Oct 23 2011

Supercompliance & superperformance

Alberto Balestreri

Post crisi Lehman la creazione di valore nel settore finanziario avviene principalmente tramite il conseguimento di risparmi di costi e/o lo sviluppo di ricavi contraddistinti da dimensioni molto contenute, da una elevatissima frequenza e da una diffusione in ogni area di attività.

La differenza rispetto al recente passato, infatti, risiede nel fatto che oltre al non favorevole scenario macro, il costante sviluppo delle tecnologie mobili e la crescente complessità dei modelli di business delle banche, indotte anche da una profonda rivisitazione delle norme regolamentari, rendono possibile implementare le più tradizionali fonti di creazione di valore – risparmio dei costi e sviluppo dei ricavi marginali, grazie ad economie di scopo e di scala – in ogni angolo della banca, con frequenza elevata e con probabile ripetibilità nel tempo. In sintesi, perfomance di eccellenza vengono conseguite tramite la somma di una miriade di atti di gestione e non più come frutto di grandi deal.

La Compliance è vissuta da molte banche unicamente quale fonte di investimenti e di costi. È certamente vero che l’aderenza ad un sempre più stringente quadro normativo determina una continua revisione delle norme, delle procedure e della formazione del capitale umano che opera in azienda. Ma possiamo limitarci ad una visione del business che tenta unicamente di “contenere i danni” della Compliance? Perchè non andare “oltre la compliance”?

La banca, la sua clientela, i mercati sui quali essa opera e le autorità di vigilanza rappresentano un complesso e fragile ecosistema nel quale le operazioni svolte da ciascun attore determinano effetti molteplici. Identificare e gestire gli impatti che le operazioni commerciali e finanziarie intraprese da una banca determinano sull’ambiente circostante dovrebbe rappresentare un’area importante dei sistemi di controllo di un intermediario, e ciò indipendentemente dal fatto che esse si svolgano in ambiti più o meno regolamentati.

Sotto questo aspetto, la Compliance, la cui implementazione certamente determina oneri a carico degli intermediari, è un investimento che deve essere finalizzato a ridurre sia i costi sociali che quelli aziendali delle banche.

Riguardo ai primi, e cioè ai costi sociali, l’adozione di stringenti criteri di Compliance consente di ridurre i costi per gli azionisti, e questo assume rilievo se si considera la necessità di patrimonializzare le banche tramite il rafforzamento del capitale e con ricorso ad adeguate politiche di autofinanziamento. È inoltre molto probabile che banche ben gestite non abbiano necessità di supporti pubblici per mantenere la propria indipendenza.

Per quanto concerne l’impatto sul conto economico degli intermediari, l’offerta di prodotti e servizi aderenti alle più stringenti normative consente di:

-          elevare la reputazione della banca;

-          ridurre talune classi di rischio operativi, in particolare quelli legati alle frodi ed alle contestazioni della clientela;

-          ridurre il rischio di credito grazie al perfezionamento delle pratiche di fido ed all’acquisizione di tutto il corredo di informazioni e documentazione utili anche nella fase di precontenzioso e di contenzioso;

-          ridurre le interruzioni di servizio, il cui impatto sulla produzione di ricavi può risultare anche molto significativo;

-          acquisire un set completo di informazioni di elevata qualità sul cliente;

-          determinare un continuo sviluppo del modello di business e dell’organizzazione;

-          sviluppare prodotti sempre più complessi, la cui imitazione da parte di altre banche appare difficile senza adeguati presidi giuridici, organizzativi ed informativi;

-          sviluppare la cultura aziendale;

-          consentire comparazioni con i prodotti ed i servizi dei concorrenti più marcate e precise;

-          dimostrare rispetto per il cliente e per le associazioni di consumatori che lo rappresentano, riducendo ex ante il rischio di contenzioso e di class actions;

-          elevare la qualità del capitale umano che opera in seno alla banca grazie alla presenza di strumenti di valutazione etica e di disciplina del suo operato.

Per concludere, la Compliance può contribuire al conseguimento di risparmi di costi e/o allo sviluppo di ricavi contraddistinti da dimensioni molto contenute, da una elevatissima frequenza e da una diffusione in ogni area di attività.


Oct 17 2011

ABI Costi & Business 2011

Alberto Balestreri

Lo Studio Balestreri ha il privilegio, tra gli altri, di redigere – insieme e per conto dell’Associazione Bancaria Italiana – i due rapporti annuali dedicati, rispettivamente, all’analisi dei costi operativi delle banche e dei gruppi bancari italiani denominati “Costing benchmark”.

La presentazione dei Rapporti sarà effettuata nel corso di un seminario ad hoc che si terrà presso la sede dell’ABI i prossimi 24 e 25 ottobre.

Potete scaricare il programma dell’evento, che quest’anno è stata intitolato “Super-compliance e super-performance: quali strategie?”, cliccando qui.

Se desiderate iscrivervi all’evento potete scaricare il modulo di adesione cliccando qui.


Jul 23 2011

L’andamento delle banche italiane nel 2011

Alberto Balestreri

Molti amici e colleghi chiedono indicazioni circa l’andamento del nostro sistema bancario. Ci pare che una risposta seria debba fondarsi su dati e commenti accurati e, a tale proposito, rileviamo che l’ultimo numero del Bollettino Economico della Banca d’Italia riporta alcune buone notizie (strano?) sullo stato delle banche italiane (cfr. pag. 31 e segg.), fatto che alcuni investitori dovrebbero probabilmente considerare con maggiore accuratezza.

In sintesi, nel corso dei primi cinque mesi del 2011 lo sviluppo del credito bancario continua a crescere a ritmi sostenuti (+4,5%) – in particolare da parte delle banche di minori dimensioni ed a favore delle imprese a fronte della domanda per scorte e capitale circolante – con tassi di interesse in aumento di alcuni decimi di punto rispetto alla fine dello scorso esercizio.

La qualità del credito non risulta peggiorata. Al termine del primo trimestre viene registrata una riduzione dell’incidenza del flusso netto di sofferenze rettificate sul totale degli impieghi, e ad aprile, una riduzione dell’esposizione delle banche nei confronti dei debitori segnalati per la prima volta in sofferenza rispetto ad un anno prima.

La dinamica della raccolta è in significativa accelerazione (+ 1,8%), grazie ad obbligazioni (+4,6%) e depositi dei non residenti (+6,5%) e nonostante la forte contrazione dei conti correnti, con tassi di interesse aumentati di un solo decimo di punto.

La redditività dei primi 5 gruppi bancari è migliorata nel corso del primo trimestre per la riduzione degli accantonamenti e delle rettifiche di valore per il deterioramento della qualità del credito, la riduzione dei costi operativi e lo sviluppo dei ricavi da trading. Margine di interesse ancora in flessione (ma credito in aumento solo dell’ 1,4% e raccolta in flessione dello 0,7%).

Sempre con riferimento ai primi 5 gruppi, al termine del primo trimestre del 2011 si rilevano significativi rafforzamenti patrimoniali:

 

Marzo 2011

Dicembre 2010

Var. p.p.

Core Tier 1

7,8%

7,4%

+ 0,4

Tier 1

9,4%

9,0%

+ 0,4

Total Capital Ratio

12,9%

12,6%

+ 0,3

Potete scaricare l’ultimo numero del Bollettino direttamente dal sito della Banca d’Italia cliccando qui.

 


Dec 24 2010

A quali rischi sono effettivamente esposte le banche italiane?

Alberto Balestreri

La Banca d’Italia ha recentemente dato alle stampe una nuova pubblicazione, intitolata Rapporto sulla stabilità finanziaria, che in una settantina di pagine racchiude dati ed informazioni assai interessanti per coloro che operano nel settore finanziario. Ne consigliamo la lettura, che viene agevolata da uno stile espositivo asciutto e dal corredo di grafici ed approfondimenti ben mirati, i quali consentono di apprezzare, quasi in tempo reale, l’evoluzione dei principali segmenti di attività e delle classi di rischio che caratterizzano l’operatività bancaria. Una pubblicazione che non dovrebbe mancare sul tavolo di manager del settore, di consulenti che si occupano di banche e di coloro che producono analisi ed informazioni economiche. Potete scaricare il Rapporto dal sito della Banca d’Italia cliccando qui.


Nov 18 2010

Quali prospettive di business per gli intermediari finanziari in tempi di “New normal”?

Alberto Balestreri

Che siano tempi definibili come “new normal” è ormai noto a tutti. Quali possano essere gli impatti sulle modalità di conduzione degli intermediari finanziari, banche in primis, invece lo è forse un po’ meno. In questo difficile percorso di immaginazione di quali potranno essere i futuri possibili delle banche, certamente è di ausilio un intervento, molto asciutto e tecnico, che Jurgen Stark, membro del Comtato Esecutico della Banca Centrale Europea, ha recentemente pronunciato, ed al quale potete accedere – direttamente dal sito della BCE – cliccando qui.

Quali direzioni di lavoro attendersi? In buona sintesi ” …. a number of elements will have changed due to experiences made during the crisis and the policy responses which followed. Specifically, I would expect

  1. unsustainable deficit paths to continue no longer;
  2. business models in financial markets to come under far closer scrutiny;
  3. the valuation of liquidity to increase permanently;
  4. new regulation to render financial intermediation more secure, but also more costly.

Ed ancora:

“The “new normal” will be different, but still difficult to characterise. The crisis will have changed the economic and financial environment a lot. Which of these changes will be temporary, which ones more permanent?

- Most likely we will see lower but more sustainable growth paths.

- I would expect risks to be priced more appropriately.

- As exemplified by the recent agreement on Basel III at the G20 level, regulation and supervision will be strengthened.

Probabilmente mai come adesso i bravi banchieri riusciranno a fare decisamente meglio degli altri.


Oct 24 2010

Finanziamento dell’innovazione nelle imprese e politiche monetarie delle banche centrali

Alberto Balestreri

La crisi finanziaria e la situazione di stasi nella quale si dibattono alcune economie europee, tra le quali la nostra, pongono importanti interrogativi sull’impatto che le politiche monetarie disegnate dalla BCE potranno avere sullo sviluppo economico del continente. Un recente articolo a firma di Riccardo Sorrentino, comparso sul Sole 24 Ore del 17 ottobre 2010 (“Terapie shock per il Giappone”), ci introduce ad un modo nuovo di condurre le politiche monetarie da parte di una grande banca centrale.

La Bank of Japan, infatti, ha recentemente introdotto un nuovo segmento della propria politica monetaria denominato “Fund-Provisioning Measure to Support Strengthening the Foundations for Economic Growth” ed allocando su di esso sino ad un massimo di 3 trillioni di yen (corrispondenti a circa 26 miliardi di euro) in otto trimestri a partire da agosto 2010. La logica sottostante è semplice e lineare: la banca centrale offre, in aggiunta agli strumenti correntemente utilizzati per la conduzione della politica monetaria, linee di credito privilegiate, con durata da uno a quattro anni,  a quelle banche che dimostrino di aver finanziato l’innovazione delle imprese loro clienti. L’innovazione viene quindi considerata lo strumento più efficace per vincere la deflazione ed aumentare la produttività del lavoro, ed il suo finanziamento (indiretto, ma certificato) assurge al ruolo di vero e proprio strumento di politica monetaria.

L’articolo comparso a settembre sulla Bank of Japan Review, che potete scaricare cliccando qui, illustra i modo compiuto, con semplicità e rigore, i principali assunti posti a base di questa scelta ed i 18 settori industriali verso i quali saranno diretti i finanziamenti (investitori di tutto il mondo, leggete!). Nel primo trimestre di apertura delle operazioni sono stati erogati dalla BoJ 478 miliardi di yen (circa 4,2 miliardi di euro), che hanno permesso di finanziare 1.342 progetti, con un importo medio dei prestiti erogati pari a 360 milioni di yen (3,2 milioni di euro) ed una durata media di essi, elemento assai importante, di ben 8,2 anni.

L’azione della Bank of Japan è tesa ad invertire la doppia trappola delle aspettative nelle quali si dibattono imprese e famiglie: “In Japan, growth expectations remain sluggish as business managers and the public at large seem to feel that “the economy is not likely to grow much in the future” due to the fact that the economic growth rate has been declining over a long period and to anxiety associated with the difficulty in finding an effective solution to emerge from this situation. This, as explained earlier, has been a major cause of deflation. If business managers expect that sales and profits will not grow much in the future, they will be hesitant to increase business fixed investment and raise wages. If individuals in the country expect that future income will not grow much or that fiscal burden will increase, they will reduce present consumption as much as possible and opt to save for the future. This causes stagnation in present demand, which in turn exerts downward pressure on prices through a widening of the output gap. Deflation in Japan could be regarded as a phenomenon in which the medium- to long-term challenges facing the economy, namely the trend of decline in the economic growth rate and associated sluggish growth
expectations, have manifested in a concentrated manner.”

Produttività, aspettative, innovazione, politica industriale, finanziamenti veri: ecco alcuni temi sui quali sarebbe utile svolgere accurati approfondimenti anche nel nostro Paese …


Oct 3 2010

Banche, infrastrutture e rischi sistemici: una sintesi

Alberto Balestreri

Gertrude Tumpel-Gugerell, membro del Comitato Esecutivo della Banca Centrale Europea, ha fornito in un breve speech pronunciato di recente una utile sintesi -  probabilmente utile più i banchieri commerciali nella gestione quotidiana delle loro attività che non per coloro che si occupano di teoria dell’intermediazione finanziaria – dello scenario nel quale si muoveranno, nel corso dei prossimi anni, intermediari finanziari, infrastrutture di mercato ed autorità di vigilanza.

Uno dei punti di partenza dell’analisi è che l’aver assicurato la solidità e la resilienza di ciascuna banca non ha significato, e non significa, assicurare necessariamente anche la stabilità dell’intero sistema (“However ensuring the soundness of each individual institution does not necessarily ensure the soundness of the financial system as a whole”). I focus che Tumpel-Gugerell offre in tema di evoluzione della regolamentazione bancaria (con particolare riguardo ai modelli di business, alla corporate governance ed alle pratiche di risk management), dello sviluppo delle infrastrutture di mercato ( in particolare dei livelli di trasparenza e della necessaria attenzione nei confronti dell’innovazione finanziaria) ed in tema di disciplina dei rischi sistemici (area tuttora in fase di avvio per la quale appare ancora imprudente impiegare il termine “evoluzione”) offrono rimarchevoli spunti di riflessione anche per ipotizzare la riconfigurazione del disegno organizzativo di banche ed intermediari finanziari.

Come noto, nel corso dell’ultimo triennio i mercati sono mutati in misura rilevante, la regolamentazione finanziaria ancora di più ed il futuro, già lo sappiamo, ci riserva molte innovazioni che dovranno essere attuate e recepite. Sarebbe miope (e falsamente consolatorio anche per i politici più giustizialisti della finanza) considerare tale evoluzione solo come un insieme di nuovi obblighi che graveranno su banche e mercati. Perchè non immaginare, invece, di tradurre le nuove regole in opportunità di business? Perchè non immaginare, ad esempio, una nuova generazione di banche (e, probabilmente, di banchieri) che sappia disegnare l’organizzazione e l’offerta di servizi in modo radicalmente differente?

Potete scaricare l’intervento di Gertrude Tumpel-Gugerell, in formato pdf ed in lingua inglese, direttamente dal sito della BIS cliccando qui.


Sep 12 2010

Espropri immobiliari, impatti sociali e strumenti di gestione della crisi: l’analisi della FED

Alberto Balestreri

All’inizio di settembre si è tenuto a Washington un seminario, organizzato dalla Federal Reserve, denominato REO and Vacant Property Strategies for Neighborhood Stabilization, dedicato all’esame degli impatti che un elevato volume di immobili lasciati vuoti a causa di procedure di esproprio e/o mancanza di acquirenti ha determinato in molti quartieri di importanti aree metropolitane statunitensi.

Sul sito della Federal Reserve sono disponibili gli interventi degli esponenti delle FED locali maggiormente impegnate sul tema (clicca qui), l’intervento del goveratore Duke (clicca qui) e l’interessante volume pubblicato in occasione del seminario (clicca qui)  che contiene alcune esperienze utili per gestire, anche dal punto di vista sociale ed urbanistico, ampi portafoglio di immobili che una volta erano utilizzati da individui e famiglie ed oggi, purtroppo, non più.


May 9 2010

Bernanke e la felicità

Alberto Balestreri

E’ possibile che un grande Governatore come Ben Bernanke dedichi il suo tempo ad esaminare temi quali le relazioni tra economia e felicità nel bel mezzo di un week end che vede l’intero impianto dell’euro messo in discussione dalla speculazione e del cinismo di alcuni governanti europei? Si, incredibilmente è possibile ed è realmente avvenuto.

“Ultimately, life satisfaction requires more than just happiness. Sometimes, difficult choices can open the doors to future opportunities, and the short-run pain can be worth the long-run gain. Just as importantly, life satisfaction requires an ethical framework. Everyone needs such a framework. In the short run, it is possible that doing the ethical thing will make you feel, well, unhappy. In the long run, though, it is essential for a well-balanced and satisfying life.”

Bernanke conclude la sua prolusione, che potete trovare sul sito delle Fed cliccando qui, con un messaggio molto fattivo e di grande pregnanza. La soddisfazione nella vita richiede ben di più della felicità: chissà se in Europa qualcuno saprà ascoltare o penserà solo agli affari interni del proprio modesto condominio …..


Mar 14 2010

Basilea 3: una introduzione.

Alberto Balestreri

Nel corso dell’audizione recentemente tenuta presso la Comissione Finanze della Camera dei Deputati, il dott. Giovanni Carosio, Vice Direttore Generale della Banca d’Italia, ha illustrato i principali contenuti della riforma bancaria in via di elaborazione, già conosciuta come Basilea 3, e di talune problematiche ad essa connessa con riferimento alle banche italiane.

La riforma, che dovrebbe entrare in vigore alla fine del 2012, prevede le seguenti principali aree di intervento:

a) riduzione del rischio di liquità;

b) più stringente definizione del patrimonio utile ai fini di vigilanza;

c) migliore misurazione e copertura dei rischi di mercato, di credito e di controparte;

d) introduzione di un leverage ratio, e cioè di un rapporto massimo tra le attività di bilancio ed il capitale (solo in parete già implicito nella determinazione dei requisiti patrimoniali);

e) introduzione di un meccanismo di conservazione del capitale (buffer) al di sopra del minimo regolamentare, con finalità di limitazione della ciclicità, di un target ratio, finalizzato ad incentivare le politiche di autofinanziamento del singolo intermediario nelle fasi espansive dell’economia, e di un buffer macroprudenziale con funzione marcatamente anticiclica;

f) introduzione di nuove regole per gli operatori sistematicamente rilevanti.

Cosigliamo vivamente la lettura dell’intervento del dott. Carosio che potete scaricare direttamente dal sito della Banca d’Italia cliccando qui.


Feb 27 2010

Quali strategie future per le banche popolari?

Alberto Balestreri

Il Direttore Generale della Banca d’Italia, dott. Fabrizio Saccomanni, ha recentemente pronunciato un interessante discorso intitolato “Le sfide per le banche popolari nel nuovo scenario regolamentare” (che potete scaricare dal sito della Banca d’Italia cliccando qui) dal quale emergono, in particolare per le banche popolari, alcuni segnali utili per disegnare nuove strategie di affermazione sul mercato.

Il tema è interessante perchè negli ultimi anni le banche popolari sono cresciute per linee esterne, hanno assecondato lo sviluppo del  credito a favore di imprese e famiglie ed hanno valorizzato il legame con il cliente che è sul territorio, elemento fondamentale in periodi di crisi e strategia vincente per qualsiasi settore di attività economica, a maggior ragione se caratterizzato da alta intensità tecnologica.

Le aree sulle quali intervenire per migliorare le performance delle banche popolari sono essenzialmente quattro:

a) rafforzare gli assetti per la gestione dei rischi, ed in particolare del rischio di credito data la rilevante espansione degli impeghi delle banche popolari registrata nel corso dell’ultimo biennio;

b) rafforzare la governance, dato che “… Il frazionamento della proprietà non rende agevole il controllo sull’operato del management; si possono determinare fenomeni di cristallizzazione degli assetti di governo e di autoreferenzialità degli organi sociali che, in passato, sono stati all’origine di crisi aziendali talvolta rilevanti.”

c) rafforzare la base patrimoniale, obiettivo forse primario della già citata richiesta di rafforzamento delle regole di governance;

d) affinare le strategie sviluppate nel segmento del risparmio gestito (e, aggiungiamo noi,  nel settore assicurativo).

Per quanto il tema sia delicato e complesso, non pare diffiicile individuare soluzioni che consentano alle banche popolari di offrire agli azionisti – ed ai potenziali nuovi investitori – strategie di creazione di valore ben focalizzate,  con conseguenti rendimenti del capitale equi e solidi. In un mondo globale, per sua natura aperto e supportato da regole di governance inclusive, i principi ispiratori del credito cooperativo hanno dimostrato di saper essere ancora utili in momenti così difficili.


Feb 7 2010

Quali opzioni per le istituzioni finanziarie Too Big To Fail?

Alberto Balestreri

La recente proposta del Presidente del Stati Uniti Obama circa il prossimo esercizio della cd. Volcker Rule – e cioè la netta separazione fra le attività di banca commerciale ed alcune attività di banca di investimento che dovrebbe essere imposta ai gruppi bancari USA di elevate dimensioni – è stata accolta con favore dal Financial Stability Board.

La stampa economica ha dato grande risalto al comunicato stampa del FSB, che potete leggere cliccando qui. Una lettura attenta del testo, però, evidenzia almeno altri due elementi di interesse per coloro immaginano che una nuova archiettura finanziaria – in linea con le necessità di un mondo globale e non con un passato ormai morto e sepolto – sia capace di meglio aiutare lo sviluppo sociale ed economico del pianeta:

a) l’opzione disegnata da Volcker viene considerata dal FSB insieme a molte altre. Nelle parole del comunicato stampa “... Several other options for addressing the TBTF (Too Big To Fail, ndr) problem are being considered by the FSB. These include:

- targeted capital;

- leverage, and liquidity requirements;

- improved supervisory approaches;

- simplification of firm structures;

- strengthened national and cross-border resolution frameworks;

- and changes to financial infrastructure that reduce contagion risks.”

b) molto probabilmente l’opzione che sarà suggerita dal FSB al G20 previsto per il prossimo giugno accoglierà un ventaglio delle opzioni precedentemente considerate, salvaguardando la parità competitiva dei mercati e dei singoli Stati dai quali potranno operare gli intermediari finanziari.

In ogni caso non pare inverosimile ipotizzare che i principali alleati delle Autorità di vigilanza, cui compete la supervisione delle attività di mercati ed intermediari, saranno Internet e la tecnologia, che consentiranno un controllo – esaustivo ed in tempo reale, se lo si desidererà -  dei rischi assunti e delle politiche attuate da ciascun intermediario finanziario, indipendentemente dalla dimensione, dai mercati sui quali opera e dal modello di business adottato.


Jan 16 2010

I prossimi due anni

Alberto Balestreri

L’ultimo Bollettino Economico della Banca d’Italia fornisce una prima accurata analisi degli impatti che la crisi finanziaria ha determinato nel 2009 in Italia, ma dovremo attendere la primavera per poter disporre di tutti i dati utili per valutare compiutamente l’anno che abbiamo lasciato alle nostre spalle.

Per quanto concerne il 2010 ed il 2011, invece, le previsioni che la Banca d’Italia propone al Paese sono così sintetizzate: “In prospettiva, nei prossimi due anni le componenti interne della domanda dovrebbero fornire un contributo esiguo alla crescita. Come è spesso avvenuto nel recente passato in analoghe fasi cicliche, il principale sostegno alla ripresa verrebbe dalla domanda estera, in un contesto in cui, tuttavia, l’economia mondiale stenta a tornare su un sentiero di crescita sostenuta. Nel complesso, valutiamo che l’economia italiana possa crescere dello 0,7 per cento nell’anno in corso, per poi accelerare all’1 nel 2011.”

Seppur non entusiasmante, il quadro delineato ci invita a guardare con maggiore positività al futuro.

Potete scaricare il Bollettino Economico direttamente dal sito della Banca d’Italia cliccando qui.


Jan 12 2010

Lezione 5 – L’analisi dei processi di creazione di valore

Alberto Balestreri

RISERVATO AGLI STUDENTI DEL CORSO DI

ANALISI DELLA PERFORMANCE DEGLI INTERMEDIARI FINANZIARI

FACOLTA’ DI ECONOMIA E COMMERCIO – FORLI’

Ecco le slide della quinta lezione (clicca su: Processi di creazione di valore) ed i relativi materiali di supporto, costituiti dal database proprietario utilizzato per costruire le slide della lezione (clicca su: Metodi di valutazione).

Fatemi sapere se vi sono problemi, o temi che non vi sono chiari o da approfondire meglio,  inserendo un post su questo blog.

Buon lavoro.


Dec 16 2009

ABI Costing Benchmark

Alberto Balestreri

Lo Studio Balestreri ha il privilegio di poter contribuire alla stesura del rapporto Costing Benchmark  dell’Associazione Bancaria Italiana che, già da alcuni anni, è specificamente dedicato all’analisi dei costi operativi delle banche e dei gruppi bancari italiani.

Lo scorso 29  e 30 ottobre si è svolto presso la sede dell’ABI il convegno Costi e business, nel corso del quale è stato presentato – dalla dott.ssa Maria Luisa Giachetti e da me – una sintesi delle risultanze del Rapporto Costing Benchmark 2009.

Se siete interessati al tema potete consultare la sezione del sito che ABI Servizi ha dedicato all’evento cliccando qui. Commenti ed osservazioni sono naturalmente i benvenuti.


Dec 12 2009

Lezione 4 – L’analisi dei rischi e del patrimonio di vigilanza: il Terzo Pilastro di Basilea 2

Alberto Balestreri

RISERVATO AGLI STUDENTI DEL CORSO DI

ANALISI DELLA PERFORMANCE DEGLI INTERMEDIARI FINANZIARI

FACOLTA’ DI ECONOMIA E COMMERCIO – FORLI’

Ecco le slide della quarta lezione (clicca su: Lezione 4 – 11 dicembre 2009) ed i relativi materiali di supporto, costituiti dal database proprietario utilizzato per costruire le slide della lezione (clicca su: Requisiti patrimoniali).

Fatemi sapere se vi sono problemi, o temi che non vi sono chiari o da approfondire meglio,  inserendo un post su questo blog.

Buon lavoro, buon Natale e buon 2010!


Dec 10 2009

Lezione 3 – La valutazione della performance economico e finanziaria della banca

Alberto Balestreri

RISERVATO AGLI STUDENTI DEL CORSO DI

ANALISI DELLA PERFORMANCE DEGLI INTERMEDIARI FINANZIARI

FACOLTA’ DI ECONOMIA E COMMERCIO – FORLI’

Ecco le slide della terza lezione (clicca su: Lezione 3) ed i relativi materiali di supporto, costituiti dal database proprietario utilizzato per costruire le slide della lezione (clicca su: Conto Economico).

I bilanci 2008 delle tre banche del campione sono reperibili direttamente sui siti aziendali.

Fatemi sapere se vi sono problemi, o temi che non vi sono chiari o da approfondire meglio,  inserendo un post su questo blog.

Buon lavoro.


Dec 3 2009

Lezione 2 – Il bilancio della banca e l’analisi della struttura patrimoniale

Alberto Balestreri

RISERVATO AGLI STUDENTI DEL CORSO DI

ANALISI DELLA PERFORMANCE DEGLI INTERMEDIARI FINANZIARI

FACOLTA’ DI ECONOMIA E COMMERCIO – FORLI’

Ecco le slide della seconda lezione (clicca su: Lezione 2 – 27 novembre 2009) ed i relativi materiali di supporto, costituiti dal database proprietario utilizzato per costruire le slide della lezione (clicca su: Stato patrimoniale banche).

Le istruzioni della Banca d’Italia concernenti il bilancio delle banche e dei gruppi bancari possono essere scaricate direttamente dal sito dell’Organo di Vigilanza cliccando qui.

Potete scaricare gli IAS/IFRS dal sito dell’OIC: http://80.207.146.178/Pages/Public/default.aspx o cliccando qui: IAS/IFRS.

Fatemi sapere se vi sono problemi, o temi che non vi sono chiari o da approfondire meglio,  vi prego di lasciare un post su questo blog al fine di condividere con gli altri colleghi del corso la discussione.

Grazie, buon lavoro.


Dec 3 2009

Lezione 1 – L’analisi di sistema e del posizionamento

Alberto Balestreri

RISERVATO AGLI STUDENTI DEL CORSO DI

ANALISI DELLA PERFORMANCE DEGLI INTERMEDIARI FINANZIARI

FACOLTA’ DI ECONOMIA E COMMERCIO – FORLI’

Ecco le slide della prima lezione (clicca su: Lezione 1 – 20 novembre 2009) ed i relativi materiali di supporto – costituiti da un estratto dell’ultimo Bollettino Economico della BCE e dal database proprietario utilizzato per costruire le slide della lezione – (clicca su: Materiali Lezione 1).

Fatemi cortesemente sapere se vi sono temi che non vi sono chiari o da approfondire meglio inserendo un post su questo blog.

Grazie, buon lavoro.


Oct 21 2009

Too big to fail?

Alberto Balestreri

Why were banks willing to take risks that proved so damaging both to themselves and the rest of the economy?

One of the key reasons – mentioned by market participants in conversations before the crisis hit – is that the incentives to manage risk and to increase leverage were distorted by the implicit support or guarantee provided by government to creditors of banks that were seen as “too important to fail”. Such banks could raise funding more cheaply and expand faster than other institutions. They had less incentive than others to guard against tail risk. Banks and their creditors knew that if they were sufficiently important to the economy or the rest of the financial system, and things went wrong, the government would always stand behind them. And they were right.”

Non poteva essere più diretto Mervyn King, Governatore della Bank of England, nel discorso tenuto ieri “to Scottish business organisations” a Edimburgo e che potete scaricare direttamente dal sito della BofE cliccando qui.

Senza alcun cinismo, ma con una lucidità ed una franchezza che sembrano rasentare l’autocritica, King espone e critica uno dopo l’altro, con linguaggio per non iniziati, i principali temi che sono sul tavolo di chiunque sia oggi chiamato a riflettere su come riconfigurare il sistema finanziario mondiale.

Non è propriamente fair assumnere come proprie le conclusioni alle quali perviene King. Ma siamo davvero convinti che il mondo globale possa fare a meno di banche che allora, in un tempo che ormai sembra lontano, venivano considerate “too big to fail”?

 


Oct 16 2009

La redditività del sistema bancario italiano nel primo semestre 2009

Alberto Balestreri

L’ultimo numero del Bollettino Economico che viene pubblicato con cadenza trimestrale dalla Banca d’Italia, appena stampato ed al quale potete accedere direttamente dal sito della BI cliccando qui, riporta la seguente analisi di sintesi degli andamenti reddituali conseguiti dal sistema bancario italiano nel corso del primo semestre di questo esercizio:

“Nel primo semestre del 2009, in presenza di un  forte aumento delle perdite su crediti, la redditività bancaria è peggiorata. Secondo le relazioni consolidate, gli utili dei cinque maggiori gruppi si sono ridotti del 58 per cento rispetto al primo semestre del 2008. Il rendimento del capitale e delle
riserve (ROE), calcolato sulle attività ordinarie, è sceso al 4,7 per cento in ragione d’anno, dall’11,4 dello stesso periodo del 2008.

Il margine di interesse è rimasto pressoché stabile, mentre quello di intermediazione è lievemente diminuito, riflettendo la riduzione dei ricavi da commissioni che ha più che compensato l’aumento di quelli dell’attività di negoziazione. Il risultato di gestione è aumentato di poco (meno dell’1 per cento) grazie al forte contenimento dei costi operativi, in particolare di quelli per il personale (circa il -8 per cento). Gli accantonamenti e le rettifiche di valore a fronte del rischio di credito sono più che raddoppiati e hanno assorbito il 54 per cento del risultato di gestione, a fronte di circa un quinto nel primo semestre del 2008.

Gli elementi rilevanti, a nostro parere, sono i seguenti:

a) il margine di interesse ed il margine di intermediazione hanno sostanzialmente tenuto, e questo è un buon segnale;

b) sono state (finalmente) adottate decise politiche di contenimento dei costi operativi, in primis di quelli del personale, e questo è davvero un ottimo segnale;

c) la prima ondata di sofferenze non ha comunque impedito la formazione di utili di periodo che possono essere ritenuti soddisfacenti e che vanno posti a presidio dei patrimoni aziendali.

Anche questo è un buon segnale.