle funzioni di risk management.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>I risk manager dovrebbero possedere un forte senso della storia, certamente. Inoltre risk management non significa solo conoscenza e mitigazione dei rischio. Chi fa business assume rischi. Gli obiettivi di controllo dei rischi che sono stati affidati alle funzioni di risk management sono solo una parte del tutto, e probabilmente quella meno stimolante. In una logica di massimizzazione dei profitti e dell&#8217;efficienza aziendale, è necessario porsi domande diverse da quelle correntemente in uso nelle funzioni di risk management.</p>
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		<title>Comment on Basilea 2 ed il sistema bancario italiano by Alberto Balestreri</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/114/comment-page-1#comment-1353</link>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 May 2008 04:33:02 +0000</pubDate>
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		<description>Ogni rete di sportelli fisici richiede necessariamente alcune precauzioni. Ma anche le attività di banca online, con le molte tipologie di frodi sviluppatesi nel tempo, determinano a carico delle banche, e pertanto dei loro clienti, costi non banali. La domanda potrebbe essere un&#039;altra: come valorizzare gli investimenti in sicurezza e trasformarli in una fonte di ricavo per la banca, riducendo conseguentemente gli oneri indiretti posti a carico dei clienti?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni rete di sportelli fisici richiede necessariamente alcune precauzioni. Ma anche le attività di banca online, con le molte tipologie di frodi sviluppatesi nel tempo, determinano a carico delle banche, e pertanto dei loro clienti, costi non banali. La domanda potrebbe essere un&#8217;altra: come valorizzare gli investimenti in sicurezza e trasformarli in una fonte di ricavo per la banca, riducendo conseguentemente gli oneri indiretti posti a carico dei clienti?</p>
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		<title>Comment on E-business e Finanza n. 3 by Alberto Balestreri</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/99/comment-page-1#comment-1352</link>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 May 2008 04:28:08 +0000</pubDate>
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		<description>Enrico, in effetti Unicredit non è più italiano, mi pare una scelta appropriata, no?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Enrico, in effetti Unicredit non è più italiano, mi pare una scelta appropriata, no?</p>
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		<title>Comment on E-business e Finanza n. 3 by Enrico Siboni</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/99/comment-page-1#comment-1351</link>
		<dc:creator>Enrico Siboni</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 May 2008 22:21:13 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.studiobalestreri.it/2008/03/31/e-business-e-finanza-3/#comment-1351</guid>
		<description>Riporto parte della news comparsa sul portale di UniCredit Group il 23 maggio. &quot;Variazione denominazione sociale in UniCredit Spa - Comunichiamo che, a seguito delibera dell’Assemblea straordinaria dell’8 maggio 2008, iscritta nel Registro delle imprese in data 21 maggio 2008, a decorrere da tale ultima data: è variata la denominazione sociale da UniCredito Italiano S.p.A. in UniCredit S.p.A. La denominazione del Gruppo Bancario è, conseguentemente, variata in Gruppo Bancario UniCredit.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Riporto parte della news comparsa sul portale di UniCredit Group il 23 maggio. &#8220;Variazione denominazione sociale in UniCredit Spa &#8211; Comunichiamo che, a seguito delibera dell’Assemblea straordinaria dell’8 maggio 2008, iscritta nel Registro delle imprese in data 21 maggio 2008, a decorrere da tale ultima data: è variata la denominazione sociale da UniCredito Italiano S.p.A. in UniCredit S.p.A. La denominazione del Gruppo Bancario è, conseguentemente, variata in Gruppo Bancario UniCredit.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Comment on Probabilità e Risk Management by Enrico Siboni</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/113/comment-page-1#comment-1350</link>
		<dc:creator>Enrico Siboni</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 May 2008 21:01:58 +0000</pubDate>
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		<description>Se non sbaglio scrisse che la crescita della conoscenza umana è un fattore causale nella evoluzione della storia umana e che nessuna società può predire scientificamente il proprio futuro livello di conoscenza. Non può, quindi, esistere una teoria predittiva della storia umana. Personalmente non credo proprio che i risk manager si cimentino con K.R. Poopper.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Se non sbaglio scrisse che la crescita della conoscenza umana è un fattore causale nella evoluzione della storia umana e che nessuna società può predire scientificamente il proprio futuro livello di conoscenza. Non può, quindi, esistere una teoria predittiva della storia umana. Personalmente non credo proprio che i risk manager si cimentino con K.R. Poopper.</p>
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		<title>Comment on Basilea 2 ed il sistema bancario italiano by Enrico Siboni</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/114/comment-page-1#comment-1349</link>
		<dc:creator>Enrico Siboni</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 May 2008 20:47:43 +0000</pubDate>
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		<description>Un interessante articolo è uscito il 26 maggio su MF riguardo all&#039;incideza dei costi di sicurezza sui c/c. Riporto integralmente l&#039;articolo presente al link http://www.milanofinanza.it/news/dettaglio_news.asp?id=200805261703128017&amp;chkAgenzie=TMFI &quot;Venti euro all&#039;anno per conto corrente. E&#039; questo l&#039;onere che i correntisti italiani devono pagare per i costi collegati alla sicurezza, che continuano a rendersi necessari per l&#039;elevato numero di rapine che colpiscono le banche italiane. E&#039; quanto emerge dalla presentazione del protocollo d&#039;intesa Abi-Dipartimento di Pubblica Sicurezza per contrastare il fenomeno della criminalità in banca. La spesa complessiva per sicurezza, considerando i 36 milioni di conti correnti attivi nella Penisola, ammonta a oltre 700 milioni di euro e viene utilizzata per l&#039;adozione di diversi sistemi di sicurezza.
I più comuni e utilizzati sono le cosiddette &#039;bussole&#039;, ovvero le cabine anti-rapina, poste all&#039;ingresso dell&#039;86% delle filiali. I sistemi di allarme sono presenti nell&#039;85% delle banche, mentre quelli di ripresa e cassaforti nel 79%, seguono i sistemi di sicurezza per i cassieri, ad esempio l&#039;erogatore automatico di banconote (72%), i metal detector (49%), i servizi di vigilanza (13%) ed i dispositivi biometrici (5%).&quot;</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Un interessante articolo è uscito il 26 maggio su MF riguardo all&#8217;incideza dei costi di sicurezza sui c/c. Riporto integralmente l&#8217;articolo presente al link <a href="http://www.milanofinanza.it/news/dettaglio_news.asp?id=200805261703128017&#038;chkAgenzie=TMFI" rel="nofollow">http://www.milanofinanza.it/news/dettaglio_news.asp?id=200805261703128017&#038;chkAgenzie=TMFI</a> &#8220;Venti euro all&#8217;anno per conto corrente. E&#8217; questo l&#8217;onere che i correntisti italiani devono pagare per i costi collegati alla sicurezza, che continuano a rendersi necessari per l&#8217;elevato numero di rapine che colpiscono le banche italiane. E&#8217; quanto emerge dalla presentazione del protocollo d&#8217;intesa Abi-Dipartimento di Pubblica Sicurezza per contrastare il fenomeno della criminalità in banca. La spesa complessiva per sicurezza, considerando i 36 milioni di conti correnti attivi nella Penisola, ammonta a oltre 700 milioni di euro e viene utilizzata per l&#8217;adozione di diversi sistemi di sicurezza.<br />
I più comuni e utilizzati sono le cosiddette &#8216;bussole&#8217;, ovvero le cabine anti-rapina, poste all&#8217;ingresso dell&#8217;86% delle filiali. I sistemi di allarme sono presenti nell&#8217;85% delle banche, mentre quelli di ripresa e cassaforti nel 79%, seguono i sistemi di sicurezza per i cassieri, ad esempio l&#8217;erogatore automatico di banconote (72%), i metal detector (49%), i servizi di vigilanza (13%) ed i dispositivi biometrici (5%).&#8221;</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Comment on Il latte dell&#8217;innovazione &#8230; by JP Tods Leather Handbag</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/81/comment-page-1#comment-1348</link>
		<dc:creator>JP Tods Leather Handbag</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 May 2008 19:41:50 +0000</pubDate>
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		<description>&lt;strong&gt;JP Tods Leather Handbag...&lt;/strong&gt;

I found your site on technorati and read a few of your other posts. Keep up the good work. I just added your RSS feed to my Google News Reader. Looking forward to reading more from you....</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p><strong>JP Tods Leather Handbag&#8230;</strong></p>
<p>I found your site on technorati and read a few of your other posts. Keep up the good work. I just added your RSS feed to my Google News Reader. Looking forward to reading more from you&#8230;.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Comment on E-business e Finanza n. 3 by Enrico Siboni</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/99/comment-page-1#comment-1347</link>
		<dc:creator>Enrico Siboni</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Apr 2008 15:53:43 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.studiobalestreri.it/2008/03/31/e-business-e-finanza-3/#comment-1347</guid>
		<description>Durante una prima analisi fatta da me e Mattia riguardo il bilancio consolidato UniCredit Group 2007, siamo rimasti sorpresi da una serie di elementi:
- aumento dei volumi dei derivati sia verso banche, sia verso la clientela;
- largo controllo in Europa (Austria con la controllata HypoVereinsbank e paesi dell&#039;est) di società di leasing;
- per quanto riguarda la fusione con Capitalia, abbiamo notato che il suo aviamento,  rispetto alle altre due aggregazioni bancarie di ATF e Aton, è costato di meno.
Queste sono solo le prime impressioni. Cosa ne pensa?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Durante una prima analisi fatta da me e Mattia riguardo il bilancio consolidato UniCredit Group 2007, siamo rimasti sorpresi da una serie di elementi:<br />
- aumento dei volumi dei derivati sia verso banche, sia verso la clientela;<br />
- largo controllo in Europa (Austria con la controllata HypoVereinsbank e paesi dell&#8217;est) di società di leasing;<br />
- per quanto riguarda la fusione con Capitalia, abbiamo notato che il suo aviamento,  rispetto alle altre due aggregazioni bancarie di ATF e Aton, è costato di meno.<br />
Queste sono solo le prime impressioni. Cosa ne pensa?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Comment on E-business e Finanza n. 3 by Alberto Balestreri</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/99/comment-page-1#comment-1346</link>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Apr 2008 05:44:35 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.studiobalestreri.it/2008/03/31/e-business-e-finanza-3/#comment-1346</guid>
		<description>Enrico, Mattia, nessun problema, pensate prima agli esami e poi ai bilanci delle banche. Non facciamo cadere, però, gli spunti di riflessione che sono emersi nel corso di questi giorni. Credo che essi possano essere utili per promuovere innovazioni di business nel settore finanziario.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Enrico, Mattia, nessun problema, pensate prima agli esami e poi ai bilanci delle banche. Non facciamo cadere, però, gli spunti di riflessione che sono emersi nel corso di questi giorni. Credo che essi possano essere utili per promuovere innovazioni di business nel settore finanziario.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Comment on E-business e Finanza n. 3 by Enrico Siboni</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/99/comment-page-1#comment-1345</link>
		<dc:creator>Enrico Siboni</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Apr 2008 14:29:38 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.studiobalestreri.it/2008/03/31/e-business-e-finanza-3/#comment-1345</guid>
		<description>Rispondo congiuntamente per me e per Mattia. In questa settimana abbiamo i tempi un pò stretti perchè abbiamo un pò di esami (10, 18 e 19 aprile)  e la lettura del bilancio UniCredit va un pò a rilento. Non siamo comunque fermi e appena (sperando anche entro questa settimana) riusciremo ad analizzarlo bene, daremo un nostro giudizio.  Ci scusiamo per il ritardo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Rispondo congiuntamente per me e per Mattia. In questa settimana abbiamo i tempi un pò stretti perchè abbiamo un pò di esami (10, 18 e 19 aprile)  e la lettura del bilancio UniCredit va un pò a rilento. Non siamo comunque fermi e appena (sperando anche entro questa settimana) riusciremo ad analizzarlo bene, daremo un nostro giudizio.  Ci scusiamo per il ritardo.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Comment on E-business e Finanza n. 3 by Alberto Balestreri</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/99/comment-page-1#comment-1344</link>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Apr 2008 10:00:44 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.studiobalestreri.it/2008/03/31/e-business-e-finanza-3/#comment-1344</guid>
		<description>Riesco a rispondere solamente adesso, sono giornata un po&#039; intense, scusate. Si, il team IR di Unicredito è un ottimo team, grazie davvero a tutti loro. Per quanto concerne le proposte che fate, vado in ordine. 1) sviluppo dei canali alternativi: ovviamente si, ma come gestire la complessità connessa alla multicanalità? 2. formazione della clientela: certamente si, ma come attuarla senza investimenti onerosi e senza assumere responsabilità eccessive?; 3. Web 2.0: questa sigla, come noto, significa tante cose .... Semplicità, trasparenza, veocità, ma Unicredito è sempre una banca, come conciliare tutto questo con il mantenimento di elevati standard di sicurezza? 4. Cina: grande direzione di lavoro, l&#039;Europa ha bisogno di una banca di riferimento un Cina, ma speriamo che Unicredito rimanga una banca tutta europea, o almeno manteniamo il nostro alfabeto ..... Cosa vi ha colpito nella lettura del bilancio di Unicredit Group?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Riesco a rispondere solamente adesso, sono giornata un po&#8217; intense, scusate. Si, il team IR di Unicredito è un ottimo team, grazie davvero a tutti loro. Per quanto concerne le proposte che fate, vado in ordine. 1) sviluppo dei canali alternativi: ovviamente si, ma come gestire la complessità connessa alla multicanalità? 2. formazione della clientela: certamente si, ma come attuarla senza investimenti onerosi e senza assumere responsabilità eccessive?; 3. Web 2.0: questa sigla, come noto, significa tante cose &#8230;. Semplicità, trasparenza, veocità, ma Unicredito è sempre una banca, come conciliare tutto questo con il mantenimento di elevati standard di sicurezza? 4. Cina: grande direzione di lavoro, l&#8217;Europa ha bisogno di una banca di riferimento un Cina, ma speriamo che Unicredito rimanga una banca tutta europea, o almeno manteniamo il nostro alfabeto &#8230;.. Cosa vi ha colpito nella lettura del bilancio di Unicredit Group?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Comment on E-business e Finanza n. 3 by Enrico Siboni</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/99/comment-page-1#comment-1343</link>
		<dc:creator>Enrico Siboni</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Apr 2008 08:45:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.studiobalestreri.it/2008/03/31/e-business-e-finanza-3/#comment-1343</guid>
		<description>Riporto l&#039;interessante comunicato stampa di UniCredit Group dell&#039;8 aprile 2008: &quot;UniCredit Group rafforza la sua operatività in Cina. Il Gruppo UniCredit ha siglato un Accordo di Collaborazione con la Agricultural Bank of China quale risultato dell&#039;estensione di un pre-esistente Accordo sottoscritto dall&#039;ex Gruppo Capitalia nel 2005.    Agricultural Bank of China, con sede centrale in Pechino, detenuta dallo Stato Cinese, è una banca commerciale con uno dei più vasti network in Cina (circa 25.000 filiali domestiche).          L&#039;Accordo raggiunto prevede la collaborazione per fornire assistenza bancaria a prezzi competitivi sia alla clientela del Gruppo UniCredit che opera in/con la Cina sia alla clientela Cinese della Agricultural Bank of China. L&#039;Agreement consente alla clientela della banca Cinese assistenza bancaria in tutti i Paesi dove sono operative le banche del Gruppo UniCredit. Il Gruppo UniCredit è già attivo da tempo in Cina con 8 Uffici di Rappresentanza ed una filiale operativa in Shanghai, quest&#039;ultima con il brand UniCredit Banca di Roma&quot;.
Sembra non fermarsi quindi la strategia della &quot;rete fisica di sportelli&quot; da parte di Unicredito. Anzi, pare ora mirare anche ai mercati asiatici. Cambierà il loro motto da &quot;welcome to the new truly european bank&quot; a &quot;welcome to the new truly world bank&quot;?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Riporto l&#8217;interessante comunicato stampa di UniCredit Group dell&#8217;8 aprile 2008: &#8220;UniCredit Group rafforza la sua operatività in Cina. Il Gruppo UniCredit ha siglato un Accordo di Collaborazione con la Agricultural Bank of China quale risultato dell&#8217;estensione di un pre-esistente Accordo sottoscritto dall&#8217;ex Gruppo Capitalia nel 2005.    Agricultural Bank of China, con sede centrale in Pechino, detenuta dallo Stato Cinese, è una banca commerciale con uno dei più vasti network in Cina (circa 25.000 filiali domestiche).          L&#8217;Accordo raggiunto prevede la collaborazione per fornire assistenza bancaria a prezzi competitivi sia alla clientela del Gruppo UniCredit che opera in/con la Cina sia alla clientela Cinese della Agricultural Bank of China. L&#8217;Agreement consente alla clientela della banca Cinese assistenza bancaria in tutti i Paesi dove sono operative le banche del Gruppo UniCredit. Il Gruppo UniCredit è già attivo da tempo in Cina con 8 Uffici di Rappresentanza ed una filiale operativa in Shanghai, quest&#8217;ultima con il brand UniCredit Banca di Roma&#8221;.<br />
Sembra non fermarsi quindi la strategia della &#8220;rete fisica di sportelli&#8221; da parte di Unicredito. Anzi, pare ora mirare anche ai mercati asiatici. Cambierà il loro motto da &#8220;welcome to the new truly european bank&#8221; a &#8220;welcome to the new truly world bank&#8221;?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Comment on E-business e Finanza n. 3 by Enrico Siboni</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/99/comment-page-1#comment-1342</link>
		<dc:creator>Enrico Siboni</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Apr 2008 08:37:50 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.studiobalestreri.it/2008/03/31/e-business-e-finanza-3/#comment-1342</guid>
		<description>Da quel che ho appreso, le banche hanno a malapena fondi per investire nella formazione del proprio personale, figuriamoci in quella del cliente (purtoppo aggiungo). 
Per quanto riguarda la seconda osservazione, oggi il web sta andando nella direzione opposta. Mi spiego meglio: stiamo entrando nell&#039;era del web 2.0 ovvero della massima semplificazione della navigazione web, dove anche chi non ha molta dimestichezza può imparare più facilmente rispetto a qualche tempo fa.
Perciò ritengo che se una banca facesse una piattaforma inaccessibile come struttura si troverebbe &quot;off-line&quot; da sola. Io sono per una massima semplificazione dello strumento di banca elettronica, per una maggiore trasparenza verso il cliente: lo strumento elettronico deve essere una apertura verso l&#039;esterno, non una sorta di &quot;barrira protetta&quot; tra cliente e resto del mondo. Inoltre sarebbe complicato gestire la formazione per ogni nuovo cliente che volesse aprire un c/c nella banca elettronica.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Da quel che ho appreso, le banche hanno a malapena fondi per investire nella formazione del proprio personale, figuriamoci in quella del cliente (purtoppo aggiungo).<br />
Per quanto riguarda la seconda osservazione, oggi il web sta andando nella direzione opposta. Mi spiego meglio: stiamo entrando nell&#8217;era del web 2.0 ovvero della massima semplificazione della navigazione web, dove anche chi non ha molta dimestichezza può imparare più facilmente rispetto a qualche tempo fa.<br />
Perciò ritengo che se una banca facesse una piattaforma inaccessibile come struttura si troverebbe &#8220;off-line&#8221; da sola. Io sono per una massima semplificazione dello strumento di banca elettronica, per una maggiore trasparenza verso il cliente: lo strumento elettronico deve essere una apertura verso l&#8217;esterno, non una sorta di &#8220;barrira protetta&#8221; tra cliente e resto del mondo. Inoltre sarebbe complicato gestire la formazione per ogni nuovo cliente che volesse aprire un c/c nella banca elettronica.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Comment on E-business e Finanza n. 3 by matmon87</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/99/comment-page-1#comment-1341</link>
		<dc:creator>matmon87</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Apr 2008 09:29:17 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.studiobalestreri.it/2008/03/31/e-business-e-finanza-3/#comment-1341</guid>
		<description>Volevo ringraziarLa dott. Balestreri per quanto ha fatto per noi, inoltre un sentito grazie anche al grppo di investitor relations che ci ha fornito una risposta in tempi rapidissimi.

Detto questo volevo dire che la strategia di sviluppo mi sembra buona, però se la banca vuole sviluppare ulteriormente l&#039;e-banking e visto che&quot; ci sono molte persone per cui il pc è ancora uno strumento sconosciuto &quot; perchè non investe nella formazione dei clienti? So che è un costo significativo (di tempo e denaro) ma credo che si possa ammortizzare nel tempo incrementando il lock-in del cliente. Es se il Cliente è stato formato per un determinato sito e determinati meccanismi è incentivato a cambiare? Non credo. Forse con questa spesa si avrà un gruppo di clienti ancora più affezionati poco propensi a tradire la banca.
Cosa ne pensate?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Volevo ringraziarLa dott. Balestreri per quanto ha fatto per noi, inoltre un sentito grazie anche al grppo di investitor relations che ci ha fornito una risposta in tempi rapidissimi.</p>
<p>Detto questo volevo dire che la strategia di sviluppo mi sembra buona, però se la banca vuole sviluppare ulteriormente l&#8217;e-banking e visto che&#8221; ci sono molte persone per cui il pc è ancora uno strumento sconosciuto &#8221; perchè non investe nella formazione dei clienti? So che è un costo significativo (di tempo e denaro) ma credo che si possa ammortizzare nel tempo incrementando il lock-in del cliente. Es se il Cliente è stato formato per un determinato sito e determinati meccanismi è incentivato a cambiare? Non credo. Forse con questa spesa si avrà un gruppo di clienti ancora più affezionati poco propensi a tradire la banca.<br />
Cosa ne pensate?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Comment on E-business e Finanza n. 3 by Enrico Siboni</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/99/comment-page-1#comment-1340</link>
		<dc:creator>Enrico Siboni</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Apr 2008 08:26:33 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.studiobalestreri.it/2008/03/31/e-business-e-finanza-3/#comment-1340</guid>
		<description>Innanzitutto un doverso ringraziamento al Dott. Balestreri per essere riuscito ad ottenere, in tempi così brevi, una risposta alle nostre questioni dal Gruppo UniCredit. Un ringraziamento va anche a quelli dell&#039;Investor Relations per l&#039;esauriente risposta data:  hanno dimostrato grande professionalità nel rispondere a quesiti e curiosità di studenti universitari. Preso atto delle ottime scelte strategiche che ha fatto il gruppo in questi anni, io sono fortemente convinto che nuove soluzioni vadano integrate nel gruppo. La nota in bilancio parla chiaramente e va in questa direzione: &quot;Forte aumento dell’utilizzo canali alternativi: il totale delle transazioni bancarie di UniCredit Banca canalizzate attraverso gli sportelli sono diminuite del 10%, ma il totale delle transazioni è aumentato del 12%, trainato dal forte aumento dei canali alternativi&quot;.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Innanzitutto un doverso ringraziamento al Dott. Balestreri per essere riuscito ad ottenere, in tempi così brevi, una risposta alle nostre questioni dal Gruppo UniCredit. Un ringraziamento va anche a quelli dell&#8217;Investor Relations per l&#8217;esauriente risposta data:  hanno dimostrato grande professionalità nel rispondere a quesiti e curiosità di studenti universitari. Preso atto delle ottime scelte strategiche che ha fatto il gruppo in questi anni, io sono fortemente convinto che nuove soluzioni vadano integrate nel gruppo. La nota in bilancio parla chiaramente e va in questa direzione: &#8220;Forte aumento dell’utilizzo canali alternativi: il totale delle transazioni bancarie di UniCredit Banca canalizzate attraverso gli sportelli sono diminuite del 10%, ma il totale delle transazioni è aumentato del 12%, trainato dal forte aumento dei canali alternativi&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Comment on E-business e Finanza n. 3 by Alberto Balestreri</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/99/comment-page-1#comment-1339</link>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Apr 2008 03:50:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.studiobalestreri.it/2008/03/31/e-business-e-finanza-3/#comment-1339</guid>
		<description>Bene, concludo in sede separata con alcune considerazioni personali. Primo, le informazioni che Unicredit ci ha rilasciato sono ampie e dobbiamo riflettereci sopra con grande attenzione. Secondo, il mercato italiano non è quello europeo, per fortuna. Terzo, possiamo forse elaborare qualche insight strategico che possa risultare utile ad Unicredit Group? Osiamo? Perchè no .......</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bene, concludo in sede separata con alcune considerazioni personali. Primo, le informazioni che Unicredit ci ha rilasciato sono ampie e dobbiamo riflettereci sopra con grande attenzione. Secondo, il mercato italiano non è quello europeo, per fortuna. Terzo, possiamo forse elaborare qualche insight strategico che possa risultare utile ad Unicredit Group? Osiamo? Perchè no &#8230;&#8230;.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Comment on E-business e Finanza n. 3 by Alberto Balestreri</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/99/comment-page-1#comment-1338</link>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Apr 2008 03:47:05 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.studiobalestreri.it/2008/03/31/e-business-e-finanza-3/#comment-1338</guid>
		<description>Ecco qui i testi tratti dal bilancio di Unicredito dei quali viene fatto cennno nel precente post:

&quot;Forte aumento dell&#039; utilizzo canali alternativi: il totale delle transazioni bancarie di UniCredit Banca canalizzate attraverso gli sportelli sono diminuite del 10%, ma il totale delle transazioni è aumentato del 12%, trainato dal forte aumento dei canali alternativi 

Nel corso del 2007, grazie ad ingenti investimenti, è stato diffuso in modo capillare &quot;UniCredit Pass&quot;, che rappresenta la migliore tecnologia disponibile per offrire la massima sicurezza contro le frodi on-line come il &quot;Phishing&quot; (furto di dati individuali sensibili), portando a circa 700.000 il numero di &quot;token&quot; distribuiti ai nostri clienti online. Il &quot;token&quot; è uno strumento elettronico che genera password dispositive monouso della durata di 60 secondi, con successiva immediato cambiamento delle stesse. L&#039;iniziativa si inserisce in un più ampio programma di sicurezza online che prevede lo sviluppo di strumenti di protezione e di educational per supportare il cliente nell&#039;utilizzo sicuro del servizio di Internet banking. Con l&#039;obiettivo di evitare ai clienti rischi derivanti dai loro stessi comportamenti durante la navigazione, a volte non corretti, è stata rinnovata una partnership con Symantec - azienda leader nel settore della sicurezza informatica - per rendere disponibili alla clientela software antivirus e
&quot;firewall&quot; sul sito della Banca, gratuitamente o a prezzi esclusivi (sconto del 40%).

Banca Diretta Multicanale. L&#039;1 gennaio 2007 è divenuta operativa la Direzione Regionale &quot;Banca Diretta Multicanale&quot;, avente come obiettivo lo sviluppo del business dei canali innovativi: internet, call center, direct mailing,
SMS e ATM evoluti.&quot;</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco qui i testi tratti dal bilancio di Unicredito dei quali viene fatto cennno nel precente post:</p>
<p>&#8220;Forte aumento dell&#8217; utilizzo canali alternativi: il totale delle transazioni bancarie di UniCredit Banca canalizzate attraverso gli sportelli sono diminuite del 10%, ma il totale delle transazioni è aumentato del 12%, trainato dal forte aumento dei canali alternativi </p>
<p>Nel corso del 2007, grazie ad ingenti investimenti, è stato diffuso in modo capillare &#8220;UniCredit Pass&#8221;, che rappresenta la migliore tecnologia disponibile per offrire la massima sicurezza contro le frodi on-line come il &#8220;Phishing&#8221; (furto di dati individuali sensibili), portando a circa 700.000 il numero di &#8220;token&#8221; distribuiti ai nostri clienti online. Il &#8220;token&#8221; è uno strumento elettronico che genera password dispositive monouso della durata di 60 secondi, con successiva immediato cambiamento delle stesse. L&#8217;iniziativa si inserisce in un più ampio programma di sicurezza online che prevede lo sviluppo di strumenti di protezione e di educational per supportare il cliente nell&#8217;utilizzo sicuro del servizio di Internet banking. Con l&#8217;obiettivo di evitare ai clienti rischi derivanti dai loro stessi comportamenti durante la navigazione, a volte non corretti, è stata rinnovata una partnership con Symantec &#8211; azienda leader nel settore della sicurezza informatica &#8211; per rendere disponibili alla clientela software antivirus e<br />
&#8220;firewall&#8221; sul sito della Banca, gratuitamente o a prezzi esclusivi (sconto del 40%).</p>
<p>Banca Diretta Multicanale. L&#8217;1 gennaio 2007 è divenuta operativa la Direzione Regionale &#8220;Banca Diretta Multicanale&#8221;, avente come obiettivo lo sviluppo del business dei canali innovativi: internet, call center, direct mailing,<br />
SMS e ATM evoluti.&#8221;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Comment on E-business e Finanza n. 3 by Alberto Balestreri</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/99/comment-page-1#comment-1337</link>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Apr 2008 03:44:29 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.studiobalestreri.it/2008/03/31/e-business-e-finanza-3/#comment-1337</guid>
		<description>Ecco la mail che ho ricevuto:

&quot;ALCUNI PUNTI DI COMMENTO SULLE QUESTIONI SOLLEVATE Come UniCredit rispondiamo sempre volentieri alle richieste di chiarimento e ci piace un vivo dibattito.

Eccoti quindi alcune riflessioni che speriamo siano utili.

Cominciamo dall&#039;e-banking: è vero che è un ambito di forte crescita....ma questo non vuol dire che bisogna investire e focalizzarsi solo su quello. Infatti:

1) una grande banca svolge diverse attività, anche tante per cui l&#039;e-banking non è il canale ideale. Crescere solo nell&#039;e-banking vuol dire perdere la vocazione di banca universale.

2) ad oggi, soprattutto nei paesi emergenti (ma anche in Italia, basta pensare agli anziani) ci sono molte persone per cui il pc è ancora uno strumento sconosciuto (e una grande banca offre servizi ad un ampio numero di clienti, non solo a giovani e brillanti studenti universitari!). Quelli della CEE sono paesi in cui il tasso di bancarizzazione è ancora basso (basta pensare che hanno di solito un tasso impieghi + depositi su PIL inferiore al 100%, contro oltre 200% dell&#039;area Euro). Rivolgersi a questi mercati così dinamici solo con servizi online vuol dire perdersi ad oggi una bella fetta di crescita

3) la nostra esperienza pluriennale di sviluppo in CEE ci ha confermato l&#039;assoluta importanza del first mover advantage. Il mercato va presidiato e sviluppato adesso ed attendere con pazienza che la nuova tecnologia divenga di massa vorrebbe dire mettere in discussione la nostra vocazione di banca europea e disperdere il valore creato entrando tra i primi in quei mercati. Solo nel 2007 in CEE la nostra rete ci ha permesso di acquisire 1 milione di nuovi clienti, difficilmente l&#039;e-banking ad oggi ci avrebbe permesso di fare altrettanto.

4) siamo stati tra i primi in Italia a realizzare l&#039;importanza del canale Internet ed a promuoverlo tra i clienti, anche tramite pricing differenziati. Permettetemi quindi di sottolineare che il fatto che coltiviamo la nostra rete &quot;fisica&quot; non vuol dire che ignoriamo quella &quot;virtuale&quot;. Vuol dire che, in quanto player europeo e diversificato, abbiamo scelto una strategia volta a massimizzare il valore complessivo del nostro franchise...perderci delle occasioni solo per poter vantare il fatto di essere tecnologici ed alla moda ci sembra un pessimo servizio agli azionisti.

5) al termine di questo documento riportiamo alcuni messaggi evidenziati sul bilancio di UniCredit Banca, che mostrano quanto importante sia per noi strategicamente il canale online: il lavoro fatto per favorire i nuovi canali è senz&#039;altro rilevantissimo.

Riguardo al punto sull&#039;uso del marchio UniCredit, mi fa piacere avere l&#039;occasione di spiegare quanto delicata e complessa sia nella realtà la strategia di branding di un grande gruppo. In pratica:

1) il marchio di una rete bancaria può avere un valore considerevole, e la sostituzione/cancellazione di quello di una banca acquisita passa per un articolato processo che valuta opportunità e tempistiche di eventuali cambiamenti.

2) basta guardare alla nostra strategia in CEE per vedere quanta attenzione prestiamo a questo aspetto, differenziando la strategia di adozione del marchio UniCredit paese per paese e comunque prevedendo l&#039;affiancamento del marchio UniCredit a quelli locali in modo di diffondere la conoscenza del marchio di gruppo

3)nel caso delle banche dell&#039;ex Gruppo Capitalia, abbiamo acquistato dei brand localmente molto forti. Perché avremmo dovuto buttarli via? Ci è sembrato meglio un affiancamento del marchio UniCredit piuttosto che un atteggiamento da &quot;conquistadores&quot;, che da un giorno all&#039;altro arrivano e buttano giù le vecchie insegne (il che, da clienti e dipendenti, può essere percepito come una mancanza di rispetto)

4)questo vi dovrebbe spiegare perché le banche straniere che entrano ex novo in Italia usano il loro marchio: non ne hanno un altro locale forte da spendere. Infatti BNP che ha comprato un marchio storico come BNL ha comunque tenuto il nome, cambiando solo la grafica.

5) detto questo investiamo molto nel nostro brand di Gruppo e comunque lo stiamo promuovendo nei modi opportuni in tutte le aree di presenza, accrescendone progressivamente la visibilità. Ci sembra un approccio più responsabile che decidere  di fare piazza pulita da un giorno all&#039;altro e senza discriminazione di marchi storici (il cui valore può essere anche rilevante.

Per quanto riguarda i servizi alle PMI, abbiamo modelli di servizio differenziati per tipologia di cliente e gestori dedicati. Ovviamente anche i servizi online ne sono parte, ma le esigenze di questi clienti vanno seguite a tutto tondo e difficilmente ad oggi il livello di qualità del servizio di un&#039;offerta integrata può già essere sostituito con un&#039;offerta interamente online.

Speriamo che le argomentazioni siano chiare. Nessuna delle nostre scelte in merito al marchio o ai canali distributivi è contraria alla nostra vocazione europea. Anzi: essere un grande gruppo europeo vuol proprio dire capire le priorità e le esigenze poste dai singoli business e gestirli in modo strategico e responsabile.

Cordialmente
UniCredit Group Investor Relations&quot;</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco la mail che ho ricevuto:</p>
<p>&#8220;ALCUNI PUNTI DI COMMENTO SULLE QUESTIONI SOLLEVATE Come UniCredit rispondiamo sempre volentieri alle richieste di chiarimento e ci piace un vivo dibattito.</p>
<p>Eccoti quindi alcune riflessioni che speriamo siano utili.</p>
<p>Cominciamo dall&#8217;e-banking: è vero che è un ambito di forte crescita&#8230;.ma questo non vuol dire che bisogna investire e focalizzarsi solo su quello. Infatti:</p>
<p>1) una grande banca svolge diverse attività, anche tante per cui l&#8217;e-banking non è il canale ideale. Crescere solo nell&#8217;e-banking vuol dire perdere la vocazione di banca universale.</p>
<p>2) ad oggi, soprattutto nei paesi emergenti (ma anche in Italia, basta pensare agli anziani) ci sono molte persone per cui il pc è ancora uno strumento sconosciuto (e una grande banca offre servizi ad un ampio numero di clienti, non solo a giovani e brillanti studenti universitari!). Quelli della CEE sono paesi in cui il tasso di bancarizzazione è ancora basso (basta pensare che hanno di solito un tasso impieghi + depositi su PIL inferiore al 100%, contro oltre 200% dell&#8217;area Euro). Rivolgersi a questi mercati così dinamici solo con servizi online vuol dire perdersi ad oggi una bella fetta di crescita</p>
<p>3) la nostra esperienza pluriennale di sviluppo in CEE ci ha confermato l&#8217;assoluta importanza del first mover advantage. Il mercato va presidiato e sviluppato adesso ed attendere con pazienza che la nuova tecnologia divenga di massa vorrebbe dire mettere in discussione la nostra vocazione di banca europea e disperdere il valore creato entrando tra i primi in quei mercati. Solo nel 2007 in CEE la nostra rete ci ha permesso di acquisire 1 milione di nuovi clienti, difficilmente l&#8217;e-banking ad oggi ci avrebbe permesso di fare altrettanto.</p>
<p>4) siamo stati tra i primi in Italia a realizzare l&#8217;importanza del canale Internet ed a promuoverlo tra i clienti, anche tramite pricing differenziati. Permettetemi quindi di sottolineare che il fatto che coltiviamo la nostra rete &#8220;fisica&#8221; non vuol dire che ignoriamo quella &#8220;virtuale&#8221;. Vuol dire che, in quanto player europeo e diversificato, abbiamo scelto una strategia volta a massimizzare il valore complessivo del nostro franchise&#8230;perderci delle occasioni solo per poter vantare il fatto di essere tecnologici ed alla moda ci sembra un pessimo servizio agli azionisti.</p>
<p>5) al termine di questo documento riportiamo alcuni messaggi evidenziati sul bilancio di UniCredit Banca, che mostrano quanto importante sia per noi strategicamente il canale online: il lavoro fatto per favorire i nuovi canali è senz&#8217;altro rilevantissimo.</p>
<p>Riguardo al punto sull&#8217;uso del marchio UniCredit, mi fa piacere avere l&#8217;occasione di spiegare quanto delicata e complessa sia nella realtà la strategia di branding di un grande gruppo. In pratica:</p>
<p>1) il marchio di una rete bancaria può avere un valore considerevole, e la sostituzione/cancellazione di quello di una banca acquisita passa per un articolato processo che valuta opportunità e tempistiche di eventuali cambiamenti.</p>
<p>2) basta guardare alla nostra strategia in CEE per vedere quanta attenzione prestiamo a questo aspetto, differenziando la strategia di adozione del marchio UniCredit paese per paese e comunque prevedendo l&#8217;affiancamento del marchio UniCredit a quelli locali in modo di diffondere la conoscenza del marchio di gruppo</p>
<p>3)nel caso delle banche dell&#8217;ex Gruppo Capitalia, abbiamo acquistato dei brand localmente molto forti. Perché avremmo dovuto buttarli via? Ci è sembrato meglio un affiancamento del marchio UniCredit piuttosto che un atteggiamento da &#8220;conquistadores&#8221;, che da un giorno all&#8217;altro arrivano e buttano giù le vecchie insegne (il che, da clienti e dipendenti, può essere percepito come una mancanza di rispetto)</p>
<p>4)questo vi dovrebbe spiegare perché le banche straniere che entrano ex novo in Italia usano il loro marchio: non ne hanno un altro locale forte da spendere. Infatti BNP che ha comprato un marchio storico come BNL ha comunque tenuto il nome, cambiando solo la grafica.</p>
<p>5) detto questo investiamo molto nel nostro brand di Gruppo e comunque lo stiamo promuovendo nei modi opportuni in tutte le aree di presenza, accrescendone progressivamente la visibilità. Ci sembra un approccio più responsabile che decidere  di fare piazza pulita da un giorno all&#8217;altro e senza discriminazione di marchi storici (il cui valore può essere anche rilevante.</p>
<p>Per quanto riguarda i servizi alle PMI, abbiamo modelli di servizio differenziati per tipologia di cliente e gestori dedicati. Ovviamente anche i servizi online ne sono parte, ma le esigenze di questi clienti vanno seguite a tutto tondo e difficilmente ad oggi il livello di qualità del servizio di un&#8217;offerta integrata può già essere sostituito con un&#8217;offerta interamente online.</p>
<p>Speriamo che le argomentazioni siano chiare. Nessuna delle nostre scelte in merito al marchio o ai canali distributivi è contraria alla nostra vocazione europea. Anzi: essere un grande gruppo europeo vuol proprio dire capire le priorità e le esigenze poste dai singoli business e gestirli in modo strategico e responsabile.</p>
<p>Cordialmente<br />
UniCredit Group Investor Relations&#8221;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Comment on E-business e Finanza n. 3 by Alberto Balestreri</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/99/comment-page-1#comment-1336</link>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Apr 2008 03:39:53 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.studiobalestreri.it/2008/03/31/e-business-e-finanza-3/#comment-1336</guid>
		<description>La grandiosa notizia è questa: IL TEAM DI INVESTOR RELATION DI UNICREDITO CI HA RISPOSTO!!! Prima di trascrivervi la mail che ho ricevuto, permettetemi di ringraziare pubblicamente Unicredito perchè, nonostante il periodo molto intenso per loro (presentazioni agli analisti, bilanci, assembleee, ecc..) hanno trovato anche il tempo per esaminare quanto ci siamo scritti in questi giorni e per fornirci risposte regionate.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La grandiosa notizia è questa: IL TEAM DI INVESTOR RELATION DI UNICREDITO CI HA RISPOSTO!!! Prima di trascrivervi la mail che ho ricevuto, permettetemi di ringraziare pubblicamente Unicredito perchè, nonostante il periodo molto intenso per loro (presentazioni agli analisti, bilanci, assembleee, ecc..) hanno trovato anche il tempo per esaminare quanto ci siamo scritti in questi giorni e per fornirci risposte regionate.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Comment on E-business e Finanza n. 3 by Alberto Balestreri</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/99/comment-page-1#comment-1335</link>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Apr 2008 03:36:35 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.studiobalestreri.it/2008/03/31/e-business-e-finanza-3/#comment-1335</guid>
		<description>Prima di darvi una grandiosa notizia, rispondo ad entrambi con qualche osservazione. Mi pare che  il tema PMI sia centrale per un gruppo come Unicredit, e le parole di Profumo evidenziano che  sul tema si vanno formando orientamenti molto precisi. Credo che le BCC e le banche di medie dimensioni possano certamente servire le micro e le piccole imprese (utilizzo la definizione europea), ma le medie imprese (&gt;250 dipendenti) potranno essere servite solo da banche di grandi dimensioni. Per quanto concene il VC Profumo ha ragione: io sono amministratore di due spin-off accademiche della Scuola S. Anna di Pisa, e vi assicuro che i fattori di incertezza, nonchè la fatica richiesta per costruire da zero una impresa, sono davvero enormi. Una banca commerciale difficilmenteha tempo e risorse da dedicare a questo tipo di progetti ....</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Prima di darvi una grandiosa notizia, rispondo ad entrambi con qualche osservazione. Mi pare che  il tema PMI sia centrale per un gruppo come Unicredit, e le parole di Profumo evidenziano che  sul tema si vanno formando orientamenti molto precisi. Credo che le BCC e le banche di medie dimensioni possano certamente servire le micro e le piccole imprese (utilizzo la definizione europea), ma le medie imprese (>250 dipendenti) potranno essere servite solo da banche di grandi dimensioni. Per quanto concene il VC Profumo ha ragione: io sono amministratore di due spin-off accademiche della Scuola S. Anna di Pisa, e vi assicuro che i fattori di incertezza, nonchè la fatica richiesta per costruire da zero una impresa, sono davvero enormi. Una banca commerciale difficilmenteha tempo e risorse da dedicare a questo tipo di progetti &#8230;.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Comment on E-business e Finanza n. 3 by Enrico Siboni</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/99/comment-page-1#comment-1334</link>
		<dc:creator>Enrico Siboni</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Apr 2008 12:38:13 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.studiobalestreri.it/2008/03/31/e-business-e-finanza-3/#comment-1334</guid>
		<description>Profumo parla di 220-230 persone dedicate alle PMI ma lascia intendere che dopo la fusione con Capitalia sono sicuramente di più. Sul finanziamento alle PMI, sintetizzo quello che ha detto Profumo: &quot;c&#039;è stata una diversivicazione al credito, più sulle medie che sulle piccolissime imprese. C&#039;è stato negli ultimi anni il ridisegno delle passività delle PMI perchè se fino a 10 anni fa le imprese erano finanziate a b/t, oggi sono finanziate a l/t come le altre impresse europee. I finanziamenti alternativi negli altri paesi europei avvengono da venture capital o fondi del genere. Nell&#039;università bisogna ricercare operatori finanziari necessari e capire dove ci sono buchi nel sistema. Le banche non investono in questa ricerca dato che non riguarda il loro core business. In USA parte dei fondi per i venture capital sono pubblici. La banca ha difficoltà nel valutare le idee perchè i motivi di un successo imprenditoriale sono molteplici e non sono finalità tipiche del sistema nbancario: una volta effettuato quest&#039;investimento, come ne usciamo?&quot;</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Profumo parla di 220-230 persone dedicate alle PMI ma lascia intendere che dopo la fusione con Capitalia sono sicuramente di più. Sul finanziamento alle PMI, sintetizzo quello che ha detto Profumo: &#8220;c&#8217;è stata una diversivicazione al credito, più sulle medie che sulle piccolissime imprese. C&#8217;è stato negli ultimi anni il ridisegno delle passività delle PMI perchè se fino a 10 anni fa le imprese erano finanziate a b/t, oggi sono finanziate a l/t come le altre impresse europee. I finanziamenti alternativi negli altri paesi europei avvengono da venture capital o fondi del genere. Nell&#8217;università bisogna ricercare operatori finanziari necessari e capire dove ci sono buchi nel sistema. Le banche non investono in questa ricerca dato che non riguarda il loro core business. In USA parte dei fondi per i venture capital sono pubblici. La banca ha difficoltà nel valutare le idee perchè i motivi di un successo imprenditoriale sono molteplici e non sono finalità tipiche del sistema nbancario: una volta effettuato quest&#8217;investimento, come ne usciamo?&#8221;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Comment on E-business e Finanza n. 3 by matmon87</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/99/comment-page-1#comment-1333</link>
		<dc:creator>matmon87</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Apr 2008 10:26:06 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.studiobalestreri.it/2008/03/31/e-business-e-finanza-3/#comment-1333</guid>
		<description>Profumo aveva detto 200-220 persone che si dedicano alle PMI confermo.
Il mio scetticismo verso la banca on-line per PMI risiede proprio nel fattore che ha evidenziato lei prof. Inoltre sentendo anche con qualche direttore di banche BCC e Bp mi han detto che il grosso vantaggio che hanno loro su grandi gruppi, verso le PMI,  non risiede nella quantità dei servizi ma nella qualità e nel modo in cui seguono le PMI. Molti imprenditori preferiscono essere seguiti di più da realtà che li conoscono molto bene e non essere uno tra tanti come accadrebbe quando si è clienti di grandi gruppi bancari.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Profumo aveva detto 200-220 persone che si dedicano alle PMI confermo.<br />
Il mio scetticismo verso la banca on-line per PMI risiede proprio nel fattore che ha evidenziato lei prof. Inoltre sentendo anche con qualche direttore di banche BCC e Bp mi han detto che il grosso vantaggio che hanno loro su grandi gruppi, verso le PMI,  non risiede nella quantità dei servizi ma nella qualità e nel modo in cui seguono le PMI. Molti imprenditori preferiscono essere seguiti di più da realtà che li conoscono molto bene e non essere uno tra tanti come accadrebbe quando si è clienti di grandi gruppi bancari.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Comment on E-business e Finanza n. 3 by Alberto Balestreri</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/99/comment-page-1#comment-1332</link>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Apr 2008 04:35:18 +0000</pubDate>
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		<description>Il fatto di essere un grande gruppo bancario europeo rappresenta un elemento di forza molto rilevante se sfrutatto adeguatamente. Le BCC hanno adottato strategie generalmente aggressive a fronte dei processi di riorganizzazione in atto nei principali gruppi bancari italiani, sono molto radicate sul territorio (per cui dispongono di informazioni generalmente di buona qualità su qualsiasi prenditore di fondi) e dispongono di buoni flussi di liquidità. Le opzioni che suggerite sono tutte interesanti, ma non sono facili da realizzare in un contesto nel quale le PMI sono spesso condotte da imprenditori che comunque vogliono mantenere sotto stretto controllo, spesso non trasparente, le proprie aziende. Di quali servii alle PMI ha parlato Profumo? Siete sicuri che gli addetti alle PMI siano solo duecento? Mi sembrano pochi .....</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il fatto di essere un grande gruppo bancario europeo rappresenta un elemento di forza molto rilevante se sfrutatto adeguatamente. Le BCC hanno adottato strategie generalmente aggressive a fronte dei processi di riorganizzazione in atto nei principali gruppi bancari italiani, sono molto radicate sul territorio (per cui dispongono di informazioni generalmente di buona qualità su qualsiasi prenditore di fondi) e dispongono di buoni flussi di liquidità. Le opzioni che suggerite sono tutte interesanti, ma non sono facili da realizzare in un contesto nel quale le PMI sono spesso condotte da imprenditori che comunque vogliono mantenere sotto stretto controllo, spesso non trasparente, le proprie aziende. Di quali servii alle PMI ha parlato Profumo? Siete sicuri che gli addetti alle PMI siano solo duecento? Mi sembrano pochi &#8230;..</p>
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	<item>
		<title>Comment on E-business e Finanza n. 3 by matmon87</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/99/comment-page-1#comment-1331</link>
		<dc:creator>matmon87</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Apr 2008 21:46:26 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.studiobalestreri.it/2008/03/31/e-business-e-finanza-3/#comment-1331</guid>
		<description>Vorrei rettificare il mess di prima: Io non volevo criticare il management bancario, ero scettico riguardo i dirigenti delle PMI. Io pensavo che il motivo del non decollo della banca low cost on-line per le PMI fosse proprio dovuto alla diffidenza degli imprenditori verso questo tipo di servizio che è molto immateriale.

Per quanto riguarda lo sviluppo della banca nei prossimi 10 anni condivido con Enrico ma io farei una cosa in più. Io banca farei da collegamento tra imprese o attività commerciali che hanno un conto da me e i miei clienti. Siglerei degli accordi privilegiati con le imprese in modo da offrire prezzi privilegiati ai nuovi clienti (portati dalla banca) ottenendo di fare tutti i pagamenti tramite c/c.

Anche per il settore corporate concordo con Enrico ma in più io metterei a disposizione delle imprese dei consulenti che gli diano aiuto su gestione finanziaria...Grazie ad internet questo legame può essere continuo, velocissimo e low cost rendendo le PMI sempre più dinamiche nel mercato.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Vorrei rettificare il mess di prima: Io non volevo criticare il management bancario, ero scettico riguardo i dirigenti delle PMI. Io pensavo che il motivo del non decollo della banca low cost on-line per le PMI fosse proprio dovuto alla diffidenza degli imprenditori verso questo tipo di servizio che è molto immateriale.</p>
<p>Per quanto riguarda lo sviluppo della banca nei prossimi 10 anni condivido con Enrico ma io farei una cosa in più. Io banca farei da collegamento tra imprese o attività commerciali che hanno un conto da me e i miei clienti. Siglerei degli accordi privilegiati con le imprese in modo da offrire prezzi privilegiati ai nuovi clienti (portati dalla banca) ottenendo di fare tutti i pagamenti tramite c/c.</p>
<p>Anche per il settore corporate concordo con Enrico ma in più io metterei a disposizione delle imprese dei consulenti che gli diano aiuto su gestione finanziaria&#8230;Grazie ad internet questo legame può essere continuo, velocissimo e low cost rendendo le PMI sempre più dinamiche nel mercato.</p>
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	<item>
		<title>Comment on E-business e Finanza n. 3 by Enrico Siboni</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/99/comment-page-1#comment-1330</link>
		<dc:creator>Enrico Siboni</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Apr 2008 20:55:52 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.studiobalestreri.it/2008/03/31/e-business-e-finanza-3/#comment-1330</guid>
		<description>L&#039;Italia è fortemente caratterizzata dalla presenza di PMI. Ho appreso che in questo campo UniCredit soffre la concorrenza delle BCC che non sono ancora soggette totalmente ai vincoli di Basilea 2. Immagino quindi una strategia più aggressiva da parte di UniCredit che potrebbe sfruttare il fatto di essere una &quot;banca europea&quot; aiutando la crescita delle PMI italiane creando sinergie con altre imprese europee. Profumo ha detto che il gruppo ha 220-230 persone addette alle PMI: esse potrebbero suggerire modelli di sviluppo innovativi appresi da altrettante PMI europee per uno sviluppo che gioverebbe sia alle imprese e sia a UniCredit che diventando fornitrice di know-how diventerebbe appetibile a nuove PMI. Le BCC, avendo una connotazione territoriale, non avrebbero questa possibilità da proposta. Cosa ve ne pare come idea?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Italia è fortemente caratterizzata dalla presenza di PMI. Ho appreso che in questo campo UniCredit soffre la concorrenza delle BCC che non sono ancora soggette totalmente ai vincoli di Basilea 2. Immagino quindi una strategia più aggressiva da parte di UniCredit che potrebbe sfruttare il fatto di essere una &#8220;banca europea&#8221; aiutando la crescita delle PMI italiane creando sinergie con altre imprese europee. Profumo ha detto che il gruppo ha 220-230 persone addette alle PMI: esse potrebbero suggerire modelli di sviluppo innovativi appresi da altrettante PMI europee per uno sviluppo che gioverebbe sia alle imprese e sia a UniCredit che diventando fornitrice di know-how diventerebbe appetibile a nuove PMI. Le BCC, avendo una connotazione territoriale, non avrebbero questa possibilità da proposta. Cosa ve ne pare come idea?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Comment on E-business e Finanza n. 3 by Alberto Balestreri</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/99/comment-page-1#comment-1329</link>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Apr 2008 13:09:35 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.studiobalestreri.it/2008/03/31/e-business-e-finanza-3/#comment-1329</guid>
		<description>Bene, immaginiamo che Unicredito sia un gruppo integrato con una molteplicità di provider di servizi e che disponga di una propria telco (mobile, ovviamente ..) con la quale offra servizi di supporto ai propri clienti quali quelli che citi (e molti altri ancora che potrebbero essere sviluppati). Questo certamente va nella direzione della banca relazionale della quale Profumo vi ha parlato. Ma la tua ipotesi di lavoro mi pare che vada soprattutto a favore del segmento retail, per il mass market. Virgin lo ha già fatto. Cosa immaginate, invece, per le banche del gruppo che si occupano di PMI?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bene, immaginiamo che Unicredito sia un gruppo integrato con una molteplicità di provider di servizi e che disponga di una propria telco (mobile, ovviamente ..) con la quale offra servizi di supporto ai propri clienti quali quelli che citi (e molti altri ancora che potrebbero essere sviluppati). Questo certamente va nella direzione della banca relazionale della quale Profumo vi ha parlato. Ma la tua ipotesi di lavoro mi pare che vada soprattutto a favore del segmento retail, per il mass market. Virgin lo ha già fatto. Cosa immaginate, invece, per le banche del gruppo che si occupano di PMI?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Comment on E-business e Finanza n. 3 by Enrico Siboni</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/99/comment-page-1#comment-1328</link>
		<dc:creator>Enrico Siboni</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Apr 2008 00:59:08 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.studiobalestreri.it/2008/03/31/e-business-e-finanza-3/#comment-1328</guid>
		<description>Non badate all&#039;orario e al giorno di questo intervento: quando sono preso da un argomento il giorno vale la notte. Per un grande gruppo bancario come è UniCredito, il mio sogno sarebbe quello di una banca-azienda &quot;multiutility&quot; (come lo è ad esempio Hera per i servizi pubblici) che offra servizi integrati che vadano oltre a quelli bancari. Mi spiego meglio: se volessi acquistare un biglietto per un qualsiasi evento, perchè non chiamare la mia banca che a sua volta provveda a soddisfare le mie richieste contattando direttamente il distributore (es. Ticketone)? Oppure biglietti del treno, aereo, prenotazioni hotel, ecc. Avremmo un mercato dagli orizzonti infiniti e un business a catena con una semplificazione incredibile per il cliente che, con un solo numero di telefono, può avere veramente &quot;il mondo a portata di mano&quot;. A questo punto rilancio: siamo agli albori di una delle tecnologie che a mio avviso migliorerà tantissimo le comunicazioni con una riduzione drastica dei costi. Questa è il Wi-Fi: telecomunicazioni su dispositivi mobili di quinta generazione (ma integrabile anche sugli attuali dispositivi) che si basano sul protocollo IP (quello di internet dei pc e che ha fatto la fortuna di Skype): perchè non comprare una licenza per mettere sù una compagnia telefonica alternativa ai gestori tradizionali (come ha fatto Coop Voce ma su rete gsm/umts, o come sembra farà anche Google che già spaventa i colossi come Vodafone, Orange, ecc). A questo punto UniCredit con una struttura del genere potrebbe in qualsiasi momento essere in contatto con il cliente, comunicandogli per esempio news, ritardi di treni, consigliare strade alternative se si è in viaggio in auto, sconti e offerte di supermercati, ecc. il tutto con servizi ovviamente a pagamento ma ad hoc per il consumatore. Mi rendo conto che alcune proposte possono sembrare attualmente fantascienza, ma chi ci arriverà per primo avrà creato un nuovo business. Attualmente UniCredit dal suo c/c online offre servizi alternativi come effettuare ricariche telefoniche/tv online, ma ritengo che debba essere più aggressiva. La speranza è che tutto ciò possa avvenire prima di 10 anni: già sogno di vedere le nuove proposte della mia banca comodamente al mio pc, in streaming video sulla pagina web della mia banca su YouTube (fenomeno di massa con visibilità mondiale e costi contenuti) invece di spot compressi e sporadici alla tv. Cosa risponderebbe Profumo se leggesse le mie proposte? Stò sognando troppo (visto anche l&#039;orario)?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non badate all&#8217;orario e al giorno di questo intervento: quando sono preso da un argomento il giorno vale la notte. Per un grande gruppo bancario come è UniCredito, il mio sogno sarebbe quello di una banca-azienda &#8220;multiutility&#8221; (come lo è ad esempio Hera per i servizi pubblici) che offra servizi integrati che vadano oltre a quelli bancari. Mi spiego meglio: se volessi acquistare un biglietto per un qualsiasi evento, perchè non chiamare la mia banca che a sua volta provveda a soddisfare le mie richieste contattando direttamente il distributore (es. Ticketone)? Oppure biglietti del treno, aereo, prenotazioni hotel, ecc. Avremmo un mercato dagli orizzonti infiniti e un business a catena con una semplificazione incredibile per il cliente che, con un solo numero di telefono, può avere veramente &#8220;il mondo a portata di mano&#8221;. A questo punto rilancio: siamo agli albori di una delle tecnologie che a mio avviso migliorerà tantissimo le comunicazioni con una riduzione drastica dei costi. Questa è il Wi-Fi: telecomunicazioni su dispositivi mobili di quinta generazione (ma integrabile anche sugli attuali dispositivi) che si basano sul protocollo IP (quello di internet dei pc e che ha fatto la fortuna di Skype): perchè non comprare una licenza per mettere sù una compagnia telefonica alternativa ai gestori tradizionali (come ha fatto Coop Voce ma su rete gsm/umts, o come sembra farà anche Google che già spaventa i colossi come Vodafone, Orange, ecc). A questo punto UniCredit con una struttura del genere potrebbe in qualsiasi momento essere in contatto con il cliente, comunicandogli per esempio news, ritardi di treni, consigliare strade alternative se si è in viaggio in auto, sconti e offerte di supermercati, ecc. il tutto con servizi ovviamente a pagamento ma ad hoc per il consumatore. Mi rendo conto che alcune proposte possono sembrare attualmente fantascienza, ma chi ci arriverà per primo avrà creato un nuovo business. Attualmente UniCredit dal suo c/c online offre servizi alternativi come effettuare ricariche telefoniche/tv online, ma ritengo che debba essere più aggressiva. La speranza è che tutto ciò possa avvenire prima di 10 anni: già sogno di vedere le nuove proposte della mia banca comodamente al mio pc, in streaming video sulla pagina web della mia banca su YouTube (fenomeno di massa con visibilità mondiale e costi contenuti) invece di spot compressi e sporadici alla tv. Cosa risponderebbe Profumo se leggesse le mie proposte? Stò sognando troppo (visto anche l&#8217;orario)?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Comment on E-business e Finanza n. 3 by Alberto Balestreri</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/99/comment-page-1#comment-1327</link>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Apr 2008 18:43:16 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.studiobalestreri.it/2008/03/31/e-business-e-finanza-3/#comment-1327</guid>
		<description>La banca online e lowcost per le PMI prima o poi arriverà, abbiamo già fatto alcune simulazioni ed il modello funziona bene e produce un bel ROE. Non sono personalmente così pessimista sul management delle banche italiane, vi sono persone di grande valore. Basilea2 è in vigore anche negli USA ma non per tutte le banche: i problemi di oggi dipendono da altri fattori, anche se il terzo pilastro di Basilea2, e cioè la trasparenza, non pare ancora così maestoso e solido come gli altri due ..... ING è stata una banca che ha fatto storia, ma il gruppo Virgin è davvero molto innovativo. Che cosa vorreste da un gruppo come Unicredito? Che banca, che modello di business proponete? Come immaginate una moderno gruppo bancario tra 10 anni? Se voi foste Profumo cosa fareste?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La banca online e lowcost per le PMI prima o poi arriverà, abbiamo già fatto alcune simulazioni ed il modello funziona bene e produce un bel ROE. Non sono personalmente così pessimista sul management delle banche italiane, vi sono persone di grande valore. Basilea2 è in vigore anche negli USA ma non per tutte le banche: i problemi di oggi dipendono da altri fattori, anche se il terzo pilastro di Basilea2, e cioè la trasparenza, non pare ancora così maestoso e solido come gli altri due &#8230;.. ING è stata una banca che ha fatto storia, ma il gruppo Virgin è davvero molto innovativo. Che cosa vorreste da un gruppo come Unicredito? Che banca, che modello di business proponete? Come immaginate una moderno gruppo bancario tra 10 anni? Se voi foste Profumo cosa fareste?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Comment on E-business e Finanza n. 3 by matmon87</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/99/comment-page-1#comment-1326</link>
		<dc:creator>matmon87</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Apr 2008 18:09:58 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.studiobalestreri.it/2008/03/31/e-business-e-finanza-3/#comment-1326</guid>
		<description>Uns bsnca dedicata alla PMI  on-line sarebbe straordinaria...ma,questa è una mia sensazione, da vincere c&#039;è una forte diffidenza,tipica italiana, verso questo genere di cambiamenti e una generazione di dirigenti di PMI poco propensa o poco capace di cogliere questa nuova opportunità. Non credo che i grandi gruppi bancari italiani con fior fior di dirigenti non abbiano minimanete pensato a una cosa tanto semplice quanto vincente.
Per quanto riguarda le banche americane,forse,se anche loro avessero avuto un Basilea2 tutta questa crisi sarebbe stata evitata o ridotta al minimo. Non può una banca idebitarsi o prestare soldi, parecchi soldi, a persone o imprese ad alto tasso d&#039;insolvenza e poi stupirsi se non riescono a ottenere l&#039;estinzione del prestito
.
La banca che a me colpisce di più è la ING che ha stravolto un pò il mondo bancario o la stessa Virgin con il nuovo modo di concedre prestiti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Uns bsnca dedicata alla PMI  on-line sarebbe straordinaria&#8230;ma,questa è una mia sensazione, da vincere c&#8217;è una forte diffidenza,tipica italiana, verso questo genere di cambiamenti e una generazione di dirigenti di PMI poco propensa o poco capace di cogliere questa nuova opportunità. Non credo che i grandi gruppi bancari italiani con fior fior di dirigenti non abbiano minimanete pensato a una cosa tanto semplice quanto vincente.<br />
Per quanto riguarda le banche americane,forse,se anche loro avessero avuto un Basilea2 tutta questa crisi sarebbe stata evitata o ridotta al minimo. Non può una banca idebitarsi o prestare soldi, parecchi soldi, a persone o imprese ad alto tasso d&#8217;insolvenza e poi stupirsi se non riescono a ottenere l&#8217;estinzione del prestito<br />
.<br />
La banca che a me colpisce di più è la ING che ha stravolto un pò il mondo bancario o la stessa Virgin con il nuovo modo di concedre prestiti.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Comment on E-business e Finanza n. 3 by Alberto Balestreri</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/99/comment-page-1#comment-1325</link>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Apr 2008 15:41:44 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.studiobalestreri.it/2008/03/31/e-business-e-finanza-3/#comment-1325</guid>
		<description>Caro Enrico, grazie per il tempo che dedichi a renderci partecipi dell&#039;intervento di Profumo. Vedo di dare qualche prima risposta, basandomi anche su quanto ci siamo detti questa mattina a lezione. Primo, come noto anticipare il mercato significa assumersi sempre un grande richio. Non si tratta di essere tradizionalisti, ma siamo davvero sicuri che sia possibile, profittevole ed opportuno, anche dal punto di vista normativo, lavorare integralmente online? Mi ppiacerebbe ricevere ogni trimestre i dati di bilancio delle PMI che affido corredate con la firma digitale del rappresentante legale, ma lo faranno? Secondo, il progetto di banca online low cost per le PMI è un progetto che può funzionare, trattandosi di uno specifico segmento di clientela caratterizzato da elevati volumi di transazioni che possono essere molto arricchite ed in modo molto innovativo. Il relationship banking nel segmento delle PMI , pertanto, è la risposta giusta, e l&#039;AD di Unicredit questo lo sottolinea in modo deciso. Certo che si potrebbe fare di più, direi anzi che potrebbe fare di più proprio un gruppo come Unicredit che oggettivamente dispone non solo di un ottimo management, ma anche di ottime piattaforme IT .... Che facciamo, proponiamo a Profumo una banca online dedicata alle PMI?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Enrico, grazie per il tempo che dedichi a renderci partecipi dell&#8217;intervento di Profumo. Vedo di dare qualche prima risposta, basandomi anche su quanto ci siamo detti questa mattina a lezione. Primo, come noto anticipare il mercato significa assumersi sempre un grande richio. Non si tratta di essere tradizionalisti, ma siamo davvero sicuri che sia possibile, profittevole ed opportuno, anche dal punto di vista normativo, lavorare integralmente online? Mi ppiacerebbe ricevere ogni trimestre i dati di bilancio delle PMI che affido corredate con la firma digitale del rappresentante legale, ma lo faranno? Secondo, il progetto di banca online low cost per le PMI è un progetto che può funzionare, trattandosi di uno specifico segmento di clientela caratterizzato da elevati volumi di transazioni che possono essere molto arricchite ed in modo molto innovativo. Il relationship banking nel segmento delle PMI , pertanto, è la risposta giusta, e l&#8217;AD di Unicredit questo lo sottolinea in modo deciso. Certo che si potrebbe fare di più, direi anzi che potrebbe fare di più proprio un gruppo come Unicredit che oggettivamente dispone non solo di un ottimo management, ma anche di ottime piattaforme IT &#8230;. Che facciamo, proponiamo a Profumo una banca online dedicata alle PMI?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Comment on E-business e Finanza n. 3 by Enrico Siboni</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/99/comment-page-1#comment-1324</link>
		<dc:creator>Enrico Siboni</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Apr 2008 15:18:34 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.studiobalestreri.it/2008/03/31/e-business-e-finanza-3/#comment-1324</guid>
		<description>Per rispondere alla mancanza di una banca online low cost dedicata alle PMI, riporto quello che ha detto Profumo nella conferenza del 1 aprile dove afferma di pensarla radicalmente all&#039;opposto riguardo a questo business: ovvero non accenna minimamente ad un credito online low cost ma ancora su un modello tradizionale ritenuto ancora vincente secondo i dati che propone. Dal file delle ore 17.30, in risposta ad una domanda di uno studente sulla mancanza di politica creditizia verso le PMI, Profumo afferma: &quot;Dai numeri che noi abbiamo, difficoltà al credito non c&#039;è ne sono per le PMI. Siamo in una situazione in cui chi non piange non mangia [...]. Quello che vediamo dai nostri numeri è una continua crescita a doppia cifra (dati di fine febbraio) nel mondo del corporate del nostro gruppo, (non quelli di sistema). Vediamo un rallentamento abbastanza rilevante nei mutui ma solo per una minor domanda. Però credo che il vero problema, al di là del credito, sia di sapere come funziona il meccanismo relazionale tra banche e propri clienti dove da una nostra ricerca bisogna riorganizzare totalmente la banca intorno al cliente. [...] Abbiamo riorganizzato totalmente il modello relazionale distributivo e relazionale attorno al cliente. Oggi per le aziende e PMI noi in italia abbiamo 220-230 (non ricorda bene i dati dopo la fusione con Capitalia, ndr) persone dedicate a loro (PMI, ndr)&quot;. Se un A.D. del suo calibro fanno certe affermazioni, credo che la banca online low cost dovrà attendere ancora molto prima di aver vita.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Per rispondere alla mancanza di una banca online low cost dedicata alle PMI, riporto quello che ha detto Profumo nella conferenza del 1 aprile dove afferma di pensarla radicalmente all&#8217;opposto riguardo a questo business: ovvero non accenna minimamente ad un credito online low cost ma ancora su un modello tradizionale ritenuto ancora vincente secondo i dati che propone. Dal file delle ore 17.30, in risposta ad una domanda di uno studente sulla mancanza di politica creditizia verso le PMI, Profumo afferma: &#8220;Dai numeri che noi abbiamo, difficoltà al credito non c&#8217;è ne sono per le PMI. Siamo in una situazione in cui chi non piange non mangia [...]. Quello che vediamo dai nostri numeri è una continua crescita a doppia cifra (dati di fine febbraio) nel mondo del corporate del nostro gruppo, (non quelli di sistema). Vediamo un rallentamento abbastanza rilevante nei mutui ma solo per una minor domanda. Però credo che il vero problema, al di là del credito, sia di sapere come funziona il meccanismo relazionale tra banche e propri clienti dove da una nostra ricerca bisogna riorganizzare totalmente la banca intorno al cliente. [...] Abbiamo riorganizzato totalmente il modello relazionale distributivo e relazionale attorno al cliente. Oggi per le aziende e PMI noi in italia abbiamo 220-230 (non ricorda bene i dati dopo la fusione con Capitalia, ndr) persone dedicate a loro (PMI, ndr)&#8221;. Se un A.D. del suo calibro fanno certe affermazioni, credo che la banca online low cost dovrà attendere ancora molto prima di aver vita.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Comment on E-business e Finanza n. 3 by Enrico Siboni</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/99/comment-page-1#comment-1323</link>
		<dc:creator>Enrico Siboni</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Apr 2008 13:47:19 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.studiobalestreri.it/2008/03/31/e-business-e-finanza-3/#comment-1323</guid>
		<description>Concordo in parte con Mattia, però ribadisco che il mio discorso di banca &quot;slegata dallo sportello fisico&quot; sia nel lungo termine soprattutto in Italia (aggiungo, purtoppo) una prospettiva inevitabile, come dimostra quello che stanno facendo le altre banche nel mondo. Perchè allora non anticipare anche nel nostro paese il mecato avendo il coraggio di investire, anche con una inevitabile perdita inziale, per essere sicuramente competitivi in futuro e recuperare intanto il gap con il resto d&#039;Europa e del mondo? Perchè non cavarci l&#039;etichetta di &quot;tradizionalisti&quot; in un&#039;epoca di globalizzazione spietata? É possibile ancora nel 2008 che un colosso bancario basi il proprio business su clienti anziani/extracomunitari (con tutto rispetto) negli sportell?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Concordo in parte con Mattia, però ribadisco che il mio discorso di banca &#8220;slegata dallo sportello fisico&#8221; sia nel lungo termine soprattutto in Italia (aggiungo, purtoppo) una prospettiva inevitabile, come dimostra quello che stanno facendo le altre banche nel mondo. Perchè allora non anticipare anche nel nostro paese il mecato avendo il coraggio di investire, anche con una inevitabile perdita inziale, per essere sicuramente competitivi in futuro e recuperare intanto il gap con il resto d&#8217;Europa e del mondo? Perchè non cavarci l&#8217;etichetta di &#8220;tradizionalisti&#8221; in un&#8217;epoca di globalizzazione spietata? É possibile ancora nel 2008 che un colosso bancario basi il proprio business su clienti anziani/extracomunitari (con tutto rispetto) negli sportell?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Comment on E-business e Finanza n. 3 by Alberto Balestreri</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/99/comment-page-1#comment-1322</link>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Apr 2008 20:12:45 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.studiobalestreri.it/2008/03/31/e-business-e-finanza-3/#comment-1322</guid>
		<description>Credo che Matmon abbia qualche ragione nel sostenere che il brand riveste ancora, per buona parte della clientela regionale italiana, un valore significativo. Per quanto concerne MPS, che ha già acquistato Antonveneta, la domanda che Matmon pone è intelligente. La mia opinione è che gli sportelli delle banche italiane siano destinati ad accogliere, nel medio periodo, solo clientela con un basso margine di contribuzione (anziani, extracomunitari, ecc.) e che analogamente a quanto avviene già da tempo in  altri Paesi europei, il numero di sportelli in Italia sia destinato a diminuire, e non ad aumentare .... Per quanto concerne il business online, ad esempio, rilevo da tempo la mancanza di una banca online low cost dedicata alle PMI.... Noi un progetto lo abbiamo già sviluppato, se qualcuno è interessato si faccia avanti ..... Per ultimo MPS-Antonveneta non è certamente Unicredit o IntesaSanpaolo, ma è pur sempre una bella banca ed i toscani sono gente tenace, vedrete ... ve lo dice un fiorentino! Ma cosa pensate della crisi delle banche americane? E di UBS? Quale banca vi piace di più in Italia ed in Europa? Grazie.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Credo che Matmon abbia qualche ragione nel sostenere che il brand riveste ancora, per buona parte della clientela regionale italiana, un valore significativo. Per quanto concerne MPS, che ha già acquistato Antonveneta, la domanda che Matmon pone è intelligente. La mia opinione è che gli sportelli delle banche italiane siano destinati ad accogliere, nel medio periodo, solo clientela con un basso margine di contribuzione (anziani, extracomunitari, ecc.) e che analogamente a quanto avviene già da tempo in  altri Paesi europei, il numero di sportelli in Italia sia destinato a diminuire, e non ad aumentare &#8230;. Per quanto concerne il business online, ad esempio, rilevo da tempo la mancanza di una banca online low cost dedicata alle PMI&#8230;. Noi un progetto lo abbiamo già sviluppato, se qualcuno è interessato si faccia avanti &#8230;.. Per ultimo MPS-Antonveneta non è certamente Unicredit o IntesaSanpaolo, ma è pur sempre una bella banca ed i toscani sono gente tenace, vedrete &#8230; ve lo dice un fiorentino! Ma cosa pensate della crisi delle banche americane? E di UBS? Quale banca vi piace di più in Italia ed in Europa? Grazie.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Comment on E-business e Finanza n. 3 by matmon87</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/99/comment-page-1#comment-1321</link>
		<dc:creator>matmon87</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Apr 2008 18:34:07 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.studiobalestreri.it/2008/03/31/e-business-e-finanza-3/#comment-1321</guid>
		<description>Enrico, per quanto riguarda unicredit, credo che le diversità relative al nome derivi da un forte attaccamento tipico italiano alle tradizione. Magari non volevano stravolgere i consumatori italiani.

Volevo poi evidenziare che anche Mps sta cercando di acquistare Antonveneta (con relativi sportelli) per diventare il terzo polo italiano.
Prof non era meglio forse investire le risorse nella riorganizzazione (e formazione dei dipendenti) verso le nuove possibilità di e-business on line? Trovandosi poi in vantaggio nel LP.
Non credo che con la tattica attuale di Mussari Mps possa competere con due colossi come Unicredit e Intesa.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Enrico, per quanto riguarda unicredit, credo che le diversità relative al nome derivi da un forte attaccamento tipico italiano alle tradizione. Magari non volevano stravolgere i consumatori italiani.</p>
<p>Volevo poi evidenziare che anche Mps sta cercando di acquistare Antonveneta (con relativi sportelli) per diventare il terzo polo italiano.<br />
Prof non era meglio forse investire le risorse nella riorganizzazione (e formazione dei dipendenti) verso le nuove possibilità di e-business on line? Trovandosi poi in vantaggio nel LP.<br />
Non credo che con la tattica attuale di Mussari Mps possa competere con due colossi come Unicredit e Intesa.</p>
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	<item>
		<title>Comment on E-business e Finanza n. 3 by Enrico Siboni</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/99/comment-page-1#comment-1320</link>
		<dc:creator>Enrico Siboni</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Apr 2008 16:55:31 +0000</pubDate>
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		<description>Provvederò. Grazie per l&#039;interessamento.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Provvederò. Grazie per l&#8217;interessamento.</p>
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	<item>
		<title>Comment on E-business e Finanza n. 3 by Alberto Balestreri</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/99/comment-page-1#comment-1319</link>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Apr 2008 09:22:10 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.studiobalestreri.it/2008/03/31/e-business-e-finanza-3/#comment-1319</guid>
		<description>Vediamo, li ho contattati, se li conosco bene vedrai che, appena possono, ci farannio sapere qualcosa. Nel frattempo perchè no provi a trovare qualche risposta alle tue tante domande leggendo il bilancio 2007 del gruppo? Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi ....</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Vediamo, li ho contattati, se li conosco bene vedrai che, appena possono, ci farannio sapere qualcosa. Nel frattempo perchè no provi a trovare qualche risposta alle tue tante domande leggendo il bilancio 2007 del gruppo? Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi &#8230;.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Comment on E-business e Finanza n. 3 by Enrico Siboni</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/99/comment-page-1#comment-1318</link>
		<dc:creator>Enrico Siboni</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Apr 2008 16:31:39 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.studiobalestreri.it/2008/03/31/e-business-e-finanza-3/#comment-1318</guid>
		<description>Sì, sarei proprio curioso di vedere la loro risposta. Mi piacerebbe anche chiedere loro che senso abbia la diversificazione del loro nome legato al brand, visto che loro ci tengono molto a considerarsi una banca &quot;europea&quot; più che &quot;italiana&quot;. Profumo ha detto che al nord Italia tutti gli sportelli saranno chiamati &quot;UniCredit Banca&quot;, al centro e sud &quot;Banca di Roma&quot; mentre in sicilia &quot;Banco di Sicilia&quot;. Non sarebbe più corretto, in ottica europea, un unico nome, forte, che non crei confusione verso i clienti? In fondo il loro sito istituzionale si chiama unicreditgroup.eu. Personalente le banche straniere che ho visto in Italia e all&#039;esterno hanno mantenuto il loro nome origiario, senza diversificarlo (penso a Barclays, Santander, Ubs, ecc..).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sì, sarei proprio curioso di vedere la loro risposta. Mi piacerebbe anche chiedere loro che senso abbia la diversificazione del loro nome legato al brand, visto che loro ci tengono molto a considerarsi una banca &#8220;europea&#8221; più che &#8220;italiana&#8221;. Profumo ha detto che al nord Italia tutti gli sportelli saranno chiamati &#8220;UniCredit Banca&#8221;, al centro e sud &#8220;Banca di Roma&#8221; mentre in sicilia &#8220;Banco di Sicilia&#8221;. Non sarebbe più corretto, in ottica europea, un unico nome, forte, che non crei confusione verso i clienti? In fondo il loro sito istituzionale si chiama unicreditgroup.eu. Personalente le banche straniere che ho visto in Italia e all&#8217;esterno hanno mantenuto il loro nome origiario, senza diversificarlo (penso a Barclays, Santander, Ubs, ecc..).</p>
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	<item>
		<title>Comment on E-business e Finanza n. 3 by Alberto Balestreri</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/99/comment-page-1#comment-1317</link>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Apr 2008 13:44:33 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.studiobalestreri.it/2008/03/31/e-business-e-finanza-3/#comment-1317</guid>
		<description>Non ho ancora ascoltato il video di Profumo, ma credo che le tue riflessioni siano importanti soprattutto se messe in relazione al complesso scenario nel quale si dibattono le banche europee. Proviamo ad inoltrarle direttamente ad Unicredito?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non ho ancora ascoltato il video di Profumo, ma credo che le tue riflessioni siano importanti soprattutto se messe in relazione al complesso scenario nel quale si dibattono le banche europee. Proviamo ad inoltrarle direttamente ad Unicredito?</p>
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	<item>
		<title>Comment on E-business e Finanza n. 3 by Enrico Siboni</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/99/comment-page-1#comment-1316</link>
		<dc:creator>Enrico Siboni</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Apr 2008 12:40:26 +0000</pubDate>
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		<description>A proposito della conferenza di Alessandro Profumo, ho trovato i video del suo intervento alla &quot;Lectio magistralis&quot; dall&#039;argomento &quot;Crescita nell&#039;Europa delle regioni e nuove sfide per le banche&quot; al link http://www.radioradicale.it/scheda/250519/lectio-magistralis-di-alessandro-profumo-dal-titolo-crescita-nelleuropa-delle-regioni-e-nuove-sfide-per-le</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>A proposito della conferenza di Alessandro Profumo, ho trovato i video del suo intervento alla &#8220;Lectio magistralis&#8221; dall&#8217;argomento &#8220;Crescita nell&#8217;Europa delle regioni e nuove sfide per le banche&#8221; al link <a href="http://www.radioradicale.it/scheda/250519/lectio-magistralis-di-alessandro-profumo-dal-titolo-crescita-nelleuropa-delle-regioni-e-nuove-sfide-per-le" rel="nofollow">http://www.radioradicale.it/scheda/250519/lectio-magistralis-di-alessandro-profumo-dal-titolo-crescita-nelleuropa-delle-regioni-e-nuove-sfide-per-le</a></p>
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	</item>
	<item>
		<title>Comment on E-business e Finanza n. 3 by Enrico Siboni</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/99/comment-page-1#comment-1315</link>
		<dc:creator>Enrico Siboni</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Apr 2008 12:31:11 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.studiobalestreri.it/2008/03/31/e-business-e-finanza-3/#comment-1315</guid>
		<description>Ho appreso con un pò di stupore partecipando alla conferenza tenuta dall&#039;A.d. di UniCredit Group Alessandro Profumo (tenutasi martedì 1 aprile presso l&#039;aula magna della facoltà di economia di Bologna) che la principale strategia di sviluppo del gruppo sia ancora quella dell&#039;acquisizione di sportelli nei paesi emergenti dell&#039;est Europa. In particolare Profumo ha definito &quot;strategica&quot; l&#039;acquisizione di sportelli in Turchia, rivelando che in ogni operazione di acquisizione ne vengo comprati un migliaio alla volta. Fa riflettere come un gruppo che si definisce &quot;europeo&quot; più che italiano, non consideri come primario lo sviluppo di banca elettronica visto che proprio l&#039;UE ha approvato progetti interessanti come SEPA. É storicamente noto che nei paesi emergenti non dotati di infrastrutture di base riescono a bypassare sistemi superati e partire direttamente dalle ultime tecnologie (vedi nel campo delle telecomunicazioni dove in paesi come la Repubblica Ceca sono all&#039;avanguardia rispetto l&#039;Italia).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho appreso con un pò di stupore partecipando alla conferenza tenuta dall&#8217;A.d. di UniCredit Group Alessandro Profumo (tenutasi martedì 1 aprile presso l&#8217;aula magna della facoltà di economia di Bologna) che la principale strategia di sviluppo del gruppo sia ancora quella dell&#8217;acquisizione di sportelli nei paesi emergenti dell&#8217;est Europa. In particolare Profumo ha definito &#8220;strategica&#8221; l&#8217;acquisizione di sportelli in Turchia, rivelando che in ogni operazione di acquisizione ne vengo comprati un migliaio alla volta. Fa riflettere come un gruppo che si definisce &#8220;europeo&#8221; più che italiano, non consideri come primario lo sviluppo di banca elettronica visto che proprio l&#8217;UE ha approvato progetti interessanti come SEPA. É storicamente noto che nei paesi emergenti non dotati di infrastrutture di base riescono a bypassare sistemi superati e partire direttamente dalle ultime tecnologie (vedi nel campo delle telecomunicazioni dove in paesi come la Repubblica Ceca sono all&#8217;avanguardia rispetto l&#8217;Italia).</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Comment on E-business e Finanza n. 2 by Alberto Balestreri</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/94/comment-page-1#comment-1314</link>
		<dc:creator>Alberto Balestreri</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Mar 2008 05:23:24 +0000</pubDate>
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		<description>Caro Enrico, certamente vi sono ancora molte cose da fare, ma credo anche che il nostro sistema bancario sia cambiato in modo significativo nel corso degli ultimi anni. Per quanto concerne la moneta elettronica, mi pare che il tema sia più europeo che italiano .....</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Enrico, certamente vi sono ancora molte cose da fare, ma credo anche che il nostro sistema bancario sia cambiato in modo significativo nel corso degli ultimi anni. Per quanto concerne la moneta elettronica, mi pare che il tema sia più europeo che italiano &#8230;..</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Comment on E-business e Finanza n. 2 by Enrico Siboni</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/94/comment-page-1#comment-1313</link>
		<dc:creator>Enrico Siboni</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Mar 2008 15:20:04 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.studiobalestreri.it/2008/03/08/e-business-e-finanza-n-2/#comment-1313</guid>
		<description>A mio modestissimo parere, credo che in Italia ci sia molta diffidenza tra i medio-piccoli risparmiatori negli investimenti a medio/lungo termine proposti dalle banche anche alla luce dei recenti scandali Parmalat e Cirio. Per non parlare dell&#039;ancor più elevata resistività verso tutto ciò che è denaro-via-web dove la paura dovuta alla disinformazione e al pregiudizio è diffusissima tra gli stessi investitori.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>A mio modestissimo parere, credo che in Italia ci sia molta diffidenza tra i medio-piccoli risparmiatori negli investimenti a medio/lungo termine proposti dalle banche anche alla luce dei recenti scandali Parmalat e Cirio. Per non parlare dell&#8217;ancor più elevata resistività verso tutto ciò che è denaro-via-web dove la paura dovuta alla disinformazione e al pregiudizio è diffusissima tra gli stessi investitori.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Comment on Educazione finanziaria by EducazioneFinanziaria.it</title>
		<link>http://www.studiobalestreri.it/archives/41/comment-page-1#comment-1306</link>
		<dc:creator>EducazioneFinanziaria.it</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Oct 2007 15:55:38 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.studiobalestreri.it/2006/05/31/educazione-finanziaria/#comment-1306</guid>
		<description>La formazione finanziaria dei risparmiatori, dopo diversi scandali finanziari, il problema attuale dei derivati, e tutte le altre problematiche, si rende necessaria.
Un piccolo contributo viene dal sito:
Http://www.educazionefinanziaria.it</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La formazione finanziaria dei risparmiatori, dopo diversi scandali finanziari, il problema attuale dei derivati, e tutte le altre problematiche, si rende necessaria.<br />
Un piccolo contributo viene dal sito:<br />
Http://www.educazionefinanziaria.it</p>
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