Dec
24
2010
Alberto Balestreri
La Banca d’Italia ha recentemente dato alle stampe una nuova pubblicazione, intitolata Rapporto sulla stabilità finanziaria, che in una settantina di pagine racchiude dati ed informazioni assai interessanti per coloro che operano nel settore finanziario. Ne consigliamo la lettura, che viene agevolata da uno stile espositivo asciutto e dal corredo di grafici ed approfondimenti ben mirati, i quali consentono di apprezzare, quasi in tempo reale, l’evoluzione dei principali segmenti di attività e delle classi di rischio che caratterizzano l’operatività bancaria. Una pubblicazione che non dovrebbe mancare sul tavolo di manager del settore, di consulenti che si occupano di banche e di coloro che producono analisi ed informazioni economiche. Potete scaricare il Rapporto dal sito della Banca d’Italia cliccando qui.
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Oct
3
2010
Alberto Balestreri
Gertrude Tumpel-Gugerell, membro del Comitato Esecutivo della Banca Centrale Europea, ha fornito in un breve speech pronunciato di recente una utile sintesi - probabilmente utile più i banchieri commerciali nella gestione quotidiana delle loro attività che non per coloro che si occupano di teoria dell’intermediazione finanziaria – dello scenario nel quale si muoveranno, nel corso dei prossimi anni, intermediari finanziari, infrastrutture di mercato ed autorità di vigilanza.
Uno dei punti di partenza dell’analisi è che l’aver assicurato la solidità e la resilienza di ciascuna banca non ha significato, e non significa, assicurare necessariamente anche la stabilità dell’intero sistema (“However ensuring the soundness of each individual institution does not necessarily ensure the soundness of the financial system as a whole”). I focus che Tumpel-Gugerell offre in tema di evoluzione della regolamentazione bancaria (con particolare riguardo ai modelli di business, alla corporate governance ed alle pratiche di risk management), dello sviluppo delle infrastrutture di mercato ( in particolare dei livelli di trasparenza e della necessaria attenzione nei confronti dell’innovazione finanziaria) ed in tema di disciplina dei rischi sistemici (area tuttora in fase di avvio per la quale appare ancora imprudente impiegare il termine “evoluzione”) offrono rimarchevoli spunti di riflessione anche per ipotizzare la riconfigurazione del disegno organizzativo di banche ed intermediari finanziari.
Come noto, nel corso dell’ultimo triennio i mercati sono mutati in misura rilevante, la regolamentazione finanziaria ancora di più ed il futuro, già lo sappiamo, ci riserva molte innovazioni che dovranno essere attuate e recepite. Sarebbe miope (e falsamente consolatorio anche per i politici più giustizialisti della finanza) considerare tale evoluzione solo come un insieme di nuovi obblighi che graveranno su banche e mercati. Perchè non immaginare, invece, di tradurre le nuove regole in opportunità di business? Perchè non immaginare, ad esempio, una nuova generazione di banche (e, probabilmente, di banchieri) che sappia disegnare l’organizzazione e l’offerta di servizi in modo radicalmente differente?
Potete scaricare l’intervento di Gertrude Tumpel-Gugerell, in formato pdf ed in lingua inglese, direttamente dal sito della BIS cliccando qui.
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May
9
2010
Alberto Balestreri
E’ possibile che un grande Governatore come Ben Bernanke dedichi il suo tempo ad esaminare temi quali le relazioni tra economia e felicità nel bel mezzo di un week end che vede l’intero impianto dell’euro messo in discussione dalla speculazione e del cinismo di alcuni governanti europei? Si, incredibilmente è possibile ed è realmente avvenuto.
“Ultimately, life satisfaction requires more than just happiness. Sometimes, difficult choices can open the doors to future opportunities, and the short-run pain can be worth the long-run gain. Just as importantly, life satisfaction requires an ethical framework. Everyone needs such a framework. In the short run, it is possible that doing the ethical thing will make you feel, well, unhappy. In the long run, though, it is essential for a well-balanced and satisfying life.”
Bernanke conclude la sua prolusione, che potete trovare sul sito delle Fed cliccando qui, con un messaggio molto fattivo e di grande pregnanza. La soddisfazione nella vita richiede ben di più della felicità: chissà se in Europa qualcuno saprà ascoltare o penserà solo agli affari interni del proprio modesto condominio …..
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Dec
16
2009
Alberto Balestreri
Lo Studio Balestreri ha il privilegio di poter contribuire alla stesura del rapporto Costing Benchmark dell’Associazione Bancaria Italiana che, già da alcuni anni, è specificamente dedicato all’analisi dei costi operativi delle banche e dei gruppi bancari italiani.
Lo scorso 29 e 30 ottobre si è svolto presso la sede dell’ABI il convegno Costi e business, nel corso del quale è stato presentato – dalla dott.ssa Maria Luisa Giachetti e da me – una sintesi delle risultanze del Rapporto Costing Benchmark 2009.
Se siete interessati al tema potete consultare la sezione del sito che ABI Servizi ha dedicato all’evento cliccando qui. Commenti ed osservazioni sono naturalmente i benvenuti.
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Oct
10
2009
Alberto Balestreri
La recente crisi del sistema finanziario internazionale ha evidenziato, una volta di più nella storia, l’importanza assunta dai cd. rischi sistemici. Lorenzo Bini Smaghi, in una accurata ed interessante prolusione recentemente pronunciata a Venezia – depositata sul sito della BCE ed alla quale potete accedere cliccando qui – ha voluto mostrare lo stato dell’arte sul tema e le importanti responsabilità che graveranno sull’European Systemic Risk Board (ESRB), la nuova autorità europea chiamata a svolgere compiti di vigilanza macro-prudenziale.
Ma in buona sintesi, come possono essere definiti i rischi sistemici che gravano sul sistema finanziario?
“… we can distinguish three broad and interrelated ways in which systemic risk can materialise.
The first one is commonly called contagion and is closely studied in the research literature. For example, a supposedly idiosyncratic failure of a financial intermediary leads to the failure of other intermediaries.
The second one emerges from imbalances that build up over time, such as credit booms or concentrations of lending in certain regions or sectors. These ‘bubbles’ can go on profitably for most participants who ‘ride’ them for quite a while. Then relatively small events or changes in expectations can lead to their breakdown, simultaneously bringing down a wide range of intermediaries and markets.
The third way in which systemic risk can materialise relates to economic downturns or other aggregate shocks that cause the collapse of a wide range of intermediaries and markets simultaneously.”
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Oct
9
2009
Alberto Balestreri
Gertrude Tumpel-Gugerell, membro del Comitato Esecutivo della BCE, ha evidenziato in modo chiaro e semplice quali siano le principali problematiche concernenti i cd. rischi sistemici che le banche centrali e le autorità di vigilanza di tutto il mondo dovranno risolvere al fine di assicurare più elevati livelli di stabilità all’intermediazione finanziaria.
“Systemic risk refers to the possibility that a triggering event such as a bank failure or a market disruption could cause widespread disruption of the financial system, including significant difficulties in otherwise viable institutions or markets. Preventing these negative externalities from impairing the functioning of the system and from spilling over to the real economy is a crucial element of the mission of central banks and of supervisory authorities.”
Ciò premesso il discorso della Tumpel-Gugerell, disponibile sul sito della BCE ed al quale potete accedere cliccando qui, offre alcuni spunti di riflessione solidi e concreti, sulla base dei quali è possibile immaginare un futuro molto diverso, rispetto alle prassi correnti, dei contenuti e delle modalità operative con le quali saranno condotte le attività di vigilanza.
Non è difficile immaginare, infatti, che i modelli e le procedure posti a presidio dei rischi sistemici richiederanno :
a) lo sviluppo di modalità di gestione finanziaria dei singoli intermediari finanziari molto più integrate rispetto alle prassi attuali;
b) l’elaborazione di modelli di vigilanza che monitorino in tempo reale (e quindi via Web) la posizione assunta da ciascun intermediario nei principali segmenti di operatività e sui mercati;
c) lo sviluppo di modelli di gestione delle transazioni finanziarie che siano resilienti ed aperti almeno quanto i modelli di trasmissione dei dati assicurati dai protocolli che governano con successo Internet.
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May
17
2008
Alberto Balestreri
Esiste un passaggio dell’intervento del governatore Rosengren (clicca qui se vuoi leggerlo) che deve essere attentamente e saggiamente valutato (il grassetto è nostro):
“Earlier in this decade I asked a risk manager whose firm had just experienced a very significant operational loss how that had influenced the firm’s risk management and risk modeling. The answer I received was that it was a one in a thousand year event; so while they had instituted some additional controls, it did little to change their need to allocate capital for that activity.
The next year they had an even larger operational loss in a related area. While it is certainly possible to have two unlikely events in successive years, the probability is relatively remote.
Organizations that too willingly ignore the unfortunate events that they or their competitors have experienced only increase the probability that such mistakes will be repeated.“
Bene, due eventi di perdita consecutivi, associati entrambi a probabilità ex-ante molto contenute e, conseguentemente, ad una provvista di capitale limitata. Sfortuna, direbbe qualcuno.
Ma l’ultima frase dell’intervento che abbiamo riportato lascia intravvedere, secondo noi, almeno due strade da seguire opoerativamente:
a. ignorare quello che succede in questo momento ad altri intermediari indebolisce comunque le pratiche di risk management. Forse sarebbe opportuno associare alla tradizionale valutazione temporale delle probabilità (il famoso “una volta ogni mille anni”) anche una valutazione congiunturale, orizzontale ed attuale delle probabilità (ad esempio “oggi è successo a dieci banche su cento, che facciamo nonostante non siano ancora trascorsi mille anni dall’ultimo evento a noi noto?”);
b. aumentare le probabilità associate ad un evento di perdita a fronte di una valutazione di quanto succede in questo momento ad altri intermediari è comunque una pratica necessaria ma non sufficiente. Le banche dovrebbero fronteggiare i rischi emergenti e/o attuali non solo mediante la costante riallocazione del capitale, ma anche, e soprattutto, tramite una costante riorganizzazione dei processi e degli strumenti attivi di controllo che devono essere resi sensibili al rischio e che rappresentano il vero capitale organizzativo sulla base del quale l’intermediario può difendersi dai rischi. Il patrimonio di vigilanza può certamente fronteggiare i rischi, ma del tutto sfortunatamente esso non ha il potere di riorganizzare la banca.
Infine una nota assai maliziosa: qualcuno ricorda forse che Popper aveva scritto breve libro che si intitolava “Miserie dello storicismo”? Ma i grandi risk manager lo hanno mai letto?
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May
16
2008
Alberto Balestreri
Nell’arco di 24 ore sono giunti dalla Federal Reserve due importanti contributi sugli impatti che la recente crisi finanziaria ha determinato, e determinerà, sulle pratiche di risk management.
Il primo, in ordine temporale, è il discorso che il governatore Randall S. Kroszner ha tenuto alla “Federal Reserve Bank of Boston AMA Conference” ed interamente dedicato al fronte rischi operativi (clicca qui se desideri leggere questo speech).
Il secondo è l’intervento del Chairman Ben S. Bernanke tenuto alla “Federal Reserve Bank of Chicago’s Annual Conference on Bank Structure and Competition” che è stato invece dedicato all’analisi di quali debbano essere le buone pratiche di risk management nel settore bancario nel senso più ampio dell’accezione (clicca qui se desideri leggere il discorso).
Dato quanto è successo nel corso dell’ultimo anno è inverosimile che questi due interventi simultanei debbano essere considerati solo come contributi teorici da parte della vigilanza o come mera espressione di moral suasion. Che si apra, finalmente, una nuova fase per le pratiche di risk management nel settore finanziario?
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Jan
8
2008
Alberto Balestreri
Sul sito della Banca Centrale Europea è disponibile un paper a firma di Stephen Brown, William Goetzmann, Bing Liang e Christopher Schwarz intitolato “Mandatory Disclosure and Operational Risk: Evidence from Hedge Fund Registration” che presenta alcune stimolanti riflessioni sul valore che la trasparenza (disclosure) assume, in un settore particolare come quello dei fondi hedge, per poter valutare separatamente i rischi operativi dai rischi di mercato ai quali gli investitori sono esposti.
Consigliamo vivamente la lettura di questo paper a tutti coloro che si interessano di governance, ed in particolare della rilevanza dei conflitti di interesse, di rischi umani (e cioè dei cd. personnel risk) e, più in generale, del valore che la trasparenza assume nei confronti del mercato e dei costi/benefici che essa implica per gli intermediari finanziari.
Potete scaricare il paper, direttamente dal sito della BCE, cliccando qui.
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Jan
25
2007
Alberto Balestreri
Consigliamo vivamente la lettura dell’intervento del dott. Giovanni Carosio, Vice Direttore Generale della Banca d’Italia, al recente Convegno ABI Credit & Operational Risks 2007. Oltre ad evidenziare la recente evoluzione delle tecniche normative impiegate dalla Banca d’Italia nell’implementazione di Basilea 2 (cd. “better regulation”), il rimando alle nuove istruzioni di vigilanza per le banche sottolinea, tra l’altro, i rilevanti impatti organizzativi e manageriali indotti dall’adozione di metodi più sensibili al rischio e l’importanza che le regole di governance assumono anche alla luce di Basilea 2. Le nuove regole prudenziali, infatti, valorizzano la capacità di gestione dei rischi quale fattore competitivo avente un rilevante valore strategico, e non quale mera adesione a regole statuite per l’esercizio dell’attività bancaria. Potete scaricare l’articolo direttamente dal sito della Banca d’Italia cliccando su questo link Carosio.
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May
6
2006
Alberto Balestreri
La gestione dei rischi di un’impresa deve essere condotta valutando non solo le singole tipologie di rischio, ma aggregando, per quanto possibile, tutte le esposizioni al rischio attraverso l’intera organizzazione. In questo intervento di Susan Schmidt Bies vengono toccati alcuni profili di analisi dei rischi che sottolineano l’importanza di dotare un’impresa, ed in particolare una banca, di adeguati sistemi di Enterprise Risk Management (ERM). L’intervento, che potete scaricare da
http://www.bis.org/review/r060502d.pdf, contiene alcuni riferimenti, anche molto concreti, concernenti la recente esperienza della Federal Reserve in tema di valutazione dei rischi di compliance e dei rischi operativi nell’ambito dell’industria finanziaria. Data la concretezza delle osservazioni in esso contenute, abbiamo pensato che fosse utile sottolinearne la presenza sulla rete a tutti coloro che si occupano di cmpliance, rischi operativi e controlli interni.
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Mar
29
2006
Alberto Balestreri
Grazie ad un articolo di Matteo Motterlini comparso sull’inserto domenicale del 26 marzo 2007 del Sole 24 Ore abbiamo potuto recuperare su Internet, e leggere con molto con piacere in viaggio, l’articolo di Shane Frederick citato da Motterlini ed intitolato “Cognitive Reflection and Decision Making”, che potete liberamente scaricare al seguente link: http://www.mit.edu/people/shanefre/CRT.pdf. L’autore introduce e spiega un semplice test, costituito da tre domande e denominato Cognitive Reflection Test (CRT), che è possibile utilizzare per comprendere la capacità di adottare operazioni mentali che richiedano “…sforzo, motivazione, concentrazione e l’esecuzione di regole predefinite.”. Sulla base dei circa quattromila test individuali raccolti dall’Autore sono state sviluppate alcune interessanti considerazioni in merito alle preferenze temporali, alla propensione al rischio ed alle differenze di genere dei rispondenti. Inoltre il CRT è da considerarsi predittivo di alcuni dei principali test utilizzati nelle scuole e nelle università statunitensi. Ne proponiamo la lettura a tutti coloro che si occupano di gestione dei rischi operativi e di investimenti in capitale umano o in start-up nelle quali il capitale umano assuma un ruolo centrale.
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Mar
23
2006
Alberto Balestreri
La Banca dei Regolamenti internazionali ha recentemente pubblicato un articolo del prof. Arnold Schilder concernente la compliance nelle banche. Consigliamo la lettura di questo speech del prof. Schilder per i seguenti motivi: a) viene evidenziato con chiarezza il contenuto della compliance per il settore bancario; b) viene individuata una serie di drivers connessa alle problematiche di compliance; c) viene esaminato il recente caso statunitense di ABN-AMRO; d) pone importanti distinzioni tra le problematiche di compliance e quelle tipiche di Basilea 2. E’ possibile scaricare l’articolo (che è in formato pdf ed in lingua inglese) al seguente link:
http://www.bis.org/review/r060322d.pdf . Commenti ed opinioni sono i benvenuti….
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