Oct 10 2009

Rischi sistemici

Alberto Balestreri

La recente crisi del sistema finanziario internazionale ha evidenziato, una volta di più nella storia, l’importanza assunta dai cd. rischi sistemici. Lorenzo Bini Smaghi, in una accurata ed interessante prolusione recentemente pronunciata a Venezia – depositata sul sito della BCE ed alla quale potete accedere cliccando qui – ha voluto mostrare lo stato dell’arte sul tema e le importanti responsabilità che graveranno sull’European Systemic Risk Board (ESRB), la nuova autorità europea chiamata a svolgere compiti di vigilanza macro-prudenziale.

Ma in buona sintesi, come possono essere definiti i rischi sistemici che gravano sul sistema finanziario?

“… we can distinguish three broad and interrelated ways in which systemic risk can materialise.

The first one is commonly called contagion and is closely studied in the research literature. For example, a supposedly idiosyncratic failure of a financial intermediary leads to the failure of other intermediaries.

The second one emerges from imbalances that build up over time, such as credit booms or concentrations of lending in certain regions or sectors. These ‘bubbles’ can go on profitably for most participants who ‘ride’ them for quite a while. Then relatively small events or changes in expectations can lead to their breakdown, simultaneously bringing down a wide range of intermediaries and markets.

The third way in which systemic risk can materialise relates to economic downturns or other aggregate shocks that cause the collapse of a wide range of intermediaries and markets simultaneously.”


Oct 9 2009

Rischi sistemici e Web

Alberto Balestreri

Gertrude Tumpel-Gugerell, membro del Comitato Esecutivo della BCE, ha evidenziato in modo chiaro e semplice quali siano le principali problematiche concernenti i cd. rischi sistemici che le banche centrali e le autorità di vigilanza di tutto il mondo dovranno risolvere al fine di assicurare più elevati livelli di stabilità all’intermediazione finanziaria.

“Systemic risk refers to the possibility that a triggering event such as a bank failure or a market disruption could cause widespread disruption of the financial system, including significant difficulties in otherwise viable institutions or markets. Preventing these negative externalities from impairing the functioning of the system and from spilling over to the real economy is a crucial element of the mission of central banks and of supervisory authorities.”

Ciò premesso il discorso della Tumpel-Gugerell, disponibile sul sito della BCE ed al quale potete accedere cliccando qui, offre alcuni spunti di riflessione solidi e concreti, sulla base dei quali è possibile immaginare un futuro molto diverso, rispetto alle prassi correnti, dei contenuti e delle modalità operative con le quali saranno condotte le attività di vigilanza.

Non è difficile immaginare, infatti, che i modelli e le procedure posti a presidio dei rischi sistemici richiederanno :

a) lo sviluppo di modalità di gestione finanziaria dei singoli intermediari finanziari molto più integrate rispetto alle prassi attuali;

b) l’elaborazione di modelli di vigilanza che monitorino in tempo reale (e quindi via Web) la posizione assunta da ciascun intermediario nei principali segmenti di operatività e sui mercati;

c) lo sviluppo di modelli di gestione delle transazioni finanziarie che siano resilienti ed aperti almeno quanto i modelli di trasmissione dei dati assicurati dai protocolli che governano con successo Internet.


Oct 3 2009

La ristrutturazione del sistema finanziario europeo

Alberto Balestreri

Il presidente della Banca Centrale Europea, Jean-Claude Trichet, ha sintetizzato efficacemente la progressione di interventi che sono stati adottati al fine di ristrutturare il nostro sistema finanziario. Nel corso di un breve intervento tenuto a Goeterborg lo scorso 30 settembre, al quale potete accedere direttamente dal sito della Banca Centrale Europea cliccando qui, dopo aver rilevato che in tema di agenzie di rating, hedge funds e politiche di remunerazione del management dlele banche la Commissione Europea ha già adotatto scelte precise e dopo aver rimarcato che la cooperazione internazionale ha consentito di definire nuove regole in tema di capitale, trasparenza e risk management, egli ha sottolineato che “… Looking ahead, legislative proposals should fully reflect the ongoing work at international and EU level aiming at enhancing the resilience of the financial system and protect consumers and investors against the impact of excessive risk taking and irresponsible market practices. Main priorities include: strengthening the prudential framework; addressing the risks posed by systemically important institutions; and setting a framework for macro-prudential supervision.”

La prima area di interventi concerne, in sintesi, la qualità del capitale delle banche e le modalità di gestione della liquidità. La seconda area riguarda la riforma delle procedure fallimentari concernenti le istituzioni finanziarie di maggiori dimensioni. La terza area di interventi è diretta alla identificazione e gestione dei rischi derivanti dalle forti interconnessioni che esistono fra posizione di liquidità delle singole istituzioni finanziarie, mercati ed infrastrutture. 

“Macroprudential oversight will be the key task of the European Systemic Risk Board (ESRB), which is built on the proposals of the group chaired by Jacques de Larosière.” Trichet dedica un’ampia parte del proprio intervento alle potenzialità ed al ruolo che sarà svolto dall’ESRB, lasciando ben intendere che la vigilanza in Europa è destinata a cambiare pelle in tempi ravvicinati.

 


Sep 27 2009

Quale futuro per i modelli di business delle banche?

Alberto Balestreri

Il sentiero di evoluzione  imposto dal Fincial Stability Board al quadro normativo che regola l’intermediazione finanziaria – sintetizzato nel report “Improving Financial Regulation” consegnato al G20 di Pittsburgh – determinerà rilevanti effetti per il management delle banche e degli altri intermediari finanziari.

Dal punto di vista della singola istituzione finanziaria, ad esempio, le politiche di rafforzamento patrimoniale richieste sono destinate ad incidere in modo significativo sui rapporti tra azionisti e management e, più in generale, sulle complessive regole di governance di banche e gruppi bancari. L’evoluzione in atto, inoltre, determinerà rilevanti mutamenti dei modelli di business, con importanti ribilanciamenti dei poteri e delle aree di intervento riservate a ciascuna business unit. Per ultimo l’evoluzione degli standard contabili, che saranno maggiormente omogenei a livello mondo e più coerenti con la normativa di vigilanza, determinerà importanti riflessi anche sui modelli di analisi e valutazione delle performance  di banche ed intermediari finanziari.

La lettura di questo report, che potete scaricare direttamente dal sito della Banca d’Italia cliccando qui, è illuminante e rende chiaro il duro lavoro di analisi e di sviluppo che attende gli strategist bancari nel corso dei prossimi anni.


Dec 5 2008

Fair Value

Alberto Balestreri

Il dott. Giovanni Carosio, Vice Direttore Generale della Banca d’Italia, è intervenuto al convegno di studi “Crisi dei mercati finanziari e implicazioni, anche fiscali, sui bilanci delle imprese” tenutosi lo scorso 3 dicembre presso l’OIC. Segnaliamo a coloro che si occupano di banche ed intermediari finanziari questo pregevole intervento, che è possibile scaricare direttamente dal sito della Banca d’Italia cliccando qui.

Tra le molte affermazioni condivisibili riportate nell’intervento ci preme sottolineare questa: “Molte delle critiche che abbiamo ascoltato al principio del FV riflettono le difficoltà di stima sperimentate nell’attuale contesto. Tali difficoltà riguardano una situazione eccezionale, caratterizzata dalla enorme diffusione di prodotti finanziari particolarmente complessi e dall’improvviso inaridimento di numerosi mercati. Ma queste difficoltà applicative contingenti del FV non possono essere invocate per giustificare l’abbandono del principio del FV o il suo drastico ridimensionamento.

A partire dal tale assunto, che condividiamo in pieno, una prospettiva di medio termine lascia intravvedere importanti modificazioni nelle pratiche di gestione delle banche:

  • il principio del FV consente ai mercati di comprendere in tempi rapidi la qualità degli attivi e quella dei CEO delle banche;
  • l’adozione del principio del FV, nella massima estensione ipotizzata dallo IASB, richiede nuovi modelli di costruzione degli attivi e delle passività bancari, molto più dinamici ed assistiti da una profonda conoscenza dei mercati, peraltro funzionale anche a migliori pratiche di risk management. Il FV dovrebbe essere considerato un principio da utilizzare intelligentemente ex-ante  – disponiamo di adeguati modelli di valutazione del singolo asset? quali sono lo spessore e le dinamiche dei mercati di riferimento? disponiamo di processi di controllo del valore del singolo asset su base continua? – piuttosto che un principio contabile da utilizzare in sede di chiusura periodica dei conti;
  • la prociclicità indotta dall’adozione del principio del FV potrà essere mitigata dalla presenza di filtri prudenziali, o da meccanismi che consentano di “spalmare” nel tempo profitti e perdite connesse alle valutazioni di fine periodo, ma è verosimile attendersi comunque una maggiore volatilità strutturale delle quotazioni dei titoli azionari ed obbligazionari emessi da banche ed intermediari finanziari. Tale maggiore volatilità sarebbe peraltro funzionale all’ampliamento della valenza segnaletica della cd. disciplina di mercato e, conseguentemente, della solidità del Terzo Pilastro di Basilea 2;
  • le recenti problematiche di mercato hanno dimostrato come le modalità di gestione delle relazioni con gli investitori e, più in generale, gli stili di comunicazione al mercato adottati dalle banche siano ormai obsoleti ed inadatti ad un mondo post-Basilea2 e post-FV.

Nov 1 2008

Alcuni suggerimenti per lo sviluppo delle strategie delle banche italiane.

Alberto Balestreri

In tempi di crisi del mercato finanziario e del mercato interbancario, crisi che a questo punto possiamo definire strutturale, la strategia di una banca commerciale dovrebbe essere diretta a perseguire i seguenti obiettivi:

  1. rinforzare le strutture interne, flessibilizzando i costi. In particolare, rinforzare tutte le attività di back office, integrandovi funzioni di controllo e presidio dei rischi;
  2. sviluppare nuovi processi e nuovi prodotti finalizzati alla difesa ed allo sviluppo del funding diretto da clientela;
  3. rinconfigurare i servizi di investimento ed i servizi di gestione;
  4. ridefinire ruoli e compiti della direzione finanziaria, dato il maggior ruolo assunto dalla Banca Centrale – anch’esso ormai elemento strutturale – nell’offerta di fondi;
  5. disincentivare lo sviluppo della tradizionale rete fisica di sportelli a favore di nuove modalità di distribuzione dei servizi e dei prodotti;
  6. rinforzare il patrimonio utile ai fini di vigilanza e le relative modalità di composizione/allocazione:
  7. se quotate, innovare le modalità ed i contenuti della comunicazione finanziaria.

Se siete interessati ad approfondire i contenuti di uno o di più punti di questa value proposition, richiedete un incontro inviando cortesemente una mail al seguente indirizzo: info@studiobalestreri.it.


Jun 8 2008

Quali sono le perfomance dei gruppi bancari USA?

Alberto Balestreri

Dopo circa un trimestre dall’ultima testimonianza resa al “Committee on Banking, Housing, and Urban Affairs” del Senato USA, il governatore Donald L. Kohn ha aggiornato, lo scorso 5 giugno, la fotografia sul sistema finanziario USA. Prendendo come base di riferimento i soli gruppi bancari americani, la situazione appare questa:

a. come già noto, nel corso del quarto trimestre 2007 l’insieme dei gruppi bancari USA ha complessivamente iscritto perdite per più di 8 milardi di dollari;

b. nel primo trimestre del 2008, l’insieme dei gruppi bancari ha generato invece utili netti per circa 10 miliardi di dollari, valore positivo ma in netta flessione rispetto ai 36,5 miliardi del primo trimestre 2007;

c. sono letteralmente esplosi i non performing loans che, a marzo 2008, hanno raggiunto la ragguardevole cifra di 81 miliardi di dollari (erano 37 miliardi nel 2007). Sempre nel primo trimestre del 2008, sono fortemente aumentati gli accantonamenti ai fondi rischi, risultati pari a 32 miliardi di dollari;

e. gli aumenti di capitale dei gruppi bancari sono ammontati, nel corso del 2008, a circa 80 miliardi di dollari.

“We expect bank holding companies to continue to report weak earnings and further asset valuation writedowns and/or significant credit costs in coming quarters.

Indeed, despite higher provisioning during the past several quarters, coverage of nonperforming loans by loan loss reserves has not kept pace with growth in problem assets and bank holding companies may likely face the need to further bolster loan loss reserves.

In view of this uncertain outlook, additional capital injections and the consideration of dividend cuts are still warranted for some of these companies and we have strongly encouraged supervised bank holding companies to enhance their capital positions. Stronger capital positions also will allow banking institutions to participate in and support the rebound in lending that will accompany the strengthening of the U.S. economy.”

Potete accedere direttamente alla testimonianza del governatore Kohn cliccando qui.


May 17 2008

Probabilità e Risk Management

Alberto Balestreri

Esiste un passaggio dell’intervento del governatore Rosengren (clicca qui se vuoi leggerlo) che deve essere attentamente e saggiamente valutato (il grassetto è nostro):

“Earlier in this decade I asked a risk manager whose firm had just experienced a very significant operational loss how that had influenced the firm’s risk management and risk modeling. The answer I received was that it was a one in a thousand year event; so while they had instituted some additional controls, it did little to change their need to allocate capital for that activity.

The next year they had an even larger operational loss in a related area. While it is certainly possible to have two unlikely events in successive years, the probability is relatively remote.

Organizations that too willingly ignore the unfortunate events that they or their competitors have experienced only increase the probability that such mistakes will be repeated.

Bene, due eventi di perdita consecutivi, associati entrambi a probabilità ex-ante molto contenute e, conseguentemente, ad una provvista di capitale limitata. Sfortuna, direbbe qualcuno.

Ma l’ultima frase dell’intervento che abbiamo riportato lascia intravvedere, secondo noi, almeno due strade da seguire opoerativamente:

a. ignorare quello che succede in questo momento ad altri intermediari indebolisce comunque le pratiche di risk management. Forse sarebbe opportuno associare alla tradizionale valutazione temporale delle probabilità (il famoso “una volta ogni mille anni”) anche una valutazione congiunturale, orizzontale ed attuale delle probabilità (ad esempio “oggi è successo a dieci banche su cento, che facciamo nonostante non siano ancora trascorsi mille anni dall’ultimo evento a noi noto?”);

b. aumentare le probabilità associate ad un evento di perdita a fronte di una valutazione di quanto succede in questo momento ad altri intermediari è comunque una pratica necessaria ma non sufficiente. Le banche dovrebbero fronteggiare i rischi emergenti e/o attuali non solo mediante la costante riallocazione del capitale, ma anche, e soprattutto, tramite una costante riorganizzazione dei processi e degli strumenti attivi di controllo che devono essere resi sensibili al rischio e che rappresentano il vero capitale organizzativo sulla base del quale l’intermediario può difendersi dai rischi. Il patrimonio di vigilanza può certamente fronteggiare i rischi, ma del tutto sfortunatamente esso non ha il potere di riorganizzare la banca.

Infine una nota assai maliziosa: qualcuno ricorda forse che Popper aveva scritto breve libro che si intitolava “Miserie dello storicismo”? Ma i grandi risk manager lo hanno mai letto?


May 16 2008

Crisi finanziaria e risk management: quali direzioni di lavoro?

Alberto Balestreri

Nell’arco di 24 ore sono giunti dalla Federal Reserve due importanti contributi sugli impatti che la recente crisi finanziaria ha determinato, e determinerà, sulle pratiche di risk management.

Il primo, in ordine temporale, è il discorso che il governatore Randall S. Kroszner ha tenuto alla “Federal Reserve Bank of Boston AMA Conference” ed interamente dedicato al fronte rischi operativi (clicca qui se desideri leggere questo speech).

Il secondo è l’intervento del Chairman Ben S. Bernanke tenuto alla “Federal Reserve Bank of Chicago’s Annual Conference on Bank Structure and Competition” che è stato invece dedicato all’analisi di quali debbano essere le buone pratiche di risk management nel settore bancario nel senso più ampio dell’accezione (clicca qui se desideri leggere il discorso).

Dato quanto è successo nel corso dell’ultimo anno è inverosimile che questi due interventi simultanei debbano essere considerati solo come contributi teorici da parte della vigilanza o come mera espressione di moral suasion. Che si apra, finalmente, una nuova fase per le pratiche di risk management nel settore finanziario?


Apr 2 2008

IVA e settore finanziario

Alberto Balestreri

La Commissione Europea ha adottato il 28 novembre 2007 una Proposta di Direttiva (COM/2007/747) finalizzata alla modernizzazione ed alla semplificazione delle complesse regole IVA che sono applicabili al settore finanziario ed assicurativo. La Proposta di Direttiva è accompagnata da una Proposta di Regolamentazione (COM/2007/746) che espande la definizione dei servizi esenti e che si applicherà direttamente in tutti gli Stati membri. La nuova direttiva IVA consentirà al settore finanziario di:

  • ridurre i costi operativi;
  • ridurre i rischi legali e fiscali connessi alla gestione efficace dell’imposta, acquisendo certezze sui profili di indeducibilità dell’imposta;
  • sfuggire ai rischi di una pianificazione fiscale aggressiva conseguente anche alla competizione fiscale fra Stati membri;
  • ridurre l’incertezza nella pianificazione strategica di lungo termine (selezione dei modelli di business);
  • ridurre i costi connessi alla pianificazione ed al contenzioso fiscale.

Le condizioni di applicazione dell’esenzione IVA, infatti, si baseranno su criteri economici oggettivi, e non sui soggetti che ne supportano l’offerta. Inoltre, l’esenzione IVA coprirà la fornitura di ogni singolo elemento costituente ciaascun singolo servizio finanziario ed assicurativo, considerato come un insieme e sé stante e con gli specifici caratteri dei servizi esenti. Infine, saranno introdotte definizioni armonizzate per l’intermediazione e per i servizi finanziari offerti dal settore finanziario ed assicurativo.

Potete scaricare la proposta di direttiva e la proposta di regolamentazione cliccando qui a lato: IVA settore finanziario ed assicurativo


Mar 8 2008

Quali sono state le perfomance 2007 delle banche americane?

Alberto Balestreri

Che il sistema bancario statunitense, dopo un quinquennio di profitti strepitosi, stia vivendo un momento difficile è noto a tutti. Meno certe sono l’entità e la conformazione di queste difficoltà. Il Governatore Donald L. Kohn, che lo scorso 4 marzo ha testimoniato di fronte alla Commissione bancaria del Senato USA, rileva sostanzialmente che i primi 50 gruppi bancari statunitensi hanno:

a. raddoppiato nel 2007 i crediti in sofferenza, attestatisi a 67 miliardi di dollari (1,25% degli impieghi) rispetto ai 33 miliardi di fine 2006 (0,70%);

b. conseguito, nel quarto trimestre 2007, perdite per complessivi 9 miliardi di dollari;

c. subito forti pressioni sulla liquidità sia per le difficoltà di cartolarizzare il portafoglio crediti che per il reinserimento, fra le proprie attività, di alcuni asset in precedenza già cartolarizzati;

d. ridotto i ratios patrimoniali (a fine 2007 Total Capital: 11,1%, Tier 1: 7,5%) che, comunque, permangono ben al di sopra dei minimi imposti dalla normativa di vigilanza;

e. ridotto i piani di riacquisto delle proprie azioni e l’erogazione dei dividendi, associandovi forti politiche di ripatrimonializzazione (oltre 50 miliardi di dollari di aumenti di capitale utili di fini di vigilanza negli ultimi mesi);

In prospettiva: “Looking ahead, bank holding companies will continue to face challenging market conditions and persistent pressure on earnings. More asset write-downs are likely as the market continues to adjust risk premiums and valuations change. Adverse trends in loan quality will almost certainly continue and will require close monitoring by banking institutions and supervisory agencies alike. Liquidity positions will need to continue to be actively managed and banking organizations will need to implement risk management improvements to remedy the deficiencies that have been noted by companies and supervisors over the past year.”

Un intervento da leggere, se si desidera comprendere la situazione di mercato nella quale si dibattono alcune fasce di clientela e le prospettive che i seri problemi che le banche statunitensi stanno attraversando dischiudono per l’evoluzione, a questo punto indispensabile, delle pratiche di risk management e di Vigilanza.

Potete scaricare l’articolo direttamente dal sito della BIS cliccando qui: Kohn.


Jan 21 2008

Motivazioni strategiche (e non solo fiscali….) della crisi dei fondi comuni italiani

Alberto Balestreri

Il Governatore della Banca d’Italia, nel suo recente intervento al Forex, ha annunciato che sarà promossa la “costituzione di un gruppo di lavoro, anche con la partecipazione degli operatori interessati, che esamini le innovazioni normative e regolamentari ormai necessarie per il rilancio dell’industria del risparmio gestito.”

I fattori di crisi che minano l’industria del risparmio gestito nel nostro Paese, e che il Governatore ha citato nel suo intervento, possono essere così sintetizzati:

a. lo scenario competitivo è cambiato. L’industria del risparmio gestito si è profondamente trasformata, internazionalizzandosi, e l’attuale crisi mostra l’insufficienza di modelli validi in passato;
b. siamo in presenza di asimmetrie nella regolamentazione in materia di trasparenza e nella struttura delle commissioni, entrambe meno favorevoli al risparmio gestito rispetto ad altri prodotti assicurativi e strutturati;
c. gli svantaggi fiscali penalizzano decisamente i fondi italiani rispetto a quelli esteri.

Soluzioni possibili? Molteplici, seguendo queste tre linee ispiratrici:
a. le società di gestione e i rispettivi gruppi di appartenenza devono riconsiderare il proprio posizionamento strategico a1) realizzando economie di scala; a2) accentuando la specializzazione; a3) allineando gli oneri a carico dei risparmiatori alle caratteristiche dei prodotti e alle condizioni dei mercati;
b. aprire le reti distributive alla concorrenza dei prodotti di società terze, assicurando in modo adeguato l’indipendenza, dove opportuno anche con una separazione proprietaria, delle società di gestione del risparmio dai gruppi bancari;
c. scegliere se concentrarsi sulla commercializzazione di prodotti altrui e sulla consulenza, valorizzando il rapporto con la clientela, oppure puntare allo sviluppo delle proprie capacità di offrire servizi di gestione.

La revisione della fiscalità e la semplificazione delle procedure di vigilanza, conseguentemente, potranno poi contribuire a rafforzare le indispensabili scelte strategiche di questo profittevole settore dell’industria finanziaria.

Potete scaricare l’intervento del Governatore direttamente dal sito della Banca d’Italia cliccando qui.


Jan 20 2008

Mutui subprime e performance delle banche

Alberto Balestreri

Tra le molte riflessioni interessanti che sono contenute nel Bollettino Economico pubblicato da pochi giorni dalla Banca d’Italia, si segnala in particolare il riquadro a pag. 10 (“L’impatto delle turbolenze sugli intermediari finanziari e sul credito“) che contiene una prima valutazione degli impatti che la crisi dei mutui subprime statunitensi ha determinato sui conti economici delle grandi banche internazionali.

A quanto ammontano le perdite sinora iscritte nei conti economici? Per quali vie esse si sono manifestate? Quali impatti hanno determinato sui coefficienti patrimoniali delle banche? A quanto ammontano le perdite complessive sinora stimabili? Quali riflessi sono attesi sulla concessione del credito? Per scaricare il Bollettino Economico direttamente dal sito della Banca d’Italia cliccate qui.


Jan 16 2008

Indici di bilancio e quotazioni delle azioni delle banche italiane

Alberto Balestreri

Nei Temi di discussione della Banca d’Italia è recentemente comparso un interessante paper firmato da Angela Romagnoli ed intitolato “Indici di bilancio e rendimenti di borsa: un’analisi per le banche italiane“. La lettura del lavoro consente, tra l’altro, di apprezzare che lo sviluppo delle attività di intermediazione tradizionale (ma non la gestione servizi), un aumento della copertura dei fondi rischi, un incremento del ROE e del REP ed il mantenimento di buoni livelli di liquidità sono correlati positivamente con rendimenti superiori delle azioni. Se si considerano i dati corretti per il rischio, probabilmente disponibili agli investitori più raffinati, le variabili di conto economico assumono maggiore rilevanza e, tra esse, il cost/income riemerge con decisione.

I livelli di patrimonializzazione delle banche, invece, non sembrano in alcun modo associati alle perfomance borsistiche. Trascuratezza degli investitori o, al contrario, dimostrazione evidente della capacità del mercato di saper apprezzare la “sana e prudente gestione” di una banca al di là delle dotazioni di patrimonio netto sulle quali essa costruisce il proprio portafoglio di attività? Che il Terzo Pilastro di Basilea 2 funzioni davvero? Potete scaricare il paper dal sito della Banca d’Italia cliccando qui.


Jan 12 2008

XBRL e comunicazione finanziaria

Alberto Balestreri

Il 21 ed il 22 gennaio 2008 si terrà a Roma, presso l’Associazione Bancaria Italiana, un convegno organizzato da XBRL Italia (per scaricare il programma cliccate qui, mentre per reperire la scheda di iscrizione cliccate qui).

XBRL, che significa Extensible Business-Reporting Language, è uno standard della famiglia XML che consente, in modo semplice e veloce, di comparare rilevanti moli di dati direttamente sul Web e/o sul PC. Come è facile intuire, XBRL aumenta in modo esponenziale le risorse messe a disposizione degli analisti e degli investitori, nel senso che con esso sarà molto più facile e veloce effettuare comparazioni su dati che sono generalmente disponibili solamente in documenti di rlevanti dimensioni (tipicamente bilanci) appartenenti ad un solo emittente quotato. La presenza di specifiche tassonomie assicura, infatti, che i dati siano resi omogenei alla fonte e semplici applicativi consentono di comparare gli stessi dati relativi ad una molteplicità di emittenti. La SEC statunitense, ad esempio, ha già investito su XBRL molte risorse ed una specifica sezione del proprio sito, denominata Interactive Data Viewer (clicca qui).

Ovviamente le critiche non mancano. Un articolo recentemente comparso su CFO.com a firma di Alan Rappeport (se vuoi leggerlo clicca qui), ne riporta alcune che sono recentemente comparse anche sul Financial Times. Oltre ad esse, però, bisogna considerare che XBRL potrebbe minacciare i servizi (ed i ricavi) di alcuni grossi fornitori di dati, e non solo. Il mercato degli investitori retail è grande e promettente e la battaglia è aperta ed non interessa solamente coloro che si occupano di trasparenza e comunicazione finanziaria ……


Jan 4 2008

ECB Financial Stability Review

Alberto Balestreri

Financial stability can be defined as a condition in which the financial system – comprising of financial intermediaries, markets and market infrastructures – is capable of withstanding shocks and the unravelling of financial imbalances, thereby mitigating the likelihood of disruptions in the financial intermediation process which are severe enough to significantly impair the allocation of savings to profitable investment opportunities.

Understood this way, the safeguarding of financial stability requires identifying the main sources of risk and vulnerability such as ineficiencies in the allocation of financial resources from savers to investors and the mispricing or mismanagement of financial risks.

This identification of risks and vulnerabilities is necessary because the monitoring of financial stability must be forward looking: inefficiencies in the allocation of capital or shortcomings in the pricing and management of risk can, if they lay the foundations for vulnerabilities, compromise future financial system stability and therefore economic stability.

This Review assesses the stability of the euro area financial system both with regard to the role it plays in facilitating economic processes, and to its ability to prevent adverse shocks from having inordinately disruptive impacts.” 

Questa è la premessa che introduce l’ultimo numero della Financial Stability Review pubblicata lo scorso dicembre 2007 dalla Banca Centrale Europea. Potete scaricarla direttamente dal sito della Banca Centrale Europea cliccando qui.


Jan 1 2008

ABI Costing Benchmarking

Alberto Balestreri

Lo scorso dicembre si è tenuto a Roma il convegno “Costi & Business”, promosso ogni anno dall’Associazione Bancaria Italia sul tema dei costi delle banche italiane (qui il programma). I due rapporti Costing Benchmarking, uno relativo ai gruppi bancari e l’altro dedicato alle banche, sono stati redatti con la consulenza dello Studio Balestreri e possono essere acquistati, insieme agli atti del convegno, tramite l’editore Bancaria Editrice (www.bancaria.it).

Il Convegno si è collocato in un momento molto delicato per gli intermediari finanziari globali, che segue un lungo periodo di sviluppo della profittabilità delle banche e, per quanto concerne le banche italiane, in una fase di ampie e complesse riorganizzazioni conseguenti alle importanti fusioni che sono recentemente intervenute. Inoltre il mercato dei servizi finanziari risente, già in modo significativo, della diffusione della cultura low-cost, che ha consentito ad alcune banche non italiane, grazie all’adozione di nuovi paradigmi ed all’uso estensivo della tecnologia, di affermarsi a livello globale in poco più di 10 anni di vita.

Per quanto concerne il rapporto Costing Benchmarking 2007, viene confermata la diffusione di una singificativa cultura del controllo dei costi e di sufficienti politiche di controllo dei costi, che si stanno diffondendo anche tramite un più marcato ricorso a forme evolute di outsourcing. La rigidità del modello distributivo, però, ancora fortemente imperniato sullo sportello fisico, rende difficile l’adozione di ampie manovre di riconfigurazione della base costi.

Potete scaricare la mia presentazione cliccando qui.


Dec 31 2007

Livelli di patrimonializzazione delle IFM europee

Alberto Balestreri

Facendo seguito a quanto recentemente pubblicato su questo blog, è parso utile offrire un confronto aggiornato tra i livelli di patrimonializzazione del sistema bancario italiano e quelli degli altri sistemi bancari facenti parte dell’Unione Europea.

I risultati di questa breve analisi, che tengono conto anche della variazione del valore del metro monetario in ciascuno dei 26 Paesi considerati, evidenziano che le banche italiane hanno conseguito, nell’ultimo biennio, importanti e rilevanti risultati sotto il profilo dello sviluppo del patrimonio, risultati che, probabilmente, potranno dischiudere nuove, ulteriori possibilità di crescita in seno all’Unione Europea.

Potete scaricare l’analisi cliccando qui: PN IFM europee


Dec 30 2007

Il patrimonio di vigilanza della banche italiane

Alberto Balestreri

Il 1° di gennaio 2008 entra in vigore Basilea2. Lo scopo del cd. terzo pilastro – la disciplina di mercato – è quello di integrare i requisiti patrimoniali minimi (primo pilastro) e il processo di controllo prudenziale (secondo pilastro) con le valutazioni espresse dal mercato fondate sulla trasparenza dei profili di rischio degli intermediari.

Il Comitato di Basilea, infatti, ha voluto incoraggiare la disciplina di mercato attraverso l’individuazione di un insieme di requisiti di trasparenza informativa che consentiranno agli operatori di mercato di disporre di informazioni fondamentali su ambito di applicazione, patrimonio di vigilanza, esposizione ai rischi, processi di valutazione dei rischi e, di conseguenza, sull’adeguatezza patrimoniale degli intermediari.

Al fine di fornire alcuni primi elementi sul tema, abbiamo preparato una breve analisi dell’evoluzione del patrimonio di vigilanza delle banche italiane, che crediamo possa essere utile per apprezzare le condizioni di patrimonializzazione con le quali il nostro sistema bancario si presenta a questo importante appuntamento.

Potete scaricare il file cliccando qui: PdV.


Feb 5 2007

Costi ed efficienza dei servizi bancari

Alberto Balestreri

Lo scorso 3 febbraio il Governatore Draghi ha toccato, nel corso del suo intervento al Forex, alcuni temi centrali per coloro che si occupano di costi bancari.

In primo luogo emerge (a pag. 6 dell’intervento) un forte richiamo allo sviluppo della produttività  del sistema Italia, richiamo che non può essere certo ignorato dal sistema bancario.

In secondo luogo, la prossima introduzione della direttiva Mifid (trattata a pag. 9 e 15 dell’intervento) potrà determinare, a carico dei nostri intermediari, un significativo flusso di investimenti ed una diversa configurazione dei ricavi connessi ai servizi di investimento proprio in relazione alle scelte strategiche che saranno adottate.

Per ultimo, nel lungo paragrafo destinato al sistema bancario (pagg. 12 e segg.) viene, tra l’altro, accuratamente sviluppato il tema della cd. “efficienza esterna” del sistema, e cioè la necessità che i guadagni di efficienza interna, legati al consolidamento in atto o alla maggiore pressione concorrenziale, si traducano in prezzi dei servizi bancari inferiori rispetto al recente passato.

L’intervento è denso di immediate indicazioni operative. Potete scaricarlo direttamente dal sito della Banca d’Italia cliccando qui: Draghi al Forex.


Feb 1 2007

Concorrenza nel settore dei servizi bancari al dettaglio

Alberto Balestreri

La Commissione Europea ha pubblicato i risultati di una indagine, svolta nel corso dell’ultimo biennio, concernente i costi per la clientela dei servizi bancari al dettaglio.

E’ possibile scaricare il rapporto, in lingua inglese, direttamente dal sito dell’Unione Europea cliccando qui: Rapporto